Povertà estrema: 89 milioni di persone in più da qui al 2010

Rapporto Banca mondiale

giovedì 17 set 2009

La crisi economica mondiale produce ora i suoi frutti più amari nelle periferie del globo, nei paesi più poveri. In un rapporto che la Banca mondiale (Bm) presenterà alla riunione del G-20 di Pittsburgh (Usa) il 24 e 25 settembre prossimi, si afferma che 43 paesi in via di sviluppo subiranno da qui alla fine del 2010 le conseguenze peggiori della crisi che ha colpito le economie mondiali. I tecnici della Bm hanno calcolato che in seguito a questa crisi, ci saranno 89 milioni di persone in più che saranno costrette a vivere in condizioni di estrema povertà, con meno di 1,25 dollari al giorno. E nelle casse dei paesi più poveri verranno a mancare circa 11 miliardi e mezzo di dollari da poter investire in settori come la sanità, l'educazione, le infrastrutture e la protezione sociale.

 È lo stesso presidente della Bm, Robert Zoellick a ricordare che sono proprio «le popolazioni più povere ad essere esposte maggiormente agli shock economici». E critica il fatto che agli incontri del G-20 manchino proprio i rappresentanti dei paesi più esposti a queste crisi.

 Un G-20 che promette. Ma che raramente mantiene fino in fondo gli impegni assunti. È di ieri la pubblicazione del rapporto di Eurodad (cartello di 60 ong dedite alla finanza per lo sviluppo) e Oxfam International in cui si afferma che il  G-20 ha versato soltanto la metà di quanto promesso in aiuti ai paesi poveri, nell'incontro di aprile a Londra.

 Il rapporto si intitola "Da Londra a Pittsburgh: valutazione dell'azione del G20 per i paesi in via di sviluppo". Vi si sostiene che dei 50 miliardi di dollari promessi a Londra, solo metà sono stati realmente impegnati. Inoltre, i 50 miliardi promessi rappresentano soltanto il 5% dell'impegno totale di 1.100 miliardi da versare nell'arco di diversi anni. A questo, il rapporto aggiunge che la maggior parte dei 50 miliardi promessi è costituito da prestiti, col rischio di un'altra crisi del debito. Infine, si sottolinea che il G-20 ha fatto molto poco per regolamentare i paradisi fiscali, che deprivano ogni anno i paesi in via di sviluppo (Pvs) di centinaia di milioni di euro di entrate fiscali: una cifra che secondo gli autori del rapporto supererebbe gli aiuti ricevuti dal G-20. Secondo le stime della Banca mondiale, i Pvs necessiteranno di oltre 635 miliardi di dollari per proteggere i loro cittadini dalle conseguenze della crisi economica.