Rwanda
14° sec.: i tutsi arrivano nella regione, già abitata da twa (pigmei) e hutu (bantu). 17° sec. Il re tutsi Ruganzu Ndori sottomette il paese. Fine 1800: re Kigeri Rwabugiri crea uno stato unificato, militarmente centralizzato. 1858: l'esploratore britannico Hanning Speke è il primo europeo a visitare il territorio. 1890: Il territorio diventa parte dell'Africa Orientale Tedesca. 1916: le forze belghe occupano il paese. 1923: la Lega delle Nazioni affida al Belgio il mandato di governare il Rwanda-Urundi (indirettamente attraverso i re tutsi). 1946: il Rwanda-Urundi diventa un territorio fiduciario delle Nazioni Unite, governato dal Belgio. 1957: la maggioranza hutu pubblica un manifesto in cui chiede una più giusta ripartizione del potere (proporzionata alla consistenza numerica dei gruppi etnici); nasce il Partito del movimento di emancipazione hutu (Parmehutu).
1959: gli agricoltori hutu si ribellano contro la monarchia; Kigeri VI e decine di migliaia di tutsi fuggono in esilio. 1961: il Rwanda diventa repubblica. 1962: dopo una sanguinosa guerra civile, il Belgio abbandona il territorio; il Parmehutu vince le elezioni; 1° luglio: il Rwanda diventa indipendente, separandosi dal Burundi; Gregoire Kayibanda, un hutu, è eletto presidente; molti tutsi fuggono.
1963: nuova guerra civile; 20.000 tutsi vengono uccisi; 160.000 sono espulsi dal paese. 1973, luglio: il col. Juvénal Habyarimana rovescia il governo di Kayibanda. 1978: nuova costituzione; Habyarimana è eletto presidente.
1990, ottobre: 600 militari del Fronte popolare del Rwanda (Fpr) invadono il paese dall'Uganda, ma sono respinti. 1991: promulgata la nuova costituzione che consente il multipartitismo. 1992, marzo: circa 300 tutsi sono massacrati; altri 15.000 si rifugiano nella regione di Mugesera.
Genocidio 1993-94 (il contesto)
4 agosto 1993: il presidente Juvénal Habyarimana, l'opposizione parlamentare e i guerriglieri tutsi del Fronte patriottico rwandese (Fpr) firmano ad Arusha (Tanzania) un accordo di pace che prevede la spartizione del potere in un governo provvisorio; dal 1990 l'Fpr, muovendo dall'Uganda, ha compiuto azioni militari in territorio rwandese; il regime di Habyarimana, espressione della maggioranza hutu ma non certo un esempio di democrazia, ha il sostegno della Francia.
5 ottobre: nasce la Missione Onu in Rwanda (Minuar), con 2.500 uomini, operativi da metà dicembre.
23 ottobre: Melchior Ndadaye, di etnia hutu, primo presidente burundese democraticamente eletto, è assassinato da ufficiali tutsi golpisti.
28 dicembre: secondo quanto previsto dagli accordi di pace, un battaglione dell'Fpr (600 uomini) si installa a Kigali, a protezione dei propri uomini nel governo di transizione.
5 gennaio 1994: il presidente Habyarimana presta giuramento quale presidente del governo provvisorio a base allargata, che deve essere varato.
21 febbraio: è assassinato a Kigali il ministro dei lavori pubblici e dirigente del Partito socialdemocratico (opposizione hutu); nella notte sono uccise 70 persone, tutsi o hutu pro-Fpr.
6 aprile: l'aereo del presidente Habyarimana, di ritorno da un vertice regionale in Tanzania, è abbattuto da un missile poco prima dell'atterraggio all'aeroporto di Kigali; con lui viaggiava il presidente burundese Cyprien Ntaryamira.
7 aprile: cominciano i massacri nella capitale; sono uccisi, tra gli altri, la primo ministro Agathe Uwilingiyimana e dieci caschi blu belgi che tentano di proteggerla.
9 aprile: Francia e Belgio intervengono per evacuare i propri connazionali.
16 aprile: il Belgio, che ha sempre tenuto un atteggiamento filo-tutsi, ritira la proprie truppe (780 uomini) dalla Minuar.
21 aprile: il Consiglio di sicurezza dell'Onu riduce a 270 gli effettivi della Minuar; il rappresentante speciale Onu in Rwanda, Jacques-Roger Booh, ha chiesto invano l'invio di una forza di interposizione di almeno 5.000 uomini.
12 maggio: l'Alto commissariato Onu per i diritti umani definisce "genocidio" le uccisioni in corso nel paese.
4 luglio: i guerriglieri dell'Fpr conquistano Kigali.
17 luglio: l'Fpr di Paul Kagame ha il controllo del paese e dichiara "la fine della guerra"; le milizia hutu cercano scampo in Zaire (oggi Rd Conto), portandosi dietro 2 milioni di rifugiati hutu; le stime più prudenti ritengono che, in poco più di tre mesi, siano state uccise 500mila persone (in gran parte tutsi, ma anche hutu oppositori di Habyarimana); c'è anche chi parla di 800mila morti e chi si spinge fino al milione.
1994-95: i campi profughi in Zaire cadono sotto il controllo delle milizie hutu responsabili dei massacri in Rwanda. 1995: estremisti hutu e forze governative zairesi attaccano i tutsi banyamulenge (di origine tutsi) che vivono in Zaire; Kinshasa tenta di forzare i rifugiati a rientrare in Rwanda. 1995: un tribunale internazionale, nominato dalle Nazioni Unite, comincia a giudicare i responsabili delle atrocità. 1996: le forze rwandesi attaccano i campi profughi in Zaire, nel tentativo di sterminare le milizie hutu e costringere i rifugiati a rimpatriare. 1997: sostenuti dalle forze governative rwandesi e ugandesi, i ribelli zairesi depongono Mobutu Sese Seko; Laurent Kabila diventa presidente dello Zaire (rinominato Repubblica democratica del Congo). 1998: Kabila non mantiene la promessa di espellere gli estremisti hutu e il Rwanda si allea con nuovi gruppi di ribelli zairesi; ha inizio il coinvolgimento militare rwandese nell'Rd Congo.
2000, marzo: in seguito a una sconfitta nella formazione del nuovo governo, il presidente rwandese Pasteur Bizimungu, un hutu, si dimette; aprile: i ministri e il parlamento eleggono presidente Paul Kagame (già vicepresidente). 2001: iniziano le elezioni per formare i tribunali tradizionale, denominati gacaca, per giudicare i "genocidari"; nuova bandiere e nuovo inno nazionale per promuovere l'unità e la riconciliazione.
2002, aprile: l'ex presidente Bizimungu è accusato di attività contro la sicurezza dello stato e arrestato; luglio: Kagame e Kabila firmano un accordo di pace, in virtù del quale Kigali s'impegna a ritirare le proprie truppe dall'Rd Congo; Kinshasa promette di aiutare a disarmare gli hutu accusati del genocidio del 1994; ottobre: il Rwanda dichiara di aver completato il ritiro delle sue truppe (ritorneranno 4 anni dopo per sostenere i ribelli congolese contro il governo di Kabila).
2003, maggio: si vota la bozza di una nuova costituzione; agosto: Kagame vince le elezioni presidenziali; ottobre: alle prime elezioni parlamentari multipartitiche il Fpr ottiene la maggioranza assoluta in parlamento; gli osservatori europei denunciano irregolarità e frodi; dicembre: tre direttori di mezzi di comunicazione, incolpati di incitare gli hutu a uccidere i tutsi durante il genocidio, sono condannati all'ergastolo.
2004, marzo: Kagame rigetta il rapporto francese che lo accusa di aver ordinato l'abbattimento dell'aereo presidenziale; giugno: l'ex presidente Bizimungu è condannato a 15 anni di prigione. 2005, marzo: le Forze democratiche di liberazione del Rwanda (hutu), accusate di aver creato instabilità nell'Rd Congo e di aver preso parte al genocidio, dichiarano di voler cessare le ostilità; luglio: il governo libera 36mila prigionieri accusati di aver preso parte al genocidio.
2006, novembre: il Rwanda rompe le relazioni diplomatiche con la Francia, dopo che il giudice francese Jean-Louis Bruguière ha spiccato un mandato di cattura contro Kagame, ritenendolo colpevole dell'abbattimento dell'aereo presidenziale; dicembre: don Athanase Seromba è il primo prete cattolico a essere condannato per aver partecipato al genocidio; la Corte penale internazionale (Cpi) lo condanna a 15 anni di prigione.
2007, febbraio: altri 8.000 accusati di genocidio sono liberati; aprile: l'ex presidente Bazimungu è liberato da prigione; ottobre: inizio dell'inchiesta sull'abbattimento dell'aereo presidenziale; novembre: il Rwanda firma un accordo di pace con l'Rd Congo: Kinshasa consegnerà a Kigali e alla Cpi i responsabili del genocidio rifugiatisi nella vicina nazione.
2008, gennaio: la polizia francese arresta Marcel Bivugabagabo, ex ufficiale militare rwandese, il cui nome è sulla lista dei ricercati dal governo di Kigali; febbraio: un giudice spagnolo spicca mandati di cattura contro 40 ufficiali dell'esercito rwandese, accusandoli di genocidio, terrorismo e crimini contro l'umanità, ma Kagame risponde che il giudice «può andare all'inferno»; maggio: Callixte Kalimanzira, ex ministro, è processato dalla Cpi per genocidio; agosto: il Rwanda accusa la Francia di aver avuto un ruolo diretto nel genocidio e spicca mandati di cattura nei confronti di 30 alti ufficiali francesi, ma Parigi nega le accuse; settembre: il Fronte patriottico rwandese di Kagame ottiene la maggioranza alle elezioni politiche; ottobre: il governo decide che la lingua usata nelle scuole è l'inglese, non più il francese; novembre: Rose Kabuye, assistente del presidente Kagame, è arrestata in Germania, perché ritenuta implicata nell'abbattimento dell'aereo presidenziale; il Rwanda espelle l'ambasciatore tedesco e richiama il suo ambasciatore da Berlino; dicembre: Simon Bikindi, noto cantante burundese, è condannato a 15 anni di prigione per genocidio; un rapporto Onu accusa il Rwanda e l'Rd Congo di sostenere i ribelli tutsi nell'est dell'Rd Congo; Kigali nega di fornire loro le armi e di arruolare bambini soldato; Theoneste Bagosora ("il colonnello della morte") è condannato all'ergastolo per genocidio dal tribunale Onu di Arusha (Tanzania).
2009, gennaio: l'ex ministro della giustizia, Agnes Ntamabyariro, è condannata all'ergastolo per cospirazione, pianificazione del genocidio e incitamento alla popolazione a prendervi parte; febbraio: le truppe rwandesi, dopo essersi spinte nell'Rd Congo per attaccare ribelli hutu, si ritirano; la Corte condanna a 25 anni l'ex cappellano militare Emmanuel Rukundo per genocidio e stupro; marzo: Beatrice Nirere, parlamentare e membro del governo, è giudicata colpevole di genocidio e condannata all'ergastolo da un tribunale tradizionale (gacaca); novembre: il Rwanda è ammesso al Commonwealth; Francia e Rwanda ristabiliscono le relazioni diplomatiche, dopo 3 anni di interruzione; dicembre: il Rwanda è dichiarato "paese libero da mine"; il presidente Kagame si vede assegnare il premio "Abolizionista dell'anno" dall'associazione italiana radicale "Nessuno tocchi Caino"; scoppia la polemica.
2010, febbraio: il presidente francese Sorkozy visita Kigali, come segno di riconciliazione, dopo anni di reciproche accuse sul genocidio; la leader dell'opposizione, Victoire Ingabire Umuhoza, pianifica di competere contro Kagame nelle elezioni di agosto ma è arrestata; poco dopo, anche il suo avvocato finisce in prigione; due alti ufficiali dell'esercito sono arrestati, pochi giorni dopo, un rimescolamento del governo; marzo: Agathe Habyarimana, vedova del presidente assassinato nel 1994, è fermata nell'Essonne, dipartimento alle porte di Parigi, su richiesta di Kigali, che ne chiede l'estradizione con l'accusa di coinvolgimento nella pianificazione del genocidio rwandese; giugno: Faustin Kayumba Nyamwasa, ex alleato di Kagame divenuto suo oppositore, è ferito in una sparatoria in Sudafrica, dove vive in esilio; Bernard Ntaganda, candidato del Partito socialista Imerakuri, e André Kagwa Rwisereka, leader dei Verdi, sono arrestati; ucciso il giornalista Jean-Léonard Rugambage; luglio: ancora arresti e omicidi; arrestata Agnes Uwimana Nkusi, che ha chiesto chiarezza sulla morte di Rugambage sul suo giornale; luglio: l'opposizione decide il boicottaggio delle presidenziali del 9 agosto, vinte da Kagame con il 93% dei voti; settembre: una fitta rete di organizzazioni non governative spagnole lancia una campagna che mette nel mirino il presidente del Rwanda: chiedono che gli sia tolta la copresidenza del gruppo di sostegno agli Obiettivi del Millennio, fino a che tribunali francesi e spagnoli non chiariscano le sue responsabilità sull'attentato che ha innescato il genocidio del 1994 e su recenti assassini e detenzioni arbitrarie; ottobre: un rapporto dell'Onu dichiara che gli attacchi delle forze rwandesi contro i civili hutu rifugiati nell'Rd Congo, se confermati, sarebbero da considerare "genocidio"; ufficiali militari esiliati, il gen. Kayumba Nyamwasa e il col. Patrick Karegeya, formano un nuovo partito, il Congresso nazionale del Rwanda.
2011, febbraio: Bernard Ntaganda, leader dell'opposizione, è accusato di fomentare le tensioni etniche e condannato a 4 anni di prigioni; gruppi per i diritti umani criticano la sentenza; giugno: l'ex ministro per la famiglia, Pauline Nyiramasuhuko è la prima donna a essere giudicata colpevole di genocidio da una corte internazionale; settembre: l'ex candidata presidenziale Victoire Ingabire è portata in corte, accusata di negare il genocidio e di essere in contatto con un gruppo terroristico; novembre: il Rwanda restituisce all'Rd Congo 82 tonnellate di metalli preziosi rubati dalle sue forze militari; dicembre: la Corte penale internazionale libera il leader hutu Callixte Mbarushimana per insufficienza di prova (è il primo sospettato ad essere liberato da una corte).
2012, giugno: il Rwanda chiude i gacaca (tribunali tradizione) dopo 10 anni di attività; gruppi per i diritti umani ritengono che queste corti non hanno mai raggiunti gli standard internazionali richiesti; il governo dichiara che il 65% dei circa 2 milioni di persone processate sono state giudicate colpevoli.
(Aggiornato al 10 luglio 2012)
Nome ufficiale: Repubblica di Rwanda
Superficie: 26,338 km2
Capitale: Kigali
Lingue: kinyarwanda, inglese, francese, kiswahili
Sistema politico: repubblica presidenziale
Indipendenza: 1° luglio 1962 (dal Belgio)
Capo di stato: Paul Kagame (dal 22 aprile 2000)
Primo ministro: Pierre Damien Habumuremyi (dal 7 ottobre 2011)
Religioni: cattolici (48%), cristiani non cattolici (13%), musulmani (1%), religioni tradizionali (38%)
Popolazione
Abitanti: 11.690.000 (stime luglio 2012)
Gruppi etnici: hutu (84%), tutsi (15%), pigmei twa (1%)
Crescita demografica annua: 2,75%
Tasso di fertilità: 4,81 figli per donna
Popolazione urbana: 19%
Mortalità infantile (sotto i 5 anni): 111/1.000
Speranza di vita: 55 anni
Analfabetismo (sopra i 15 anni): 30%
Prevalenza Hiv: 2,9%
Accesso a servizi sanitari adeguati: 24,3%
Accesso all'acqua potabile: 26,5%
Economia
58,5% della popolazione vive sotto la soglia di povertà
Indice di sviluppo umano: 0,429 (166° su 187 paesi)
Prodotto interno lordo: 6 miliardi di dollari (13,46 miliardi a parità di potere d'acquisto nel 2011)
Pil pro capite annuo: 513 dollari (1.300 a parità di potere d'acquisto)
Crescita economica annua: 7% (2011)
Inflazione: 5,5%
Risorse naturali: oro, cassiterite, wolframite, metano, risorse idriche, terre arabili
Prodotti agricoli: caffè, tè, piretro, banane, fagioli, sorgo, patate; bestiame
Esportazioni: caffè, tè, pelli, minerali di stagno (375 milioni di dollari nel 2011)
Importazioni: prodotti alimentari, macchinari, acciaio, prodotti petroliferi, cemento e materiali di costruzione (1,4 miliardi di dollari)
Debito estero: 1.031 milioni di dollari (2011)

