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lunedì 01 gennaio 2001

Uganda

 

Uganda

13° sec.: i bacwezi (antenati degli attuali tutsi-bahima) giungono dal nord e assoggettano gli altri gruppi bantu. 1500: iniziano le dinastie bito dei regni Buganda, Bunyoro, Busoga e Ankole. 1700-1800: il Buganda si espande, fino a controllare il territorio tra il Nilo Vittoria e il fiume Kagera.1842: arrivo dei primi commercianti arabi, che scambiano armi, vestiti e perline con avorio e schiavi dal Buganda. 1862: l’esploratore britannico John Hanning Speke (scopritore delle sorgenti del Nilo) è il primo europeo a visitare il Buganda. 1875: il gallese Henry Stanley, ricevuto a corte, lancia un appello al mondo occidentale perché invii missionari.

1877: arrivano i primi membri della Società missionaria britannica, ricevuti a corte da re Mutesa I. 1879: giungono i primi missionari cattolici (francesi dell’istituto dei Missionari d’Africa, o “Padri bianchi”, del card. Lavigerie). 1880: rivalità tre missionari protestanti (britannici) e cattolici (francesi) degenerano in una scandalosa “guerra di religione”. 1884: Mutesa I muore e gli succede il figlio Mwanga II; sembra che il nuovo re apprenda la pratica dell’omosessualità dai commercianti arabi e si senta profondamente offeso quando gli 800 paggi di corte si rifiutano di prestarsi alla nuova pratica. 1885-7: Mutesa II, che ha totale autorità sulla vita dei sudditi, comincia a uccidere alcuni suoi paggi: 22 cattolici (saranno canonizzati da Paolo VI nell’ottobre 1964), 23 anglicani e oltre 60 arabi.

1888: nasce la Compagnia commerciale imperiale britannica dell’Africa dell’Est. 1890: la Gran Bretagna e la Germania firmano un trattato che concede alla prima i diritti sul territorio che diventerà l’Uganda. 1892: Frederick Lugard, dell’Imperiale compagnia britannica dell’Africa dell’Est, estende il controllo sul sud del paese e aiuta i missionari protestanti a prevalere sulla controparte cattolica nel regno del Buganda. 1894: l’Uganda è protettorato britannico. 1900: viene concessa l’autonomia al regno del Buganda, trasformato in una monarchia costituzionale controllata da capi protestanti. 1902: la provincia orientale dell’Uganda viene trasferita alla colonia del Kenya.

1904: inizia la coltivazione del cotone destinato alla commercializzazione. 1921: concesso al protettorato un Consiglio legislativo, ma il suo primo membro nero sarà ammesso sono nel 1945. 1953: il re Mutesa II, che reclama l’indipendenza per il Buganda, è deportato in Gran Bretagna. 1955: Mutesa II torna in patria. 1958: concesso l’autogoverno. 1961: rinnovato il Consiglio legislativo. 1962, 9 ottobre: concessa l’indipendenza, con Milton Obote (leader del Congresso popolare d’Uganda-Upc, a prevalenza protestante, schierato contro il Partito democratico, cattolico e guidato dall’avvocato Benedicto Kiwanuka) come primo ministro; il regno del Buganda gode di considerevole autonomia.

1963: l’Uganda diventa repubblica, con re Mutesa II presidente “non esecutivo” e Milton Obote primo ministro. 1966: dietro ordine di Obote, il capo di stato maggiore, Idi Amin, attacca il palazzo reale e la monarchia ganda è abolita; Obote si auto-promuove presidente. 1967: Obote riscrive la costituzione, concentrando il potere su di sé e abolendo tutti i regni precoloniali nella parte meridionale e occidentale del paese.

1971: colpo di stato di Idi Amin Dada; inizia un periodo di terrore. 1972: espulsione di 60mila asiatici; crisi economica; settembre: ugandesi esiliati in Tanzania, pro-Obote, guidati dal gen. David Oyite-Ojok e dall’ufficiale Yoweri Museveni, tentano di invadere l’Uganda. 1972-73: scontri armati sul confine Uganda-Tanzania. 1976-77: le truppe di Amin (che si è proclamato presidente a vita) massacrano lango e acholi, colpevoli di avere appoggiato Obote; Amin reclama alcuni territori del Kenya. 1978: Amin invade la regione tanzaniana del Kagera.

1979, aprile: il Fronte nazionale di liberazione dell’Uganda (Unlf), ancora guidato da Oyite-Ojok e Museveni, e l’esercito tanzaniano costringono Amin alla fuga; Yusuf Lule è installato alla presidenza del paese, ma, dopo due mesi, è sostituito con Godfrey Binaisa; il paese è nella più totale anarchia. 1980, maggio: Binaisa è defenestrato da un colpo di stato guidato da Oyite-Ojok, che crea una Commissione militare, capeggiata da Paulo Muwanga; Museveni è il numero due; le elezioni sono vinte da Obote e dall’Upc; Obote diventa presidente; gli asiatici espulsi da Amin sono autorizzati a tornare in Uganda.

1981-5: guerra civile tra forze governative (per lo più acholi e lango) e l’Esercito di resistenza nazionale (Nra) di Museveni (centinaia di migliaia di morti; molti bambini usati come soldati).1985, luglio: il gen. Basilio Okello (acholi) occupa Kampala e mette in fuga Obote; il gen. Tito Okello è nominato presidente; settembre: colloqui di pace a Nairobi (Kenya) tra Museveni e Tito Okello; dicembre: firma dell’accordo di pace. 1986, gennaio: l’Nra occupa Kampala e Museveni si proclama presidente; nasce il Movimento di resistenza nazionale (Nrm); l’Nra diventa Forze di difesa del popolo ugandese (Updf); continua l’attività di numerosi gruppi ribelli nel nord, est e ovest. 1987, gennaio e febbraio: pretesi tentativi di colpo di stato e arresto di personalità legate all’Upc; alcuni assassini eccellenti; nel nord, la “profetessa” Alice Lakwena intensifica la guerriglia, ma è sconfitta e fugge in Kenya; le subentra il nipote Joseph Kony, alla testa dell’Esercito di Salvezza del Signore (Lra).

1988: continua l’opposizione a Museveni; aprile: il governo annuncia la resa di 30mila ribelli; c’è un tentativo di ammutinamento di una fazione delle Updf e 700 ufficiali sono imprigionati. 1989: si tengono le elezioni del Consiglio nazionale rivoluzionario (Nrc), che approva la bozza di costituzione presentata dall’Nrm; il mandato del governo è esteso di 5 anni; vietati i partiti. 1990, febbraio: Moses Ali, leader del Fronte nazionale di resistenza dell’Uganda (Unrf) e ministro della cultura, il solo leader rimasto dei vari gruppi che hanno accettato di partecipare al governo del 1986, è accusato di tentato colpo di stato e arrestato. 1991: arresto di Daniel Omara Atubo, ministro degli esteri, e di altri due membri dell’Nrc, accusati di complotto; s’intensifica l’anti-guerriglia nel nord; Amnesty International accusa l’esercito di atrocità contro i civili. 1992, dicembre: la Commissione costituzionale raccomanda il prolungamento della “democrazia senza partiti” voluta da Museveni. 1993: Museveni restaura le monarchie ugandesi, inclusa quella del regno del Buganda, ma con sole funzioni cerimoniali e culturali. 1994: elezioni per l’Assemblea costituente (senza partiti); novembre: in un rimescolamento di governo, Speciosa Wandira Kazibwe è nominata vice-presidente dell’Uganda.

1995: l’Assemblea costituente rigetta la proposta di un ritorno al multipartismo. 1996, maggio: Museveni è eletto presidente nelle prime elezioni presidenziali dirette (senza partiti). 1997: le Updf di Museveni invadono lo Zaire (oggi Rd Congo), a sostegno di Laurent-Désiré Kabila contro Mobutu. 1998: l’esercito è di nuovo nell’Rd Congo, ora al fianco di nuovi gruppi ribelli contro Kabila. 2000: scontri armati tra le forze ugandesi e quelle rwandesi a Kisangani (Rd Congo); giugno: un referendum rigetta il ritorno alla democrazia multipartitica. 2001, gennaio: nascita della Comunità dell’Africa dell’Est (Tanzania, Uganda e Kenya); marzo: Museveni rivince le elezioni presidenziali con il 69% dei voti, contro il 28% di Kizza Besigye, che fugge negli Usa.

2002: accordo con il Sudan per una comune azione contro l’Lra di Joseph Kony; Kony intensifica il rapimento di bambini; ottobre: l’esercito evacua oltre 400.000 civili e li sistema in “campi di concentramento”; Museveni dice che è per proteggerli da Kony, ma, in verità, continua la sua “vendetta” contro gli acholi; dicembre: dopo 5 anni di negoziati, si giunge alla firma di un primo accordo tra esercito e Lra, ma gli attacchi dei ribelli continuano. 2003, maggio: l’Uganda ritira le truppe dall’Rd Congo; decine di migliaia di congolesi cercano rifugio in Uganda. 2004, febbraio: l’Lra massacra oltre 200 persone in un campo per sfollati; dicembre: rappresentanti del governo e dei leader dell’Lra hanno il loro primo incontro faccia a faccia, che non porta però a un miglioramento dello stato di emergenza nei distretti del nord dell’Uganda.

2005, aprile: il governo di Kampala rigetta le accuse mosse dall’Rd Conto davanti alla Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aia: Kinshasa sostiene che i soldati ugandesi hanno “invaso” l’Rd Congo, ucciso cittadini e depredato ricchezze naturali; luglio: è tolto dalla costituzione il limite di due mandati presidenziali; un referendum approva il ritorno alla democrazia multipartitica; 30 luglio: muore il vicepresidente del Sudan, John Garang (stava tornando in Sud Sudan sull’elicottero personale di Museveni); ottobre: Obote muore in Sudafrica ed è sepolto in Uganda; la Cpi spicca 5 mandati di cattura contro altrettanti leader dell’Lra; ottobre: Kizza Besigye, leader del Forum per il cambiamento democratico, torna dall’esilio; novembre: Kizza Besigye è arrestato e accusato di tradimento e di stupro; disordini a Kampala; dicembre: Museveni rivela di voler rimanere in carica fino al 2012; la Cpi sentenzia che l’Uganda è tenuta a compensare l’Rd Congo per gli abusi contro i diritti umani e il ladrocinio di risorse naturali compiuti nel territorio congolese dal 1998 al 2003.

2006, febbraio: Museveni vince le elezioni presidenziali (57%) contro Kizza Besigye (37%); gli osservatori dell’Unione europea testimoniano delle intimidazioni fatte da Museveni contro il suo rivale e dell’abuso fatto dal presidente dei mezzi di comunicazione (impediti a Besigye); luglio: iniziano i colloqui di pace tra il governo e i ribelli dell’Lra in Sud Sudan; agosto: firma dell’accordo di pace e cessate-il-fuoco; successivi colloqui, però, falliscono perché una delle due parti li abbandona; novembre: il governo rifiuta un rapporto dell’Onu che accusa le truppe regolari ugandesi di aver fatto uso di eccessiva e indiscriminata violenza nella campagna varata per disarmare i vari “gruppi di guerrieri tradizionali etnici” nella regione del Karamoja.

2007, marzo: forze di pace ugandesi sono spiegate in Somalia come parte del contingente dell’Unione africana; il Programma alimentare mondiale (Pam) dimezza le razioni di cibo a oltre 1 milione di sfollati in Nord Uganda; agosto: Uganda e Rd Congo si accordano di rallentare le tensioni sorte per una disputa su un territorio di confine conteso; settembre: stato di emergenza per alluvioni. 2008, febbraio: i colloqui di pace in svolgimento a Juba (Sud Sudan) tra il governo e l’Lra portano alla firma a ciò che potrebbe essere un permanente cessate-il-fuoco; novembre: Joseph Kony non si presenta a firmare il definitivo accordo di pace; gli eserciti di Uganda, Rd Congo e Sudan lanciano offensive contro le basi dei ribelli Lra.

2009, gennaio: braccati dagli eserciti nazionali, i ribelli dell’Lra lanciano appelli per un cessate-il-fuoco; la britannica Heritage Oil dichiara di aver scoperto depositi di greggio di 2 miliardi di barili presso il Lago Alberto; marzo: l’esercito ugandese comincia a ritirarsi dall’Rd Congo, dove si è spinto per smantellare le basi dell’Lra; ottobre: gli islamisti somali minacciano di attuare attentati in Uganda e Burundi, dopo l’uccisione di alcuni civili in Somalia per mano delle forze di pace ugandesi e congolesi; dicembre: il governo passa una legge contro la circoncisione femminile (10 anni di carcere per chi circoncide una ragazza; l’ergastolo, se la ragazza muore in seguito all’operazione).

2010, gennaio: in parlamento si discute una legge contro l’omosessualità; l’Unione europea e gli Usa condannano l’iniziativa; Museveni si distanzia dalla legge, dicendo che il parlamentare del partito al potere che l’ha proposta ha agito “a livello individuale”; l’esercito ugandese annuncia di aver ucciso nella Repubblica Centrafricana Bok Abudema, un capo storico dell’Lra; febbraio: la Heritage Oil vende le proprie azioni alla britannica Tullow Oil, dopo che l’Eni si è ritirata dalla gara d’appalto; marzo: l’opposizione accusa Museveni di nepotismo: starebbe preparando il figlio, il col. Kainerugaba Muhoozi, capo di un’unità di forze speciali e della guardia presidenziale, a succedergli; un incendio, appiccato da un piromane, distrugge lo storico sito delle tombe dei re del Buganda (sito protetto dall’Unesco), causando disordini; giugno: un procuratore apre un’investigazione contro il vicepresidente, Gilbert Bukenya, il ministro degli esteri, Sam Kutesa, e numerosi altri ministri e ufficiali amministrativi, accusati di aver rubato 25 milioni di dollari; giugno: ammassamento di truppe sulla frontiera con l’Rd Congo, in seguito all’apparizione in quel paese di un movimento ribelle ugandase, chiamato Adf-Nalu, i cui membri dicono di voler installare uno stato islamista in Uganda; scatta l’”Operazione Rwenzori” contro l’Adf-Nalu (90mila persone fuggono nel Nord Kivu); luglio: due bombe sono fatte esplodere tra la gente che sta guardando la finale della Coppa del mondo di calcio: una in un ristorante, l’altra in un club di rugby (74 le vittime); il gruppo islamista somalo Al-Shabaab rivendica la paternità degli attentati; agosto: le primarie del Movimento di resistenza nazionale per le elezioni parlamentari sono sospesi per presunte irregolarità; seguono violenze; ottobre: un rapporto dell’Onu afferma che le uccisioni di hutu rwandesi nell’Rd Congo tra 1993 e il 2003 ammontano a un vero e proprio “genocidio”; gli stati coinvolti ci sono Rwanda, Uganda, Burundi, Zimbabwe e Angola; la corte costituzionale rigetta le accuse di tradimento mosse dal regime contro il leader dell’opposizione, Kizza Besigye; forti proteste per la pubblicazione di nomi e foto di uomini omosessuali da parte del settimanale ugandese Rolling Stone; dicembre: misure di sicurezza dopo l’esplosione di un ordigno che uccide persone a Nairobi su un autobus diretto a Kampala.

2011, febbraio: Yoweri Museveni vince il suo quarto mandato presidenziale con il 68% dei voti; lo sfidante Kizza Besigye e gli altri candidati dell’opposizione contestano i risultati; aprile: Besigye viene più volte arrestato nel corso di proteste contro il rincaro dei beni di consumo; luglio: gli Usa inviano 100 uomini delle loro forze speciali per aiutare l’Uganda a combattere i ribelli dell’Lra; settembre: una corte ordina la liberazione di Thomas Kwoyelo, comandante dell’Lra, spiegando che ha il diritto di usufruire di un’amnistia concessa dal governo.

2012, marzo: l’eterno oppositore di Museveni, Kiza Besigye, è arrestato nel corso di una manifestazione anti-governativa, quando un soldato muore perché colpito da una pietra al capo; un video americano postato su Youtube, “Kony 2012. Invisible Children” è visto da 100 milioni di visitatori, ma il primo ministro ugandese reagisce: «Una campagna “americana che disinforma e mira solo a raccogliere soldi. Il fatto è che Kony non è più in Uganda da anni, ma chi ha fatto il video sembra non saperlo»; aprile: l’esercito ugandese accusa il governo di Khartoum di sostenere e armare l’Lra; maggio: l’esercito ugandese cattura Caesar Achellam, un comandante e stratega dell’Lra, nel corso di uno scontro con i ribelli nella Repubblica Centraficana; luglio: circa 600 soldati dell’Rd Congo cercano scampo in Uganda, quando la città di Bunagana (sul comune confine) è presa dai ribelli; i soldati sono prontamente disarmati dalle forze dell’ordine ugandesi; novembre: l’Onu accusa l’Uganda di armare gruppi ribelli in Rd Congo; come reazione, il governo di Kampala annuncia l’intenzione di volere ritirare le proprie truppe dalle missioni internazionali di pace (in Somalia, Repubblica Centrafricana, Rd Congo…).

 

(Aggiornato al 13 giugno 2013)

Nome ufficiale: Repubblica d’Uganda
Superficie
: 241.038 km2
Capitale
: Kampala
Lingue
: inglese (ufficiale), kiswahili, luganda e altre numerose lingue bantu e nilo-camitiche, arabo
Sistema politico
: repubblica presidenziale
Indipendenza
: 9 ottobre 1962 (dalla Gran Bretagna)
Capo dello stato
: gen. Yoweri Kaguta Museveni (dal 26 gennaio 1986)
Primo ministro
: Amama Mbabazi (dal 24 maggio 2011); Museveni è capo del governo
Religioni
: cattolici (42)%; protestanti (39)%; musulmani (12)%, seguaci delle religioni tradizionali (7%), altri (1%)


Popolazione

Abitanti: 35.600.000 (stime luglio 2013)
Gruppi etnici
: baganda (16,9%), banyankole (9,5%), basoga (8,4%), bachiga (6,9%), iteso (6,4%), lango (6,1%), acholi (4,7%), bagisu (4,6%), logbara (4,2%), bunyoro (2,7%), karimojong (2%), altri (28,3%), europei, arabi e asiatici (1%)
Crescita demografica annua
: 3,32%
Tasso di fertilità
: 6,06 figli per donna
Popolazione urbana
: 13%
Mortalità infantile
(sotto i 5 anni): 98/1.000
Speranza di vita
: 53,9 anni
Analfabetismo
(sopra i 15 anni): 33,2%
Prevalenza Hiv
: 6,5% (ufficiale) (altre stime: 10-15%)
Accesso ai servizi sanitari adeguati
: 34%
Accesso all’acqua potabile
: 72%


Economia

32% della popolazione vive sotto la soglia di povertà
Indice di sviluppo umano
: 0,456 (161° di 186 paesi)
Prodotto interno lordo
: 20,46 miliardi di dollari (50,5 miliardi a parità di potere d’acquisto nel 2012)
Pil pro capite annuo
: 574 dollari (1.400 a parità di potere d’acquisto)
Crescita economica annua
: 4,2% (2012)
Inflazione
: 14,7% (2012)
Disoccupazione
: 13,1%
Risorse naturali: rame, cobalto, risorse idroelettriche, calcari, sale, terra arabile, oro (molto di cui rubato all’Rd Congo), turismo
Prodotti agricoli
: caffè, tè, cotone, tabacco, cassava, patate, frumento, miglio, legumi, frutta, fiori; bovini, capre, latte
Esportazioni
: caffè, pesce, tè, cotone, prodotti ortofrutticoli, fiori, oro (2,73 miliardi di dollari nel 2012)
Importazioni
: macchinari, veicoli, petrolio, medicinali; cereali (5,52 miliardi di dollari)
Debito esterno
: 4,12 miliardi di dollari (fine 2012)



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