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lunedì 31 maggio 2010
Da Nigrizia di giugno 2010: scenari post-Yar’Adua

Nigeria: riforme e lotta alla corruzione

Sono le carte che, se giocate bene, potrebbero consentire al presidente Jonathan, succeduto a Yar’Adua, di candidarsi alle presidenziali la prossima primavera. Forzando le logiche del suo partito e rivolgendosi a tutti i nigeriani.

di Angelo Turco

 

Nigeria: riforme e lotta alla corruzione

Il presidente Umaru Yar'Adua è morto il 5 maggio, dopo una lunga malattia cardiaca che l'aveva colpito dopo l'elezione (2007) e, di fatto, gli ha impedito di governare veramente. Il giorno 6, il vicepresidente, Goodluck Jonathan, già facente funzioni di presidente e di capo del governo, ha giurato fedeltà alla Repubblica federale.

 

L'intera Africa osserva con preoccupazione questo gigante fragile (8° produttore mondiale di petrolio; 150 milioni di abitanti) e si chiede come sarà il suo domani. Molti gli scenari possibili. Due i più probabili. Il primo è che Jonathan decida di rispettare la regola interna al Partito democratico del popolo (Pdp), in virtù della quale il candidato del partito di maggioranza ha l'investitura per due mandati, poi deve lasciare, nel rispetto dell'alternanza tra un candidato del nord (a dominante musulmana) e uno del sud (a dominante cristiana). È ciò che era accaduto tra il presidente Obasanjo, uomo del sud, e Yar'Adua. Il Pdp e, in particolare, il suo presidente, Vincent Ogbulafor, sostengono che, avendo Yar'Adua corso per un solo mandato, il nord ha diritto a un suo uomo come candidato alla prossima elezione. La posizione è rilevante, poiché il Pdp è una forza politica con una schiacciante maggioranza parlamentare e al governo in tre quarti degli stati della federazione.

 

Sebbene Ogbulafor sia stato chiamato a rispondere in un tribunale federale di un illecito finanziario di oltre 1 milione di euro, su questa posizione sono attestati il potente clan del presidente defunto, che intende porre un'ipoteca forte sul voto, e alcuni importanti notabili, primo fra tutti l'inquietante generale Babangida, vecchio golpista e dittatore dal 1985 al 1993, sospettato di aver fatto man bassa nelle casse dello stato prima di ritirarsi a vita privata. In caso di rispetto della consuetudine istituzionale, Jonathan potrebbe tentare comunque d'influenzare la partita, nominando come suo vice un uomo del nord, che di fatto potrebbe diventare il suo candidato alla presidenza. Con la nomina di Namadi Sambo, governatore dello stato di Kaduna, si sono gettate le premesse per lo svolgimento di questo tipo di prospettiva.

 

Un secondo scenario vedrebbe Jonathan scendere direttamente in campo, iscrivendosi in una linea di continuità politica e ideale con il suo predecessore. L'argomento di fondo è che nessuna legge federale impone l'alternanza tra nord e sud ogni due mandati e che, comunque, la norma interna del partito può essere cambiata sull'onda delle spinte al rinnovamento che vengono da ampi settori del Pdp, come pure dalla società civile, che, a partire dal premio Nobel Wole Soyinka, molto ha premuto perché Jonathan assumesse la guida dell'esecutivo.

 

 

Pib, riforma-chiave

Due elementi saranno decisivi nel far pendere la bilancia verso il primo o il secondo scenario. Da una parte, si tratta di vedere quale sarà la capacità di manovra di Obasanjo, il grande vecchio della politica nigeriana, oggi alla presidenza amministrativa del Pdp. In effetti, la strana coppia Yard'Adua-Jonathan è una sua invenzione politica: il rampollo di una potente famiglia del nord, immersa da sempre nel mondo della politica, e un oscuro professore del sud, già governatore riluttante del piccolo stato di Bayelsa. Due uomini integri, capaci di portare a compimento il grande disegno riformatore di Obasanjo, rafforzando il quadro democratico, ma coprendosi le spalle vicendevolmente contro le pressioni dei rispettivi elettorati. C'è da credere che difficilmente Jonathan prenderà decisioni senza un'intesa con il suo mentore.

 

Dall'altra parte, rimanendo debole la posizione di Jonathan nel partito, è essenziale poggiare l'eventuale candidatura presidenziale su un consenso personale che vada oltre le capacità d'influenza del Pdp. L'imperativo di Jonathan, allora, sarebbe di dare forza e incisività a un'azione politica capace di mobilitare canali di consenso diffusi e di avviare un dialogo diretto con il popolo. I nuclei inaggirabili di questa azione politica sono: lotta alla corruzione, riforma dell'economia degli idrocarburi, contrasto efficace alla violenza. Sulla corruzione non c'è molto da dire. È un cancro mostruoso, primo responsabile dei mali peggiori che affliggono questo paese: cattivo governo e incapacità di mettere le ingenti risorse nazionali al servizio dello sviluppo. Al cuore del sistema corruttivo c'è proprio l'economia del petrolio, vale a dire il 95% delle divise nazionali.

 

È qui che entra in campo il Petroleum Industry Bill (Pib), la legge che innova profondamente il settore, incrementando la trasparenza e intervenendo non solo sui meccanismi finanziari, in particolare attraverso la leva fiscale, ma anche sulla stessa partecipazione tecnoindustriale di aziende nigeriane al sistema produttivo. È la riforma-chiave della Nigeria, voluta da Yar'Adua e rilanciata da Jonathan. La nomina di Diezani Allison-Madueke, una donna del sud, a ministro del petrolio è stata molto rimarcata. Ma non tutti sono disposti a rilasciare cambiali in bianco a questa architetta di Port Harcourt di 49 anni. C'è chi osserva che è stata alto dirigente della Shell Nigeria e che, da ministra delle miniere e dell'acciaio, è stata sfiorata da scandali, pur riuscendo a uscirne indenne.

 

Il Pib preoccupa le multinazionali del petrolio (Shell in testa) e lascia nel dubbio i movimenti armati del sud. Dal 2006, anno di apparizione del Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger (Mend), la produzione è calata di un terzo. E mentre non cessano le azioni dimostrative del Mend, nuovi movimenti armati minacciano azioni eclatanti contro uomini e impianti. Il messaggio è chiaro: senza equità, non ci può essere pace; non bastano amnistie, come quella promessa da Yar'Adua, ma occorre riconoscere i diritti delle popolazioni locali al loro ambiente (gravemente compromesso) e alla spartizione della torta petrolifera.

 

Ed è proprio la violenza il terzo corno di questo delicato passaggio della storia nigeriana. Oltre a quelle registrate al sud, preoccupano le violenze intercomunitarie delle regioni a popolazione mista, particolarmente quella centrale di Jos, dove convivono varie etnie con fedi diverse (musulmani e cristiani) e diritti diversi. Dopo le carneficine dei mesi scorsi, la calma delle ultime settimane non deve trarre in inganno, poiché il fuoco cova sotto la cenere ed è pronto a fiammeggiare di nuovo da un momento all'altro.

 

Le elezioni si svolgeranno nell'aprile 2011. Nel frattempo, saprà Jonathan costruire segnali chiari attorno a queste problematiche? La risposta a questa domanda deciderà il destino politico del presidente e dell'intero paese.

 




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