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Quei rifiuti “a pelle”
di Redazione
La nomina di Cécile Kyenge a ministra per l’integrazione, la prima persona di origine africana a entrare in un governo italiano, è un passo in avanti per il nostro paese. Ce ne congratuliamo. È un segno della rilevanza che va acquistando nella società italiana la comunità dei migranti, e che sempre più si riflette anche nelle istituzioni. Del resto, i dati statistici ci dicono che oggi in Italia ci sono cinque milioni di immigrati regolari e che un bambino su cinque nasce da genitori stranieri. Nel 1991, solo una persona su 100 aveva un passaporto straniero, oggi è una su 12. Congolese di nascita e giunta in Italia nel 1983, Cécile Kyenge, oltre che essere medico, è impegnata per i diritti dei migranti e ha una conoscenza diretta delle difficoltà sociali, culturali e burocratiche che gli stranieri devono superare nel processo di integrazione nella società italiana.
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Che fare dopo le rivoluzioni arabe?
di Alex Zanotelli-Elisa Kidanè da Tunisi
Ieri mattina la fiumana dei partecipanti al Forum di Tunisi ha invaso pacificamente metrò, autobus e strade della capitale per raggiungere il Campus dove si svolgono le sessioni del Forum mondiale sociale (Fsm) Tantissimi i giovani che hanno vi hanno partecipato con interesse e passione. I tunisini hanno fatto a gara per far sentire il Forum a casa, coscienti di quanto esso sia importante per il loro paese in questo momento così difficile. Il Campus dell’Università di Tunisi ha accolto le mille associazioni portatrici di sogni, di esperienze e di impegno.
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Strade dell’est
di Danilo Giannese
Consiglio. Dovesse capitarvi, un giorno, di percorrere le strade del Nord Kivu, provincia orientale dell’Rd Congo, abbiate la premura, prima di mettervi in viaggio, di non dare appuntamento alla persona che vi aspetta a destinazione. Molto facilmente, potrebbe accadervi di arrivare in ritardo. Anche di molte…ore. Anche se sarete a bordo di una potente Land Cruiser. Succederà spesso, dalle righe di questo blog, di leggere di Congo e della sua gente sempre sorridente, della guerra senza fine e dei ribelli che si nascondono nelle sue foreste. Ma non si potrà raccontare a pieno questo enorme Paese, grande quanto l’Europa occidentale, se non si farà almeno un accenno alle sue strade. O almeno a quelle dell’est. Ne sono infatti parte imprescindibile del contesto. Domenica mattina. Ho lasciato Masisi...
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Ogni giorno pace
di Redazione
Si sa. Il premio Nobel per la pace fa spesso discutere. Con l’eccezione di alcuni casi come per il premio a Madre Teresa di Calcutta o all’arcivescovo anglicano Desmond Tutu, dove ci fu unanime consenso nell’opinione pubblica sulla pertinenza dell’attribuzione del prestigioso riconoscimento, in molti altri casi questo Nobel ha suscitato polemiche, opponendo sostenitori e detrattori. Così è stato anche il 12 ottobre scorso quando il Nobel per la pace è stato conferito all’Unione europea (Ue). I favorevoli concordano con le motivazioni presentate da Thorbjoern Jagland, presidente del comitato norvegese, e sostengono che l’Ue ha dato un contributo rilevante per l’avanzamento della pace e riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa, garantendo al vecchio continente il più lungo periodo della sua storia senza conflitti bellici, quasi settant’anni. E che dopo la caduta del Muro di Berlino la federazione europea è stata strumentale all’integrazione dei paesi dell’Europa centrale e orientale.
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È tempo di shopping
di Riccardo Barlaam
La classe media cresce rapidamente in Africa. In dieci anni il livello della popolazione che ha una capacità di spesa tra i 2 e i 20 dollari al giorno è passato dal 27 al 34%, vale a dire a 326 milioni di persone. Cambiano le esigenze e mutano anche i prodotti offerti dalle multinazionali.
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