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mercoledì 15 luglio 2009
Lunedì il primo attacco del Mend a Lagos

Il Mend annuncia la tregua

2 mesi di tregua: è il primo risultato raccolto dal governo di Abuja dopo la scarcerazione del leader del Mend, Okah. Ma è un cessate il fuoco "fragile". I militanti non sembrano interessati alla proposta di amnistia lanciata dal governo. Una proposta "insufficiente" per le loro richieste.

 

Il Mend annuncia la tregua

I militanti del Mend, il Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger, hanno annunciato questa notte una tregua di 60 giorni. Per i prossimi due mesi, assicurano, niente attacchi, niente sabotaggi agli oleodotti delle multinazionali straniere (Chevron, Shell, Total, Eni...) che sfruttano la loro terra, inquinando fiumi e terreni. Una decisione motivata, come spiegano gli stessi militanti, dalla liberazione di Henry Okah, storico leader e portavoce del gruppo, rilasciato appena due giorni fa dopo due anni di carcere con l'accusa di alto tradimento e traffico internazionale di armi.

Okah era stato arrestato nel settembre 2007 in Angola. La settimana scorsa gli avvocati della difesa hanno annunciato che avrebbe accettato l'amnistia proposta dal presidente Umaru Yar'Adua , un tentativo di fermare il tracollo dell'economia nazionale, che si basa soprattutto sulle esportazioni di petrolio. Gli attacchi del Mend, che opera nella regione del Delta del Niger da oltre 3 anni, hanno fatto diminuire la produzione di greggio in Nigeria di circa un terzo: oggi si attesta intorno ad 1,8 milioni di barili al giorno. Per fermare gli attacchi che disturbano il lavoro delle multinazionali straniere il governo di Abuja le sta provando tutte: le operazioni militari contro i militanti hanno causato migliaia di vittime tra la popolazione civile tra maggio e giugno, tanto da sollevare l'interesse della comunità internazionale. Il tentativo diplomatico di proporre l'amnistia non è sufficiente a risarcire degli enormi danni ambientali e di salute che la regione sta subendo. Infatti, a parte una piccola minoranza, i militanti hanno rifiutato in toto la proposta, che resta valida fino al prossimo 4 ottobre.

I militanti si erano subito dichiarati favorevoli ad ogni decisione che avesse permesso al loro portavoce di tornare libero, ma avevano anche ribadito il rifiuto alla proposta del governo. Il Mend si è comunque detto disponibile a cercare di riaprire una fase di dialogo con le autorità nigeriane. Il cessate il fuoco si preannuncia però da subito molto fragile: a poche ore dal suo lancio, voci su possibili movimenti militari nella regione del Delta hanno subito messo in allarme i militanti, che hanno già minacciato di rompere la tregua.

La notizia della tregua fa tirare un profondo sospiro di sollievo alle autorità di Abuja: lunedì i militanti hanno attaccato un terminale petrolifero a Lagos, città più popolosa dell'Africa e capitale economica e commerciale della Nigeria; 9 persone sono rimaste uccise. È stata attaccata la struttura portuale che è il primo punto di attracco delle navi che entrano nelle acque territoriali nigeriane provenendo da ovest. Un attacco "senza precedenti" come lo hanno definito gli stessi militanti, non solo perché molto al di fuori del loro normale raggio d'azione, ma per le ripercussioni  sul rifornimento dei prodotti petroliferi. Una vera a propria dimostrazione di forza da parte dei guerriglieri.

 La polizia e il governatore dello stato di Lagos hanno confermato la notizia, cercando però di sminuire portata dell'attacco. Con questa azione il Mend ha però dimostrato di essere in grado di allargare il fronte del conflitto, nonostante la pesante offensiva lanciata dell'esercito nigeriano a metà maggio.

L'attacco è stata probabilmente una reazione alla proposta di amnistia, ritenuta insufficiente per affrontare le questioni che hanno provocato la lotta armata anche dalle Ong e dalle associazioni per i diritti umani che operano nella regione. Le richieste del Mend infatti riguardano le condizioni di vita della popolazione e l'inquinamento ambientale causato dalle multinazionali straniere che estraggono il petrolio nella ricca regione del Delta, non si esauriscono quindi con una proposta di amnistia. Fuoriuscite di greggio, gas flaring, inquinamento di terreni e corsi d'acqua hanno reso impossibile pesca e agricoltura nella regione, mettendo in ginocchio la popolazione, che dei profitti del petrolio non vedono nemmeno un centesimo. la regione del Delta è infatti la più arretrata del paese.

 

 



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