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mercoledì 20 febbraio 2013
Economia in bianco e nero - Febbraio

2013-2050

di Riccardo Barlaam

 

Tre anni fa, in lieta solitudine – di Africa, se non per le tragedie e le guerre, si parla davvero poco in Italia – dalle pagine del mio libro Miracolo africano, scritto con Massimo Di Nola, sostenevo che l’Africa non è più il continente povero per antonomasia, ma è un posto dalle enormi potenzialità di sviluppo. Dove molto deve ancora avvenire. Se ne sono accorti in tanti. I paesi emergenti – Cina in primis – in cerca di mercati e affamati di materie prime, le multinazionali occidentali dell’agroalimentare e delle telecomunicazioni, le banche d’investimento, le major petrolifere, i grandi player delle costruzioni e delle infrastrutture. Mese dopo mese su questa rubrica cerco di raccontarlo agli affezionati e attenti lettori di Nigrizia.

Ebbene, dal 2010 ad oggi si è aggiunto un elemento che rende ancora più attuale questo quadro: la crisi economica che sta mettendo in ginocchio quello che una volta era considerato il mondo ricco (mi chiedo se valga ancora questo paradigma) spinge a Sud gli interessi delle aziende occidentali che fanno sempre più fatica a operare nella parte sviluppata del mondo.

Pensate, c’è una banca d’investimento russa, Renaissance capital, che fiutando il vento, dal 2005 ad oggi ha aperto sette modernissimi uffici in altrettante capitali dello sviluppo africano – Accra, Harare, Johannesburg, Lagos, Lubumbashi, Lusaka, Nairobi – ha investito 1 miliardo di dollari e ha assunto 180 persone che lavorano in Africa per il gruppo e, evidentemente, i suoi business.

Charles Robertson, capo economista della banca, ha appena pubblicato il libro The Fastest Billion, frutto del lavoro di ricerca di questi anni che fa una serie di previsioni interessanti sullo sviluppo prossimo futuro del continente. L’autore paragona lo stato attuale dei paesi dell’area sub-sahariana a quello di paesi asiatici a metà degli anni ’70: un’area del mondo che veniva da 200 anni di declino, dominazione imperiale e stagnazione economica prima di diventare il simbolo della zona a più rapido sviluppo economico (le Tigri), simbolo oggi di crescita, ricchezza, opportunità.

C’è una straordinaria somiglianza geografica, demografica e macro-economica con quello che è successo da allora in India, Sud Corea, Malesia e Indonesia e ciò che sta succedendo oggi nei paesi sotto il Sahel (Kenya, Uganda, Angola, Ghana, Nigeria, Rwanda, Botswana). Con oltre un miliardo di abitanti, i miglioramenti nella governance e nelle istituzioni, i passi avanti nella scuola, le economie in crescita e sempre più aperte l’Africa sta diventando l’area a più rapida crescita del mondo ed è destinata nei prossimi anni ad avere un ruolo sempre più importante nei mercati globali.

Secondo Robertson, è l’ultima fase di una trasformazione dell’economia globale che è cominciata 200 anni fa con la rivoluzione industriale. L’Africa è il beneficiario della parte finale di questa rivoluzione. E nelle prossime due generazioni gli africani si abitueranno a fare i conti con questa crescita rapida che si allargherà sempre di più alle classi medie e medio-basse. Il Prodotto interno lordo (Pil) africano passerà dai 2mila miliardi di dollari attuali ai 29mila miliardi di dollari nel 2050.

Quell’anno, secondo le stime di Robertson, tutta l’Africa produrrà più ricchezza del Pil di Stati Uniti ed Europa mese insieme. Si parlerà di paesi industrializzati, con governi e istituzioni legali funzionanti e società inclusive. Ci saranno più democrazie mature e meno regimi autocratici. Tutto il mondo espanderà i suoi legami con l’Africa e i paesi più ricchi si uniranno alle più grandi economie mondiali (già oggi tra i paesi emergenti chiamati Brics viene considerato anche il Sudafrica, che è la ultima s). Un ruolo decisivo lo giocheranno le nuove generazioni di leader africani, cresciuti a pane, tecnologie e università.

Insomma il boom è appena cominciato e nei prossimi 30 anni, se queste previsioni verranno confermate dalla realtà, muterà radicalmente il peso geopolitico di tutta l’Africa e il suo ruolo sullo scacchiere mondiale. Un libro dei sogni? Si accettano scommesse.



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