Benin

Fino al 17° secolo la storia del Benin non può essere separata da quella dell’intera Africa occidentale divisa in numerosi piccoli principati. Nel 17° sec. la popolazione ewe dà vita a due regni: Hogbonu (oggi Porto-Novo) e Abomey, nell’interno. I re fon di Abomey organizzano uno stato centrale più esteso dell’attuale Benin. Il regno accetta di commerciare con gli europei, e la principale mercanzia sono i prigionieri di guerra venduti come schiavi in cambio di armi. Per più di un secolo, in media 10.000 schiavi l’anno sono trasportati nelle Americhe, molti in Brasile e nei Caribi, e una gran parte ad Haiti. Il Benin diventa la zona forse più frequentata dagli europei; la zona meridionale può rivendicare il titolo di “Costa degli schiavi”.

 

1818: la Gran Bretagna proibisce la tratta degli schiavi, ma re Ghézo (1818-1856) continua la tratta clandestina verso il Brasile e Cuba; promuove anche lo sviluppo dell’agricoltura e adotta un ferreo monopolio statale sul commercio estero. 1889: re Benhanzin, nipote di Ghézo, eredita un regno prospero, sul quale incombe la minaccia coloniale. 1891: arriva l’esercito francese, che, un anno dopo, occupa la capitale; il re e il suo esercito ripiegano nella foresta, dove continuano la resistenza fino al 1894.

 

1906: re Benhanzin muore in esilio in Martinica. I colonialisti distruggono la struttura centralizzata dell’antica monarchia fon, costringendo la manodopera locale al lavoro forzato. Dopo la seconda guerra mondiale, il popolo del Dahomey (nome attribuito dai francesi) progredisce rapidamente, dando vita a sindacati e partiti politici. Molto attivo è un gruppo di nazionalisti, educati in Europa, guidati da Louis Hunkanrin: per 20 anni combattono il lavoro forzato e sfidano la proibizione di qualunque tipo di organizzazione politica. Hunkanrin fonda la Lega dei diritti umani, che è ferocemente repressa con l’incendio di 100 villaggi (5.000 morti); Hunkanrin è esiliato in Martinica.

 

1946: il Dahomey diventa territorio d’oltremare della Francia. 1958: autogoverno, in seno alla Comunità Francese; presidente dell’Assemblea nazionale (parlamento) è Justin Ahomadégbè-Tomêtin. 1960, 1° agosto: indipendenza dalla Francia, che non può più sostenere economicamente il Dahomey; il governo autonomo eredita un’economia disastrata e una società divisa dalla corruzione coloniale; ha inizio un periodo di grande instabilità, con 12 governi civili e militari in 16 anni; il Partito dahomeiano dell’unità (Pdu) vince le elezioni parlamentari e il suo leader, Hubert Maga, diventa il primo presidente del paese.

 

1963: Maga è deposto da un colpo di stato orchestrato dal capo di stato maggiore, il col. Christophe Soglo; il Dahomey entra nel Fondo monetario internazionale. 1964: Sourou-Migan Apithy è eletto presidente; primo ministro è Justin Ahomadégbè-Tomêtin. 1965: Soglo, ora generale, costringe il presidente a dimettersi; viene formato un governo provvisorio; dicembre, il gen. Soglo assume il potere. 1967: colpo di stato del maggiore Maurice Kouandété; il col. Alphonse Alley rimpiazza Soglo alla testa dello stato. 1968: la giunta militare nomina il dr. Émile-Derlin Zinsou presidente. 1969: Kouandété depone Zinsou.

 

 

1970: le elezioni presidenziali sono interrotte; il potere è assegnato a un Consiglio presidenziale formato da Justin Ahomadégbè-Tomêtin, Sourou-Migan Apithy e Hubert Maga, che hanno ricevuto circa gli stessi voti; Maga è il primo a fungere da presidente per due anni. 1972: la presidenza passa ad Ahomadégbè-Tomêtin; ottobre: il maggiore Mathieu Kérékou prende il potere; i membri del Consiglio presidenziale sono arrestati. 1973: viene creato il Consiglio nazionale rivoluzionario (Cnr), i cui rappresentanti sono scelti da ogni angolo del paese.

 

1975, novembre: il Dahomey assume il nome di Repubblica popolare del Benin; il Partito della rivoluzione popolare del Benin (Prpb) è l’unico partito riconosciuto. 1977: il Cnr adotta la “Legge fondamentale” e crea nuove strutture governative. 1979: elezioni per la nuova Assemblea nazionale rivoluzionaria (Anr); il Comitato esecutivo nazionale (Cen) sostituisce il Cnr.

 

1980: l’Anr elegge Kérékou presidente (è il solo candidato). 1981: i membri del precedente Consiglio presidenziali sono liberati. 1984: l’Anr porta gli anni di un mandato presidenziale da 3 a 5; il numero dei commissari del popolo è ridotto da 336 a 196; l’Anr rielegge Kérékou presidente (ancora il solo candidato). 1987: Kérékou dà le dimissioni dall’esercito. 1988: due falliti colpi di stato. 1989: elezione dei commissari (portati a 206); il paese accetta le misure di aggiustamento strutturale chieste dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale; Kérékou rieletto per un terzo mandato; il marxismo-leninismo, l’ideologia ufficiale, è abbandonato; segue una lunga serie di manifestazioni e scioperi antigovernativi.

 

1990: continuano le agitazioni; Kérékou incontra i leader dissidenti; accordo sulle riforme costituzionali e sulle elezioni presidenziali con più candidati; marzo: iniziano le riforme; cancellato l’aggettivo “popolare” dal nome ufficiale del paese (diventa Repubblica di Benin); dicembre: un referendum approva i cambi della costituzione. 1991, febbraio: alle elezioni legislative nessun partito ottiene una qualificata maggioranza; il gruppo maggiore è un’alleanza dei partiti pro-Soglo; marzo: nelle prime elezioni presidenziali multipartitiche Nicéphore Soglo sconfigge Kérékou, al quale è garantita l’immunità per quanto ha fatto dall’ottobre 1972.

 

1992: la moglie di Soglo crea il Partito della rinascita del Benin (Prb). 1995: il Prb vince le parlamentari e forma il nuovo governo. 1996, marzo: dopo le elezioni presidenziali, caratterizzate da irregolarità, la corte costituzionale dichiara Kérékou presidente. 1998: alle elezioni parlamentari (con la partecipazione di 56 formazioni politiche) vince il partito del presidente; il primo ministro, Adrien Houngdedji, si dimette e le sue funzioni sono affidate a Kérékou. 1999: dopo nuove elezioni parlamentari, viene formato un nuovo governo con rappresentanti di 10 partiti.

 

2000: Kérékou denuncia un complotto contro il suo governo da parte di ufficiali. 2001, marzo: alle elezioni presidenziali, nessuno dei 17 candidati ottiene la maggioranza dei voti; al secondo ballottaggio Kérékou è dichiarato vincitore; aprile: una nave, con a bordo decine di bambini, pone il Benin al centro di un’indagine internazionale, che rivela come la piaga della tratta colpisca questo paese e altri nella regione (6.000 bambini beninesi sarebbero sfruttati come manodopera schiava in Nigeria). 2002: il Benin aderisce alla Comunità degli stati sahelo-sahariani; dicembre: prime elezioni locali multipartitiche.

 

2003, gennaio: approvata una legge contro le mutilazioni genitali femminili; marzo: alle elezioni parlamentari i partiti che appoggiano Kérékou ottengono 52 degli 83 seggi disponibili; dicembre: incidente aereo a Cotonou (140 vittime). 2004, luglio: Benin e Nigeria acconsentono di ridisegnare il comune confine.

 

2005, marzo: una compagnia di telecomunicazione americana è multata, dopo aver ammesso di aver finanziato con milioni di dollari la campagna elettorale di Kérékou nel 2001; maggio: l’Unicef rivela che 50mila bambini sono venduti ogni anno dal paese, per lo più verso la Nigeria; luglio: la Corte internazionale di giustizia assegna al Benin gran parte delle contese isole rivierasche lungo il confine Benin-Niger.

 

2006, marzo: l’ex banchiere Thomas Yayi Boni, nuova figura politica, si candida come indipendente alle elezioni presidenziali e vince al secondo turno; Kérékou non può parteciparvi per limiti di età; dopo 30 anni, finisce l’era Kérékou; marzo-aprile: la Banca mondiale e la Banca africana di sviluppo approvano una riduzione del debito estero del Benin, come parte delle misure adottate dal G8 di Gleneagles (Scozia, 2005); maggio: gli studenti protestano contro la visita del ministro degli interni francese Nicolas Sarkozy, colpevole di aver introdotto una legge che rende difficile l’immigrazione di lavoratori non specializzati in Francia.

 

2007, aprile: la coalizione del presidente Yayi vince le elezioni parlamentari; luglio: il presidente guida una marcia di sostenitori per protestare contro la dilagante corruzione. 2008, aprile: alle elezioni municipali, i partiti alleati al presidente ottengono la maggioranza, ma i consigli delle principali città del sud vanno ai partiti di opposizione.

 

2009, febbraio: il Benin annuncia la scoperta di «significative quantità» di petrolio off-shore, presso Seme, una città sul confine con la Nigeria; aprile: l’Unione europea bandisce il volo degli aerei beninesi nei cieli europei, perché ritenuti insicuri.

 

2010, agosto: festeggiamenti per i 50 anni di indipendenza; 50 degli 83 parlamentari chiedono una mozione di sfiducia nei confronti del presidente Yayi, accusato di una presunta truffa in cui migliaia di cittadini hanno perso i risparmi di una vita; ottobre: forti alluvioni colpiscono il paese, provocando migliaia di sfollati.

 

2011, marzo: Yayi vince le elezioni presidenziali e ottiene un secondo mandato; il suo avversario, Adrien Houngbédji, parla di frode elettorale; aprile: Yayi presta giuramento; maggio: alle elezioni legislative il partito di Yayi e alleati ottengono il controllo del parlamento; agosto: il mare al largo del Benin è considerato pericoloso per la presenza di pirati; il parlamento abolisce la pena di morte; novembre: Papa Benedetto XVI visita il Benin.

 

2012, gennaio: Yayi è eletto presidente dell’Unione africana per un anno, preferito al nigeriano Goodluck Jonathan; ottobre: la nipote di Yayi, il suo dottore personale e un ex ministro sono arrestati con l’accusa di aver tentato di avvelenare il presidente.

 

2013, marzo: la polizia dice di aver sventato un colpo di stato contro Yayi e arresta un membro del governo e una seconda persona, sospettati di essere implicati nel tentato avvelenamento del 2012.

 

2014, maggio: Yayi è tra i leader dell’Africa dell’ovest ad accordarsi per un coordinamento della lotta contro il movimento islamista nigeriano Boko Haram; settembre: il presidente critica i costi di una nuova tornata elettorale e dice che non ci sono fondi; la dichiarazione è subito interpretata come un suo tentativo di rimanere aggrappato al potere.

 

2015, maggio: il partico del presidente vince le elezioni parlamentari, senza però ottenere la maggioranza in parlamento; giugno: Yayi nomina Lionel Zinsou – un banchiere nato in Francia – primo ministro (posto rimasto vacante dall’agosto 2013); non potendo Yayi presentarsi per la terza volta, la mossa è vista come una candidature di Zinsou alla sua successione.

 

2016, 6 marzo: al primo turno delle elezioni presidenziali, Zinsou è primo con il 28% dei voti, seguito dall’uomo d’affari Patrice Talon (33 i contendenti); 21 marzo: al secondo turno, Talon ottiene il 65,39% dei voti, precedendo Zinsou (34,67%); 6 aprile: Talon presta giuramento come presidente.

 

2017, aprile: il parlamento rigetta la proposta di legge, presentata dal nuovo presidente, di restringere la durata in carica del capo di stato a un solo termine di 6 anni, e di rendere il presidente e i membri del parlamento immuni da misure restrittive, quali il fermo di polizia o la custodia cautelare; Annesty International denuncia che le autorità continuano a limitare i diritti alla libertà di espressione e di riunione pacifica; 14 prigionieri sono tuttora nel braccia della morte, nonostante l’abolizione della pena capitale; le autorità limitano le visite di gruppi della società civile negli istituti di pena.

 

2018, febbraio: una petroliera con a bordo 22 membri dell’equipaggio di origine indiana, scompare nel Golfo di Guinea, al largo delle coste di Benin; l’episodio avviene a meno di un mese dal sequestro, avvenuto nella stessa zona, di un’altra nave, rilasciata solo dopo il pagamento di un riscatto; secondo l’Ufficio marittimo internazionale, il Golfo di Guinea è la zona più prolifica al mondo in termini di atti di pirateria, più della stessa Somalia.

 

(Aggiornato al 2 marzo 2018)

Nome ufficiale: Repubblica di Benin
Superficie
: 112.622 km2
Capitale
: Porto Novo; Cotonou, sede del governo
Lingue
: francese (ufficiale), fon, yoruba, mina, adja
Sistema politico
: repubblica presidenziale
Indipendenza
: 1° agosto 1960 (dalla Francia)
Capo di stato e del governo
: Patrice Talon (dal 6 aprile 2016)

Religioni: cattolici (27%), altri cristiani e sette (12%), musulmani (13%), seguaci delle religioni tradizionali (48%)

 


Popolazione

 

Abitanti: 11.038.000 (stime luglio 2017)
Gruppi etnici
: fon (38,4%), adja (15,1%), yoruba (12%), bariba (9,6%), peul-fulani (8,6%), ottomari (6,1%), yoa-lokpa (4,3%), dendi (2,9), altri (2,8%)
Crescita demografica annua
: 2,71% (2017)
Tasso di fertilità
: 4,77 figli per donna (2017)
Popolazione urbana
: 44,8% (2017)
Mortalità infantile
(sotto i 5 anni): 85,3/1.000
Speranza di vita
: 62,3 anni
Analfabetismo
(sopra i 15 anni): 61,6%
Prevalenza Hiv
: 1% (2016)
Accesso a servizi sanitari adeguati
: 19,7%
Accesso all’acqua potabile
: 77,9% 

 


Economia

 36,2% della popolazione vive sotto la soglia di povertà

Indice di sviluppo umano: 0,485 (167° su 188 stati)

Prodotto interno lordo: 9,4 miliardi di dollari (25,29 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo
: 851 dollari (2.200 dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Crescita economica annua
: 5,4% (2017)
Inflazione
: 2% (2017)
Risorse naturali
: giacimenti di petrolio off-shore, calcari, marmi, legname
Prodotti agricoli
: cotone, mais, cassava, yam, legumi, olio di palma, arachidi, anacardi; bestiame
Esportazioni
: cotone, anacardi, burro di shea, tessili, prodotti di palma, frutti di mare (per 1,76 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni
: beni capitali, cibo, prodotti petroliferi (2,45 miliardi di dollari nel 2017)
Debito estero
: 2,71 miliardi di dollari (fine 2017)

 


 

Link istituzionali:

Sito governativo

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