Angola

Verso l’anno 1000, le popolazioni di lingua bantu si stanziano nella regione, sospingendo ai margini gli originali abitanti (cacciatori e raccoglitori che parlano il khoisan – chiamati boscimani dagli europei). Tra il 14° e il 17° secolo: i bantu creano una serie di regni, tra cui spiccano quelli di Kongo, Mbundu e Ndongo. 1482: la flotta portoghese, comandata da Diego Cão, raggiunge la foce del fiume Congo; i nuovi arrivati costruiscono alcuni forti sulla costa settentrionale del regno del Congo; più tardi (1574), con Paulo Diaz de Novaes, occupano l’intera zona costiera, fondando le città di Luanda (1575) e Benguela. Per tutto il secolo 18°, la colonizzazione portoghese è insidiata dalle ostilità degli olandesi (che occupano Luanda nel 1641-48), della regina locale Nzinga Mbandi, e di altri re del Congo (Kiluange, Kanini, Mandune). Il territorio diventa uno dei principali centri di rifornimento per la tratta degli schiavi; lo rimane fino al secolo 19°. 1836: abolizione della schiavitù.

 

Dopo la conferenza di Berlino (1884), che divide l’Africa tra le potenze europee, il Portogallo intensifica la penetrazione militare; solo dopo 30 anni di campagne (1890-1921), Lisbona riesce a “pacificare” la colonia. 1900: i coloni portoghesi sono circa 10mila (saranno 80mila nel 1950; 350mila nel 1974); l’economia coloniale è basata sullo sfruttamento delle risorse minerarie e agricole (diamanti e caffè).

 

1951: sotto la dittatura di Caetano e di Salazar, Lisbona risponde alle richieste indipendentiste delle colonie con la loro trasformazione in province d’oltremare. 1956: nasce il Movimento popolare per la liberazione dell’Angola (Mpla); inizia la guerriglia. 1961: un gruppo di militanti dell’Mpla prende d’assalto le prigioni di Luanda e altri punti strategici della capitale; sanguinose rivolte nelle piantagioni, con 50mila morti; negli anni successivi, nascono il Fronte nazionale di liberazione angolano (Flna), capeggiato da Holden Roberto, l’Unione nazionale per l’indipendenza totale dell’Angola (Unita), guidata da Jonas Savimbi, e il Fronte di liberazione di Cabinda (Flec). 1964: sotto la presidenza di Agostinho Neto, l’Mpla definisce la strategia della guerra popolare e invita le altre colonie portoghesi (Mozambico e Guinea-Bissau) a fare altrettanto.

 

1974: in Portogallo, il Movimento delle forze armate rovescia la dittatura e riconosce il diritto delle colonie all’indipendenza. Mpla, Unita ed Fnla partecipano, con il Portogallo, a un governo di transizione. 1975, gennaio: Accordi di Alvor sul funzionamento dell’amministrazione ad interim. I tre movimenti sono però inconciliabili: l’Flna è appoggiato dai servizi segreti americani e riceve aiuti militari dallo Zaire di Mobutu; l’Unita è spalleggiata dal Sudafrica e dai coloni portoghesi; l’Mpla è alleato con i paesi socialisti (in particolare, Cuba); gli accordi non vengono applicati. L’Flna e l’Unità scatenano una serie di attacchi contro l’Mpla per il controllo della capitale. In settembre e ottobre, lo Zaire invade l’Angola da nord; il Sudafrica assiste l’Unita da sud. L’11 novembre, giorno previsto come fine della colonia, l’Mpla proclama l’indipendenza dell’Angola. Agostinho Neto diventa il primo presidente.

 

1976: l’Onu riconosce il governo dell’Mpla. 1979, 10 settembre, muore Agostinho Neto; gli succede José Eduardo Dos Santos; la guerra civile continua. 1981: il Sudafrica lancia l’operazione Smokeshell, utilizzando 15mila soldati, mezzi blindati e aerei (ufficialmente, per snidare le basi dei guerriglieri della Swapo, il movimento di liberazione della Namibia; in verità, per creare una “zona franca” in cui l’Unita possa installare un secondo governo); 50mila soldati cubani assistono l’Mpla nel respingere l’attacco. 1985, febbraio: il governo dell’Mpla firma un trattato con lo Zaire; 1986: il Congresso degli Stati Uniti, unico Paese occidentale a non riconoscere il MPLA al momento dell’indipendenza, vota a favore di forniture militari all’UNITA; Savimbi è accolto trionfalmente da Reagan a Washington; le truppe sudafricane entrano spesso in Angola per sostenere l’Unita.

 

1988, dicembre: un accordo firmato a New York tra Angola, Sudafrica e Cuba pone fine al conflitto tra Luanda e Pretoria, stabilisce l’indipendenza della Namibia e sancisce il ritiro delle truppe sudafricane e cubane dall’Angola; subito dopo, l’attività di guerriglia riprende. 1989: Dos Santos e Jonas Savimbi si accordano per un cessate-il-fuoco, che dura pochissimo; i combattimenti riprendono.

 

1990: Savimbi riconosce il presidente dos Santos. 1991, aprile: l’Mpla abbandona il marxismo-leninismo e opta per la social-democrazia; maggio: nuova legge sui partiti politici; amnistia politica; partenza degli ultimi cubani; 31 maggio: un accordo di pace (a Estoril, in Portogallo) pone fine a 16 anni di guerra civile. 1992, settembre: l’Mpla vince le elezioni; Savimbi rifiuta il verdetto e riprende la guerra (sempre sostenuto da Washington). 1993: l’Onu impone sanzioni contro l’Unita; gli Usa riconoscono l’Mpla.

 

1994: il Protocollo di Lusaka (Zambia), firmato da governo Spla e Unita, porta a un governo di unità nazionale. 1995: Dos Santos e Savimbi si incontrano e si accordano per un impegno comune per la pace; arrivano 7.000 soldati dell’Onu. 1996: i due leader convengono di formare un esercito nazionale. 1997, aprile: inaugurazione di un governo di unità nazionale, ma Savimbi rifiuta di assumere un ministero e non presenzia la cerimonia di inaugurazione della nuova compagine governative; maggio: cresce la tensione; alcune truppe dell’Unita sono integrate nell’esercito nazionale.

 

1998: riprendono gli scontri su vasta scala (migliaia di morti nei successivi 4 anni); l’Angola interviene nella guerra nell’Rd Congo al fianco del presidente Luarent-Desiré Kabila. 1999; l’Onu ritira il contingente di pace e le forze governative lanciano un’offensiva contro l’Unita.

 

2002, 22 febbraio: Savimbi è ucciso da militari governativi; 3 aprile: è firmata la pace a Luanda; giugno: l’Unita inizia a smobilitare la propria ala armata; l’Onu chiede aiuti per migliaia di rifugiati che stanno tornando in patria dopo la pace; l’organismo Medici senza Frontiere perla di 500.000 angolani in preda alla fame più nera; l’Unita dichiara di aver concluso la smobilitazione del suo esercito, e il ministro dalla difesa angolano proclama: «La guerra è davvero finita».

 

2003, giugno: l’Unita (divenuta partito) elegge Isaias Samakuva come successore di Savimbi. 2004, da aprile in poi: decine di migliaia di stranieri, impegnati nella ricerca di diamanti, sono espulsi (a dicembre il governo parlerà di 300mila stranieri espulsi); settembre: la produzione di greggio raggiunge 1 milione di barili al giorno. 2005, febbraio: migliaia di persone protestano nell’enclave di Cabinda e chiedono l’autonomia; marzo-maggio: 300 persone muoiono per un virus (marburg) più letale dell’ebola; giugno: visita del premier cinese Wen Jiabao, che promette nuovi crediti per 2 miliardi di dollari (oltre ai 3 miliardi già dati in precedenza).

 

2006, agosto: firma di un accordo di pace con un gruppo separatista nel nord dell’enclave di Cabinda; ottobre: l’agenzia Onu per i rifugiati inizia il rimpatrio degli angolani fuggiti nell’Rd Congo durante la guerra civile.

 

2007, febbraio: dos Santos promette le elezioni politiche nel 2008 e le presidenziali nel 2009. 2008, settembre: prime elezioni politiche dopo 16 anni. 2009, marzo: Benedetto XVI, in pellegrinaggio a Luanda, celebra la messa davanti a oltre un milione di gente; ottobre: l’Angola espelle cercatori di diamanti illegali congolesi, e l’Rd Congo espelle 20mila angolani; dicembre: dos Santos suggerisce che le elezioni presidenziali debbano attendere almeno altri 3 anni; la compagnia petrolifera nazionale, la Sanangol, firma due accordi per estrarre petrolio in Iraq.

 

2010, gennaio: l’Angola ospita la Coppa d’Africa di calcio; l’autobus che trasporta la nazionale togolese è attaccato da ribelli separatisti di Cabinda; quattro attivisti (tra cui un prete cattolico, padre Raul Tati) del movimento separatista Fronte di liberazione dell’enclave di Cabinda-Posizione militare (Flec-Pm) sono arrestati; il parlamento approva la nuova costituzione, che rafforza i poteri del presidente e abolisce la diretta elezione per questa carica (il capo della lista del partito vincente diventerà automaticamente il capo dello stato); luglio: si parla di primi contatti tra ribelli e governo, dopo l’attacco di gennaio, ma i leader del movimento all’estero negano ogni volontà di resa; settembre: visita di stato di Joseph Kabila, presidente dell’Rd Congo, per riallacciare i legami tra i due paesi, che si erano deteriorati nel 2009, dopo le espulsioni di immigrati irregolari congolesi da parte dell’Angola; ottobre: un rapporto dell’Onu afferma che le uccisioni di rwandesi hutu nell’Rd Congo (dal 1994 al 2003) potrebbero ammontare a “genocidio”; tra gli stati accusati, oltre a Rwanda, Burundi, Uganda e Zimbabwe, c’è anche l’Angola; novembre: un convoglio di minatori cinesi operanti nell’enclave di Cabinda è fatto aggetto di un attacco, e una fazione del gruppo di separatisti del Flec rivendica l’azione; gli Stati Uniti invitano l’Angola a indagare su accuse di stupri commessi contro donne deportate di recente nell’Rd Congo.

 

2011, marzo: oltre 20mila persone scendono in piazza in appoggio al presidente dos Santos, dopo che una campagna lanciata dai social media ha fatto appello alla popolazione perché manifesti contro il governo; Human Rights Watch accusa il governo di sostenere una campagna di intimidazione contro le proteste anti-governative; dicembre: passa una legge contro le frodi elettorali in vista delle elezioni generali previste verso la metà del 2012.

 

2012, febbraio: l’opposizione minaccia di sabotare le elezioni, se la presidente della commissione elettorale non sarà rimossa, perché «non indipendente, in quanto leader della lega donne dell’Mpla»; maggio: la Corte suprema annulla la nomina della presidente della commissione elettorale; settembre: l’Mpla vince le elezioni parlamentari; ottobre: l’Angola vara il proprio fondo sovrano (5 miliardi di dollari) finanziato dai proventi del petrolio per infrastrutture e progetti alberghieri.

2013: l’Angola figura nella lista dei 38 paesi che hanno raggiunto gli obiettivi di sviluppo nella lotta contro la fame; novembre: il capo dei servizi segreti è licenziato, in seguito alla pubblicazione di un rapporto del ministero degli esteri in cui i servizi di sicurezza sono accusati di aver rapito e ucciso due attivisti.

 

2014, maggio: il primo censimento nazionale dal 1970 pone la popolazione angolana a 24,3 milioni; alcuni attivisti accusano la polizia di averli malmenati e trattenuti in seguito a una manifestazione di protesta contro l’uccisione di compagni attivisti; novembre: Amnesty International accusa le forze di sicurezza di uccisioni extragiudiziali e di eccessivo uso della forza nella soppressione del dissenso contro il governo; dicembre: gruppi per i diritti umani protestano contro il «crudele e disumano trattamento degli immigranti da altre nazioni africane» (oltre 3.000 gli immigrati fermati in Luanda).

 

2015, aprile: Eni avvia, due settimane prima rispetto a quanto previsto dal piano, la produzione del giacimento a olio Cinguvu del West Hub Development Project, nel Blocco 15/06; il progetto sottomarino consentirà lo sviluppo dei campi petroliferi di Kakocha, Bavuca e Mondo South, con un totale di circa 190 milioni di barili di petrolio di riserve recuperabili e con un picco di produzione attesa di circa 70.000 barili al giorno; aprile: ancora avvolto nel mistero la morte di 200 membri (l’opposizione parla di 1.000) della setta religiosa “Luce del mondo”, uccisi dalle forze di sicurezza per vendicare l’uccisione di 9 poliziotti; il capo-fondatore della setta, José Julino Kalupeteka, è stato arrestato; maggio: Rafael Marques, attivista anti-corruzione, è condannato a 6 mesi carcere (pena sospesa) per aver diffamato alcuni generali in un libro sulle violenze presenti nell’industria diamantifera angolana; luglio: in un comunicato ufficiale, la commissione episcopale “giustizia e pace” della chiesa cattolica chiede al Governo maggiore trasparenza sugli introiti dei commerci con i Paesi stranieri, «al fine di evitare le speculazioni»; forti le denunce dei presuli: la qualità della vita dei cittadini è a livelli estremamente bassi; nella capitale l’80% dei cinque milioni di abitanti «vivono in condizioni di povertà; solo il 30% delle famiglie dispone di acqua potabile; 2/3 della popolazione sopravvive con 1,4 euro al giorno; agosto: il Fronte di liberazione dell’Enclave di Cabinda (Flec) riferisce di scontri avuti con le forze governative.

 

2017, agosto: dopo 38 anni, l’Angola ha un nuovo presidente: João Lourenço, 63 anni, ex generale, ministro della Difesa e vice presidente dell’Mpla, delfino di dos Santos; il partito al governo ha stravinto le elezioni (dos Santos aveva deciso di non candidarsi); novembre: grandi pressioni sui figli dell’ex presidente perché di dimettano dai troppi posti chiavi in cui li aveva messi il padre; il nuovo presidente Lorenco licenzia Isabel dos Santos, figlia dell’ex presidente José dos Santos, dalla carica di capo della Sonangol, la compagnia petrolifera di stato; la primogenita dell'ex presidente José Eduardo dos Santos, ritenuta la donna più ricca d’Africa, era conosciuta come “la principessa del petrolio”; il nuovo leader promette di far piazza pulita dei troppi illeciti nepotistici; il ministro degli esteri, Manuel Augusto, invita 154 tecnici Nord Coreani a lasciare il paese; l’Angola figura tra le nazioni africane sospettate dall’Aonu di mantenere relazioni militari con il paese asiatico; la “nuova” Angola di João Lourenço è intenzionata a rispettare le decisione del Consiglio di sicurezza dell’Onu in termini di sanzioni internazionali; dicembre: la Sonangol annuncia una investigazione sulle “possibili appropriazioni indebite” da parte di Isabel dos Santos.

 

2018, gennaio: continuano i licenziamenti dei familiari e parenti dell’ex presidente da posti di prestigio nell’amministrazione pubblica; il presidente João Lourenço dice: «Non ci sono tensioni tra me e il mio predecessore», ma ripete che vuole distanziarsi dal «clan dei dos Santos»; pochi giorni dopo, il nuovo leader rimuove José Filomeno, figlio dell’ex presidente, dalla presidenza del Fondo sovrano dell’Angola (5 miliardi di dollari); l’ex presidente commenta: «Capisco che i cambiamenti sono necessari, ma non devono per forza essere così radicali»; febbraio: i pubblici ministeri aprono una nuovo inchiesta su possibili trasferimenti illeciti di capitali in avvenuti nella Sonangol sotto la gestione di Isabel dos Santos; il nuovo capo esecutivo della compagni petrolifera di stato, Carlos Saturnino, parla di trasferimenti di decine di milioni di dollari fatti dalla figlia dell’ex presidente a una compagnia in Dubai.

 

(Aggiornato al 5 marzo 2017)

Nome ufficiale: Repubblica di Angola
Superficie
: 1.246.700 km2
Capitale
: Luanda (5,5 milioni di abitanti)
Lingue
: portoghese (ufficiale), umbundu, kimbundu, kikongo, chokwe, nhaneca, e altre lingue bantu
Sistema politico
: repubblica presidenziale
Indipendenza
: 11 novembre 1975 (dal Portogallo)
Capo di stato e di governo
: João Manuel Gonçalves Lourenço (dal 26 settembre 2017)

Religioni: religioni tradizionali (33%), cattolici (50%), cristiani non cattolici (17%), musulmani (0.13%)

 


Popolazione

Abitanti: 29.310.000 (stime luglio 2017)
Gruppi etnici
: ovimbundu (37%), kimbundu (25%), bakongo (13%), mulatti (2%), europei (1%); altri (22%)
Crescita demografica annua
: 3,52% (2017)
Tasso di fertilità
: 6,16 figli per donna (2017)
Popolazione urbana
: 45,6%
Mortalità infantile (sotto i 5 anni): 156,9/1.000
Speranza di vita: 60,2 anni
Analfabetismo
(sopra i 15 anni): 28,9%
Prevalenza Hiv
: 1,9% (2016)
Accesso a servizi sanitari adeguati
: 51.6%
Accesso all’acqua potabile
: 49%

 


Economia

40,5% della popolazione vive sotto la soglia della povertà

Indice di sviluppo umano: 0,533 (150° su 188 paesi)

Prodotto interno lordo: 124 miliardi di dollari (192 miliardi a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo
: 4.230 dollari (6.800 dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Crescita economica annua
: 1,5% (20174)
Inflazione
: 30,9% (2017)
Risorse naturali
: petrolio (50% del Pil; oltre il 70% del bilancio del governo; oltre il 90% delle esportazioni), diamanti, materiali di ferro, fosfati, rame, feldspati, bauxite, uranio, oro, cemento; pesce
Prodotti agricoli: banane, canna da zucchero, caffè, sisal, mais, cotone, manioca, tabacco, verdure; bestiame; prodotti forestali; pesce
Esportazioni
: greggio, diamanti, prodotti petroliferi raffinati, caffè, sisal, cotone, pesce, legname (per 33,82 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni
: macchinari, apparecchiature elettriche, veicoli, pezzi di ricambio; medicinali, cibo, tessili, equipaggiamento bellico (per 23 miliardi di dollari nel 2017)
Debito estero
: 27,34 miliardi di dollari (fine 2017)

 

 

 


 

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