eSwatini (ex Swaziland)

Lo Stato dello Swaziland nasce dalla fusione in una sola nazionalità di etnie diverse. Durante l’espansione degli zulu, Sobhuza, capo del clan Dlamini, riunisce tutte le altre etnie smembrate dalle guerre del re zulu Chaka e occupa la parte nord-orientale dell’attuale provincia sudafricana del Natal.

 

1839: gli zulu sono sconfitti dai boeri; Sobhuza muore, non prima di aver affidato al figlio M’Swazi il compito di tenere unito il popolo contro la minaccia degli afrikaaner. 1840-70: seguono 30 anni di resistenza; il popolo assume il nome del re (Swaziland, cioè “terra di Swazi”). 1894: la Gran Bretagna e la Repubblica boera del Transvaal governano assieme lo Swaziland. 1899, dicembre: muore il re Ngwane V, e gli succede il figlio Sobhuza II, che ha solo 5 anni; la nonna, Labotsibeni Gwamile Mdluli, agisce da reggente fino al dicembre 1921).

 

1902: il controllo passa ai britannici, che però riconoscono l’autorità del re sulle questioni interne al paese; Mbabane, dove c’è il quartiere generale del governo coloniale britannico, diventa la capitale. 1903: lo Swaziland passa sotto il protettorato britannico, come parte del Transwaal. 1906: il Swaziland è separato amministrativamente, quando la colonia del Transwaal ottiene un autogoverno. 1921: re Sobhuza II accede al trono.

 

1961: l’Unione Sudafricana rompe i legami con la Gran Bretagna, in un clima di crescente segregazione razziale, e Londra decide di accelerare il processo di decolonizzazione della regione (inizialmente, il governo britannico propendeva per l’unione con il Sudafrica). 1962: nasce il Congresso nazionale liberatore dello Ngwane (nome swazi per Swaziland) (Nnlc nell’acronimo inglese). 1964: la prima costituzione entra in vigore; Sobhuza II crea il partito Movimento nazionale Imbokodvo (Inm); alla prima tornata di elezioni legislative, l’Inm conquista tutti i 24 seggi disponibili nel consiglio legislativo.

 

1967: è varata una nuova costituzione per provvedere all’introduzione dell’autogoverno, una volta ottenuta l’indipendenza; viene sciolto il consiglio legislativo; alle elezioni per il nuovo parlamento bicamerale (camera e senato), l’Inm vince tutti i 24 seggi nella camera bassa; anche senza seggi, l’Nnlc emerge come opposizione.

 

1968, 6 settembre: viene concessa l’indipendenza formale in seno al Commowealth; l’autorità è investita nel nuovo parlamento; al re spetta la nomina di alcuni parlamentari. 1972, maggio: alle elezioni per il parlamento, l’Inm ottiene 21 seggi; l’Nnlc 3. 1973, aprile: re Sobhuza II annulla la costituzione, scioglie il parlamento, bandisce i partiti politici, proibisce le attività politiche e sindacali e trasforma il paese in una monarchia assoluta.

 

1977: il sistema parlamentare è abolito ufficialmente e rimpiazzato dalle autorità tribali tradizionali. 1978: la nuova costituzione prevede la rappresentanza elettorale attraverso candidati nominati dai consigli locali (tinkhundla) ed eletti a scrutinio segreto; il re mantiene il potere di nominare alcuni parlamentari; il ruolo del parlamento è soltanto consultivo; hanno luogo le elezioni parlamentari. 1979: il nuovo parlamento è inaugurato. 1981: si celebrano i 60 anni di regno di re Sobhuza II (in verità, gli anni sono più di 80, facendo il suo regno il più lungo della storia).

 

1982: il consiglio consultivo sulle tradizioni swazi – Consiglio nazionale dello Swaziland –, composto da membri della famiglia reale, è rinominato Consiglio supremo di stato (liqoqo); aprile: muore Sobhuza II e gli succede la regina reggente Dzeliwe, in attesa che il principe Makhosetive raggiunga i 21 anni. 1983: dispute interne portano alla sostituzione del primo ministro e alla detronizzazione della regina madre Dzeliwe, sostituita dalla regina Ntombi, madre del principe Makhosetive; nasce il Movimento democratico del popolo unito (Pudemo).

 

1984: si inasprisce la repressione contro i militanti anti-apartheid, che vengono catturati e consegnati al governo di Pretoria; il governo chiude l’università per placare le proteste studentesche; l’autoritarismo del primo ministro Bhekimpi Dlamini finisce con il provocare la rinascita del Movimento di liberazione swazi, capeggiato, dal 1985, dal principe Clement Dumisa Dlamini, un rispettato leader nazionalista che prima dell’indipendenza era stato segretario generale del Partito progressista e, poi, esiliato in Gran Bretagna.

 

1986, 25 aprile: Makhosetive, figlio di Ntombi, è coronato re (tre anni prima dei legali 21 anni) e assume il nome di Mswati III; nel suo discorso inaugurale presenta un programma conservatore; maggio: Mswati III scioglie il liqoqo, consolidando il suo potere e quello dei suoi ministri; il primo ministro Bhekimpi è sostituito con Sotsha Dlamini.

 

1987, settembre: Mswati III scioglie il parlamento e convoca le elezioni (un anno prima del programma) per novembre; novembre: si tengono le elezioni per il collegio elettorale, ma la partecipazione è molto bassa, indice dello scontento generale nei confronti del sistema tradizionale tinkhundla; il collegio elettorale elegge i 40 membri del parlamento e i 10 del senato, ma il re contesta l’elezione dei senatori e ne comanda la ripetizione.

 

1988: una mozione per il rinnovo della struttura legislativa tinkhundla è rigettata dal primo ministro, nonostante ottenga la maggioranza in senato. 1989: Obed Dlamini è primo ministro.

1990: il Movimento democratico del popolo unito (Pudemo), ancora clandestino, inizia a fare pressioni sul re per ottenere riforme. 1991: Mswati III inizia un periodo di consultazione con il primo ministro e altri politici e suggerisce di rivedere il sistema tinkhundla; a questo scopo, nomina una commissione reale di consultazione, che è rigettata dal Pudemo.

 

1992: Mswati III nomina una seconda commissione, ma il Pudemo rigetta le proposte da essa avanzate; Mswati III scioglie il parlamento e annuncia che governerà attraverso decreti fino alle elezioni. 1992-93: una prolungata siccità distrugge i raccolti di mais e aumenta la disoccupazione. 1993: hanno luogo le prime elezioni politiche secondo le riforme suggerite (multipartitiche); il primo ministro, Obed Dlamini, non riesce a ottenere il seggio in parlamento; novembre: Jameson Mbilini Dlamini assume l’incarico di premier.

 

1994: continuano le proteste contro il re. 1995, febbraio: la sede del parlamento viene incendiata (l’attentato è rivendicato dalla Gioventù dello Swaziland); marzo: 40mila persone manifestano a sostegno di uno sciopero generale di due giorni, indetto dalla Federazione dei sindacati dello Swaziland (Sftu).

 

1996: il Pudemo annuncia una campagna di disobbedienza civile contro la mancata risposta del parlamento alla richiesta di un sistema multipartitico e di un cambiamento costituzionale; riprendono gli scioperi; giugno: il re invoca la fine della rivolta e ribadisce di essere pronto a riesaminare la richiesta di partiti politici; annuncia anche la creazione di una commissione per la revisione della costituzione.

 

1997: la situazione non cambia; marzo: il re manifesta il suo disprezzo per l’opposizione, evitando di inviare delegati agli incontri programmati; luglio: il re istituisce un comitato di 30 membri e chiede che tutte le iniziative per la nuova costituzione vengano indirizzate ad esso; la nuova dilazione provoca proteste, ma la polizia riceve l’ordine di sparare sui dimostranti e ferisce numerosi manifestanti; alcuni leader sono arrestati; ottobre: metà della forza-lavoro osserva lo sciopero generale voluto dalla Sftu; il governo dichiara lo sciopero illegale; novembre: si tengono le elezioni.

 

2000, ottobre: il governo sfratta 40 famiglia dalle loro terre per assegnarle a un fratello del re; seguono manifestazioni che paralizzano il paese per due giorni. 2001, aprile: la commissione per la revisione della costituzione raccomanda che i poteri del re siano estesi e che i partiti continuino a essere banditi; giugno: un decreto reale conferisce al re la facoltà di proibire qualunque pubblicazione che non sia conforme alla moralità e agli ideali swazi; due giornali dell’opposizione sono subito chiusi; settembre: il re proibisce agli uomini di avere sesso con ragazze per i prossimi 5 anni nel tentativo di contenere la diffusione dell’Aids.

 

2002, marzo: lo Swaziland chiede aiuti alimentari urgenti per 200mila persone; 40% della popolazione soffre a causa della carestia; novembre: il re acquista un jet da 45 milioni di dollari, sebbene il parlamento abbia votato contro. 2003, ottobre: alle elezioni parlamentari (boicottate dall’opposizione), l’attivista democratico Obed Dlamini ottiene un seggio; il re nomina Absalom Thamba Dlamini primo ministro.

 

2004, febbraio: il primo ministro dichiara lo stato di emergenza umanitaria (mancanza di piogge da 3 anni); marzo: l’Onu dichiara che lo Swaziland ha il più alto tasso di aids al mondo; giugno: la Commissione europea approva uno stanziamento di 2 milioni per la fame in Swaziland e Lesotho; luglio: il re chiede 15 milioni di dollari per la costruzione di nuove residenze regali per alcune delle sue mogli.

 

2005: durante l’anno lo Swaziland riceve più aiuti umanitari di ogni altro paese al mondo; la disoccupazione è al 40%; 70% della popolazione vive con meno di 1 dollaro al giorno; marzo: l’Alta corte bandisce i partiti («non esistono per legge»); i partiti hanno chiesto di poter dire la loro nella formulazione della nuova bozza di costituzione; agosto: il re firma la nuova costituzione (ci sono voluti 8 anni per scriverla); dicembre: ondata di arresti di attivisti per la democrazia.

 

2006, gennaio: disordini con bombe incendiarie; continuano gli arresti, anche di membri di partiti illegali; marzo: 16 attivisti del Pudemo sono liberati dietro cauzione; aprile: la polizia spara su manifestanti che tentano di bloccare un passaggio di confine con il Sudafrica.

 

2007, aprile: 6 membri dell’opposizione sono accusati di sedizione per aver tentato di bloccare il confine con il Sudafrica in una manifestazione organizzata per l’anniversario della messa al bando dei partiti politici nel 1973; luglio: nella capitale, Manzini, migliaia di dimostranti chiedono riforme democratiche.

 

2008, febbraio: gruppi d’opposizione decidono di impostare la loro campagna elettorale sullo spiegare perché boicotteranno le elezioni di settembre (le vogliono veramente multipartitiche); settembre: si tengono le elezioni, senza la partecipazione dei partiti di opposizione; le autorità ascrivono al Pudemo un fallito attacco dinamitardo nei pressi del palazzo reale; ottobre: Barnabas Sibusiso Dlamini è nominato primo ministro; novembre: il leader del Pudemo, Mario Masuku, è imprigionato con l’accusa di aver partecipato al fallito attentato.

 

2009, novembre: Mario Masuku è liberato, ma lui dice di voler continuare a lottare per la democrazia.

 

2010, settembre: l’ arresto di 50 attivisti per i diritti umani scatena manifestazioni e marce in favore della democrazia nella città di Manzini.

 

2011, marzo: peggiora la situazione economica e il governo annuncia possibili tagli ai salari dei lavoratori pubblici; aprile: l’opposizione pianifica manifestazioni per chiedere riforme, ma la polizia interviene con la forza per bloccare ogni protesta; novembre: si aggrava la crisi economica («molto critica» per il Fondo monetario internazionale) e il governo fatica a pagare i salari del settore pubblico.

 

2012, novembre: la chiesa anglicana dell’Africa Australe ordina la prima donna-vescovo, Ellinah Wamukoya, e la invia a svolgere il suo ministero in Swaziland.

 

2013, agosto-settembre: alle elezioni parlamentari tutti i candidati si presentano come indipendenti, perché i partiti sono tuttora prescritti.

 

2014, maggio: la banca centrale notifica che le riserve stanno diminuendo in maniera critica; giugno: lo Swaziland è esclusa da un programma USA che consente il libero accesso al mercato americano (cioè senza dazi) «per mancanza del rispetto dei diritti umani nel paese africano»; settembre: un rapporto Onu sulla diffusione dell’Aids rivela che i casi di malattia in Swazialand stanno aumentando.

 

2015, ottobre: il Fondo monetario internazionale invita lo Swaziland a rivedere il suo quadro politico, di fronte a una drammatica situazione economica (altissimo tasso di disoccupazione; crescente povertà), e a consolidare il suo sistema fiscale.

 

2016, settembre: spariscono misteriosamente 360 milioni di dollari dai fondi governativi e i lavoratori minacciano un blocco totale delle attività; il 28,8% della popolazione tra i 15 e i 49 anni è affetta dal virus HIV, secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Aid/HIV (nel 2016 sono state registrate 9.443 nuove infezioni e 3034 morti per malattie collegate all’AIDS).

 

2017, gennaio: un nuovo ordine del governo impone a tutte le scuole d’insegnare solo il Cristianesimo (i nuovi testi dovranno citare solo la Bibbia); l’opposizione critica la decisione, in quanto potrebbe alimentare ulteriormente l’intolleranza dei musulmani; marzo: gruppi delle società civile, i sindacati, e politici dell’opposizione chiedono al re Mswati III di annullare il decreto regio che bandì i partiti politici nel 1973: “Il sistema di governo tinkhundla è un’onta alla volontà del popolo, in quanto ha messo il potere legislativo, esecutivo e giudiziario in mano a una sola persona, creando così un regime che è stato finora un triste totale fallimento»; maggio: un rapporto Oxfam rivela che il Swaziland è il paese con le disuguaglianze di reddito più grandi del mondo; ottobre: il presidente sudafricano Jacob Zuma è in Swaziland, nella reggia di Ludzidzini, a Lobamba (sud di Mbabane), per il finalizzare il matrimonio di suo figlio Mxolisi con la principessa Ziyanda Dlamini, figlia del principe Fanyana Dlamini; il prezzo della seconda moglie del figlio di Zuma è stato di 120 mucche.

2018aprile: re Mswati annuncia che il paese cambierà il proprio nome in eSwatini: «Quando andiamo all’estero, la gente parla di noi come provenienti dalla Switzerland… Ma noi non siamo svizzeri, bensì il popolo del Regno dello Swatini. La parola Swaziland è un ibrido tra inglese e swazi. Il nuovo nome – eSwatini – dirà davvero qual è il nostro paese: “la terra degli Swazi”»; in preparazione delle celebrazioni per il 50° anniversario dell’indipendenza e il 50° compleanno del re Mswati (19 aprile), manifestazioni popolari di protesta per il peggioramento delle condizioni di vita e per le eccessive spese sostenute per i due anniversari; la polizia spara pallottole di gomma contro i manifestanti; mancano medicine negli ospedali; 19 aprile: il re annuncia ufficialmente il cambio di nome del paese; il presidente di Taiwan, Ing-wen, è presente alle celebrazioni (lo Swaziland– eSwatini è uno dei due paesi africani che ancora mantengono relazioni diplomatiche con Taiwan; l’altro paese è il Burkina Faso); Lucky Lukhele, portavoce del Swaziland Solidarity Network (Snn) critica la Comunità di Sviluppo dell’Africa Australe (acronimo inglese SADC) per la sua «totale inattività e disinteresse» nei confronti dei i troppi abusi contro i diritti umani da parte del re Mswati: «Da anni la popolazione sta soffrendo a causa del governo autoritario del re, e nessuno dice niente o muove un dito per cambiare la situazione»; maggio: il presidente zambiano, Edgar Lungu, sta costruendo una villa privata di vari milioni di dollari su un terreno donatogli dal re presso Nkonyeni, una località dello eSwatini; giugno: il paese è alla prese con una tremenda crisi monetaria: da anni i dipendenti pubblici non ottengono un aumento di salario; dottori e infermieri si lamentano per lo stato in cui versa il sistema sanitario; una nuova legge impone una tassa di 2.000 dollari a chi sposa uno straniero; la popolazione è invitata a iscriversi ai registri elettorali, in vista delle elezioni politiche; 18 agosto: primo turno delle elezioni del parlamento; 21 settembre: secondo turno delle elezioni parlamentari.

 

(Aggiornato al 2 novembre 2018)

Nome ufficiale: Regno di eSwatini (dal 19 aprile 2018, prima Swaziland)
Superficie
: 17.364 km2 (70.00 abitanti)
Capitale: Mbabane (amministrativa); Lobamba (capitale legislativa e sede della reggia regale)
Lingue
: inglese (ufficiale), siSwazi (ufficiale), afrikaans, siZulu
Sistema politico
: monarchia costituzionale (di fatto, assoluta)
Indipendenza
: 6 settembre 1968 (dalla Gran Bretagna)
Capo di stato
: re Mswati III (dal 25 aprile 1986)
Primo ministro
: Ambrose Mandvulo Dlamini (dal 29 ottobre 2018)
Religioni: cattolici (20%), cristiani non cattolici e chiese indipendenti, tra cui i sionisti (67%), seguaci delle religioni tradizionali (9,9%), musulmani (1%), bahai (0,5%), altri (1,6%)

 


Popolazione

Abitanti: 1.467.000 (stime luglio 2017)
Gruppi etnici
: swazi 84,3%; zulu 9,9%; tsonga 2,5%; indian 0,8%; pakistani 0,8%; portuguese 0,5%
Crescita demografica annua: 1,08% (stime 2017)
Tasso di fertilità
: 2,69 figli per donna (stime 2017)
Popolazione urbana
: 21,3% (2017)
Mortalità infantile
(sotto i 5 anni): 60,7/1.000
Speranza di vita
: 52 anni
Analfabetismo
(sopra i 15 anni): 19,4%
Prevalenza Hiv
: 28%
Accesso a servizi sanitari adeguati
: 57,5%
Accesso all’acqua potabile
: 74,1%

 


Economia

63% della popolazione vive sotto la soglia nazionale di povertà
Indice di sviluppo umano
: 0,541 (148° su 188 paesi)
Prodotto interno lordo
: 4,03 miliardi di dollari (11,34 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo
: 2.747 dollari (9.900 dollari a parità di potere d’acquisto nel 2917)
Crescita economica annua
: 0,3% (2017)
Inflazione
: 7% (2017)
Disoccupazione
: 30%
Risorse naturali
: amianto, carbone, argille, cassiterite, risorse idriche, foreste, piccoli depositi di oro e diamanti, pietre da cava, talco
Prodotti agricoli
: canna da zucchero, cotone, mais, agrumi, ananas, bovini, ovini
Esportazioni
: concentrati per bibite, zucchero, filati di cotone, agrumi, frutta in scatola; frigoriferi; legname (1,63 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni
: veicoli, macchinari, mezzi di trasporto, cibo, prodotti petroliferi e chimici (1,4 miliardi di dollari nel 2017)
Debito estero
: 548,2 milioni di dollari (fine 2017)

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