Guinea

1840: Samori Touré, condottiero malinké, fonda un impero di stati musulmani (che include le regioni degli odierni Mali e Costa d’Avorio). 1886: Samori affronta le truppe francesi che avanzano dal Senegal. 1891: Parigi dichiara la Guinea colonia indipendente dal Senegal. 1898: la resistenza all’occupazione francese è sconfitta, e Samori Touré (bisnonno del futuro presidente Ahmed Sékou Touré) è esiliato in Gabon.

 

1906: la Guinea è parte della Federazione francese dell’Africa Occidentale. 1945: Ahmed Sékou Touré, pronipote di Samori Touré, è segretario generale dell’Associazione dei lavoratori francesi d’Africa, di matrice comunista. 1946: Touré fonda con Houphouët-Boigny (Costa d’Avorio) l’Unione democratica africana. 1952: Touré è segretario generale del Partito democratico della Guinea. 1956, ottobre Touré è sindaco di Conakry.

 

1958, 2 ottobre: il paese ottiene l’indipendenza dalla Francia; Sékou Touré è presidente; Parigi ritira il personale tecnico e blocca il commercio con la Guinea. 1965: Touré rompe le relazioni con la Francia, accusandola di complottare contro di lui per estrometterlo. 1970: mercenari portoghesi invadono il paese e cercano sia di rovesciare il governo guineano, sia di annientare il Partito per l’indipendenza di Guinea e Capo Verde, che lotta per la libertà della vicina Guinea-Bissau. 1978: il congresso cambia il nome del paese in Repubblica popolare rivoluzionaria di Guinea e ristabilisce i rapporti con la Francia; le compagnie francesi sfruttano i giacimenti di ferro, di petrolio e, in particolare, di bauxite, di cui la Guinea diventa il secondo produttore mondiale.

 

1984, marzo: Touré muore negli Stati Uniti; gli succede, ad interim, Louis Beavogui; aprile: i colonnelli Lansana Conté e Diarra Traoré prendono il potere con un colpo di stato e aboliscono il partito, i sindacati, la costituzione e il parlamento; Conté diventa presidente; Traoré è primo ministro; Conté sostiene il settore privato, elimina le imprese statali e sollecita l’aiuto della Francia, degli Usa e di altri paesi africani per rivitalizzare l’economia. 1985: Conté concentra su di sé le cariche di capo di stato, primo ministro e ministro della difesa; Diarra Traoré – retrocesso a ministro dell’Educazione – tenta un golpe, che però fallisce; cresce il malcontento nell’esercito; i prezzi triplicano; molte le manifestazioni popolari. 1990: è adottata una costituzione che prepara il ritorno del potere ai civili.

 

1992: è approvato il sistema multipartitico; Alpha Condé, leader dell’opposizione, torna dall’esilio e guida il Foro nazionale democratico (Fnd). 1993: alle prime elezioni libere, Lansana Conté è riconfermato (con meno del 51% dei voti). 1995: alle elezioni parlamentari il Partito dell’unità e del progresso (Pup), guidato dal presidente, vince 71 dei 114 seggi. 1996: un quarto dei reparti militari si ribellano per i bassi salari e le povere condizioni in cui sono costretti a vivere, attaccano e incendiano il palazzo presidenziale, ma sono respinti (30 i morti); luglio: l’economista Sidia Touré è nominato primo ministro.

 

1998: Lansana Conté è rieletto presidente. 2000, settembre: Alpha Condé è arrestato e condannato a 5 anni di prigione (sarà liberato nel maggio 2001); iniziano incursioni di ribelli dalla Liberia e della Sierra Leone, che causano 1.000 morti e massicci sfollamenti di gente; il governo accusa la Liberia, il Fronte rivoluzionario unito (Fru) della Sierra Leon, il Burkina Faso e ex soldati guineani ammutinati di voler destabilizzare la Guinea. 2001, febbraio: il governo impiega elicotteri da guerra contro i ribelli; novembre: un referendum approva la proposta di Conté di estendere il suo mandato presidenziale da 5 a 7 anni; i critici accusano il presidente di volersi perpetuare al potere.

 

2002, marzo: Guinea, Sierra Leone e Liberia si accordano su misure di sicurezza lungo i comuni confini per evitare rivolte (la regione è devastata da una sanguinosa guerra civile). 2003, novembre: il leader dell’opposizione, Jean-Marie Doré, è arrestato per aver detto che il presidente è troppo malato per ricandidarsi; dicembre: Conté è rieletto per la terza volta; l’opposizione boicotta lo scrutinio. 2004, aprile: il primo ministro Lounseny Fall rinuncia all’incarico mentre è in visita agli Stati Uniti; in dicembre, gli succede Cellou Dalein Diallo; c’è un accordo del governo con una compagnia giapponese per la costruzione di una raffineria di alluminio (la più grande del mondo).

 

2005, gennaio: fallisce un attacco armato contro il convoglio presidenziale mentre attraversa la capitale; luglio: Alpha Condé, leader del principale partito dell’opposizione, il Raggruppamento del popolo guineano, torna dall’esilio in Francia ed è accolto da migliaia di sostenitori. 2006, marzo: il presidente è in Svizzera per cure mediche; i partiti dell’opposizione propongono la formazione di un governo ad interim; aprile: il primo ministro Cellou Dalein Diallo è licenziato; giugno: uno sciopero generale di otto giorni e numerose proteste studentesche inducono il governo a rivedere i salari e i prezzi dei beni di consumo basici; numerosi studenti sono uccisi durante una manifestazione contro il rinvio degli esami per causa dello sciopero; ottobre: il presidente Conté non è presente alle celebrazioni per l’anniversario dell’indipendenza (si specula sulla sua salute).

 

2007, gennaio: sciopero generale indetto dai sindacati e manifestazioni degli esponenti dell’opposizione contro il regime di Conté sfociano in scontri con la polizia (115 i morti); febbraio: Conté dichiara lo stato d’emergenza e, nel tentativo di porre fine allo sciopero generale, nomina Lansana Kouyaté primo ministro; maggio: nuove violenti proteste; ci sono anche soldati che reclamano salari più adeguati; agosto: il governo annuncia la scoperta di riserve di uranio commercialmente valide.

 

2008, maggio: Conté licenzia Kouyaté e lo rimpiazza con l’ex ministro delle miniere, Ahmed Tidiane Souaré; ammutinamento di alcuni reparti dell’esercito, sempre per il mancato pagamento degli stipendi; dicembre: Lansana Conté muore e i militari prendono il potere, prontamente condannati dalla comunità internazionale; molti guineani, però, sostengono la mossa dei militari; il capitano Moussa Dadis Camara, che si è imposto come leader della nuova giunta militare, si dichiara presidente; la giunta nomina l’ex banchiere Kabiné Komara primo ministro.

 

2009, agosto: Camara fissa le elezioni presidenziali per il 31 gennaio 2010 e le parlamentari per marzo; nonostante abbia assicurato più volte di non volersi candidare, i suoi sostenitori formano un movimento per sostenere la sua candidatura; settembre: i soldati aprono il fuoco contro i manifestanti dell’opposizione che protestano, in uno stadio di Conakry, contro la candidatura di Camara alle elezioni presidenziali (157 le vittime, oltre 1.200 i feriti); il governo mette al bando goni manifestazione “sovversiva”; scema il consenso popolare alla giunta militare; ottobre: arrivano le condanne dell’Unione africana e dell’Onu; la comunità internazionale impone sanzioni; la Francia sospende la cooperazione militare; il governo sigla un accordo da 7 miliardi di dollari con una compagnia mineraria cinese per lo sfruttamento della bauxite; l’Onu crea un tribunale per indagare sulla morte di 150 dimostranti uccisi in settembre; dicembre: attentato a Camara (che rimane ferito) da parte di un ex assistente.

 

2010, gennaio: dopo essere stato curato in Marocco, Camara va in Burkina Faso per recuperare la salute; nel frattempo assegna il potere al suo vice, il gen. Sekouba Konaté; il leader dell’opposizione democratica, Jean-Marie Doré, un civile, è nominato primo ministro ad interim, alla guida di un governo di coalizione incaricato di preparare il ritorno a un’amministrazione di civili; febbraio: la Corte penale internazionale (Cpi) dice che il massacro di settembre allo stadio è stato un crimine contro l’umanità; maggio: inizio della campagna elettorale per le elezioni presidenziali; la giunta militare promette che rispetterà i risultati; 27 giugno: al primo turno nessuno dei candidati ottiene la maggioranza; ci sarà un ballottaggio tra i due primi classificati: Cellou Dalein Diallo e Alpha Condé, veterano dell’opposizione; ottobre: violenti scontri alla vigilia del secondo turno delle presidenziali; novembre: Alpha Condé è dichiarato vincitore; nuovi scontri tra le forze di sicurezza e i sostenitori del candidato sconfitto, Cellou Dalein Diallo; è dichiarato lo stato di emergenza.

 

2011, febbraio: il presidente Alpha Condé accusa la giunta militare che l’ha preceduto di aver portato il paese alla bancarotta; luglio: uomini armati attaccano e distruggono parzialmente la residenza presidenziale, ma il presidente si salva; poche ore dopo, le forze di sicurezza arrestano l’ex capo dell’esercito, il gen. Nouhou Thiam; settembre: la polizia arresta centinaia di attivisti dell’opposizione scesi per la strade della capitale per protestare contro i tentativi del presidente di manipolare le elezioni parlamentari (previste per dicembre); dicembre: il presidente promette di rinnovare i contratti dei minatori; intanto, ha posposto le elezioni parlamentari.

 

2012, aprile: il presidente Condé fissa la data delle elezioni parlamentari all’8 luglio; l’opposizione accoglie favorevolmente il rinvio; maggio: le forze di sicurezza si scontrano con i dimostranti, adirati del modo in cui il governo sta gestendo la preparazione dello scrutinio elettorale; novembre: il ministro del tesoro, Aissatou Boiro – molto deciso nella lotta alla corruzione – viene ucciso; dicembre: la commissione elettorale fissa le elezioni parlamentari per il 12 maggio 2013.

 

2013, febbraio: il capo delle forze armate, il gen. Kelefa Diallo – incaricato di riformare l’esercito – muore in un incidente aereo in Liberia; marzo: morti e feriti durante gli scontri tra polizia ed esponenti dell’opposizione; nuovo slittamento della data delle elezioni parlamentari al 30 giugno; maggio-giugno: almeno 50 vittime negli scontri degli ultimi tre mesi; le elezioni non si tengono alla data prefissata; 3 luglio: il governo e l’opposizione si accordano di tenere le elezioni il 29 settembre 2013; settembre: il partito del presidente Condé, Raggruppamento del popolo guineano, vince le elezioni parlamentari; gli osservatori internazionali notano varie irregolarità nello scrutinio e i partiti dell’opposizione parlano di frode, ma la corte suprema conferma i risultati pubblicati dal governo.

 

2014, febbraio: scoppio dell’epidemia di ebola nel sud del paese, che si diffonde in Sierra Leone e in Liberia, uccidendo 600 persone entro metà luglio; marzo: il Senegal chiude le frontiere con la Guinea, nel tentativo di fermare la diffusione dell’epidemia; agosto: l’Organizzazione mondiale della sanità dice che il diffondersi dell’epidemia in Africa Occidentale va ritenuta un’emergenza sanitaria internazionale che richiede una risposta coordinata; settembre: il presidente americano Barack Obama annuncia l’invio di 3.000 soldati in Africa Occidentale per costruire nuove strutture sanitarie e addestrare operatori sanitari locali; la Banca Mondiale teme che l’epidemia possa avere effetti catastrofici sulle economie di Guinea, Liberia e Sierra Leone.

 

2015, gennaio: l’epidemia sembra diminuire la sua veemenza e il Senegal riapre le frontiere con la Guinea; febbraio: nuovi casi di ebola in Guinea, Sierra Leone e Liberia; aprile: massicce proteste circa il calendario delle elezioni presidenziali e locali; settembre: inaugurata la diga idroelettrica di Kaleta (240 megawatt), a 150 km a nord di Conakry, realizzata all’interno dei progetti di cooperazione Cina-Guinea, destinata a incrementare l’accesso all’elettricità degli abitanti della capitale; settembre-ottobre: la campagna elettorale è marcata da violenti scontri tra sostenitori delle diverse forze politiche (morti e feriti); la commissione elettorale chiede di posporre le elezioni presidenziali a fine mese per correggere «irregolarità e anomalie nelle liste elettorali»; 10 ottobre: si va al voto; dall’8 al 13, almeno 13 morti; 17 ottobre: il presidente Condé è dichiarato vincitore, e inizia il suo secondo e ultimo mandato; l’opposizione definisce lo scrutinio “illegale”; novembre: la Guinea è dichiarata “libera dall’ebola” (oltre 2.500 i morti a causa dell’epidemia); il presidente licenzia il ministro degli interni e altri ufficiali governativi, accusandoli di non aver saputo evitare le violenze durante la campagna elettorale; dicembre: il presidente nomina Mamady Youla primo ministro (dal 2004 consigliere delegato del settore miniere).

 

2016, febbraio: un giornalista è ucciso durante i disordini scoppiati presso la sede del maggior partito di opposizione; marzo: riappare l’ebola (5 vittime); giugno: l’Organizzazione mondiale della sanità dice che l’epidemia di ebola è «davvero terminata»; 17 agosto: oltre 500.000 persone rispondono all’appello dell’opposizione per una marcia di 15 km nei sobborghi della capitale contro il governo, accusato di corruzione e di cattiva gestione dell’economia nazionale (un giovane è ucciso dalla polizia durante la marcia; molte persone sono ferite); settembre: dopo molte proteste popolari, il presidente Condé incontra il leader principale dell’opposizione, Cellou Diallo; il poliziotto che ha sparato al ragazzo è arrestato; ottobre: tutti i partiti decidono che il governo ricompensi le vittime (circa 60) delle violenze politiche legate alle elezioni del 2013.

 

2017, gennaio: prolungato sciopero dei maestri; febbraio: gli studenti scendono per le strade, con sassi e bastoni, protestando per la prolungata chiusura delle scuole (almeno 5 vittime); aprile: violente rivolte interrompono le operazioni nelle miniere di bauxite del nord-ovest del paese, dove gli abitanti si lamentano dei troppi tagli di corrente e degli alti livelli di inquinamento; agosto: a Conakry migliaia di oppositori marciano per indurre il presidente a rispettare l’accordo sull’organizzazione delle elezioni locali (in ritardo ormai di anni); novembre: scolari e studenti manifestano in favore dei loro maestri, ancora una volta in sciopero (3 maestri arrestati e alcuni studenti feriti dalle forze di polizia); dicembre: il capo della polizia è licenziato dal presidente per «pregiudizi politici e corruzione»; l’opposizione si dice soddisfatta. 

2018: febbraio: con un ritardo di otto anni (erano previste nel 2010 ma sempre posposte «per mancanza di fondi» o per la crisi dell’ebola), si tengono finalmente le elezioni municipali; gli argomenti della campagna elettorale: corruzione, sistema scolastico in sfacelo, disoccupazione, mancanza di corrente elettrica; numerosi disordini; 50 persone arrestate; un poliziotto ucciso; 5 bambini arsi vivi in un incendio doloso; i risultati delle elezioni locali dicono che il partito di governo, Raggruppamento del popolo guineano, ha eletto 3.284 consiglieri locali; il principale partito di opposizione, guidato dall’ex primo ministro, Cellou Dalein Diallo, Unione delle forze democratiche di Guinea (Ufdg), ne ha eletti 2.156; 3 marzo: pressato da molte proteste, il presidente promette un rimescolamento del governo; il sindacato dei maestri ottiene un aumento del 40% dei salari degli insegnanti e pone fine allo sciopero che durava da un mese; nell’ultima giornata di sciopero due persone che sostengono le richieste dei maestri sono uccise dalle forze dell’ordine; 5.000 donne, vestite di bianco, sfilano per la capitale Conakry, protestando per l’eccessiva violenza usata dalla forze di polizia contro esponenti e sostenitori dell’opposizione durante le elezioni locali; sui cartelli che portano c’è scritto: «Alpha Condé fa rima con crimine», e «troppo morti… e lo Stato dorme»; maggio: riprendono le manifestazioni di protesta da parte dell’opposizione per le irregolarità registrate nelle elezioni locali (almeno 50 arresti); uno sciopero paralizza la capitale Conakry; la comunità internazionale interviene per mediare; il primo ministro e l’intero governo rassegnano le dimissioni; 22 maggio: Ibrahima Kassory Fofana, già ministro per gli investimenti e per il partenariato pubblico-privato, è nominato primo ministro; luglio: un aumento del 25% del prezzo del carburante provoca uno sciopero generale che paralizza Conakry; agosto: 3 giovani, ospiti di un centro giovanile visitato dal neo primo ministro, sono arrestati per aver osato donare a Fofana un gallo nero (simbolo di malaugurio); inizio ottobre: l’apertura del nuovo anno scolastico è contrassegnato dal varo di uno “sciopero a tempo illimitato” da parte dei maestri che chiedono un aumento di salario.

 

 (Aggiornato all’8 ottobre 2018)

 

 

 

Nome ufficiale: Repubblica di Guinea
Superficie
: 245.857 km2
Capitale
: Conakry (1,85 milioni di abitanti)
Lingue
: francese (ufficiale); diffuse le lingue locali, tra cui: fulani, maninka (o malinke), susu, wolof
Sistema politico
: repubblica presidenziale
Indipendenza
: 2 ottobre 1958 (dalla Francia)
Capo dello stato
: Alpha Condé (dal 21 dicembre 2010)
Capo del governo
: Primo ministro, Ibrahima Fofana (dal 22 maggio 2018)
Religioni
: musulmani (86,2%), cristiani (9,7%), seguaci delle religioni tradizionali (4,1%)

 


Popolazione

Abitanti: 12.900.000 (stime luglio 2017)
Gruppi etnici
: peul (32,1%), malinké (29,8%), soussou (19,8%), guerze (6,2%), kissi (4,7%), toma (2,8%), altri gruppi minori (4,6%)
Crescita demografica annua
: 2,61% (stime 2017)
Tasso di fertilità
: 4,77 figli per donna (2017)
Mortalità infantile
(prima dei 5 anni): 89/1.000
Popolazione urbana
: 36,1% (2018)
Speranza di vita
: 61 anni
Analfabetismo
: 69,6%
Prevalenza Hiv
: 1,5% (stime 2017)
Accesso a servizi sanitari
: 20,1%
Accesso all’acqua potabile
: 76,8%

 


Economia

Il 47% della popolazione vive sotto la soglia di povertà
Indice di sviluppo umano: 0,459 (175° su 189 paesi, 2017)
Prodotto interno lordo
: 9,72 miliardi di dollari (26,47 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo
: 753 dollari (2,000 dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Crescita economica
: 6,7% (2017)
Inflazione
: 8,9% (2017)

Disoccupazione: 4,5% (2017)
Risorse naturali
: bauxite (le più grandi riserve al mondo), materiali ferrosi, diamanti, oro, uranio; pesce; sale; energia idroelettrica
Prodotti agricoli
: riso, caffè, ananas, semi di palma, cacao, manioca, banane, patate, patate dolci; bestiame, ovini; legname
Esportazioni
: bauxite, oro, diamanti; prodotti agricoli, caffè; pesce (2,11 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni
: prodotti petroliferi, metalli, macchinari, mezzi di trasporto, tessili, grano, cibo (2,47 miliardi di dollari nel 2017)
Debito pubblico
: 39,7% del Pil annuo (stime 2017) 

Debito estero: 1,53 miliardi di dollari (fine 2017)

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