Ciad

Nella regione del Tibesti (nord del paese) sono state trovate tombe contenenti manufatti risalenti al 4.900 a.C. Sec. 9°: popolazioni provenienti dalla valle del Nilo s’insediano nella regione; sorge lo stato di Kanem. 1200: l’islam è la religione predominante; il regno si espande e, nel sec. 17°, il Kenem-Bornu diventa impero. 1812: i fulani saccheggiano la capitale.

 

1883-1893: l’avventuriero sudanese Rabah Al-Zubeir conquista gli imperi di Ouaddi, Baguirmi e Kanem-Bornu. 1895: alla Conferenza di Berlino la Francia ottiene il Ciad. 1891: la Francia inizia spedizioni militari contro i regni islamici della regione. 1900: i francesi sconfiggono l’esercito di Al-Zubeir. 1905: l’amministrazione del Ciad è assegnata al governatore generale in Brazzaville, allora capitale dell’Africa Equatoriale Francese. 1913: la conquista francese è completata; la colonia del Ciad entra a far parte dell’Africa Equatoriale Francese. 1946: la colonia diventa territorio francese d’oltremare, con parlamento proprio e rappresentanti in quello francese. 1947: nascono il Partito progressista ciadiano (PPT) e l’Unione democratica del Ciad (UDT), espressione degli interessi francesi e di quelli di una élite composta di nobili musulmani, e Partito Progressista del Ciad (PPT), guidato da François Tombalbaye.

 

1960, 11 agosto: indipendenza; il presidente è François (più tardi, Ngarta) Tombalbaye, leader del Partito progressista ciadiano (Ppt); il potere è nelle mani di personalità del sud; instabilità politica, debolezza economica, ondate di siccità; serpeggia il malcontento; repressione militare. 1963: messa al bando dei partiti politici; violenta opposizione nel nord islamico. 1966: la rivolta diventa guerriglia aperta, con la creazione del Fronte di liberazione nazionale del Ciad (Frolinat).

 

1968, febbraio: intervento francese contro i ribelli del Tibesti. 1968, giugno: Tombalbaye è rieletto. 1969-1970: il Frolinat controlla due terzi del territorio nazionale; nuovi interventi di truppe francesi. 1971, agosto: tentativo di colpo di stato e rottura delle relazioni diplomatiche con la Libia. 1972: i guerriglieri assediano N’Djaména; dicembre: riconciliazione con la Libia (trattato di cooperazione).

 

1973: l’esercito libico entra nella Striscia di Aozou (nel nord del Ciad); truppe francesi intervengono al fianco del governo (ma il Frolinat, armato e sostenuto dalla Libia, continuerà la sua azione per tutti gli anni ’70 e ’80). 1974: ribelli tubu, capeggiati da Hissène Habré, rapiscono alcuni ostaggi francesi (saranno liberati nel gennaio 1977).

 

Intervento libico

1975, aprile: Tombalbaye è ucciso in colpo di stato, e il generale Félix Malloum assume il potere; il fronte dei ribelli si divide: le Forze armate del nord (Fan), capeggiate da Hissène Habré e sostenute da Parigi, contro le Forze armate popolari (Fap) di Goukouni Oueddeï, presidente del Frolinat. 1977: la Libia si annette la Striscia di Aozou; Parigi invia 3.000 soldati; agosto: il presidente Malloum nomina Habré primo ministro.

 

1979, febbraio: combattimenti nella capitale tra i partigiani del capo di stato e quelli del primo ministro; marzo: conferenza di riconciliazione nazionale, con l’accordo di Kano (Nigeria); aprile: seconda conferenza di riconciliazione a Kano; maggio: terza conferenza di riconciliazione, a Lagos (Nigeria), senza i delegati del governo; agosto: quarta conferenza tra 11 fazioni ciadiane: Goukouni Oueddeï è presidente; Abdelkader Kamougué, capo di stato maggiore, è vicepresidente; novembre: Malloun è costretto a fuggire; viene formato un governo transitorio di unità nazionale (Gunt); Hissène Habré è ministro della difesa.

 

1980: combattimenti a N’Djaména tra le Fan di Habré e le Fap di Oueddeï; è guerra civile; aprile: Habré è sospeso dal ministero della difesa; novembre: intervento militare libico al fianco delle truppe di Oueddeï; dicembre: i libici raggiungono N’Djaména e Habré fugge in Camerun. 1981: il progetto di fusione tra Ciad e Libia è condannato da 12 capi di stato africani riuniti a Lomé (gennaio); novembre: le forze libiche si ritirano.

 

1982, giugno: le Fan conquistano N’Djaména; Habré prende il potere ed è capo di stato. 1983: l’Organizzazione per l’unità africana (Oua) riconosce il governo di Habré; Oueddeï continua la resistenza nel nord, sostenuto dalla Libia. 1987: forze sudiste e quelle del Frolinat, sostenute da Francia e Usa, scacciano i libici dalla Banda di Aozou e da parti del Tibesti.

 

Prime elezioni democratiche

1990, dicembre: Idris Déby, alla guida del Movimento patriottico di salvezza (Mps), di stanza in Sudan, destituisce Habré. 1991, marzo: Déby è presidente. 1993: la Conferenza Nazionale per la Democrazia istituisce un governo provvisorio con Déby come presidente, e fissa le elezioni entro un anno. 1994, febbraio: la corte internazionale di giustizia si esprime a favore della sovranità del Ciad sulla Striscia di Aozou.

 

1996: Déby vince le prime elezioni presidenziali multipartitiche. 1997: l’Mps di Déby trionfa nelle elezioni legislative. 1998: il Movimento per la democrazia e la giustizia del Ciad (Mdjt), guidato da Yousouf Togoimi, ex ministro della difesa di Déby, inizia la ribellione armata contro il governo.

 

2000, gennaio: Habré è accusato di “crimini contro l’umanità”, ma la corte del Senegal (dove Habré si è rifugiato) decide di non processarlo; luglio: l’Mdjt afferma di aver conquistato la città di Bardai nel nord. 2001, maggio: Déby è dichiarato vincitore delle presidenziali al termine di uno scrutinio molto controverso.

 

Accordi di pace

2002, gennaio: il governo e i ribelli dell’Mdjt firmano un accordo di pace, che pone fine a tre anni di guerra civile; maggio: nuovi scontri armati al nord tra forze governative e ribelli dell’Mdjt (64 morti). 2003, gennaio: pace tra il governo e l’Esercito di resistenza nazionale (Anr), attivo nell’est; ottobre: inaugurato l’oleodotto Ciad-Camerun; dicembre: nuovo accordo di pace tra governo e l’Mdjt; l’ala dura del movimento rifiuta l’accordo.

 

Problemi dal Darfur

2004, gennaio-febbraio: 150mila sudanesi, provenienti dalla regione del Darfur, cercano rifugio in Ciad; aprile-maggio: scontri armati tra forze regolari ciadiane e milizie sudanesi al soldo di Khartoum. 2005, giugno: un referendum consente a Déby di candidarsi per un terzo mandato alle elezioni del 2006; novembre: Habré è arrestato in Senegal e accusato di crimini contro l’umanità; dicembre: i ribelli attaccano la città di Adré, presso il confine sudanese; N’Djaména accusa Khartoum di essere dietro l’incidente.

 

2006, gennaio: Déby fa passare una legge che riduce la percentuale dei proventi del petrolio da investire nello sviluppo; la Banca mondiale reagisce, sospendendo i prestiti e ordinando il congelamento dei conti bancari su cui confluiscono i proventi del petrolio; marzo: il governo dichiara di aver sventato un colpo di stato; aprile: nel tentativo di defenestrare Déby, i ribelli affrontano le forze governative nella periferia della capitale (centinaia i morti); N’Djaména rompe i rapporti diplomatici con il Sudan, accusando Khartoum di sostenere i ribelli; maggio: Déby è dichiarato vincitore delle elezioni presidenziali, boicottate dai partiti di opposizione; da gennaio a giugno sono arrivati migliaia i rifugiati dal vicino Darfur in cerca di riparo; luglio: il parlamento approva la creazione della prima compagnia petrolifera nazionale, la Società degli idrocarburi del Ciad, incaricata di gestire le entrate del settore energetico; agosto: Déby minaccia di espellere la compagnia americana Chevron e la malese Petronas, accusandole di non aver rispettato gli obblighi tributari, ma l’accordo è presto raggiunto; novembre: stato di emergenza imposto nelle regioni orientali, presso il confine con il Sudan, per l’aggravarsi del conflitto in Darfur; dicembre: giornali e radio private cessano le operazioni per protestare contro la censura imposta dal governo, che ha decretato lo stato di emergenza.

 

Emergenza

2007, l’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite avverte che le violenze contro le popolazioni civili del Ciad potrebbero degenerare facilmente in un genocidio; maggio: Ciad e Sudan s’impegnano a non esportare i rispettivi conflitti nel territorio del vicino; agosto: governo e opposizione si accordano di ritardare le elezioni politiche di due anni (si terranno nel 2009); settembre: il Consiglio di sicurezza dell’Onu autorizza una forza di pace dell’Unione europea a intervenire per difendere i civili da atti di violenza provenienti dal Darfur; ottobre: stato di emergenza sul confine orientale; un’organizzazione caritativa francese è accusata di aver tentato di trafugare dal paese 100 “orfani” per affidarli a famiglie francesi; dicembre: 6 responsabili dell’organizzazione sono giudicati colpevoli di traffico di minori e condannati a 8 anni di carcere, ma sono subito rimpatriati per scontare la pena in patria.

 

2008, gennaio: l’Unione europea approva l’invio di forze di pace in Ciad per proteggere i rifugiati dal Darfur; febbraio: l’offensiva dei ribelli raggiunge la periferia di N’Djaména e si avvicina al palazzo presidenziale; Parigi invia subito extra truppe e i ribelli sono respinti, lasciando sul campo 100 i morti; marzo: i presidenti di Ciad e Sudan firmano in Senegal un accordo per fermare le ostilità tra le due nazioni (che ormai durano da 5 anni); maggio: scontri violenti tra milizie ciadiane e sudanesi; Khartoum interrompe le relazioni diplomatiche con N’Djaména, e il Ciad risponde chiudendo le frontiere e interrompendo ogni relazione economica; luglio: forze di sicurezza dichiarano di aver ucciso 70 seguaci del leader spirituale musulmano Ahmat Israel Bichara, che minaccia di scatenare una “guerra santa” nel sud-est del paese.

 

2009, gennaio: 8 gruppi di ribelli si alleano e creano l’Unione delle forse di resistenza (Ufr), capeggiata da Timan Erdini, già leader delle Forze democratiche; marzo: le forze di pace europee sono sostituite da un più folto contingente di pace dell’Onu (Minurcat – 5.200 caschi blu irlandesi e finlandesi, dislocati in Ciad e Repubblica Centrafricana); maggio: accordi di pace di Doha (Qatar) tra Ciad e Sudan; il Consiglio di sicurezza dell’Onu condanna l’offensiva ribelle nell’est del paese; novembre: l’Onu accusa il Sudan di sostenere i ribelli dell’Ufr con armi e munizioni; 6 organismi internazionali di aiuto, tra cui la Croce Rossa Internazionale, sospendono il loro impegno nell’est del Ciad, zona ritenuta troppo rischiosa per il loro personale.

 

Riavvicinamento

2010, febbraio: Déby e il presidente sudanese Omar El-Bashir s’incontrano, per la prima volta dopo 6 anni, a Khartoum, per colloqui di pace e si accordano di mettere in campo una forza congiunta per monitorare la situazione lungo il comune confine; il presidente sudanese El-Bashir dice che il suo paese è pronto per una piena normalizzazione delle relazioni; marzo: nonostante le molte critiche sull’operato delle forze della Minurcat, il Ciad accetta di prolungare la loro permanenza di 2 mesi oltre la fine del suo mandato originario (metà marzo); aprile: la frontiera tra Ciad e Sudan riapre dopo 7 anni; maggio: il Consiglio di sicurezza dell’Onu decide di ritirare entro la fine dell’anno la missione di pace Onu in Ciad e Repubblica Centrafricana (già ridotta a 3.500 soldati); luglio: El-Bashir visita il Ciad per partecipare alla conferenza dei capi di stato della regione, sfidando i due mandati di arresto spiccati contro di lui dalla Corte penale internazionale; settembre: varie regioni sono colpite da alluvioni; ottobre: i principali partiti politici concordano la nuova agenda per posticipare le elezioni presidenziali e parlamentari; alcuni esperti mondiale si incontrano per discutere sul destino del Lago Ciad, le cui acque si sono drammaticamente ridotte negli ultimi 50 anni.

 

50 anni di indipendenza

2011, gennaio: il Ciad festeggia i 50 anni di indipendenza dalla Francia; febbraio: elezioni parlamentari; aprile: alle elezioni presidenziali (sabotate dall’opposizione) Déby è dichiarato vincitore; luglio: dietro richiesta dell’Onu, il Senegal sospende la decisione di rimpatriare l’ex presidente ciadiano Hissène Habré, dove è stato condannato a morte per crimini contro l’umanità commessi durante la sua presidenza (1982-1990).

 

2012, marzo: la Corte internazionale di giustizia dell’Aia esamina la richiesta belga per l’estradizione di Habré (il Belgio ha emesso nel 2005 un mandato di arresto contro l’ex presidente), e decide di aprire il processo; aprile: Déby chiede alle nazioni che confinano con il nord della Nigeria di formare una forza militare per combattere il movimento islamista Boko Haram, attivo negli stati settentrionali della Nigeria, per evitare che il gruppo terrorista possa destabilizzare l’area del bacino del Lago Ciad; luglio-agosto: il Senegal e l’Unione africana si accordano per creare un tribunale speciale con l’incarico di giudicare Hissène Habré; settembre: Abdel Kader Baba Ladde, leader del gruppo ribelle Fronte popolare per la restaurazione (Fpr), si arrende.

 

Habré arrestato

2013, gennaio-marzo: truppe ciadiane aiutano la Francia a scacciare i gruppi alleati di Al-Qaida dal nord del Mali; aprile: il Ciad invia nuove truppe nella Repubblica Centrafricana nel tentativo di ristabilizzare il paese dopo il colpo di stato; maggio: numerose persone, tra cui un parlamentare dell’opposizione e ufficiali dell’esercito, sono arrestate con l’accusa di tentato colpo di stato; luglio: l’ex presidente Hissène Habré, accusato di crimini contro l’umanità e rifugiatosi in Senegal nel 1990, è arrestato a Dakar nell’ambito di una indagine da parte di un tribunale speciale istituito per giudicarlo; ottobre: Amnesty International accusa il presidente Déby di uccide o sbattere in prigione chiunque lo critichi.

 

2014, febbraio: il Ciad rigetta l’accusa di aver violato il suo ruolo di pacificatore nella Repubblica Centrafricana, complottando con i ribelli; a Londra, nel corso di una conferenza, il Ciad è uno dei quattro paesi a impegnarsi per una moratoria sulla vendita dell’avorio, nel tentativo di combattere il commercio illegale di zanne di elefante; marzo: il Ciad dice che ritirerà le sue truppe dalla Repubblica Centrafricana come protesta contro le accuse di aver appoggiato i ribelli islamici; maggio: il Ciad annuncia la chiusura della sua frontiera con la Repubblica Centrafricana, fino a nuovo avviso; luglio: la Francia dice di voler mettere in atto una nuova operazione militare nella regione Saheliana per porre termine all’emergenza dovuta alla presenza dei gruppi jihadisti; l’operazione, con base in N’Djaména, coinvolgerà 3.000 soldati francesi, assieme a truppe di Mali, Mauritania, Burkina Faso e Ciad; 14 novembre: si apre a N’Djaména il Tribunale penale speciale, per giudicare ex-complici del presidente Hissène Habré.

 

Habré processato

2015, febbraio: il gruppo terrorista nigeriano Boko Haram sferra attacchi contro zone del versante ciadiano del Lago Ciad, un mese dopo il governo di N’Djaména si è impegnato a sostenere il Camerun contro il gruppo islamista; il Tribunale africano straordinario dà ordini di giudicare Hissène Habré per crimini di guerra e contro l’umanità; Habré, detenuto in Senegal, dove il tribunale si installerà (si tratta infatti del primo caso al mondo in cui un individuo che ha rivestito la carica di capo di uno stato africano compaia dinnanzi agli organi giudiziari di un diverso stato africano, in virtù del principio della giurisdizione universale); marzo: il Tribunale penale speciale di N’Djaména condanna all’ergastolo sette capi dei servizi di sicurezza dell’ex presidente Habré (tra questi figurano anche il principale imputato del processo, l’ex capo della Direzione, documentazione e della sicurezza [Dds], Saleh Yunus e Djibrine, presentato dalla Commissione nazionale d’inchiesta come uno dei torturatori più temuti negli anni bui del paese; il processo ha giudicato gli imputati colpevoli di omicidio, torture, rapimenti, detenzioni arbitrarie, percosse e atti di barbarie; delle 28 persone a processo, 3 sono condannate a 20 anni di reclusione, 4 sono assolte, le altre ricevono pene che vanno da sette a quindici anni di carcere; luglio: inizia il processo contro Habré in Senegal; dicembre: il prodotto interno lordo del 2016 si è contratto del 3,4% rispetto al 2015.

 

2016, febbraio: il presidente Déby annuncia che si ripresenterà alle elezioni di aprile 2017 per un quinto mandato; aprile: Déby vince lo scrutinio elettorale; maggio: Hissé Habré è giudicato colpevole di crimini contro l’umanità e condannato all’ergastolo; ci sono voluti 25 anni di ricorsi, battaglie legali, testimonianze penose e documenti atroci, ma alla fine arriva la condanna del “Pinochet d’Africa”, considerato dalla Commissione per la verità in Ciad il massimo responsabile della scomparsa di 40mila persone fra il 1982 e il 1990.

 

2017, gennaio: comincia a Dakar (Senegal) il processo in appello dell’ex presidente Habré, che ha contestato la validità della sentenza resa otto mesi prima dalle Camere africane straordinarie; febbraio: il presidente Déby pospone le elezioni presidenziali, perché il paese non ha soldi per svolgerle; maggio: nove soldati sono uccisi dai terroristi di Boko Haram in una postazione militare presso il confine con la Nigeria; settembre: Amnesty International accuse il governo di «brutale e sempre crescente repressione dei suoi critici»; novembre: il ministro degli interni dice che la messa al bando delle manifestazioni di protesta è giustificata da ragioni di sicurezza dello stato;

 

2018, gennaio: il ministero delle finanze taglia il salario degli impiegati statali (dopo un simile taglio nel 2017); la decisione causa proteste e scioperi; Déby promette che le elezioni parlamentari (programmate per il giugno 2015) si terranno entro l’anno; febbraio: il governo sospende 10 partiti dell’opposizione «per disturbo all’ordine pubblico» e «incitamento alla violenza»; la colpa dei partiti sospesi è di aver sostenuto l’invito dei sindacati a una protesta di massa per le troppe misure di austerità (il calo del prezzo del greggio ha messo in forte difficoltà il paese); febbraio: i piani per “il giorno della rabbia” indetto dai vari gruppi della società civile l’8 febbraio nella capitale falliscono; la polizia arresta 12 persone; il ministro delle finanze promette che non ci saranno altri tagli ai salari degli impiegati statati; fine febbraio: nuovi attacchi da parte di Boko Haram, con numerose vittime; marzo: i dipendenti del settore pubblico pongono fine a uno sciopero di sei settimane contro il taglio degli stipendi; aprile: il parlamento approva una nuova costituzione, che aumenta i poteri del presidente; novembre: il presidente Déby va a Gerusalemme in visita ufficiale, per trattare la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Ciad e Israele (interrotte del 1972).

 

2019, gennaio: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è in Ciad per ufficializzare la ripresa delle relazioni diplomatiche tra le due nazioni e per firmare accordi commerciali e di cooperazione; febbraio: truppe francesi dislocate in Ciad per combattere il terrorismo nel Sahel lanciano attacchi aerei contro un convoglio proveniente dalla Libia (autorità militari ciadiane parlano di convoglio carico di armi destinate a un tentativo di colpo di stato; dal 1990 Parigi è solerte a intervenire contro ribellioni nei confronti di Déby); gruppi della società civili denunciano gli attacchi come «illegittimi»; le forze governative arrestano oltre 205 ribelli provenienti dalla Libia; marzo: il ministro ciadiano della difesa, Gen. Daoud Yaya Brahim, dice che 400 ribelli (con basi in Libia) si sono consegnanti, approfittando dell’amnistia concessa da Déby; 23 soldati ciadiani sono uccisi dai jihadisti di Boko Haram (la rivolta di Boko Haram ha già provocato 27mila vittime e lo sfollamento di 1,8 milioni di persone nella regione del Lago Ciad); attivisti ciadiani domandano che i ‘social media’ (interrotti da un anno) siano riattivati; maggio: oltre 30 persone sono uccise in scontri etnici nell’est del Ciad; 4 militari e un giornalisti sono uccisi da una mina colpita dal loro veicolo.

 

(Aggiornato al 10 giugno 2019)

Nome ufficiale: Repubblica di Ciad
Superficie: 1.284.000 km2
Capitale: N’Djaména (1,32 milioni di abitanti)
Lingue: francese e arabo (ufficiali): sara (nel sud) e altre 120 differenti lingue
Sistema politico: repubblica presidenziale
Indipendenza: 11 agosto 1960 (dalla Francia)
Capo dello stato e del governo: generale Idriss Déby Itno (dal 4 dicembre 1990)
Religioni: musulmani (52,1%), cattolici (10%), altri cristiani (13,9%), seguaci delle religioni tradizionali (20%), altri (4%)

 


Popolazione

Abitanti: 15,833.000 (stime luglio 2018)
Gruppi
etnici: oltre 200 etnie; sara (27,7%), arabi (12,3%), mayo-kebbi (11,5%), kanem-bornou (9%), uoaddai (8,7%), hajarai (6,7%), tandjile (6,5%), gorane (6,3%), fitri-batha (4,7%), tubu, daza, kreda, zagawa, kanembu, baguirmi, fulbe, kotoko, ngambaye, mbaye, gulaye, mundang, mussei, massa
Crescita demografica annua: 3,23% (stime 2018)
Tasso di fertilità: 45,9 figli per donna (2018)
Popolazione urbana: 23,1% (2018)
Mortalità infantile (sotto i 5 anni): 127,3/1.000
Speranza di vita: 57,5 anni
Analfabetismo: 77,7%
Prevalenza Hiv: 1,3% (stime 2017)
Accesso a servizi sanitari adeguati: 12,1%
Accesso all’acqua potabile: 50,8%

 


Economia

46,7% della popolazione vive sotto la soglia nazionale di povertà
Indice di sviluppo umano: 0,404 (186° su 189 paesi)
Prodotto interno lordo: 9,87 miliardi di dollari (28,62 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo: 621 dollari (2.300 a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Crescita economica annua: -3,1% (stime 2017)
Inflazione: -0,9% (stime 2017)
Risorse naturali: petrolio, uranio, oro, natron, caolino, calcari, sabbie e ghiaie; sale; pesce (nel Lago Ciad)
Prodotti agricoli: cotone, sorgo, miglio, sesamo, arachidi, riso, patate, cipolle, manioca; bestiame, ovini, cammelli
Esportazioni: greggio, cotone, gomma arabica, sesamo, burro di karité, bestiame (2,46 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni: macchinari, mezzi di trasporto, beni industriali, cibo, tessili (2,16 miliardi di dollari nel 2017)
Debito pubblico: 52,5% del Pil (2017)
Debito estero: 1,72 miliardi di dollari (fine 2017)

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