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martedì 19 gennaio 2010
La proposta del presidente senegalese

Uno stato in Africa per gli haitiani

Offrire la terra agli haitiani per tornare in Africa: la proposta è arrivata direttamente dal presidente del Senegal, Abdoulaye Wade, che chiede uno stato nel continente per ospitare i discendenti degli schiavi africani.

di Ismail Ali Farah

 

Uno stato in Africa per gli haitiani

Il presidente senegalese, Abdoulaye Wade, ha proposto ieri la creazione di un nuovo stato africano per ospitare gli haitiani che hanno perso le loro case a causa del terremoto. Un'idea simile, secondo Wade, a quella che ha dato vita allo stato di Israele nel 1948.
«Quello che intendiamo dire è che gli haitiani si trovano lì a causa della schiavitù. Cinquecento anni di schiavitù» ha proseguito Wade che presenterà la proposta ai 53 paesi dell'Unione Africana.

Il portavoce del presidente ha precisato ieri che il Senegal è pronto a passare dalle parole ai fatti: «Se arriveranno in pochi il governo offrirà loro un tetto e un pezzo di terra. - ha fatto sapere Dakar - Se invece arriveranno in massa, daremo loro un'intera regione».
Anche se raramente le sue dichiarazioni sono state seguite da fatti concreti, il presidente Wade è noto da tempo per essersi calato nei panni del difensore dei deboli, tanto da attirare su di sé l'attributo di populista.
La proposta di Dakar ricorda quanto fatto in Liberia nel XIX secolo: uno stato fondato da schiavi liberati dagli Stati Uniti.

Il Senegal ha oggi 13 milioni di abitanti. Pur essendo uno dei paesi più stabili dell'Africa Occidentale, registra un'altissima disoccupazione e gravi carenze nelle infrastrutture di base, come strade ed elettricità.
Tuttavia le immagini di sofferenza del popolo haitiano, diffuse dalle televisioni locali, hanno scosso tutta l'area francofona del centro e ovest del continente, al punto da prestare maggiore attenzione alla proposta del presidente senegalese.

Intanto, dal centro del continente si muove il governo della Repubblica Democratica del Congo, che ha deciso, nel fine settimana, di inviare 2,5 milioni di dollari in aiuti al popolo haitiano. Un gesto che ha suscitato alcune polemiche nel paese, dove milioni di persone vivono in povertà e dove è ancora aperto un sanguinoso conflitto nell'est.
La Repubblica Democratica del Congo dipende infatti dagli aiuti esteri e i funzionari pubblici spesso non vengono pagati.
Il ministro dell'Informazione congolese, Lambert Mende, ha tuttavia replicato: «I problemi interni al nostro paese non devono impedirci di aiutare un paese fratello».

Ad Haiti la situazione non migliora. Mentre gli aiuti stentano ad arrivare a destinazione, a causa del''assenza di infrastrutture, i governi di Repubblica Dominicana, Stati Uniti e Canada hanno deciso di sospendere il rimpatrio degli haitiani. Una decisione accolta con soddisfazione dall'Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, che auspica che anche altri stati facciano lo stesso.
Da Roma, il ministro degli Esteri Franco Frattini si è detto nel frattempo disponibile a cancellare il debito estero che Haiti ha nei confronti dell'Italia: pari a 40 milioni di euro.
Ogni giorno cresce, invece, il bilancio delle vittime: 72 mila finora. Mentre le stime parlano di 200 mila morti.


Contribuisci alla raccolta fondi per le vittime del terremoto di Haiti



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