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giovedì 03 maggio 2012
I COLORI DI EVA - maggio 2012

Scritta ieri

di Elisa Kidané

 

Carissimi governanti dei 54 stati dell’Africa e leader dei vari gruppi di resistenza. Vorrei nominarvi uno per uno. Ma poiché l’instabilità è un vostro primato, potrebbe succedere che, quando vi giungerà questa mia lettera, molti di voi saranno in prigione, o destituiti o, nel peggiore dei casi, morti e sepolti.

Sono una donna africana. Non ho nessun titolo. Non possiedo nessuna garanzia economica. Sono una donna del popolo. Punto. Vi scrivo semplicemente perché amo l’Africa, mia terra amata e sofferta. Amo l’Africa, quella di oggi, quella che voi siete chiamati a guidare (non a vendere). Amo questa Africa defraudata, oppressa, maltrattata e martoriata. Amo questa Africa nobile e fiera, trasformata in giocattolo per capricci stranieri. Amo questa Africa alla quale hanno messo un bavaglio di ferro per impedire che si senta il suo clamore di dolore, per così, indisturbati, spremerla delle sue ricchezze naturali, mungerla fino all’ultima goccia, come fosse una mucca, quando da sempre è stata e sarà una leonessa, anche se adesso ferita a morte.

Amo questa Africa alla quale s’impartiscono ordini dal Cremlino, dalla Casa Bianca, da Roma…, come fosse incapace da pensare da sé stessa, quando la sua saggezza è millenaria, anzi proverbiale. Amo questa Africa alla quale strappano le sue materie prime, per poi scaricarle addosso “container” di alimenti in segno di solidarietà e beneficienza. Amo e piango per questa mia Africa. Ed è per questo che vi scrivo.

Governanti, fratelli maggiori, oggi a voi tocca l’arduo compito di sollevare e rompere il giogo pesante della miseria, della malattia, dell’analfabetismo, della guerra, della fame, della violenza istituzionalizzata che tiene curvi e schiaccia milioni di africani. Compito difficile, sovrumano, però non impossibile. A questo siete chiamati. Voi dovete essere i promotori di un’economia africana. Dovete appoggiare e favorire l’espandersi di una cultura e identità sempre più africane. Dovete frenare l’invasione sempre più sofisticata e sfacciata di un nuovo e aberrante neo-colonialismo, che ci sta rendendo sempre più dipendenti e schiavi.

Che strazio quando vedo la maggior parte di voi trasformarsi in marionette nelle mani abili di potenze straniere o scimmiottare modelli di governo in contrasto con la nostra personalità e dignità africana! Che dolore quando vedo che voi avete dimenticato la fondamentale regola di convivenza dell’uomo africano: il dialogo con l’Essere Supremo, con l’uomo, con la natura!

Sarà per sempre un sogno, o un ricordo lontanissimo, la figura maestosa dell’anziano del villaggio che, convocato il popolo sotto la pianta del baobab, dava debitamente la parola a tutti, rispettando il pensiero di ciascuno? Adesso la legge è dalla parte del più forte; il debole, il povero, deve inevitabilmente soccombere sotto il peso schiacciante dell’ingiustizia.

Governanti di questa mia Africa alla quale sono orgogliosa di appartenere, non lasciate che l’ansia del potere vi accechi fino a calpestare l’elementare diritto dell’uomo: vivere. Non lasciate che l’avidità del potere vi renda sordi al grido unanime di bambini, giovani, donne, uomini che implorano solo pace e pane.

Non lasciate che la voce dei vostri migliori poeti, artisti e cantanti, che lottano per una valorizzazione della cultura propriamente africana, si perda nel vuoto delle sale occidentali, di fronte a un pubblico che applaude semplicemente perchè saziato di folclorismo.

Divorziate da ogni forma di razzismo – bianco o nero che sia – che ci schiaffeggia mortalmente. Divorziate da ogni forma di sistema politico – rosso o giallo – che mina e spacca l’equilibrio del nostro essere africani.

Restituite ai pianifi catori di morte le loro armi, pagate, o meglio barattate, con i nostri generi di prima necessità: quelle armi che sono giunte a voi assieme ai ponti aerei e ai container di beneficienza e solidarietà dei popoli… Restituite tutto e dite a tutti i “becchini” che voi avete abolito i progetti prefabbricati “made primo mondo”. Dite che avete optato per il “progetto vita-pace”, tipicamente africano. E poi scendete nelle piazze dei vostri paesi, delle vostre città distrutte, e proclamate finalmente l’Anno di grazia per questa Africa sfruttata. Parlate con la gente, ascoltatela e, insieme, ricostruite una società con sistema economico e politico che miri alla formazione e al rispetto della dignità di tutti gli africani, nell’autonomia di ciascuna nazione.



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