Gabon

Gli abitanti originari della regione sono i pigmei, cui si sono aggiunti i popoli bantu, arrivati in numerose migrazioni successive. 1472: i primi esploratori e mercanti portoghesi sbarcano sulle coste, dove in breve tempo stabiliscono importanti centri del commercio schiavista. Sec. 16°: ai portoghesi si aggiungono mercanti britannici, francesi e olandesi (commerciano schiavi, avorio e legname pregiato). 1839-1841: il capo mponwe, Denis Rapontchombo, autorizza i francesi a stanziarsi sulle rive dell’estuario del fiume Komo; in seguito, i francesi firmano accordi con altri capi delle comunità costiere, dando vita a un protettorato. 1849: una nave negriera è catturata al largo del Gabon e i prigionieri, rilasciati presso l’estuario del fiume Komo, creano un insediamento chiamato Libreville (“città libera”), la futura capitale. 1862: un trattato stabilisce la sovranità francese su Capo Lopez. 1885: la Francia occupa definitivamente la regione. 1886: il Gabon diventa colonia francese. 1903: inizia l’amministrazione francese. 1910: il territorio diventa parte dell’Africa Equatoriale Francese. 1946: è abolito il lavoro forzato.

 

1956: Léon M’ba è eletto sindaco di Libreville; aperto il primo pozzo petrolifero a Ozouri, dalla Società dei petroli dell’Africa Equatoriale (la futura Elf-Gabon).

1958: la popolazione vota per diventare una repubblica autonoma in seno alla Comunità Francofona. 1960, 17 agosto: l’indipendenza è concessa da Parigi senza particolari sconvolgimenti, in quanto i due principali partiti – il Blocco democratico gabonese (Bdg), di Léon M’ba, e l’Unione democratico-sociale gabonese (Udsg), di J. H. Aubamé – si dicono disposti ad accettare la tutela neocoloniale; alle prime elezioni nessuno dei due partiti ottiene la maggioranza; con il sostegno di alcuni deputati indipendenti, M’ba diviene primo ministro.

 

1961, febbraio: con le nuove elezioni, a lista unica, M’ba diventa presidente e Aubamé è ministro degli esteri; M’ba fa pressioni sulla Udsg perché confluisca nel Bdg. 1962: la Comilog (Compagnia Miniere dell’Ogooué) inizia l’estrazione del manganese.

1964, febbraio: nuove elezioni, senza liste dell’Udsg; vittoria del Bdg; un colpo di stato militare incruento è annullato dal pronto intervento dell’esercito francese; aprile: nuove elezioni multipartitiche: 31 seggi al Bdg, 16 all’Udsg.

 

1967, aprile: M’ba è rieletto presidente, ma muore in novembre; gli succede il vicepresidente Albert-Bernard Bongo. 1968, giugno: Bongo instaura un regime monopartitico (Partito democratico gabonese-Pdg). 1873: assassinio di Germain M’ba, politico dell’opposizione, per mano di due mercenari. 1973: Bongo si converte all’islam e assume il nome di El Hadj Omar Bongo. 1975: il Gabon diventa membro dell’Opec; Bongo è rieletto presidente; è introdotta la carica di capo del governo, tenuta fino al 1990 da Léon Mébiane. 1976: Bongo è alle prese con una grave crisi economica che lo costrinse ad avviare una politica di stabilizzazione, restringendo i consumi. 1977: assassinio del poeta gabonese Ndouna Dépénoud (si sospetta per opera dell’entourage di Bongo); nasce la compagnia di stato Air Gabon. 1978: il Gabon espelle migliaia di beninesi. 1979: nuova conferma di Bongo alla presidenza. 1981: nasce il Movimento di Riforma Nazionale (Mouvement de Redressement National – Morema), partito di opposizione non autorizzato; espulsione di varie migliaia di camerunesi. 1983: Giovanni Paolo II visita il Gabon. 1986: Bongo è riletto per la terza volta presidente, con il 99% dei voti.

 

1990, primavera: dopo la Conferenza nazionale sovrana, è reintrodotto il multipartitismo; Bongo si dimette dal Pdg e crea un governo di transizione, guidato dal nuovo primo ministro, Casimir Oyé-M’ba, con rappresentanti dell’opposizione; maggio: pronta la bozza della nuova costituzione (entrerà in vigore nel marzo 1991); la nuova costituzione prevede l’indipendenza del potere giudiziario; settembre: sventati due tentativi di colpo di stato; manifestazioni di piazza; le prime elezioni multipartitiche confermano il dominio del Pdg.

1991: il parlamento adotta una nuova costituzione che formalizza il pultipartitismo.

1993, dicembre: Omar Bongo è rieletto presidente per la quarta volta, con solo il 51% dei voti; l’opposizione si rifiuta di riconoscere il risultato elettorale; sale la tensione nel paese. 1994: gli “Accordi di Parigi” portano alla formazione di un governo di unità nazionale. Le elezioni legislative (1996) e municipali (1997), ambedue vinte dal partito di governo, creano una difficile situazione di equilibrio politico, con molte città (inclusa Libreville) in mano all’opposizione. 1998: Bongo rieletto per il quinto mandato settennale.

 

2002, gennaio: il Pdg ottiene la maggioranza in parlamento. 2003, luglio: si cambia la costituzione per consentire a Bongo di candidarsi alla presidenza senza limiti. 2004, febbraio: la società francese Total firma un accordo per esportare greggio gabonese in Cina; settembre: una compagnia cinese ottiene il permesso di sfruttare circa un miliardo di tonnellate di minerale di ferro.

 

2005, novembre: Omar Bongo è rieletto presidente; scontri tra gli oppositori e le forze dell’ordine nella capitale. 2006, febbraio: Gabon e Guinea Equatoriale iniziano i colloqui per accordarsi sul possesso di alcune isole del Golfo di Guinea, ricche di petrolio; dicembre: il Pdg ottiene la maggioranza in parlamento; accuse di frodi da parte dell’opposizione; liquidata la compagnia area di stato, Air Gabon. 2007: nasce la Gabon Airlines, una compagnia privata.

 

2008: gennaio: il governo bandisce temporaneamente 20 organismi non governativi, accusandoli di interferire negli affari politici.

 

2009, gennaio: nuovo governo; il presidente apre all’opposizione; febbraio: una corte francese ordina il congelamento dei numerosi conti bancari che Bongo possiede in Francia, dopo avergli ingiunto di restituire 300 milioni di franchi cfa (circa 458mila euro), più interessi (in tutto, oltre 1 milione di euro), pagati nel 1996 dal figlio di René Cardona, imprenditore francese e socio in affari di Bongo, per la liberazione del padre, incarcerato a Libreville; marzo: il Pdg chiede al governo e al parlamento di rivedere gli accordi di cooperazione con la Francia, accusando Parigi di orchestrare una campagna di destabilizzazione contro il Gabon e le sue autorità; maggio: il presidente Bongo decide di sospendere momentaneamente le sue attività, dopo 42 anni, «in segno di lutto per la morte della moglie Edith»; giugno: il presidente muore di tumore in una clinica di Barcellona; agosto: si tengono le elezioni (nonostante le opposizioni chiedano che siano posposte) e, in settembre, Ali Ben Bongo (nato Alain-Bernard Bongo), figlio Omar Bongo, è dichiarato vincitore, succedendo al padre; i critici affermano che le elezioni sono state manipolate per garantire una “successione dinastica”; i sostenitori dell’opposizione si scontrano con le forze di sicurezza.

 

2010, agosto: il paese festeggia i 50 anni di indipendenza; Ali Ben Bongo dice che la Francia non è più l’unico partner economico del paese e firma accordi con India e Singapore per grandi progetti infrastrutturali; dicembre: il parlamento approva alcuni emendamenti alla costituzione che consentono di posporre le elezioni; l’opposizione accusa: “si stanno aprendo le porte alla dittatura”.

 

2011, gennaio: André M’ba Obamé, leader dell’opposizione, si rifugia nella sede dell’Onu; il suo partito viene bandito, dopo che Obamé ha dichiarato di aver vinto le elezioni presidenziali del 2009; dicembre: il Pdg di Bongo ottiene il 95% dei seggi in parlamento alle elezioni legislative; l’opposizione parla di frode.

 

2012, gennaio: Gabon e Guinea Equatoriale ospitano la Coppa d’Africa di calcio.

 

2013, febbraio: la polizia francese perquisisce una villa a Nizza, acquistata dall’ex presidente Omar Bongo, nel corso di una prolungata e complessa indagine di corruzione (si sospetta che la villa sia stata acquistata con soldi pubblici).

 

2014, dicembre: manifestazioni di protesta per chiedere le dimissioni del presidente; un dimostrante è ucciso.

 

2015, febbraio: tolto il bando al partito dell’opposizione, Unione nazionale (Un); aprile: il principale leader dell’opposizione, André M’ba Obamé, muore in Camerun: decine di migliaia di sostenitori per le strade ad accogliere la salma riportata in patria; agosto: il presidente Ali Bongo promette di donare a una fondazione for l’educazione della gioventù la sua parte di patrimonio ricevuto dal padre; novembre: una corte francese (di Nizza) consente la pubblicazione del certificato di nascita di Ali Bongo (l’opposizione lo ha accusa di non essere originario del Gabon, bensì del Biafra, e adottato dal padre durante la guerra di secessione di quella regione nigeriana).

 

2016, agosto: alle elezioni presidenziali, ambedue i concorrenti – Ali Bongo e Jean Ping, ex-presidente della commissione dell’Unione Africana, candidato del Fronte di Opposizione per l’Alternanza (Fopa), reclamano la vittoria; il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, esorta ambedue ad attendere i risultati finali; settembre: la corte costituzionale dice che Ali Bongo si è imposto di stretta misura (49,80%) su Jean Ping (48,23%) e che può prestare giuramento; dicembre: le elezioni parlamentari, fissate per questo mese, sono posposte a luglio 2017, “per mancanza di fondi” (in uno dei paesi più ricchi d’Africa).

 

2017, febbraio: un rapporto riferisce che il Gabon ha perso l’80% dei suoi elefanti durante il trascorso decennio; marzo: Ali Bongo invita nel palazzo presidenziale partiti e gruppi sociali per un “forum”, nel tentativo di superare la crisi provocata dalle elezioni presidenziali del 2016; Jean Ping boicotta il “forum”; maggio-luglio: varie manifestazioni di protesta organizzate dai sostenitori di Jean Ping, che si sentono defraudati della presidenza; numerosi arresti di oppositori; agosto: Jean Ping invita il paese «a ribellarsi e insorgere»; settembre: il ministero degli interni interdice «temporaneamente e per misure di sicurezza» ogni viaggio all’estero per i leader dell’opposizione; cinque giorni dopo il divieto è revocato; novembre: Jean Ping definisce i cambi costituzionali proposti dal governo come «autocratici e tali da violare il principio della separazione dei poteri»; dicembre: la camera bassa (o parlamento, composta quasi interamente da membri del Partivo democratico gabonese – Pdg), approva tutti gli emendamenti costituzionali proposti dal governo; i media statali non ne fanno menzione; il testo della nuova legge passa ora al senato e poi alla corte costituzionale; l’Organizzazione mondiale della sanità dichiara il Gabon «libero dalla polio».

 

2018, 1° gennaio: nel suo discorso di capo d’anno alla nazione, il presidente dice di impegnarsi per «un cambio radicale nella governance» e promette di «favorire unità e coesione tra i cittadini»; 12 gennaio: l’opposizione accusa il presidente di voler diventare un tiranno come il padre; Ali Bongo difende i cambiamenti costituzionali apportati; quello che più spaventa è: «il presidente determina la politica della nazione» (il vecchio testo aggiungeva: «… in consultazione con il parlamento»; 15 gennaio: agenti della sicurezza fermano, «per una questione giudiziaria», Jean Ping che sta per imbarcarsi su un aereo per Parigi; il Gabon sta diventando sempre più una “monarchia ereditaria”; dopo 42 anni di potere di Omar Bongo, il figlio Ali Bongo fa approvare la riforma della Costituzione che gli garantisce il potere assoluto all’infinito: il presidente è «il detentore supremo del potere esecutivo», gode della piena impunità nell’esercizio delle funzioni e non ha limiti nel candidarsi alla suprema carica; marzo: il Gabon ritira i suoi 444 soldati dalla Missione di pace dell’Onu nell’Africa centrale; 30 aprile: il paese precipita in un fulmineo stato di caos istituzionale dopo lo scioglimento dell’Assemblea nazionale e del governo in carica, decretato dalla Corte costituzionale per incapacità a organizzare le elezioni legislative entro il 29 aprile; 3 maggio; il premier uscente, Emmanuel Issozé Ngondet, è incaricato di formare un nuovo governo di transizione, con il compito di organizzare le elezioni; 8 maggio: i membri del nuovo esecutivo prestano giuramento davanti al presidente; ottobre: mentre partecipa a un forum economico in Arabia Saudita, Bongo si sente male ed è ricoverato in ospedale; il bollettino ufficiale parla di «stanchezza»; per molte settimane nessuno è in grado di sapere qualcosa sulla sua salute; mentre Bongo è ricoverato a Riad, il leader dell'opposizione, Jean Ping, torna a rivendicare la vittoria nello scrutinio presidenziale del novembre 2017; novembre: la corte costituzionale interviene per sbloccare lo stallo istituzionale dovuto alla prolungata malattia del presidente, modificando la Costituzione per affrontare la situazione di «incapacità temporanea» del Capo dello Stato e consentendo al vicepresidente Pierre Claver Maganga Moussavou di convocare e presiedere il Consiglio dei ministri; l’Unione africana intima al Gabon di rispettare il dettato costituzionale; il governo afferma che Bongo, trasferito in un ospedale militare di Rabat (Marocco), sta ricuperando velocemente; inizio dicembre: il re del Marocco, Mohammed VI, fa visita a Bongo all’ospedale; il governo gabonese rilascia un breve video di questa visita; 6 dicembre: Bongo lascia l’ospedale e si trasferisce in una residenza privata della capitale marocchina.

 

2019, 7 gennaio: approfittando del vuoto di potere che regna da 4 mesi, un gruppo di giovani ufficiali assume il controllo dell'emittente radiotelevisiva di stato; in un proclama, dicono di voler “salvare il paese, ripristinando la democrazia»; uno dei golpisti, il tenente Kelly Ondo Obiang, leader dell’autoproclamato “Movimento patriottico delle forze di sicurezza e della difesa del Gabon”, invita i cittadini a scendere in piazza; dopo poco ore, 4 leader golpisti sono arrestati e il governo dichiara che «la situazione è sotto controllo».

 

(Aggiornato all’8 gennaio 2019)

Nome ufficiale: Repubblica Gabonese
Tipo di governo: Repubblica presidenziale
Superficie
: 267.667 km2
Capitale
: Libreville (813.000 abitanti, 2018)
Lingue
: francese (ufficiale), fang, myene, nzebi, bapounou/eschira, bandjabi
Sistema politico
: repubblica presidenziale
Indipendenza
: 17 agosto 1960 (dalla Francia)
Capo dello stato
: Ali Ben Bongo Ondimba (dal 16 ottobre 2009)
Primo ministro
: Emmanuel Issoze-Ngondet (dal 29 settembre 2016; dimessosi il 1° maggio 2018, è stato reintegrato il 3 maggio 2018)
Religioni
: cristiani (75%, di cui 46% cattolici), musulmani (9,8%), seguaci delle religioni tradizionali (15,2%)

 


Popolazione

Abitanti: 2.119.000 (stime luglio 2018)
Gruppi etnici
: oltre 40 gruppi bantu (fang, 23.2%; schira-punu; 18,9%; nzebi-duma, 11.9%; obamba, , bapounou, batéké, omyènè, bakota, vili, séké), pigmei (3.000), stranieri africani ed europei (154.000), francesi (10.700)
Crescita demografica annua
: 2,73% (2018)
Tasso di fertilità
: 3,52 figli per donna (2018)
Popolazione urbana
: 89,4% (2018)
Mortalità infantile
(sotto i 5 anni): 47,4/1.000
Speranza di vita
: 68 anni (2018)
Analfabetismo
(sopra i 15 anni): 11,6%
Prevalenza Hiv
: 3,6% (2017)
Accesso a servizi sanitari adeguati
: 41,9%
Accesso all’acqua potabile
: 93,27%

 


Economia

34,3% della popolazione vive sotto la soglia nazionale di povertà

Indice di sviluppo umano: 0,702 (110° su 189 paesi, nel 2017)
Prodotto interno lordo
: 14,93 miliardi di dollari (36,66 miliardi di dollari a parità di potere di acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo
: 8.344 dollari (18.100 dollari a parità di potere di acquisto nel 2017 – 4 volte superiore a quello della maggior parte delle nazioni sub-sahariane)
Crescita economica annua
: 0,5% (2017)
Inflazione
: 2,7% (2017)
Disoccupazione
: 19,6% (2017)
Risorse naturali
: petrolio, gas naturale, diamanti, niobio, manganese, uranio, oro minerali di ferro, energia idroelettrica; legname
Prodotti agricoli
: cacao, caffè, zucchero, olio di palma, gomma; legname; bestiame; pesce
Esportazioni
: greggio, legname, manganese, uranio (5,56 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni
: macchinari e apparecchiature, cibo, prodotti chimici, materiali da costruzione (2,83 miliardi di dollari nel 2017)
Debito pubblico
: 62,7% del Pil (stim2 2017) 

Debito estero: 6,5 miliardi di dollari (fine 2017)

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