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    <title>Nigrizia.it</title>
    <link>http://www.nigrizia.it</link>
    <description>Nigrizia - il portale italiano dei Comboniani</description>
    <copyright>Copyright 2009 - nigrizia.it</copyright>
    <docs>http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss</docs>
    <managingEditor>info@nigrizia.it (Nigrizia.it)</managingEditor>
    <webMaster>info@ideattiva.com (Ideattiva S.r.l.)</webMaster>
    <language>it</language>
    <item>
      <title>Mozambico: sangue sul carovita</title>
      <pubDate>Thu, 02 Sep 2010 16:32:32 +0200</pubDate>
      <author>info@nigrizia.it (Nigrizia.it)</author>
      <link>http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=10054&amp;IdModule=1</link>
      <description>&lt;p&gt;Le notizie degli scontri tra manifestanti contro l'aumento dei prezzi e le forze dell'ordine - scontri iniziati ieri e non ancora conclusi nella capitale Maputo - sta destando notevoli preoccupazioni tra gli osservatori delle vicende del paese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non solo per la violenza dell'accaduto. Secondo fonti governative nei tafferugli, cominciati dopo una convocazione spontanea dei manifestanti via sms, sono morte almeno quattro persone. Fonti indipendenti sostengono che i morti siano almeno sei, tra cui due bambini, e potrebbero essere addirittura dieci. Decine i feriti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Incerte le dinamiche di quanto &amp;egrave; accaduto, e in particolare incerte le cause dei decessi: alcuni testimoni raccontano di aver visto la polizia sparare ai manifestanti, mentre il portavoce della Polizia ha dichiarato che la Polizia mozambicana usa solo proiettili di gomma.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La capitale si &amp;egrave; trovata bloccata e isolata: non sono partiti gli aerei, perch&amp;eacute; i manifestanti avevano bloccato la strada di accesso all'aeroporto, cos&amp;igrave; come anche la strada che, attraverso Matola, collega il Mozambico al Sudafrica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli scontri, che ancora non sono terminati, destano preoccupazione perch&amp;eacute; sono purtroppo la riedizione delle analoghe accese manifestazioni del marzo del 2008. Anche un anno e mezzo fa, Maputo era stata bloccata da manifestanti che protestavano contro l'aumento dei prezzi del carburante. A 18 mesi di distanza, le ragioni alla base della protesta sono le stesse: il 30 agosto scorso il governo ha annunciato aumenti del prezzo del pane (fino al 30%), uniti all'aumento del prezzo del carburante, dell'elettricit&amp;agrave; e dell'acqua.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra le ragioni di fondo, da un lato le deboli relazioni industriali nel paese (non esiste un sindacato indipendente dal partito di governo), dall'altro le aspettative che la massiccia presenza di donatori internazionali hanno nutrito nella popolazione. La presenza di espatriati, le promesse relative all'afflusso di aiuti, unite alle veloci trasformazioni dell'economia, passato da un'economia pianificata di stampo socialista a un'economia di mercato in meno dieci anni, hanno aumentato la disuguaglianza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non &amp;egrave; per&amp;ograve; solo una questione di dati reali: quello che sembra pesare molto &amp;egrave; la percezione della disuguaglianza. Il Mozambico &amp;egrave; dai tempi della fine della guerra civile (1992) uno dei paesi pi&amp;ugrave; poveri dell'Africa sub-sahariana (e del mondo). Questa situazione non si &amp;egrave; modificata radicalmente, nonostante l'impegno del governo e la presenza di moltissime agenzie di cooperazione internazionale. Le aspettative e la disillusione sembrano giocare un ruolo fondamentale e potenzialmente molto esplosivo in questa crisi mozambicana dall'esito incerto.&lt;/p&gt;</description>
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    </item>
    <item>
      <title>Diritto all’acqua: i boscimani ricorrono in appello</title>
      <pubDate>Wed, 01 Sep 2010 11:58:38 +0200</pubDate>
      <author>info@nigrizia.it (Nigrizia.it)</author>
      <link>http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=10050&amp;IdModule=1</link>
      <description>&lt;p&gt;I boscimani hanno deciso di ricorrere in appello contro la decisione dell'Alta Corte del Botswana che ha negato loro il diritto di accedere alle fonti d'acqua del loro territorio. In luglio, il giudice Justice Walia aveva respinto la loro richiesta di utilizzare il pozzo presente nelle loro terre, nella Central Kalahari Game Reserve, avallando la posizione del governo del Botswana secondo cui &amp;laquo;avendo deciso di abitare in un luogo remoto e scomodo, i boscimani sono responsabili di qualsiasi disagio gli capiti di soffrire&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sentenza era stata emessa solo una settimana prima che l'Onu riconoscesse che l'accesso all'acqua &amp;egrave; un diritto umano fondamentale. Sulla sentenza si &amp;egrave; espressa in maniera negativa - in quanto nega il diritto alla vita - anche la Commissione africana per i diritti dell'uomo e dei popoli, massimo organismo per i diritti umani dell'Africa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il governo del Botswana ha sfrattato i boscimani dalle loro terre nel 2002, compiendo un atto riconosciuto in seguito illegale e incostituzionale dall'Alta Corte. Ci&amp;ograve; nonostante, il governo continua a ostacolare il ritorno dei boscimani a casa, impedendo loro l'accesso al pozzo da cui dipendono per procurarsi l'acqua. Senza il pozzo, sono costretti ad affrontare lunghe distanze per procurarsi da bere fuori dalla riserva.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I boscimani si sono anche offerti di raccogliere i fondi per rimettere in funzione il pozzo, ma il governo ha negato il permesso. &amp;Egrave; scattata allora la causa legale per vedersi riconoscere il diritto di utilizzare il pozzo che il governo ha smantellato e sigillato nel 2002.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel frattempo, il governo ha fatto scavare nuovi pozzi nella riserva per abbeverare gli animali e ha autorizzato l'apertura di un complesso turistico della Wilderness Safaris con bar e piscina nella terra dei boscimani. Ed &amp;egrave; in procinto di dare il via libera all'apertura di una miniera di diamanti nei pressi del territorio di una delle comunit&amp;agrave; boscimani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il presidente del Botswana, Ian Khama, membro del Consiglio dell'associazione ambientalista Conservation International, ha descritto lo stile di vita dei Boscimani come &amp;laquo;un'arcaica fantasia&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;laquo;Come ogni altro essere umano - ha dichiarato Jumanda Gakelebone, portavoce dei boscimani - non possiamo vivere senz'acqua. Noi boscimani vogliamo ci venga riconosciuto un nostro diritto umano fondamentale. E il mondo sta a guardare&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.nigrizia.it/sito/atlante_argomento.aspx?Id=77&amp;amp;IdModule=1" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Leggi qui&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; la storia online oppure sul &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.survival.it/notizie/6420" target="_blank"&gt;sito&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; di Survival International&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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    </item>
    <item>
      <title>Trattato italo-libico firmato con il sangue dei migranti</title>
      <pubDate>Wed, 01 Sep 2010 10:57:15 +0200</pubDate>
      <author>info@nigrizia.it (Nigrizia.it)</author>
      <link>http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=10049&amp;IdModule=1</link>
      <description>&lt;p&gt;Chiuso il sipario sulla visita di Gheddafi in Italia, c'&amp;egrave; da registrare una dura presa di posizione della Commissione giustizia e pace della Conferenza degli istituti missionari in Italia (Cimi).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;laquo;Come missionari - si legge nel comunicato - non ci riconosciamo nel "trattato di amicizia" tra Italia e Libia. In realt&amp;agrave; &amp;egrave; un'associazione a delinquere di stampo liberista. &amp;Egrave; un trattato di ipocrisia firmato dal sangue dei migranti e dalla complicit&amp;agrave; degli interessi economici bilaterali. Sotto i riflettori della vergogna che sembra avere abbandonato la nostra politica. Nella totale impunit&amp;agrave; e sotto la plaudente assemblea di Rimini, quindi di parte del popolo cristiano, hanno fatto passerella i fautori di questo accordo&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E ancora: &amp;laquo;Come missionari ci dissociamo da questa vergogna e dalle menzogne dei ministri che dicono di rispettare la legge. L'unica ad essere rispettata &amp;egrave; quella del profitto economico. Non siamo complici di ci&amp;ograve;&amp;raquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I missionari rimandano anche alla lettera-documento, intitolata &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=9894&amp;amp;IdModule=1" target="_blank"&gt;"Non possiamo tacere"&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, in cui viene fatta una puntigliosa analisi del fenomeno migratorio e delle inadeguate leggi italiane.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Luned&amp;igrave; scorso, in merito alla dichiarazione di Gheddafi sull'Europa &amp;laquo;che deve convertirsi all'islam&amp;raquo; &lt;a href="http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=10047&amp;amp;IdModule=1" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;si era espressa&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; la presidenza della Cimi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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    </item>
    <item>
      <title>La versione degli africani di Rosarno</title>
      <pubDate>Tue, 31 Aug 2010 14:41:27 +0200</pubDate>
      <author>info@nigrizia.it (Nigrizia.it)</author>
      <link>http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=10048&amp;IdModule=1</link>
      <description>&lt;p&gt;Venerd&amp;igrave; 3 settembre sar&amp;agrave; presentato alla 67ma Mostra del Cinema di Venezia &lt;em&gt;Il sangue verde&lt;/em&gt;, di Andrea Segre, prodotto da ZaLab, coprodotto da Aeternam Films e patrocinato dalla Sezione italiana di Amnesty International. La proiezione avr&amp;agrave; luogo alle ore 22 nella Sala Volpi, nell'ambito delle Giornate degli autori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Il sangue verde&lt;/em&gt; ricostruisce gli eventi e le violenze di Rosarno (Reggio Calabria) del gennaio 2010 attraverso il racconto di sette migranti africani. Girato tra Rosarno, Caserta e Roma, propone un resoconto di quei giorni e di quelli che seguirono raccogliendo le voci di chi, pur protagonista, viene spesso lasciato nel silenzio, restituendo cos&amp;igrave; la dignit&amp;agrave; del racconto in prima persona ad Abraham, John, Amadou, Zongo, Jamadu, Abraham e Kalifa. Tutti parlano, senza rancore, di cosa &amp;egrave; successo dal loro punto di vista e descrivono com'era, e com'&amp;egrave; ora, la loro vita in Italia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli scontri di Rosarno, e il successivo trasferimento forzato di oltre un migliaio di migranti che vi abitavano, hanno mostrato come la tratta e lo sfruttamento lavorativo dei migranti - e l'assenza di misure concrete contro la xenofobia e il razzismo - costituiscano una miscela esplosiva, che mette a rischio i diritti umani di tutti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La tratta e lo sfruttamento dei migranti hanno fatto s&amp;igrave; che migliaia di persone nella zona di Rosarno lavorassero per pochi euro all'ora e vivessero in dormitori senza elettricit&amp;agrave;, acqua potabile e riscaldamento. Parallelamente, la criminalizzazione dei migranti irregolari prodotta dalle norme del "pacchetto sicurezza" ha reso queste persone ancora pi&amp;ugrave; vulnerabili, limitando il loro accesso all'impiego, all'alloggio e ai servizi essenziali e, contemporaneamente, scoraggiandoli dal denunciare le violazioni dei diritti umani subite.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per questi motivi, successivamente agli scontri, Amnesty International espresse il timore che le autorit&amp;agrave; italiane non stessero tutelando la dignit&amp;agrave; e i diritti economici e sociali dei migranti, n&amp;eacute; li stessero proteggendo dalla violenza xenofoba. E chiese all'Italia di dare priorit&amp;agrave; alla lotta contro i crimini motivati dall'odio e dal razzismo, di contrastare efficacemente la tratta di esseri umani fornendo assistenza alle vittime, di invertire la linea introdotta dal "pacchetto sicurezza" che aveva reso un reato l'immigrazione irregolare, e di garantire a tutti i migranti l'accesso a condizioni di vita dignitose.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questi temi sono ancora attuali e l'approccio alle questioni dell'immigrazione, tuttora spesso centrato sulla retorica anti-immigrati e sui respingimenti a ogni costo, rende &lt;em&gt;Il sangue verde&lt;/em&gt; un documento prezioso da guardare e da ascoltare. Per ulteriori informazioni su Il sangue verde: &lt;a href="http://ilsangueverde.blogspot.com" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;http://ilsangueverde.blogspot.com&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli scontri di Rosarno iniziarono dopo che gli occupanti di un'automobile avevano sparato contro due migranti con un fucile ad aria compressa. Dopo questo episodio, diverse centinaia di migranti diedero vita a una manifestazione lungo le vie della citt&amp;agrave;, protestando contro il trattamento discriminatorio e le misere condizioni di vita, dando fuoco a delle vetture e scontrandosi con la polizia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il giorno dopo, gli abitanti di Rosarno bloccarono la circolazione e occuparono la sede del Municipio. Due migranti furono colpiti con spranghe, cinque volutamente investiti e due feriti con fucili a pallini. Al termine degli scontri, 53 persone tra migranti, rosarnesi e agenti di polizia dovettero ricorrere a cure ospedaliere. L'ordine venne ristabilito dopo la partenza della maggior parte dei lavoratori migranti, centinaia dei quali trasferiti dalle autorit&amp;agrave;, e la successiva demolizione di molti dei rifugi temporanei che erano stati da loro occupati in strutture ed edifici abbandonati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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    </item>
    <item>
      <title>Massacri in Rd Congo: «è genocidio»</title>
      <pubDate>Tue, 31 Aug 2010 16:49:05 +0200</pubDate>
      <author>info@nigrizia.it (Nigrizia.it)</author>
      <link>http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=10046&amp;IdModule=1</link>
      <description>&lt;p&gt;Dieci anni di crimini commessi, tra il 1993 e il 2003, nell'est della Repubblica Democratica del Congo, potrebbero essere classificati come genocidio, con tutte le conseguenze che la definizione contiene, in termini di persecuzione dei responsabili. L'ipotesi &amp;egrave; stata avanzata dalle anticipazioni diffuse dal quotidiano francese 'le Monde', relative ad &lt;a href="http://www.nigrizia.it/public/PDF%20e%20DOCUMENTI/draft%20un%20report%20for%20crime%20in%20drc%20%28ohrc%29.pdf" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;un rapporto&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, non ancora pubblicato, all'esame dell'Alto commissariato Onu per i diritti umani. Il documento chiama in causa gli &lt;a href="http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=10045&amp;amp;IdModule=1" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;eserciti di tutti i paesi coinvolti&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; in quella che &amp;egrave; stata definita, per il numero dei soggetti coinvolti, la Guerra Mondiale Africana (&lt;a href="http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=10038&amp;amp;IdModule=1" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;vedi cronologia&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;), un conflitto che ha provocato milioni di vittime. &lt;br /&gt;In prima fila, tra i responsabili, figura il Rwanda e i gruppi ribelli ritenuti legati al regime di Kigali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rapporto, redatto da una ventina esperti delle Nazioni Unite, descrive, in 545 pagine, quello che &amp;egrave; stato definito un diffuso e sistematico attacco nei confronti dei civili da parte dei ribelli dell'Alleanza delle forze democratiche per la liberazione del Congo (Afdl), guidati dall'ex presidente congolese &lt;a href="http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=10037&amp;amp;IdModule=1" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Laurent-D&amp;eacute;sir&amp;eacute; Kabila&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; e supportate da colonne dell'esercito rwandese, burundese, ugandese e angolano. &lt;a href="http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=10043&amp;amp;IdModule=1" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Dieci anni di omicidi, stupri e saccheggi&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; a opera di soldati, miliziani e ribelli dei paesi vicini. Decine di migliaia di Hutu, incluse donne, bambini e anziani, profughi in fuga dal vicino Rwanda, appena uscito dal genocidio del 1994, sarebbero stati uccisi in modo sommario. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo &lt;a href="http://www.lemonde.fr/afrique/article/2010/08/26/l-acte-d-accusation-de-dix-ans-de-crimes-au-congo-rdc_1402933_3212.html" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;'Le Monde'&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, Kigali avrebbe dispiegato tutte le proprie energie per cercare di censurare il rapporto, compromettente per il presidente rwandese Paul Kagame. Il ministro rwandese della giustizia Tharcisse Karagurama, ha immediatamente definito il documento &amp;laquo;spazzatura&amp;raquo;, annunciando ritorsioni. &lt;br /&gt;Presto detto. Sabato, il ministro degli esteri Louise Mushikiwabo ha inviato una dura lettera al segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon, agitando la minaccia del ritiro delle forze rwandesi dalle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite, in particolare nella regione sudanese del Darfur.&lt;br /&gt;Se messa in atto, la minaccia potrebbe porre a serio rischio la missione di pace nel Darfur (Unamid), a fronte di un aumento delle violenze nella regione. Sono infatti migliaia i caschi blu rwandesi schierati nell'Unamid, mentre la stessa guida della missione &amp;egrave; stata  affidata a Kigali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'importanza della minaccia, fornisce la misura della posta in gioco. Secondo le stime Onu, durante i primissimi anni di guerra &lt;a href="http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=10044&amp;amp;IdModule=1" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;risultarono &amp;lsquo;disperse' 250 mila persone&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. Nel novembre del 1996, le forze dell'Afdl avviarono, infatti, una serie di attacchi indiscriminati contro i campi profughi Hutu della regione del Lago Kivu. Fu un massacro, secondo le testimonianze delle organizzazioni umanitarie, che rilevarono numerose fosse comuni.&lt;br /&gt;Di fronte ad una crescente impopolarit&amp;agrave; interna ed internazionale, non c'&amp;egrave; dunque da stupirsi, se il presidente Kagame si mostra preoccupato per quanto accade all'interno del Palazzo di Vetro. &lt;em&gt;(iaf)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=10038&amp;amp;IdModule=1" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
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