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mercoledì 01 dicembre 2010
Crisi politica irrisolta

Costa d’Avorio, tensioni sul voto

La commissione elettorale ha rinviato l’annuncio, previsto per stamattina, dei risultati del ballottaggio per la presidenza che vede in lizza Laurent Gbagbo e Alassane Ouattara. La situazione potrebbe precipitare.

Costa d'Avorio: ballottaggio e coprifuoco

 

Costa d’Avorio, tensioni sul voto

Un voto rinviato sei volte dal 2005 ad oggi. Un voto che avrebbe dovuto indicare una via d'uscita da una crisi politica che dura da un decennio mettendo a confronto Laurent Gbagbo, 65 anni, presidente il cui mandato è scaduto nel 2005, e Alassane Ouattara, 68 anni, oppositore storico. Ebbene le incertezze e le tensioni che stanno accompagnando l'esito di questo voto ci dicono che la Costa d'Avorio è lontana dall'aver risolto i suoi problemi.

 

Il vincitore delle presidenziali si sarebbe dovuto conoscere nella tarda mattinata di oggi. Così almeno aveva annunciato la Commissione elettorale indipendente (Cei) dopo che ieri i rappresentati di Gbagbo in commissione avevano letteralmente strappato di mano i fogli al portavoce della Cei, che si apprestava a dare i risultati parziali regione per regione. Secondo gli uomini di Gbagbo si trattava di «risultati falsi perché non consolidati».

 

I risultati del voto presidenziale - il primo turno si è tenuto il 31 ottobre e il ballottaggio il 28 novembre - si dovrebbero conoscere entro oggi. Intanto nel paese sale la tensione e ad Abidjan ogni attività ha subito un rallentameto. Il segnale più preoccupante di queste ore è che le truppe delle due parti, che si erano dislocate nella diverse aree del paese per garantire la sicurezza del voto, stanno rientrando nei propri territori. 1.500 soldati leali a Gbagbo stanno ritornando a sud, mentre altrettanti uomini delle Forze Nuove si stanno dirigendo a nord. Va sottolineato che mercoledì scorso il Consiglio di sicurezza dell'Onu aveva deciso l'invio di caschi blu e mezzi per rafforzare la missione Onuci, già dotata di 8000 militari. Nel paese, inoltre sono presenti 1800 militari francesi della Forza Licorne.

 

Secondo l'Onu e altre numerose missioni di osservatori internazionali il voto del secondo turno di domenica si è svolto correttamente nell'insieme. Un appello a rispettare i risultati del voto è arrivato ieri sera anche dal segretario di stato Usa, Hillary Clinton.

 

La crisi della Costa d'Avorio, paese dell'Africa occidentale, è iniziata con un colpo di stato militare nel 1999, che rovesciò il presidente Henri Konan Bédié. Crisi che sembrava rientrata con l'elezione alla presidenza di Laurent Gbagbo nel 2000 e che invece è riesplosa nel 2002, anno in cui i ribelli delle Forze Nuove hanno tentato di rovesciare Gbagbo. Dal quel momento fino al 2007, quando è stato firmato un accordo di pace che ha condotto a questo voto, il paese è rimasto spaccato in due - con il sud leale a Gbagbo e il nord in mano ai ribelli delle Forze Nuove - e ha conosciuto una vera e propria guerra civile.

 

Tra le cause di fondo di questo complicato decennio, un'identità nazionale di là da venire (si contano decine di etnie), con un nord musulmano e un sud cristiano e animista. Senza dimenticare la forte precarietà economica con cui deve fare i conti il grosso della popolazione.



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