Somalia
9 ° sec.: popoli somali cominciano ad arrivare dallo Yemen; islamizzati e guidati da immigrati yemeniti, fondano (sec. 13°) il regno di Ifat, tributario dell'impero etiope; gradualmente, reclamano indipendenza e creano il sultanato di Adal. 16° sec.: il sultanato di Adal si disintegra in piccoli stati.
1862: i francesi acquistano il porto di Obock (oggi Gibuti). 1869: gli italiani s'insediano ad Aseb. 1875: l'Egitto occupa alcune città sulla costa e territori nell'interno. 1884-5: la Gran Bretagna si appropria dei possedimenti egiziani di Zeila e Berbera. 1887: Londra proclama il protettorato sul Somaliland. 1888: accordo tra Parigi e Londra per definire i confini. 1889: protettorato italiano sulla zona centrale della Somalia. 1906: l'Italia ottiene dal sultano di Zanzibar la costa meridionale del territorio, cui verrà aggiunto l'Oltregiuba (nel 1924, staccandolo dal Kenya) e i protettorati di Obbia e Migiurtinia.
1936: la Somalia Italiana è unita alle zone etiopiche occupate da somali per formare l'Africa Orientale Italiana; gli italiani occupano il Somaliland Britannico. 1941: i britannici occupano la Somalia Italiana.
1950: la Somalia Italiana è affidata dall'Onu all'Italia in amministrazione fiduciaria per 10 anni. 1955: governo amministrativo locale con un primo ministro e 5 ministri. 1956: la Somalia Italiana ottiene l'autonomia.
1960: 1° luglio, nasce la Repubblica di Somalia, dall'unione della Somalia Italiana e Britannica, sotto la presidenza di Aden Abdullah Osman Daar. 1963: disputa sul confine con il Kenya; le relazioni diplomatiche con la Gran Bretagna rotte fino al 1968. 1967: Abdi Rashid Shermake è eletto presidente, vincendo su Aden Abdullah Osman Daar.
1969, ottobre: Shermake è assassinato e il generale Mohammed Siad Barre prende il potere con un colpo di stato. 1970: Barre proclama la Somalia stato socialista e nazionalizza gran parte dell'economia. 1974: la Somalia entra nella Lega Araba. 1974-75: lunga siccità e seria carestia. 1977: la Somalia invade l'Ogaden, regione etiopica abitata da somali. 1978: l'esercito somalo sconfitto e respinto da quello etiopico, sostenuto da consiglieri sovietici e militari cubani; la Somalia entra nella sfera occidentale. 1981: inizia l'opposizione al regime di Barre, dopo che questi ha escluso da posizioni di comando membri dei clan dei migiurtini e degli isaq, sostituendoli con gente del suo clan marehan. 1986: Barre è riletto (99% dei voti). 1988: firmata la pace con l'Etiopia.
1991: l'opposizione fonda il Congresso somalo unito (Csu) e destituisce Barre, sostituendolo con Ali Mahdi Mohammed, leader del Csu; scontri tra due fazioni del Csu - guidate dai signori della guerra Mohamed Farad Aidid e Ali Mahdi Mohamed - causano migliaia di morti e feriti; maggio: l'ex Somaliland Britannico si dichiara indipendente; novembre: Mahdi fugge da Mogadiscio, lasciando la capitale in mano al generale Mohamed Farah Aidid, leader dell'ala militare del Csu.
1992: marines americani sbarcano presso Mogadiscio, anticipando 28mila caschi blu dell'Onu (operazione "Ridare speranza"). 1993: militari americani muoiono quando due elicotteri Usa sono abbattuti in Mogadiscio; nella battaglia che ne segue muoiono centinaia di somali.
1995: i caschi blu abbandonano la Somalia; il paese è in mano a bande armate; la coalizione Alleanza per la salvezza somala (Ass) di Ali Mahdi Mohammed e l'Alleanza nazionale somala di Aidid si autoproclamano entrambe alla guida del governo. 1996: Aidid muore in combattimento; gli succede il figlio Hussein Mohamed Farah. 1996-7: trattative di pace, senza esito, tra i vari signori della guerra. 1998: la regione del Puntland si dichiara indipendente.
2000, agosto: i leader dei clan s'incontrano a Gibuti (conferenza di Arta) ed eleggono Abdulqasim Salat Hassan presidente; ottobre: Hassan e il suo neo primo ministro, Ali Khalif Gelayadh, arrivano a Mogadiscio; Gelayadh annuncia la formazione del primo governo dal 1991. 2001, aprile: i signori della guerra, sostenuti dall'Etiopia, annunciano l'intenzione di formare un governo nazionale entro sei mesi, in contrapposizione all'amministrazione di transizione; maggio: un referendum nel Somaliland approva l'indipendenza della regione; agosto: mentre l'Onu lancia appelli per l'invio di cibo per 500mila persone colpite dalla carestia, le forze di opposizione guidate dal generale Mohammed Hirsi Morgan occupano Chisimaio, nel sud.
2002, aprile: i signori della guerra, nel sud-ovest, dichiarano l'autonomia di sei distretti e formano un governo regionale; maggio: Dahir Riyale Kahin succede a Mohamed Ibrahim Egal come presidente del Somaliland; ottobre: accordo per un cessate-il-fuoco tra governo di transizione e 21 fazioni in guerra. 2003, aprile: le prime elezioni nel Somaliland sono vinte da Dahir Riyale Kahin.
2004, gennaio: i signori della guerra e i leader politici, riuniti a Nairobi, firmano un accordo per un nuovo parlamento; maggio-giugno: oltre 100 morti in scontri armati; agosto: in un ennesimo tentativo (il 14°) di creare un governo centrale, viene inaugurato a Nairobi (Kenya) un nuovo parlamento di transizione; ottobre: il nuovo parlamento elegge Abdullahi Yusuf Ahmed presidente; dicembre: onde anomale causate da uno tsumani in Indonesia colpiscono le coste somale, causando centinaia di morti nell'isola di Hafun; decine di migliaia di persone sfollate.
2005, febbraio-giugno: il governo comincia a entrare in patria dal Kenya, ma continuano le divisioni a Mogadiscio e il parlamento non riesce a radunarsi; novembre: il primo ministro Ali Mohammed Ghedi sfugge a un attentato a Mogadiscio (6 persone del corteo presidenziale sono uccise).
2006, febbraio: il parlamento ad interim si riunisce per la prima volta a Baidoa; marzo-maggio: furiosi scontri tra milizie rivali nella capitale (centinaia di morti); giugno-luglio: le milizie leali alle Corti Islamiche controllano Mogadiscio e altri parti del sud del paese, dopo aver sconfitto i vari signori della guerra; si parla di truppe etiopiche in Somalia; luglio-agosto: aperti aeroporto e porto di Mogadiscio per la prima volta dal 1995; settembre: il governo di transizione e l'Unione delle Corti Islamiche iniziano colloqui di pace a Khartoum (Sudan); primo caso di bomba kamikaze in Somalia attenta alla vita del presidente Yusuf fuori del parlamento di Baidoa; ottobre: circa 35mila somali si rifugiano in Kenya per sfuggire alla carestia e al controllo delle Corti Islamiche; accuse reciproche tra il premier Etiopico Meles Zenawi e gli islamisti somali; Meles dichiara di essere «tecnicamente in guerra" con gli islamisti che hanno dichiarato la "guerra santa" in Etiopia; dicembre: il Consiglio di sicurezza dell'Onu approva l'invio di forze di pace africane (specificando che le nazioni confinanti con la Somalia non vi prendano parte con proprie truppe); gli islamisti reagiscono e minacciano attacchi contro gli "invasori"; le forze militari etiopiche snidano le Corti Islamiche attorno a Mogadiscio; 27 dicembre: l'Unione africane e la Lega araba invitano l'Etiopia a ritirare le sue truppe dalla Somalia; il Consiglio di sicurezza dell'Onu non trova accordo su una dichiarazione in cui le forze straniere sono invitate a ritirarsi; 28 dicembre: truppe etiopiche e quelle leali al governo di transizione si scontrano con i militanti delle Corti in altre regioni, le sconfiggono e occupano Mogadiscio.
2007, gennaio: gli islamisti abbandonano la loro ultima roccaforte, la città portuale di Chisimaio; il presidente Yusuf entra in Mogadiscio per la prima volta da quando è stato eletto (2004); attacchi aerei americani nel sud della Somalia contro (supposte) personalità di Al-Qaida causano vittime anche tra i civili; il governo provvisorio impone lo stato di emergenza per 3 mesi; febbraio: il Consiglio di sicurezza dell'Onu autorizza l'invio di forze di pace dell'Unione africana (Amison) per 6 mesi; marzo: le prime forze africane arrivano a Mogadiscio nel corso di furiosi scontri tra forze governative ed etiopiche e quelle degli insorti (secondo la Croce Rossa: «i peggiori scontri in 15 anni»); aprile: secondo l'Onu, 230mila somali sono fuggiti da Mogadiscio dal mese di febbraio; centinaia i morti nella capitale; maggio: il Programma alimentare mondiale denuncia l'impossibilità di far giungere gli aiuti per i continui attacchi da parte dei pirati somali; giugno: una nave da guerra americana bombarda nel Puntland obiettivi sospettati di essere in mano ad Al-Qaida; il primo ministro Ghedi sfugge a un attentato in casa propria (un'automobile-bomba); il premier etiopico, Meles Zenawi, visita Mogadiscio e promette il ritiro delle sue truppe appena la pace sarà stabilita; luglio: una conferenza di riconciliazione nazionale a Mogadiscio fallisce perché i leader islamisti la sabotano; continua l'esodo dei rifugiati in una escalation di violenze; agosto: Human Rights Watch accusa l'Etiopia, il governo somalo e le forze islamiste somale di crimini di guerra, e il Consiglio di sicurezza dell'Onu di «indifferenza durante gli scontri»; settembre: i gruppi di opposizione formano una nuova alleanza e s'incontrano ad Asmara (Eritrea); ottobre: truppe etiopiche sparano su dimostranti che chiedono la loro partenza; nuove truppe etiopiche in Mogadiscio dove aumentano gli scontri; il primo ministro Ghedi dà le dimissioni; le agenzie umanitarie parlano di «catastrofe umanitaria»; novembre: il governo chiude Radio Shabelle, Radio Simba e Radio Banadir; l'inviato speciale dell'Onu in Somalia, Ahmedou Ould-Abdallah, descrive la crisi somala come «la peggior emergenza umanitaria in Africa»; Nur Hassan Hussein presta giuramento come nuovo primo ministro; i rifugiati e sfollati somali raggiungono il milione; 200mila sono fuggiti da Mogadiscio nelle ultime due settimane; dicembre: le truppe etiopiche abbandonano la città di Guriel.
2008, gennaio: il Burundi invia 440 soldati a Mogadiscio; marzo: missili americani contro la città di Dhoble, nel tentativo di colpire un membro di Al-Qaida, ritenuto uno dei responsabili dell'attacco a un hotel israeliano in Kenya nel 2002; i rivoltosi islamisti continuano le loro operazioni; aprile: l'Unione europea chiede interventi internazionali per fermare la pirateria somala; un attacco aereo americano uccide Aden Hashi Ayro, leader del gruppo ribelle somalo Al-Shabaab ("la gioventù); maggio: il premier etiopico Meles dichiara che manterrà le truppe in Etiopia «finché i jihadisti saranno sconfitti»; il Consiglio di sicurezza dà il voto positivo all'invio di forze internazionale per fermare la pirateria somala; giugno: il governo firma un cessate-il-fuoco di tre mesi con l'Alleanza per la ri-liberazione della Somalia, ma l'accordo è rigettato dal leader islamista Hassan Dahir Aweys, il quale assicura che le Corti Islamiche continueranno a combattere finché tutti gli stranieri avranno lasciato il paese; luglio: il responsabile del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite in Somalia, Osman Ali Ahmed, è ucciso da cecchini in Mogadiscio; settembre: pirati somali sequestrano una nave ucraina con 33 carri armati a bordo; Usa e altre nazioni occidentali spiegano unità navali di guerra nelle acque somale; ottobre: la Nato decide che invierà una forza navale a pattugliare le acque antistanti la Somalia entro la fine dell'anno; nuova ondata di attacchi terroristici nel Somaliland e nel Puntland (27 vittime); novembre: i pirati sequestrano una superpetroliera saudita e chiedono 25 milioni di dollari come riscatto; dicembre: Addis Abeba annuncia il piano di ritiro delle sue truppe dalla Somalia; il presidente Abdullahi Yusuf licenzia il primo ministro Nur Hassan Hussein dopo un tentativo di costui di includere nel governo islamisti moderati, ma il parlamento dichiara che la decisione del presidente è incostituzionale e passa un voto di fiducia nei confronti di Nur; Yusuf si dimette; presidente ad interim è Adan Mohamed Nuur Madore.
2009, gennaio: l'Etiopia completa il ritiro delle sue truppe; le milizie di Al-Shabaab prendono il controllo di Baidoa, la roccaforte del governo di transizione; in un incontro a Gibuti, il parlamento provvisorio somalo si amplia accogliendo in sé 149 esponenti dell'Alleanza per la ri-liberazione della Somalia, elegge presidente un islamista moderato, Sheikh Sharif Sheikh Ahmed, ed estende di due anni il mandato del governo di transizione, febbraio: il presidente Ahmed nomina primo ministro il diplomatico Omar Abdirashid Ali Sharmarke; maggio: gli insorti islamisti lanciano un furioso attacco su Mogadiscio; giugno: il ministro per la sicurezza e altre 20 persone muoiono in un attacco suicida in un hotel di Beledweyne, a nord della capitale; stato di emergenza; il governo chiede agli stati l'invio di nuove truppe per combattere gli insorti; settembre: il movimento Al-Shabaab dichiara la propria lealtà al leader di Al-Qaida, Osama Bin Laden; ottobre: Al-Shabaab ottiene il controllo di Chisimaio e del suo porto, dopo aver sconfitto le rivali milizie islamista Hizbul-Islam, che si ritirano nei villaggi dell'ovest (20 morti e 70 feriti); novembre: i pirati catturano la superpetroliera greca Maran Centaurus, a 1.300 km dalla costa, e rilasciano due giornalisti dopo 15 mesi di sequestro; dicembre: Al-Shabaab nega di essere responsabile della morte di 22 persone uccise a Mogadiscio (tra cui tre ministri).
2010, gennaio: il Programma mondiale alimentare dell'Onu si ritira dalle zone controllate da Al-Shabaab, dopo minacce fatte alla vite dei suoi operatori; Al-Shabaab si dice pronta a inviare combattenti a sostenere i ribelli islamisti in Yemen; febbraio: il movimento islamista dichiara la sua connessione con Al-Qaida e comincia a concentrare truppe a sud della capitale in vista di una offensiva; marzo: si sospetta che circa metà degli aiuti alimentari inviati in Somalia finiscano nelle mani di commercianti, militanti e ufficiali locali dell'Onu, ma il presidente Sharif nega; maggio: il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, chiede alla comunità internazionale di appoggiare il governo somalo come miglior mossa per riportare la pace nel paese; luglio: l'annuncio dell'invio di altri 2.000 soldati africani a sostegno dell'Amison (s'intende arrivare a 20.000 uomini) è salutato da proteste nelle zone controllate dalle milizie radicali di Al-Shabaab: il gruppo islamista rivendica la paternità di due attentati terroristici a Kampala (Uganda), in cui sono morte 74 persone intende a guardare la finale della Coppa del Mondo di Calcio alla Tv in un bar; agosto: continuano gli scontri, con numerose vittime; agosto: continuano gli scontri, con numerose vittime; settembre: si dimette il primo ministro Sharmarke, sostituito da Mohamed Abdullahi Mohamed.
2011, gennaio: prime esecuzioni capitali ordinate dal governo dal 1991; febbraio: il parlamento vota per prolungare il proprio mandato di altri tre anni; il Kenya chiude la frontiera con la Somalia, dopo scontri tra i ribelli di Al-Shabab e le forze governative; aprile: dopo la mancanza di piogge per due anni consecutivi, le agenzie umanitari lanciano l'allarme: la fame colpirà la Somalia; luglio: l'Onu dichiara ufficialmente la situazione di emergenza alimentare nel sud del paese; milioni di persone soffrono la fame; i conflitti impediscono l'arrivo degli aiuti; decine di migliaia di somali si rifugiano nei campi per profughi in Kenya ed Etiopia; l'Onu calcola che un quarto dell'intera popolazione è dislocata in campi di emergenza sia dentro che oltre i confini; Al-Shabaab sospende parzialmente il bando imposto alle agenzie umanitarie straniere di operare nelle zone sotto il suo controllo; agosto: la fame colpisce altre aree del paese; Al-Shabaab si ritira da Mogadiscio, spiegando la mossa come "tattica militare"; primi voli con aiuti umanitari in 5 anni atterrano a Mogadiscio; agosto-settembre: militanti sospettati di appartenere ad Al-Shabaab attaccano villaggi turistici lunga la costa del Kenya (uccidono un turista e ne rapiscono altri due); ottobre: il Kenya invia le sue truppe in Somalia per attaccare i ribelli di Al-Shabaab, ritenuti responsabili di rapimenti di stranieri in Kenya; un attacco kamikaze uccide oltre 100 persone a Mogadiscio; gli americani cominciano a lanciare aerei "drone" da una base etiopica contro i militanti islamisti somali; novembre: truppe etiopiche sono scorte nella città di Guriel; dicembre: il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, visita Mogadiscio; Gibuti invia 800 soldati a Mogadiscio per unirsi alle forze dell'Amison dell'Unione africana.
2012, gennaio: Al-Shabaab impedisce alla Croce Rossa di inviare aiuti alle zone da esso controllate; febbraio: Al-Shabaab perde il controllo della città di Baidoa (nel sud), catturata dalle truppe kenyane e del governo provvisorio; Al-Shabaab annuncia la sua fusione con Al-Qaida;
maggio: le forze dell'Unione africana e del governo occupano Agoye (a sud di Mogadiscio), dimezzando il territorio in mano ad Al-Shabaab;
giugno: i leader separatisti somali del nord consento di partecipare a colloqui di pace con il governo somalo a Londra, sotto l'egida dell'Unione europea e del governo norvegese;
6 agosto: adottata la bozza di una nuova costituzione (previsto il 30% dei seggi in parlamento assegnati alle donne); 17 agosto: un Comitato tecnico per la selezione dei parlamentari annuncia il varo di un nuovo parlamento (scelti 222 dei 275 membri dell'assemblea); il Governo federale di transizione (Gft) passa i poteri al nuovo parlamento, che ha l'incarico di eleggere il nuovo presidente della repubblica, che formerà il governo; 20 agosto: i 222 parlamentari prestano giuramento in una base aeroportuale della forze di pace dell'Unione africana; 24 i candidati alla presidenza, tra cui due donne.
(Aggiornato al 20 agosto 2012)
Nome ufficiale: Repubblica democratica di Somalia
Superficie: 637.657 km2
Capitale: Mogadiscio
Lingue: somalo (ufficiale), arabo, italiano, inglese
Sistema politico: governo federale di transizione (parte del processo di pacificazione)
Indipendenza: 1° luglio 1960 (unione del Somaliland Britannico, indipendente dalla Gran Bretagna il 26 giugno, con la Somalia Italiana, indipendente dall'amministrazione italiana, su mandato dell'Onu).
Capo dello stato: Sheikh Sharif Sheikh Ahmed (dal 31 gennaio 2009)
Primo ministro: Abdiweli Mohamed Ali (dal 28 giugno 2011)
Religioni: musulmani (sunniti), minoranza cattolica nella capitale (0,01%)
Popolazione
Abitanti: 10.085.000 (stime luglio 2012)
Gruppi etnici: somali (85%), bantu e altri gruppi non somali (15%), 30.000 arabi
Crescita demografica annua: 1,6%
Tasso di fertilità: 6,26 figli vivi per donna
Popolazione urbana: 37%
Mortalità infantile: 180/1.000
Speranza di vita: 51 anni
Analfabetismo: 62,2%
Prevalenza HIV: 0,4%
Accesso a servizi sanitari adeguati: 28%
Accesso all'acqua potabile: 45%
Economia
Indice di sviluppo umano: n.d.
Prodotto interno lordo: 2,37 miliardi di dollari (5,9 miliardi a parità di potere d'acquisto nel 2010)
Pil pro capite pro capite: 235 dollari (600 a parità di potere d'acquisto)
Crescita economica annua: 2,6% (2010)
Risorse naturali: uranio, giacimenti di ferro (non sfruttati), stagno, gesso, bauxite, rame, sale, gas naturale, possibili riserve di greggio
Prodotti agricoli: banane, sorgo, mais, noci di cocco, riso, canna da zucchero, manghi, semi di sesamo, pesce, bovini, ovini
Esportazioni: bestiame, banane, pelli, pesce, carbone, ferro vecchio (300 milioni di dollari)
Importazioni: prodotti manifatturieri e petroliferi, cibo, materiale di costruzione, chat (droga leggera) (798 milioni di dollari)
Debito estero: 2,9 miliardi di dollari (2009)

