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lunedì 08 giugno 2009
Lo sviluppo del terrorismo in nordafrica

Al Qaeda in Magheb: parte l’offensiva

Aumentano gli attacchi nell’est dell'Algeria. I movimenti islamisti cambiano però strategia: non sono attentati kamikaze. Niger, Mali e Algeria, tentano un’offensiva congiunta; Europa sempre più preoccupata per le possibili infiltrazioni terroristiche tra le comunità migranti.

di Ismail Ali Farah

 

Al Qaeda in Magheb: parte l’offensiva

Oltre 80 morti in meno di sei mesi. È il triste bilancio che la stampa internazionale riporta sulla nuova ondata di attacchi delle organizzazioni radicali islamiste in Algeria. Il più recente, il 3 giugno a Boumerdes, 50 km ad est di Algeri, ha colpito un convoglio che stava trasportando copie degli esami di fine anno. Un gruppo di uomini armati ha prima azionato un ordigno e poi assaltato il convoglio, uccidendo almeno 8 poliziotti e 2 insegnanti. Il giorno successivo le forze di sicurezza hanno dichiarato di aver disinnescato 5 bombe nella stessa località.

La regione orientale della Cabilia, conosce ormai la media di un attacco alla settimana. Il presidente Abdelaziz Bouteflika, eletto per la terza volta alla guida del paese nelle elezioni dello scorso 9 aprile, ha costruito gran parte del suo programma politico intorno all'annullamento dei gruppi terroristici dell'est.
L'affiliazione delle principali organizzazioni dell'area alla rete di Al Qaeda, ha tuttavia modificato radicalmente lo scenario e il modus operandi dei militanti islamisti, che si sono alienati così il sostegno della popolazione. La tecnica degli attacchi suicidi, tipica della rete di Al Qaeda, ha causato profonde divisioni anche all'interno dei movimenti islamisti algerini.

La svolta qaedista di Abdelmalek Droukal, leader dell'ex Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, ha portato il movimento ad un forte ridimensionamento nel 2008, anno in cui gli attacchi hanno subito un calo di quasi il 50% rispetto all'anno precedente. Soffiate e denunce anonime hanno sventato gran parte degli attacchi, a conferma di una certa ostilità da parte della popolazione locale.
Le elezioni e la campagna elettorale hanno tuttavia riacceso il conflitto. Una nuova ondata di attacchi "convenzionali" e il temporaneo abbandono degli attentati suicidi, potrebbero essere il sintomo di un cambiamento negli organigrammi. Quattro degli attacchi compiuti tra aprile e maggio, risultano essere infatti imboscate dei miliziani islamisti, ai danni delle forze di polizia.

La corrente qaedista del movimento islamista algerino continua tuttavia a preoccupare l'altra sponda del Mediterraneo, risaldando le relazioni tra Europa e Nord-Africa. Gli attentati terroristici compiuti a Madrid nel 2004 e a Londra nel 2005, hanno mostrato come la rete di Osama Bin Landen in Africa abbia travalicato i confini del Maghreb introducendosi in Europa anche attraverso le comunità di emigrati nordafricani. Lo scorso 20 maggio, il governo spagnolo ha, infatti, dichiarato di aver arrestato 13 persone, 12 algerini e 1 iracheno, nella città di Bilbao. Il gruppo è stato accusato di finanziare i militanti islamisti in Algeria, attraverso il traffico di droga, tra le principali fonti di finanziamento dei gruppi terroristici del Maghreb.

I legami transnazionali dell'organizzazione hanno spinto Algeria, Niger e Mali ad unirsi per la prima volta in un'operazione militare congiunta sui vasti confini che i tre paesi condividono con il deserto del Sahara. A riferirlo nel maggio scorso è stato il quotidiano algerino El Watan. Casus belli dell'operazione, è stato l'intensificarsi dei rapimenti ai danni di cittadini stranieri. I riscatti costituiscono infatti un'altra fonte di finanziamento per l'organizzazione. L'ultimo sequestro, tragicamente concluso, ha scatenato l'indignazione europea. Il turista britannico Edwin Dyer è stato infatti decapitato lo scorso maggio, dopo cinque mesi di prigionia. Per il suo rilascio, il gruppo, che si diceva affiliato alla rete di Al Qaeda per il Maghreb Islamico, chiedeva la liberazione di Abu Qatada, uno dei suoi leader, detenuto a Londra.
L'uccisione dell'ostaggio britannico sembra aver fornito un pretesto per il lancio della nuova offensiva, che fonti interne al governo algerino stimano possa durare fino a sei mesi.

Parallelamente, sul piano politico, i governi dei tre paesi tentano una soluzione con i gruppi dissidenti interni, con l'obiettivo di isolare la corrente jihadista. Il presidente del Niger, Mamadou Tandja, ha avviato, lo scorso mese, i negoziati per aprire un tavolo di pace con i ribelli del Movimento nigerino per la giustizia. Il presidente algerino Bouteflika ha invece rinnovato la propria proposta di amnistia ai miliziani islamisti.

A questo si aggiunge la tanto attesa nuova linea del governo di Washington. Il presidente statunitense Barack Obama, in uno storico discorso pronunciato lo scorso 4 giugno all'Università del Cairo, ha parlato di «un nuovo inizio». «Un nuovo inizio tra gli Stati Uniti e i musulmani di tutto il mondo; l'inizio di un rapporto che si basi sull'interesse reciproco e sul mutuo rispetto; un rapporto che si basi su una verità precisa, ovvero che America e Islam non si escludono a vicenda, non devono necessariamente essere in competizione tra loro». Entusiaste le reazioni dei quotidiani egiziani. Un importante segnale di apertura è evidenziato anche dalla presenza, tra gli spettatori in platea, di esponenti dei Fratelli Musulmani, organizzazione islamista dichiarata illegale dal governo egiziano, ma parzialmente tollerata.

Occorre tuttavia agire sul piano socio-economico con una maggiore incisività, secondo Luciano Ardesi, giornalista e sociologo, esperto di geopolitica nella regione del Maghreb. Senza un azione politica efficace sull'occupazione, infatti, le organizzazioni terroristiche, continueranno a trovare tra i giovani e le popolazioni locali, nuovi militanti e sostegno logistico.

(L'intervista, realizzata da Michela Trevisan, è tratta dal programma radiofonico Focus)

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