Burkina Faso

10°-11° sec.: l’aristocrazia guerriera del popolo mossi s’impone sugli altri gruppi della regione e nasce l’impero mossi. Nei due secoli successivi si formano altri regni organizzati: Yatenga, Gouiriko, Liptako, Ouagadougou... 18°-19° sec.: i mossi e i mande respingono i tentativi di assorbimento compiuti dagli imperi del Mali e del Songhai, come pure le invasioni dei fulani. 1895: truppe francesi invadono le pianure centrali e piegano con la forza i regni mossi. 1896: i vari regni del territorio diventano protettorato francese.

 

1903: con il nome di Alto Volta, il territorio è annesso alla colonia dell’Alto Senegal-Niger. 1916: insurrezione repressa ferocemente; molta gente si rifugia in Ghana. 1919: l’Alto Volta diventa territorio dell’Africa Occidentale Francese. 1932: il paese è suddiviso tra Costa d’Avorio e Sudan Francese. 1947: l’Alto Volta è ricostituito come territorio a sé. 1958: l’Alto Volta diventa repubblica autonoma in seno alla Comunità francese.

1960, 5 agosto: indipendenza; l’Unione democratica voltiana (Udv) vince le elezioni e porta alla presidenza Maurice Yaméogo. 1965: l’Udv rivince le elezioni e Yaméogo è riconfermato. 1966, gennaio: dopo disordini dovuti a un programma governativo di austerità, Yaméogo è deposto dal generale Sangoulé Lamizana. 1970: la nuova costituzione consente a Lamizana di rimanere al potere fino al 1975, quando sarà rimpiazzato da un presidente eletto; Gérard Ouédraogo è nominato primo ministro. 1974: Lamizana licenzia Ouédraogo e dissolve il parlamento. 1977: una nuova costituzione riconosce il multipartitismo e consente a Lazimana di rimanere in carica. 1978: Lamizana vince le elezioni in modo fraudolento; siccità, fame, moria del bestiame; un quarto della popolazione emigra nei paesi vicini.

 

1980: Lamizana è defenestrato dal colonnello Saye Zerbo. 1982: il maggiore Jean-Baptiste Ouédraogo prende il potere con un colpo di stato dopo una prolungata conflittualità sindacale. 1983: il giovane ufficiale Thomas Sankara, molto popolare per l’impegno contro la corruzione e per la grande esperienza organizzativa dimostrata nell’assistere le vittime della siccità, prende il potere e adotta radicali politiche “di sinistra”. 1984: l’Alto Volta è rinominato Burkina Faso (“il paese degli uomini giusti”); si dà il via alla riforma agraria, sono costituiti tribunali popolari di giustizia e vengono create istituzioni politiche democratiche; Sankara, alla guida del Consiglio nazionale rivoluzionario (Cnr), lancia una campagna contro la corruzione.

 

1987, 15 ottobre: con un sanguinoso colpo di Stato, Blaise Compaoré (vice e amico di Sankara), defenestra Sankara e lo giustizia assieme ai suoi 12 12 colllaboratori più stretti; Compaoré ha sposato Chantal Compaoré (nata Chantal Terrasson), nipote del presidente della Costa d’Avorio Félix Houphouët-Boigny; Compaoré descrive l'uccisione di Sankara come un “incidente” (ed è questa la versione ancora ufficiale); dopo aver assunto la presidenza, annulla molte delle riforme portate avanti da Sankara, giustificandosi dicendo che la sua politica era una "correzione di rotta” nella rivoluzione burkinabè: costruisce il palazzo del governo, acquista un aereo presidenziale e annuncia una politica economica aperta all’iniziativa privata e ai capitali stranieri. 1989: 4 militari di alto rango, accusati di aver attentato alla vita del capo dello stato, sono fucilati.

 

1990: Compaoré introduce timide riforme democratiche. 1991: la nuova costituzione riconosce il multipartitismo, fissa la divisone dei poteri e riduce le prerogative presidenziali; 1° dicembre: Compaoré è eletto presidente (90,4% dei voti) in un voto boicottato dall’opposizione (vota soltanto il 21% degli aventi diritto); il Fronte popolare rinuncia all’ideologia marxista. 1992, maggio: il partito di Compaoré, l’Organizzazione per la democrazia popolare-Movimento del lavoro (Odp-Mt), vince le elezioni legislative (48,2% dei voti), ottenendo 78 dei 107 seggi in parlamento; giugno: formazione di un governo di coalizione con altri sei partiti.

 

1995: l’opposizione boicotta le elezioni amministrative; l’Odp-Mt conquista il potere in 26 delle 33 maggiori città; il governo prosegue nella politica di liberalizzazione; giugno: il paese entra nell’Organizzazione mondiale del commercio. 1996: il Fondo monetario internazionale approva prestiti per 57 milioni di dollari; 4.000 persone muoiono di meningite. 1997: la siccità dimezza la produzione alimentare; febbraio: l’Odp-Mt si confedera con una decina di partiti e dà vita al Congresso per la democrazia e il progresso (Cdp).

 

1998: Compaoré vince le elezioni presidenziali, boicottate dall’opposizione. 1998: il giornalista Norbert Zongo è assassinato (un’indagine indipendente proverà la natura politica dell’assassinio). 1999, giugno: sciopero generale contro la deplorevole situazione economica e le molte violazioni dei diritti umani; agosto: la Soremib, la maggiore compagnia mineraria statale, annuncia la chiusura della miniera d’oro di Poura, la maggiore del paese.

 

2000, dicembre: un rapporto dell’Onu accusa Compaoré di aver agito da mediatore (ricompensato in diamanti) nella vendita di armi dall’ex blocco sovietico a gruppi ribelli in Angola (Unita) e Sierra Leone (Ruf); il governo accetta di istituire una commissione d’inchiesta diretta dalle Nazioni Unite per indagare la fondatezza dell’accusa. 2001: 1.500 persone muoiono di meningite; il 10% della popolazione nazionale è sieropositivo; il 7% è malato di aids. 2002, maggio: elezioni legislative; i seggi in parlamento del Cdp si riducono da 101 a 60; la Costa d’Avorio accusa il Burkina Faso di ospitare soldati ivoriani dissidenti; Compaoré protesta per gli attacchi contro cittadini burkinabé avvenuti in Costa d’Avorio dopo la ribellione militare di settembre.

 

2004, aprile: un tribunale militare processa 13 persone per aver complottato contro il presidente; il capitano Luther Ouali, ritenuto il loro leader, è condannato a 10 anni di carcere. 2005, novembre: Compaoré vince per la terza volta le elezioni presidenziali. 2006, gennaio-aprile: una nuova epidemia di meningite uccide oltre 600 persone; dicembre: il Burkina Faso pospone un vertice economico regionale, dopo sanguinosi scontri a fuoco tra la polizia e l’esercito nella capitale. 2007, maggio: il partito di governo ottiene la maggioranza nelle elezioni politiche. 2008, aprile: due giorni di sciopero generale per il carovita e per chiedere un aumento dei salari. 2009, aprile: il parlamento approva una legge in virtù della quale almeno il 30% dei candidati presentati dai partiti alle elezioni politiche devono essere donne.

 

2010, luglio: Francia e Usa mettono in guardia su possibili rapimenti da parte di cellule di al-Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi); Burkina Faso e Niger si appellano alla Corte di giustizia dell’Aia per una soluzione definitiva delle dispute sulla comune frontiera; novembre: il presidente Campaoré vince le elezioni presidenziali al primo turno (81% dei voti); aperta una miniera d’oro e il primo ministro Tertius Zongo dichiara che questo porterà importanti ricchezze al paese.

 

2011, gennaio: formazione di un nuovo governo, con il nuovo ministero per le riforme politiche (prevista la rimozione della clausola sul limitato numero di mandati presidenziali); marzo: settimane di violenti proteste dopo la morte di uno studente fermato e ucciso dalla polizia; aprile: ammutinamento di reparti del reggimento presidenziale, per protesta contro il mancato pagamento di una indennità; proteste popolari contro il caro-vista; luglio: 7 persone sono uccise quando le forze dell’ordine reprimono un ammutinamento a Bobo Dioulasso.

 

2012, gennaio: Compaoré licenzia il responsabile delle dogane, Ousmane Guiro, dopo che la polizia ha trovato nella sua casa 4 milioni di dollari stipati in due valigie; novembre: Compaoré è mediatore regionale nei colloqui sulla crisi scoppiata in Mali, dove gli islamisti hanno preso il controllo del nord della nazione. 2013, aprile: la Corte internazionale di giustizia dell’Aia appiana la decennale disputa sui confini tra Niger e Burkina Faso; luglio: l’annuncio della creazione di un senato (mossa che permetterebbe a Compaoré di ripresentarsi alle presidenziali del 2015) scatena la protesta, e migliaia di persone scendono in strada a Ouagadougou, reclamando le sue dimissioni (Compaoré al potere ormai da 25 anni).

 

2014, gennaio: grandi manifestazioni in tutto il paese contro i piani del presidente di perpetuarsi al potere; fuoriusciti dal partito di governo formano una nuova compagine politica; ottobre: le proteste di massa contro Compaoré sfociano in una vera e propria sommossa di “disobbedienza civile”; novembre: il parlamento è assaltato e incendiato; il capo dell’esercito, il gen. Honoré Nabéré Traoré, annuncia lo scioglimento del parlamento, la decadenza del governo e l’avvio di una transizione per un anno; l’opposizione, gruppi della società civile e gli Stati Uniti condannato il golpe militare; l’Unione africana dà all’esercito due settimane per restituire il potere a un governo civile; l’esercito nomina il col. Isaac Zida capo di stato provvisorio; due settimane dopo, il 17 novembre, però, un comitato ad hoc di leader tradizionali, religiosi, militari e politici scelgono l’ex ministro degli esteri Michel Kafando come presidente ad interim, incaricato di condurre il paese alle elezioni nel 2015, alle quale però non potrà candidarsi.

 

2015, aprile: un agente rumeno, addetto alla sicurezza in una miniera del nord, è rapito; militanti islamisti rivendicano l’operazione; il parlamento ad interim proibisce ai politici alleati del deposto presidente di candidarsi alle elezioni parlamentari e presidenziali previste entro la fine dell’anno; maggio: viene esumato quello che si ritiene sia il corpo di Thomas Sankara; iniziano gli esami del Dna per determinarne l’identità e la causa della sua morte; 17 settembre: il presidente Kafando, il primo ministro Isaac Zida (e forse altri ministri) sono sequestrati da elementi del Reggimento di sicurezza presidenziale (Rsp – forte di circa milleduecento uomini, tutti fedeli di Compaoré), guidati dal generale Gilbet Diendéré, all’indomani di una proposta di scioglimento del reggimento stesso arrivata dalla Commissione nazionale per la riconciliazione e le riforme; i golpisti hanno preso il controllo dei mezzi di comunicazione (messa fuori uso anche la sede di radio Omega, che aveva riferito sulle manifestazioni dell’ottobre scorso); parte della popolazione scende in piazza e protesta contro i golpisti, che rispondono alla mobilitazione respingendo i manifestanti a colpi d’arma da fuoco (si parla di 16 persone uccise); dura la condanna del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che richiede la liberazione immediata del presidente Kafando e la continuazione della transizione (che sarebbe dovuta culminare, il prossimo 11 ottobre, nelle elezioni); 18 settembre: i golpisti liberano il presidente Michel Kafando e alcuni ministri (non il primo ministro) «come segno di riappacificazione e per l’interesse generale»; 22 settembre: anche il primo ministro Isaac Zida è liberato; 23 settembre: grazie alla mediazione di alcuni capi di stato e della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas), il presidente Michel Diendéré annuncia di aver ripreso le redini del potere; il governo di transizione è reinsediato con un accordo di pace che prevede un disarmo dell’Rsp; la popolazione della capitale rimane barricata in casa, in attesa degli sviluppi della situazione; 29 settembre: l’esercito riprende il controllo del campo militare di Naaba Koom, dove erano acquartierati gli uomini dell’Rsp non ancora disposti a deporre le armi; 1° ottobre: il gen. Gilbert Diendéré, rifugiatosi nella nunziatura apostolica dopo aver chiesto ai suoi uomini di deporre le armi «per evitare uno spargimento di sangue», si consegna alle autorità di transizione; Kafando assicura che riprenderanno immediatamente i preparativi per le elezioni presidenziali, che i mediatori africani vorrebbero posposte al 22 novembre; novembre: l’ex primo ministro, Roch Marc Christian Kaboré vince le elezioni presidenziali, superando l’ex ministro delle finanze, Zephirin Diabré.

 

2016, gennaio: militanti islamisti assaltano un hotel e un bar nella capitale Ouagadougou, uccidendo 29 persone (molte straniere; anche un bambino italiano); dicembre: militanti islamisti, sventolando una bandiera nera, assaltano una base militare presso il confine del Mali e uccidono 11 soldati.

 

2017, febbraio: cinque nazioni saheliane – Burkina Faso, Mauritania, Niger, Ciad, Mali – “il G5-Sahel” – annunciato di voler creare una Forza Regionale Congiunta, con finalità antiterroristiche; agosto: 18 persone uccise in un attacco terroristico in un ristorante turco della capitale Ougadougou.

 

2018, 3marzo: attacco multiplo all’ambasciata francese e allo Stato maggiore dell’esercito, nella capitale Ouagadougou, con una trentina di morti e almeno 90 feriti; un gruppo jihadista affiliato ad Al-Qaeda, denominato “Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani”, rivendica l’attacco terroristico, spiegando di aver agito «in risposta alla morte di molti dei nostri dirigenti in un raid dell’esercito francese nel nord del Mali due settimane fa».

 

(Aggiornato al 7 marzo 2018) 

Nome ufficiale: Repubblica democratica di Burkina Faso
Superficie: 274.200 km2

Capitale: Ouagadougou (2,7 milioni di abitanti)
Lingue: francese (ufficiale), lingue locali, appartenenti alla famiglia sudanica (mossi, bobo, gurma)
Sistema politico: repubblica presidenziale
Indipendenza: 5 agosto 1960 (dalla Francia)
Capo dello stato: Roch Marc Christian Kaboré (dal 29 dicembre 2015),
Primo ministro: Paul Kaba Thieba (dal 6 gennaio 2016)
Religioni: musulmani (61,5%), cattolici (23,3%), protestanti (6,5%), seguaci delle religioni tradizionali (8,7%)

 

Popolazione

 

Abitanti: 20,107.500 (stime luglio 2017)
Gruppi etnici: mossi (52%), fulani (8,4%) gurma (7%), bobo (4,9%), gurunsi (4,6%), senufo (4,5%), bissa (3,7), lobi (2,4%), dagara (2,4%), tuareg/bella (1,9%), dioula (0,8%), altri (7,5%)
Crescita demografica annua: 3% (stime 2017)
Tasso di fertilità: 5,71 figli per donna (stime 2017)
Popolazione urbana: 31,5% (2017)
Mortalità infantile (sotto i 5 anni): 88,6/1.000
Speranza di vita: 55,9 anni
Analfabetismo (sopra i 15 anni): 64%
Prevalenza Hiv: 0,8% (stime 2016)
Accesso a servizi sanitari adeguati: 19,7%
Accesso all’acqua potabile: 82,3%

 

Economia

 

43,3% della popolazione vive sotto la soglia di povertà
Indice di sviluppo umano: 0,402 (185° su 188 paesi)

Prodotto interno lordo: 13,19 miliardi di dollari (35,68 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro-capite annuo: 691 dollari (1.900 a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Crescita economica annua: 6,4% (stime 2017)
Inflazione: 0,3% (2014)
Risorse naturali: manganese, calcari, marmi; piccoli depositi di oro, fosfati, pomici, sale
Prodotti agricoli: cotone, arachidi, noci di karité, sesamo, sorgo, miglio, mais, riso; bestiame
Esportazioni: oro, cotone, bestiame (2,79 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni: beni capitali, cibo, petrolio (2,92 miliardi di dollari nel 2017)
Debito estero: 3,07 miliardi di dollari (fine 2017)

 

 

Link istituzionali:

Sito governativo

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