Algeria

12° sec. a. C.: giungono i fenici. 814: fondazione di Cartagine. 2° sec. a. C.: occupazione romana. 5° sec.: dominio dei vandali; saranno scacciati dai bizantini nel 533. 7° sec.: conquista araba. 16° sec.: penetrazione francese. 1830: la Francia occupa Algeri, ponendo fine all’Algeria come provincia autonoma in seno all’impero Ottomano. 1879: conquista francese conclusa.

 

1945: dopo la Seconda guerra mondiale, l’Algeria è parte del territorio metropolitano francese, ma iniziano le manifestazioni in favore dell’indipendenza; migliaia le vittime della repressione.

 

1954: nasce il Comitato rivoluzionario per l’unità e l’azione; 1° novembre: inizia la rivolta armata, guidata dal Fronte nazionale di liberazione (Fnl), avviando la guerra d’Algeria (250.000 morti in 8 anni). 1955: i francesi arrestano Ahmed Ben Bella, leader dell’Fnl, e lo estradano in Francia, con i capi dell’Fnl, fino al 1962.

 

1962, 5 luglio: indipendenza; 600mila francesi abbandonano il paese; Ben Bella è primo ministro; nel 1963 Ben Bella è eletto presidente. 1965, giugno: il col. Houari Boumédienne spodesta e incarcera Ben Bella e diventa presidente del Consiglio rivoluzionario. 1976: Boumédienne introduce una nuova costituzione (con principi socialisti); l’Fnl è il partito unico; l’islam è la religione di stato. 1976, dicembre: Boumédienne è eletto presidente e vara un programma di rapida industrializzazione.

 

1978, 27 dicembre: Boumédienne muore; gli succede il col. Chadli Bendjédid; politica di distensione. 1984: Bendjédid è rieletto. 1986: aumentano l’inflazione e la disoccupazione; crollano i prezzi del petrolio e del gas. 1988: scioperi e violente manifestazioni in varie città per mancanza di acqua e cibo; tra i principali gruppi di agitazione figurano musulmani fondamentalisti, che cominciano a inviare volontari in Afghanistan. 1989: la nuova costituzione apre al multipartitismo (riconosciuti 20 partiti); Mouloud Hamrouche, dell’ala riformista, è primo ministro; nasce il Fronte islamico di salvezza (Fis).

 

1990: alle prime elezioni amministrative multipartitiche il Fis ottiene il 55% dei voti. 1991: il governo annuncia le elezioni parlamentari per giugno e apporta cambiamenti alla legge elettorale per impedire la campagna politica nelle moschee; il Fis reagisce indicendo uno sciopero generale; giugno: il governo di Hamrouche si dimette nel mezzo dell’agitazione promossa dalle moschee; dichiarato lo stato d’assedio nel paese di fronte alle forti proteste degli agitatori del Fis, che esigono elezioni presidenziali anticipate e la proclamazione di un nuovo stato islamico; elezioni posposte; eletto il nuovo primo ministro, Sid Ahmed Ghozali, tecnico petrolifero, già cancelliere del precedente governo; i leader del Fis, Abbassi Madani e Ali Belhadj, arrestati e imprigionati; le elezioni politiche e presidenziali sono fissate per la fine dell’anno e il Fis sospende la sua campagna di agitazione; dicembre: al 1° turno delle elezioni generali il Fis ottiene il 40% dei voti (188 seggi su 430); si dà per scontata una sua maggioranza assoluta al 2° turno.

 

1992, 4 gennaio: dietro forti pressioni dei militari, il parlamento è dissolto e, il giorno 11, il presidente Chadli Bendjédid si dimette; viene creato l’Alto consiglio di stato, presieduto da Mohamed Boudiaf, leader dissidente dell’Fnl; febbraio: violenti scontri tra i sostenitori del Fis e le forze di sicurezza; decretato lo stato di emergenza; proibiti i raduni pubblici; il governo ordina al Fis di sciogliersi; le 411 amministrazioni locali guidate dal Fis sono dichiarate sciolte; 29 giugno: Boudiaf è assassinato da una sua guardia del corpo (legata al Fis?); cresce la violenza e nasce il Gruppo islamico armato (Gia). 1993, febbraio: coprifuoco in cinque province.

 

1994: Liamine Zéroual, colonnello in pensione e ministro della difesa, è nominato presidente dell’Alto consiglio di stato. 1995, novembre: Zéroual vince le elezioni presidenziali, boicottate dalle opposizioni. 1996: emendamenti costituzionali approvati da un referendum con l’85% dei voi in favore. 1997: elezioni parlamentari vinte dal nuovo Raggruppamento nazionale democratico (Rnd); luglio: il leader del Fis, Abbassi Madani, è liberato e si dice disposto al dialogo; agosto: il massacro di 300 persone in una località a sud di Algeri riaccende le ostilità; Madani è di nuovo messo agli arresti domiciliari. 1998: il presidente Zéroual si dimette.

 

 

1999, aprile: Abdelaziz Boutéflika, già ministro degli esteri, è eletto presidente; un referendum approva una legge di riconciliazione (respinta dal Gia e dal Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento – Gspc); migliaia di detenuti sono liberati; novembre: Abdelkader Hachani, numero tre del Fis, è assassinato.

 

2000: continuano gli attacchi contro civili e forze di sicurezza da parte dei gruppi islamici (dal 1992, si calcolano 100-150mila vittime della violenza). 2001, aprile-maggio: scontri tra berberi e forze dell’ordine nella Cabilia (60 morti); il Movimento per la cultura e la democrazia (berbero) esce dalla coalizione di governo come protesta; ottobre: il governo concede alla lingua berbera lo status di lingua ufficiale; novembre: centinaia di morti durante inondazioni in Algeri. 2002, marzo: Boutéflika riconosce la lingua berbera (il tamazight) come lingua nazionale; giugno: l’Fnl vince le elezioni, caratterizzate da violenze e boicottate dai partiti berberi. 2003, 21 maggio: un terremoto uccide oltre 2.000 persone nel nord del paese; giugno: Abassi Madani, leader del Fis, e il suo vice, Ali Belhadj, sono liberati dopo 12 anni di prigione.

 

2004, aprile: Boutéflika è rieletto presidente (84% dei voti). 2005, gennaio: arrestato Nourredine Boudiafi, leader del Gia, e ucciso il suo vice; il governo dichiara che il gruppo è «praticamente eliminato»; il governo promette ai leader della Cabilia maggiori investimenti nella regione e un maggior riconoscimento della lingua tamazight; marzo: un rapporto commissionato dal governo rivela che le forze di sicurezza si sono rese responsabili della sparizione di oltre 6.000 persone durante il conflitto degli anni 1990; settembre: approvata da un referendum la “Carta della pace e della riconciliazione” che prevede l’amnistia per molti coinvolti nelle uccisioni avvenute dopo il 1992. 2005: i partiti di opposizione mantengono la maggioranza nelle elezioni locali nella Cabilia.

 

2006, marzo: concessa l’amnistia ai ribelli islamisti che depongono le armi (hanno sei mesi di tempo per farlo); 200 militanti islamisti sono liberati; maggio: l’Algeria dovrà restituire l’intero debito accumulato con le nazioni del Club di Parigi (8 miliardi di dollari), come segno della sua ripresa economica; settembre: torna in patria Rabah Kebir, leader del Fis, che invita i combattenti che non l’hanno ancora fatto a deporre le armi; dicembre: il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc) rivendita un attentato a un autobus che trasporta personale di una società petrolifera americana (un morto), e minaccia altre simili azioni contro cittadini francesi.

 

2007, gennaio: il Gspc diventa Al-Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi); febbraio: attentati ad Algeri (6 morti); marzo: offensiva militare contro gli islamisti; uccisi tre algerini e un russo, impegnati nella costruzione di un oleodotto; aprile: attentati suicidi rivendicati da Al-Qaida nel Maghreb (33 morti; 200 feriti); maggio: alle elezioni parlamentari i partiti pro-governo ottengono l’assoluta maggioranza in parlamento; luglio-settembre: nuovi attentati rivendicati da Aqmi (decine di vittime); il numero 2 di Al-Qaida, Ayman Al-Zawahiri, invita i musulmani nordafricani a «liberare la loro terra da spagnoli e francesi»; dicembre: doppio attentato alla sede Onu in Algeri e a un autobus di studenti (decine di morti).

 

2008: giugno: pene sospese con la condizionale e multe di migliaia di euro per sei algerini musulmani convertiti al cristianesimo; Boutéflika sostituisce il primo ministro Abdélaziz Belkhadem con Ahmed Ouyahia (ha già ricoperto la carica due volte in precedenza); agosto: attentato con 60 morti, rivendicato da Aqmi; novembre: il parlamento approva un emendamento della costituzione che consente al presidente Boutéflika di candidarsi per un terzo mandato.

 

2009, aprile: Boutéflika è rieletto per la terza volta; luglio: Nigeria, Niger e Algeria firmano un accordo per la costruzione di un oleodotto (13 miliardi di dollari) per trasportare il petrolio nigeriano attraverso il Sahara fino al Mediterraneo; novembre: disordini seguiti alla partita di calcio Egitto-Algeria portano a tensioni diplomatiche tra i due paesi. 2010 aprile: Algeria, Mauritania, Mali e Niger formano un coordinamento per affrontare la minaccia del terrorismo.

 

2011, gennaio: proteste contro la disoccupazione e gli aumenti dei prezzi dei beni alimentari; due persone uccise negli scontri con le forze di sicurezza; il governo ordina il taglio dei prezzi dei generi alimentari di base; febbraio: il presidente Abdélaziz Boutéflika abolisce lo stato di emergenza (che durava da 19 anni); aprile: Boutéflika istituisce un comitato con l’incarico di suggerire cambi alla costituzione al fine di “rafforzare la democrazia”; agosto: un attacco terroristico kamikaze contro un’accademia militare causa 18 vittime e un gruppo locale di Al-Qaida ne rivendica la paternità; settembre: il presidente pone fine al monopolio di stato su radio e Tv; ottobre: la seconda metropolitana africana è inaugurata ad Algeri; 23 ottobre: la cooperante italiana Rossella Urru, assieme a due colleghi spagnoli, Ainhoa Fernandez del Rincón ed Enric Gonyalons, sono rapiti da un campo di rifugiati sahrawi presso Tindouf.

 

2012, maggio: il Fronte di liberazione nazionale (Fnl), partito al potere, trionfa alle elezioni legislative e ottiene 220 su 463 seggi in parlamento; il suo alleato, il Raggruppamento nazionale democratico, del premier Ahmed Auyahia, ne ottiene 68; l’Alleanza Verde (una formazione islamica moderata) è terza con 48 seggi; alcuni parlamentari dell’opposizione parlano di frodi elettorali; settembre: il presidente Boutéflika nomina primo ministro Abdelmalek Sellal, già ministro delle acque e grande alleato; ottobre: in un’imboscata presso Tizi Ouzou, sulle montagne della Cabilia, l’esercito uccide Boualem Bekai (noto anche come Khaled al-Mig), responsabile delle relazioni esterne della rete terroristica Aqmi; novembre: cresce il livello di allerta per un possibile intervento straniero contro gli islamisti nel vicino Mali; dicembre: il presidente francese François Holland riconosce le sofferenze inflitte dal colonialismo francese in Algeria, ma non giunge a chiedere scusa.

 

2013, gennaio: dozzine di ostaggi stranieri uccisi da militanti islamisti (venuti dal Mali o dal Niger?) durante l’occupazione di 4 giorni di un impianto di gas; un blitz delle forze speciali algerine porta alla liberazione di 16 ostaggi e all’uccisione di 7 ostaggi e 11 militanti; aprile: il presidente Boutéflika è colpito da un infarto e trasportato in Francia per cure: dicembre: il dipartimento della difesa americano decide di rimandare in Algeria due detenuti di Guantanamo contro la loro volontà.

 

2014: gennaio: il Movimento della società per la pace, il più grande partito islamista, dichiara che boicotterà le elezioni presidenziali, dicendosi certo che ci saranno frodi; dubbi sulla possibilità di Boutéflika, in condizioni di salute precarie, di candidarsi per un quarto mandato presidenziale; febbraio: un aereo militare algerino cade nella zona montagnosa del nord-est del paese, causando la morte di 77 degli oltre 100 passeggeri e membri dell’equipaggio; marzo: autorità militari annunciano il rimpatrio di Ahmed Bin Saleh Bel Bacha, detenuto senza processo a Gantamano per 12 anni; aprile: Boutéflika, 77 anni e malato, ottiene l’81,5% dei voti alle elezioni presidenziali; le opposizioni, che hanno boicottato lo scrutinio, gettano dubbi sui risultati; maggio: Abdelmalek Sellal, nominato ancora una volta primo ministro, presenta il nuovo governo; 22 settembre: il poco noto gruppo jihadista Jund Al-Khilafah (“soldati del califfato”) rivendica il rapimento della guida alpina francese Herve Gourdel, poco ore dopo che il gruppo irachene Stato Islamico ha invitato tutti gli islamisti ad attaccare cittadini europei; 24 settembre: combattenti del Jund Al-Khilafah, che hanno chiesto alla Francia di non appoggiare l’Alleanza contro lo Stato Islamico in Iraq e Siria, mettono in rete il filmato della decapitazione di Gourdel, dichiarandosi “alleati” dello Stato Islamico iracheno; ottobre: l’Algeria sigilla le sue frontiere contro il pericolo di infiltrazione di jihadisti; del compito è incaricato il viceministro della difesa e capo di stato maggiore dell’esercito, il gen. Ahmed Gaid Salah (nominato direttamente dal presidente Boutéflika); l’esercito è stato schierato ai confini per affiancare le guardie di frontiera, che da sole non possono controllare migliaia e migliaia di chilometri di deserto; novembre: Boutéflika ricoverato in un ospedale francese, presso Grenoble; 5 dicembre: l’agenzia governativa algerina rende noto che Abdelmalek Gouri, leader del gruppo Jund Al-Khalifah, conosciuto anche come Khaled Abu-Selmane, è stato ucciso con due suoi militanti in un’imboscata a Boumerdes, 50 km ad est di Algeri; fine dicembre: il ministro dell’energia Youcef Yousfi chiede ai paesi dell’Opec di diminuire la produzione di greggio per bloccarne il crollo del prezzo.

 

2015, marzo: le autorità evacuano per precauzione circa 200 lavoratori turchi impegnati nella costruzione di una strada ad est della capitale Algeri; giugno: il New York Times scrive che un raid aereo americano ha ucciso Mokhtar Belmokhtar, leader del gruppo islamista Murabitoun; i sostenitori di Mokhtar negano; settembre: Boutéflika licenzia Mohamed Mediene, per 25 anni il capo dell’intelligence, ritenuto una potente eminenza grigia.

 

2016, gennaio: Boutéflika abolisce in via definitiva il Dipartimento dell’Intelligence e della Sicurezza (Drs) che per venticinque anni ha permeato tutti gli ambiti della società, della politica e della difesa, sostituendolo con la nuova Direzione degli Affari per la Sicurezza (Das), sotto controllo della presidenza; febbraio: il parlamento approva alcune riforme costituzionali che dovrebbero «rafforzare la democrazia nel Paese»; tra queste c’è la reintroduzione del limite di due mandati presidenziali (termine che era stato alzato nel 2008 da Boutéflika per potersi ricandidare e vincere per una terza volta); al Capo dello Stato spetterà nominare il primo ministro, scegliendolo all’interno del partito più grande; i nuovi provvedimenti, inoltre, prevedono la creazione di una commissione elettorale indipendente e il riconoscimento del ruolo delle donne e dei giovani; saranno garantite anche le libertà di riunione e di stampa; un emendamento approvato riconosce il berbero come lingua ufficiale; novembre: inaugurata una centrale elettrica ad energia solare a Sedret-Leghzal, nell’ovest del Paese, della potenza di 20 megawatt (iniziata nel 2014, la centrale è costata 36,1 milioni di euro); la Banca africana di sviluppo (Bad) approva a favore dell’Algeria un finanziamento di 900 milioni di euro destinato al Programma algerino di sostegno alla competitività industriale e l’energia (Pacie), parte del Nuovo modello di crescita economica (Nmce); Boutéflika è ricoverato, per l’ennesima volta, in un ospedale di Grenoble per controlli medici (in segutio all’ictus che, nel 2013, lo ha indebolito e costretto alla sedia a rotelle, il suo stato di salute è spesso oggetto di speculazioni).

 

2018, 12 gennaio: Yennayer, il Capodanno berbero, è per la prima volta celebrato come festa nazionale.

 

2019, 3 marzo: il presidente Boutéflika, ancora in Svizzera per cure mediche, presenta la propria candidatura per un quinto mandato presidenziale; centinaia di persone manifestano per le strade di Algeri, anche nella notte; il presidente fa sapere che, dopo il prossimo voto — fissato al 18 aprile —, nel giro di un anno indirà nuove elezioni; anche gli studenti scendono in piazza; le proteste si estendono alle città di Annaba, Constantine, Bejaia e Guelma.; 11 marzo: l’agenzia di stampa statale annuncia ufficialmente che Boutéflika non si candiderà per un quinto mandato, aggiungendo che le elezioni presidenziali saranno posticipate; Boutéflika nomina il ministro degli interni, Noureddine Bedoui, come nuovo premier algerino, accogliendo le dimissioni di Ahmed Ouyahia.

 

(Aggiornato al 12 marzo 2019)

Nome ufficiale: Repubblica algerina democratica e popolare
Superficie
: 2.381.740 km2
Capitale
: Algeri (2,7 milioni di abitanti – stime 2018)
Lingue
: arabo (ufficiale), francese (lingua franca), berbero della Kabilia, o Tamazight (ufficiale); altri dialetti (tra cui il tachawit tra i berberi chaouia, e il tamahaq tra i tuareg)
Sistema politico
: repubblica presidenziale
Indipendenza:
5 luglio 1962 (dalla Francia)
Capo dello stato
: Abdélaziz Boutéflika (dal 28 aprile 1999)
Primo ministro
: Noureddine Bedoui (dall’11 marzo 2018)
Religioni
: musulmani sanniti (99%), cristiani ed ebrei (meno dell’1%)

 


Popolazione

Abitanti: 41.657.500 (stime luglio 2018)
Gruppi etnici: arabo-berberi (99%), europei (meno dell’1%)
Crescita demografica annua: 1,63 (stime 2018)
Tasso di fertilità: 2,66 figli per donna (stime 2018)
Popolazione urbana: 72,6% (stime 2018)
Mortalità infantile (sotto i 5 anni): 25,2/1.000
Speranza di vita:
77,2 anni (2018)
Analfabetismo (sopra i 15 anni): 19,8%
Prevalenza Hiv: < 0,1% (stime 2018)
Accesso a servizi sanitari adeguati
: 87,6%
Accesso all’acqua potabile: 83,6%



23% della popolazione vive sotto il livello di povertà nazionale

Indice di sviluppo umano: 0,754 (85° su 189 stati)
Prodotto interno lordo: 167,6 miliardi di dollari (630 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo
: 4.023 (15,200 a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Crescita economica annua
: 1,4% (stime 2017)
Inflazione
: 5,6% (2017)
Disoccupazione
: 11,7% (2017)
Risorse naturali
: petrolio, gas naturale, materiali ferrosi, fosfati, uranio, piombo, zinco
Prodotti agricoli
: grano, orzo, avena, uve, olive, cedri, frutta; ovini, bovini
Esportazioni
: petrolio, gas naturale, prodotti petroliferi (34,4 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni
: beni capitali, cibo, beni di consumo (48,5 miliardi di dollari nel 2017)
Debito pubblico
: 27,5% del Pil (stime 2017)

Debito estero: 6,26 miliardi di dollari (fine 2017)


 

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