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La lezione di Malala
di Redazione
Con gli adulti incapaci di trovare strade nuove per un mondo giusto, sono loro, i piccoli, i veri protagonisti di rivoluzioni pacifiche. Che cambieranno il mondo.
Dateci penne per scrivere, prima che qualcuno metta armi nelle nostre mani. Sono parole di Malala Yousafzai, una ragazzina pakistana di 14 anni, che incarna da sola tutto il dolore e tutta la speranza del mondo. Da sola riesce a far paura a uomini retrogradi e violenti. Da sola fa quello che neppure le associazioni umanitarie più solide riescono a fare. La sua denuncia chiara, forte e senza distinguo ha talmente spaventato i talebani che hanno cercato di zittirla, per sempre.
A 11 anni decide di usare un blog, non per descrivere frivolezze e amenità, ma per raccontare di diritti negati a lei e a tante sue coetanee, solo perché donne. Racconta di scuole femminili chiuse o addirittura distrutte, fa appelli, supplica di aiutare le donne del suo paese perché riescano a far fronte alla cultura ancestrale che le vuole relegare, annullare. Parla, scrive, racconta.
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Indignazione a tempo
di Redazione
C’è una rabbia popolare e trasversale verso la politica. Ma è una fase che durerà poco, perché da noi manca un’educazione civica, un senso della legalità, una scala di valori spirituali e comunitari proposti da enti, istituzioni, agenzie pubbliche latitanti. Mentre assistiamo sconcertati alla rapida caduta in sequenza di potentati locali considerati fino a ieri intoccabili (dalla Sicilia alla Lombardia, passando per il Lazio, sono già andate in crisi le regioni più importanti d’Italia), viene da chiedersi se il vento della nuova Tangentopoli possa avere trovato ispirazione o incoraggiamento nelle sedi pubbliche tradizionalmente destinate a orientare il senso comune. O se, invece, sia giusta l’impressione che a un certo punto i politici hanno cominciato a farsi male da sé, in una sorte di cupio dissolvi, fino all’autodistruzione
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La ragnatela angolana sul Portogallo
di Riccardo Barlaam
L’ex colonia lusofona sta prendendo il controllo di banche, media e interi settori dell’economia. Con lo stile del peggior capitalismo.
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Africana, immigrata, cameriera: donna coraggio
di Elisa Kidané
Lo scorso maggio, ha denunciato Dominique Strauss-Kahn, presidente del Fondo monetario internazionale, che è stato arrestato per aggressione sessuale e tentato stupro. Come ha osato?
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Generazione naufragio
di Elisa Kidané
In queste settimane il Mediterraneo si sta ingoiando tanti giovani eritrei, etiopici e somali in cerca di libertà e opportunità di lavoro. Così, il 24 maggio, i vent’anni dell’indipendenza eritrea si celebreranno tra le lacrime.
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Afriradio e Nigrizia a “Fa’ la cosa giusta!”
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L'appello pubblicato su cento testate
Contributi all'editoria, a rischio il pluralismo
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FIERA "CITTADINI DEL MONDO" con Afriradio e Nigrizia
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