Eritrea

300 a.C.: gruppi di pastori axumiti arrivano sulle coste di quella che è oggi l’Eritrea. 300-600: la regione rimane legata al regno etiopico di Axum. 600: gli arabi introducono l’islam. Metà del 16° secolo: l’impero ottomano si annette l’Eritrea e stabilisce una guarnigione a Massawa, sul Mar Rosso. 1865: l’Egitto acquista le regioni costiere. 1882: l’Italia crea ad Assab la sua prima “postazione” africana. 1890: colonia italiana dell’Eritrea. 1941: le forze britanniche occupano il paese. 1949: Londra amministra il territorio sotto mandato delle Nazioni Unite.

 

1952: l’Onu unisce l’Eritrea all’Etiopia “in federazione”, con parlamento autonomo; l’imperatore etiopico Hailé Selassié non rispetta le autonomie del paese e occupa militarmente i suoi punti strategici. 1955: Selassié destituisce il capo di governo eritreo legittimo e lo sostituisce con due ras etiopici. 1958: nasce, al Cairo, il Fronte di liberazione dell’Eritrea (Fle), guidato dal giornalista-sindacalista Idris Mohamed Adem.

 

1961, 1° settembre: è ufficialmente dichiarato l’inizio della rivoluzione eritrea sotto la guida militare di Hamid Idris Awate. 1962: Selassié dichiara sciolta la federazione e annette l’Eritrea all’Etiopia; inizia la guerra d’indipendenza. 1967: la guerra raggiunge il suo massimo. 1970: l’ala radicale dell’Fle forma il Fronte popolare di liberazione dell’Eritrea (Fple) e invoca una rivoluzione sociale.

 

1974: Hailé Selassié è deposto; il nuovo uomo forte ad Addis Abeba è Menghistu Hailé Mariam. 1977-78: consiglieri russi e forze cubane assistono l’esercito etiopico in numerose offensive contro i guerriglieri eritrei. 1982, febbraio: forte del sostegno sovietico, Mengistu lanciò una grande offensiva contro l’Eritrea, la campagna “Stella Rossa” con 150.000 uomini (è la più grande battaglia che l’Africa conobbe dalla Seconda guerra mondiale), ma l’Etiopia subisce pesanti perdite. 1984: prolungata siccità in Etiopia e sull’altopiano eritreo (si ripeterà nel 1987 e 1989). 1988: l’Fple, guidato da Isaias Afwerki, riprende l’iniziativa e si allea con la guerriglia antigovernativa etiopica di Meles Zenawi; il Fronte di Liberazione Popolare del Tigrai (FLPT) combatte a fianco degli eritrei; la grande battaglia di Afabet (uno scontro tra le principali unità dell’Fple contro un esercito convenzionale) è la prima di una serie di battaglie vinte che portano all’indipendenza; l’Unione sovietica, al limite del collasso, annuncia a Menghistu che deve interrompere le forniture di armi; poco dopo, ritira il suo appoggio al governo di Addis Abeba.

 

1990, febbraio: l’Fple conquista il porto di Massaua e quasi tutto il territorio eritreo. 1991: l’Fple conquista la capitale, Asmara, e aiuta i suoi alleati del movimento ribelle etiopico ad eliminare Meghistu, che, a maggio, fugge in Zimbabwe; Zenawi assume il potere ad Addis Abeba; le forze di liberazione eritree entrano ad Asmara e occupano il porto di Assab, bloccando l’unica via terreste di approvvigionamento di Addis Abeba; viene formato un governo provvisorio ad Asmara (la guerra è costata all’Eritrea circa 300mila vittime; altrettante sono state quelle etiopiche; centinaia di migliaia i profughi); luglio: la Conferenza di riconciliazione nazionale riconosce all’Eritrea il diritto all’autodeterminazione, mentre le nuove autorità di Asmara garantiscono all’Etiopia l’accesso al mare attraverso i porti di Assab e Massaua; l’Onu fissa la data di un referendum sull’indipendenza dell’Eritrea.

 

1993, aprile: il referendum si esprime a favore dell’indipendenza (99,8%); maggio: l’Fple forma un governo provvisorio, guidato da Afwerki; l’Eritrea entra nell’Onu e nell’Organizzazione per l’unità africana (Oua). 1994: l’Fple diventa un partito con il nome di Fronte popolare per la democrazia e la giustizia (Fpdj); il paese è ammesso al Fondo monetario internazionale. 1995: le truppe eritree invadono le Isole Hanish, all’imboccatura del Mar Rosso, appartenenti allo Yemen; la Corte internazionale dell’Aia assegnerà (1988) la Hanish Maggiore allo Yemen e suddividerà le isole minori tra le due nazioni. 1997: l’Eritrea adotta il nakfa come moneta nazionale; Addis Abeba reagisce: gli scambi tra i due paesi si terranno in dollari americani. 1998, maggio: unità militari eritree occupano le località di Badme e Shiraro (400 km2 circa), in zona amministrata dall’Etiopia, ma dentro il confine coloniale eritreo (secondo Asmara), fuori da questo confine (secondo Addis Abeba). 1999: la guerra s’intensifica; espulsione degli eritrei dall’Etiopia e degli etiopici dall’Eritrea; massiccio esodo di rifugiati; gli etiopici riconquistano gran parte della piana di Badme; settembre: la Banca mondiale sospende i finanziamenti ai due paesi; l’Oua decreta l’embargo.

 

2000, maggio: le forze etiopiche occupano Barentu e Tesseney; giugno: cessate-il-fuoco firmato ad Algeri; richiesto l’intervento delle forze di pace dell’Onu; dicembre: accordi di pace ad Algeri; una commissione internazionale neutra deciderà sui confini, una seconda quantificherà i danni bellici, e una terza indagherà sulle origini del conflitto; il nuovo conflitto ha causato 100mila vittime.

 

2001, febbraio: Addis Abeba annuncia di aver ritirato tutte le sue truppe dall’Eritrea; aprile: Asmara fa lo stesso; maggio: i due paesi accettano la mediazione dell’Onu nella demarcazione dei confini; settembre: Afwerki fa arrestare 11 funzionari del governo con l’accusa di tradimento e sedizione; chiusi alcuni organi di stampa dissidenti; arrestati 9 giornalisti.

 

2002, febbraio: l’assemblea nazionale eritrea proibisce la formazione di partiti politici; ottobre: Khartoum accusa Asmara di sostenere i ribelli sudanesi; il governo eritreo respinge l’accusa. 2003, aprile: la commissione per i confini stabilisce che la città di Badme è situata in Eritrea, ma l’Etiopia rifiuta la decisione. 2004, novembre: Addis Abeba accetta, in linea di principio, la decisione della commissione, ma la questione rimane irrisolta.

 

2005, aprile: dopo ripetuti periodi di siccità, il Programma alimentare mondiale estende i suoi aiuti a 840.000 eritrei; ottobre: l’Eritrea proibisce il volo degli elicotteri Onu nel proprio spazio aereo; novembre: concentramento di forze militari di ambedue gli stati sul confine; il Consiglio di sicurezza dell’Onu minaccia sanzioni contro i due paesi se non tornano agli accordi dell’accordi pace del 2000; dicembre: Asmara espelle i membri americani, europei e russi delle forze di pace Onu impegnate nel monitoraggio delle frontiere; la commissione internazionale dell’Aia decreta che, attaccando l’Etiopia nel 1998, l’Eritrea ha violato la legge internazionale e che la sua azione non può essere giustificata come “autodifesa”.

 

2006, settembre: l’Eritrea espelle 5 funzionari dell’Onu come spie; ottobre: il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, invita l’Eritrea a ritirare le sue truppe dalla zona contesa con l’Etiopia; novembre: un rapporto dell’Onu accusa l’Eritrea di fornire armi alle Corti islamiche somale, ma Asmara nega; Eritrea ed Etiopia rifiutano la proposta avanzata da una commissione internazionale incaricata di definire il comune confine.

 

2007, marzo: un gruppo di addetti dell’ambasciata britannica e le sue guide etiopiche sono sequestrati nella regione etiopica settentrionale di Afaar, al confine con l’Eritrea (verranno poi liberati in Eritrea); aprile: è messa fuori legge la circoncisione femminile; l’Eritrea si ritira dall’Autorità intergovernativa per lo sviluppo politico-commerciale del Corno d’Africa (Igad), perché gli altri membri sostengono l’intervento etiopico in Somalia; maggio: Louis Michel, commissario per lo sviluppo dell’Unione europea, s’incontra con Afwerki a Bruxelles; attivisti per i diritti umani contestano l’incontro; agosto: Jendayi Frazer, assistente del segretario di Stato americano, dichiara che Washington intende mettere l’Eritrea nella lista degli stati “canaglia” che sponsorizzano il terrorismo; novembre: l’Eritrea accetta la demarcazione del confine fatta dalla commissione internazionale, mentre l’Etiopia la rifiuta; 17 missionari cattolici espulsi dall’Eritrea.

 

2008, gennaio: l’Onu estende di altri 6 mesi il mandato delle sue forze di pace che pattugliano il confine Eritrea-Etiopia; il Consiglio di sicurezza dell’Onu chiede all’Eritrea di togliere le restrizioni imposte alle forze di pace Onu stanziate sul confine tra i due stati, ma Asmara dice che le truppe Onu devono lasciare il paese; febbraio: l’Onu comincia a ritirare le sue forze (1.700 persone) per mancanza di carburante (negato da Asmara); aprile: Gibuti accusa le truppe eritree di aver scavato trincee sul conteso confine presso Ras Doumeira e di essersi infiltrate in territorio gibutiano (ma Asmara nega); maggio: Asmara chiede la fine della missione di pace dell’Onu; giugno: combattimenti tra truppe eritree e gibutiane in Ras Doumeira (9 soldati gibutiani uccisi); l’Onu condanna l’aggressione eritrea; luglio: il Consiglio di sicurezza vota all’unanimità il ritiro delle forze di pace dal confine eritreo-etiopico; novembre: un gruppo amato di opposizione, l’Organizzazione democratica degli Afar del Mar Rosso, afferma di aver attaccato una base militare, uccidendo oltre 100 persone.

 

2009, aprile: il Consiglio di sicurezza dell’Onu dice che l’Eritrea non ha ritirato le sue troppe dalla zona di confine contesa a Gibuti; Asmara nega di avere truppe su suolo gibutiano; Human Right Watch definisce l’Eritrea «una gigantesca prigione»; agosto: viene dato ordine all’Eritrea e all’Etiopia di compensare la nazione rivale per i danni subiti durante la guerra 1998-2000; dicembre: l’Onu impone sanzioni contro l’Eritrea per il suo sostegno ai rivoltosi islamisti in Somalia.

 

2010, maggio: gruppi ribelli rivendicano la responsabilità di operazioni volte a rovesciare il governo, e vantano numerosi successi; giugno: Eritrea e Gibuti si accordano per risolvere pacificamente le dispute circa il comune confine; agosto: gruppi di opposizione si incontrano in Etiopia e concordano la formazione di un parlamento in esilio; dicembre: dispacci diplomatici americani, rivelati da WikiLeaks, parlano dell’Eritrea come di uno «stato collassato», con una «economia allo sfascio» e con prigioni sovraffollate.

 

2011 marzo: l’Etiopia accusa l’Eritrea di aver inviato agenti per disseminare mine sul comune confine e si dice pronta a respingere ogni eventuale “aggressione”; aprile: Addis Abeba dichiara apertamente di essere pronta a sostenere gruppi ribelli eritrei disposti a spodestare Afwerki; luglio: un rapporto Onu accusa l’Eritrea di aver complottato un attacco contro il vertice dell’Unione africana ad Addis Abeba in gennaio; giugno-settembre: il Corno d’Africa è colpita dalla peggiore siccità negli ultimi 50 anni; dicembre: il Consiglio di sicurezza dell’Onu rende più severe le sanzioni contro l’Eritrea per il suo continuo appoggio agli islamisti somali di Al-Shabaab.

 

2012 gennaio: turisti europei sono rapiti e uccisi in una zona remota della regione etiopica degli Afar, presso il confine con l’Eritrea; marzo: truppe etiopiche attaccano postazioni eritree nel sud-est dell’Eritrea, ritenute campi di addestramento per gruppi terroristici; aprile: Afwerki si presenta alla Tv (visibilmente malato) per smentire dicerie sulla sua cattiva salute o addirittura sulla sua morte; luglio: il Consiglio per i diritti umani dell’Onu nomina una speciale relatrice sui diritti umani in Eritrea, ma l’Eritrea le rifiuta il visto d’entrata; si calcola che il 90% delle vittime del traffico umano nella penisola del Sinai (25-30.000) dal 2009 al 2013, siano stati eritrei.

 

2013, gennaio: soldati dissidenti occupano per breve tempo la sede del ministero delle informazioni ad Asmara e chiedono la liberazione dei prigionieri politici; febbraio: l’allenatore e il dottore della nazionale di calcio chiedono asilo politico durante un torneo in Uganda; aprile: un pilota militare, inviato in Arabia Saudita per reclamare un jet rubato da due ufficiali che hanno chiesto asilo, decide di imitare i due collegi; maggio: Amnesty International rivela che «migliaia di prigionieri politici sono trattenuti nelle prigioni in condizioni atroci», senza un’accusa precisa (si calcola che nei 20 anni di potere di Afwerki i prigionieri politici siano stati almeno 10.000); Sheila Keetharuth, un reporter Onu per i diritti umani, rivela che repressioni brutali, tra cui uccisioni estragiudiziali, stanno forzando migliaia di persone a fuggire dal paese; dicembre: uno studio presentato al parlamento europeo rivela che, dal 2007, almeno 30.000 eritrei sono stati sequestrati, portati nel deserto del Sinai, torturati e poi rilasciati dopo il pagamento del riscatto, ma Asmara nega che dietro questo losco traffico ci siano suoi dirigenti.

 

2014, giugno: il Consilio Onu per i diritti umani dà il via a un’inchiesta (della durata di un anno) sui diritti umani in Eritrea; l’accusa è che il governo di Asmara è invischiato in una lunga serie di abusi e che circa il 6% della popolazione è fuggita dal paese; Asmara rigetta le accuse come infondate e dichiara che non coopererà; novembre: l’Agenzia Onu per i rifugiati rivela un incremento drammatico nel numero degli eritrei che fuggono dal proprio paese verso l’Etiopia; molti di essi cercano solo di sfuggire a nuova campagna di arruolamento forzato messa in atto dalle forze armate.

 

2015, giugno: un ennesimo rapporto dell’Onu accusa il governo di Asmara di sistematiche e diffuse violazioni dei diritti umani; il governo eritreo respinge il rapporto, che giudica «politicamente motivato»; novembre: il governo introduce nuove banconote; la decisione non è finalizzata a una vera riforma monetaria, ma a rendere nulli gli accumuli illegali di vecchi nakfa, soprattutto legati a contrabbando, smercio di valuta estera e riciclaggio.

 

2016, maggio: nel rapporto annuale di Reporter senza frontiere sulla libertà di stampa nel mondo, l’Eritrea si classifica all’ultimo posto per il nono anno consecutivo; luglio: il Consiglio per i diritti umani dell’Onu chiede all’Unione africana di investigare i leader eritrei per crimini contro l’umanità.

 

2017, giugno: tensioni tra Gibuti ed Eritrea, dopo che forze di pace del Qatar si sono ritirate da una zona contesa da ambedue le nazioni; febbraio: il Politecnico di Milano formerà tecnici eritrei per il restauro del patrimonio culturale e architettonico di Asmara, nell’ambito di un progetto finanziato dall’Unione europea; Bruxelles, infatti, ha annunciato il via libera a un finanziamento di 297.721,87 euro per le attività di valorizzazione e tutela del patrimonio di Asmara, “unico al mondo”, che fa della capitale eritrea la “città modernista del continente africano”; luglio: l’Unesco aggiunge Asmara nella lista dei “Siti del patrimonio mondiale”, giudicando la città un modello ben conservato di città coloniale.

 

2018, gennaio: secondo un rapporto della Banca mondiale, in Eritrea solo l’1,2% della popolazione ha accesso a Internet; il Sudan chiude la sua frontiera con l’Eritrea, dopo aver dichiarato lo stato di emergenza nello stato sudanese del Kasala; ogni anno, migliaia di eritrei, in fuga dal regime oppressivo di Asmara, attraversano illegalmente il confine con il Sudan per poi affrontare il pericoloso viaggio verso l’Europa; l’Olanda espelle l’ambasciatore eritreo Tekeste Ghebremedhin Zemuy, come «persona non grata»; alla base di tale decisione c’è la controversa questione della cosiddetta “diaspora tax”, la tassa che il regime eritreo impone ai propri cittadini che risiedono all’estero (2% dei redditi prodotti da eritrei espatriati); febbraio: una corte d’appello israeliana stabilisce che gli eritrei che hanno disertato il servizio militare in patria e si sono recati nello Stato ebraico possono chiedere asilo politico in Israele; la decisione del tribunale potrebbe influire sulle migliaia di casi di rimpatrio che stanno fronteggiando i cittadini eritrei in Israele; sono circa 38mila i migranti e i richiedenti asilo giunti dall’Africa; di questi, il 72% è di nazionalità eritrea; giugno: il ministro degli esteri eritreo, Osman Sale, guida una delegazione eritrea nella prima visita ufficiale ad Addis Abeba dopo circa 20 anni; 8 luglio: il primo ministro etiopico, Abiy Ahmed, incontra Afwerki ad Asmara, in un vertice storico che potrebbe segnare la fine di quasi due decenni di impasse militare; i due leader si impegnano a riprendere i rapporti commerciali e ristabilire relazioni economiche e diplomatiche tra i due paesi; alcuni giorni dopo, l’Etiopia apre la propria ambasciata ad Asmara.

 

(Aggiornato al 21 luglio 2018)

 

Nome ufficiale: Stato di Eritrea
Superficie: 117.600 km2
Capitale: Asmara (896.000 abitanti nel 2018)
Lingue: tigrinya (ufficiale) arabo (ufficiale), inglese (ufficiale), afar, tigré, beni amer, saho, kumana, altre lingue cuscite
Sistema politico: repubblica presidenziale; in pratica, tirannia
Indipendenza: 24 maggio (de facto 1991; de iure, 1993) (dall’Etiopia)
Capo dello stato e del governo: Isaias Afwerki (dall’8 giugno 1993)
Religioni: cristiani copti (48%), cattolici (3%), protestanti (2%), musulmani (45%), seguaci delle religioni tradizionali (2%)

 


Popolazione

Abitanti: 5.919.000 (stime luglio 2017)
Gruppi etnici: tigrini (55%), tigré (30%) saho (4%), afar (4%), kumana (2%), rashaida (2%), bilen (2%), altri (1%)
Crescita demografica annua: 0,85% (stime 2017)
Tasso di fertilità: 3,99 figli per donna (2017)
Popolazione urbana: 40,1% (2018)
Mortalità infantile (sotto i 5 anni): 45,6/1.000
Speranza di vita: 65,2 anni
Analfabetismo (sopra i 15 anni): 26,2%
Prevalenza Hiv: 0,6% (stime 2016)
Accesso a servizi sanitari adeguati: 15,7%
Accesso all’acqua potabile: 57,8%


Economia

50% della popolazione vive sotto la soglia di povertà
Indice di sviluppo umano: 0,420 (179° su 188 paesi)

Prodotto interno lordo: 6,05 miliardi di dollari (9,63 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo: 1.022 dollari (1.400 dollari a parità di potere d’acquisto)
Crescita economica annua: 3,3% (stime 2017)
Inflazione: 9% (stime 2017)
Risorse naturali: oro, potassa, zinco, rame, sale, possibili giacimenti di petrolio e gas naturale; pesce
Prodotti agricoli: sorgo, ortaggi, granturco, cotone, tabacco, caffè, sisal; ovini, caprini; pesce
Esportazioni: oro e altri minerali, bestiame, sorgo, tessili, cibo, piccoli prodotti manifatturieri (635,7 milioni di dollari nel 2017)
Importazioni: macchinari, prodotti petroliferi, cibo, prodotti manifatturieri (1,13 miliardi di dollari nel 2017)

Debito pubblico: 113,7% del Pil

Debito esterno: 869,9 milioni di dollari (fine 2017)

 

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