Guinea Equatoriale

12°-15° sec.: popolazioni bantu (fang e ndowe) occupano la regione oggi conosciuta come Rio Muni e scacciano i pigmei bayele (ne sopravvivono solo piccoli gruppi); l’isola di Bioko è colonizzata dai bubi nel 13° secolo. 1471: il navigatore portoghese Fernão do Pó è il primo europeo ad avvistare l’isola di Bioko, battezzandola Fernando Poo. 1777: il Portogallo cede le isole di Fernando Poo e di Annobón agli spagnoli, consentendo a Madrid l’accesso al commercio schiavista. Dal 1827 al 1844, con il benestare della Spagna, i britannici amministrano l’isola. 1844: Bioko torna alla Spagna, che, nel frattempo, ha esteso il proprio controllo all’entroterra (oggi Rio Muni). 1904: Bioko e Rio Muni sono unificate amministrativamente e diventano Territori dell’Africa Occidentali (più tardi denominati Guinea Spagnola).

 

1964: governo autonomo. 1968, agosto: referendum costituzionale; settembre: Francisco Macías Nguema è eletto presidente; 12 ottobre: indipendenza, con Nguema capo di stato. 1969: repressione violenta ai danni dell’opposizione, messa al bando. 1972: Macías si autoproclama presidente a vita; migliaia di persone sono torturate e giustiziate nelle carceri o picchiate a morte nei campi di lavoro; per anni il paese rimane isolato dal resto del mondo; due terzi degli abitanti fuggono all’estero.

 

1979, agosto: un colpo di stato, capeggiato dal col. Teodoro Obiang Nguema Mbasogo (nipote di Macías ), depone il presidente (giustiziato per «crimini contro l’umanità»); è istituito un Consiglio militare supremo, che prosegue le politiche di repressione del precedente governo. 1982, agosto: un referendum designa Teodoro Obiang Nguema Mbasogo presidente per sette anni. 1984: Obiang Nguema è rieletto senza opposizione; alcuni politici esiliati fondano, all’estero, l’Alleanza nazionale per la democrazia. 1986: un tentativo di golpe porta a nuovi arresti. 1989: Obiang Nguema riconfermato al potere.

 

1991: è autorizzato il multipartitismo; inizio dello sfruttamento dei giacimenti di petrolio. 1993: dopo la legalizzazione dei partiti e la liberazione dei prigionieri politici, le elezioni (agosto) sono una parodia della democrazia; le opposizioni le boicottano. 1996, febbraio: alle elezioni presidenziali (80% di astensionismo) Obiang Nguema ottiene il 99% dei voti; marzo: la Mobil annuncia la scoperta di altri ricchi giacimenti di petrolio e gas naturale; il Pil cresce del 71,2% nel 1997, del 22% nel 1998, e del 15% nel 1999, ma le cifre nascondono una iniqua distribuzione della ricchezza; il Fondo monetario internazionale accusa i leader politici di appropriarsi dei proventi del greggio.

 

1998, gennaio: Amnesty International denuncia l’arresto di folti gruppi di persone (per lo più di etnia bubi) in seguito ad attacchi contro postazioni militari nell’isola di Bioko; giugno: il tribunale militare condanna a morte 15 persone, accusate di attacchi separatisti in Bioko. 1999, marzo: il Partito democratico della Guinea Equatoriale (Pdge), del presidente, ottiene la maggioranza dei seggi alle elezioni parlamentari; il mese dopo, dozzine di leader del principali gruppo di opposizione, l’Unione popolare, sono arrestati.

 

2001: scoperti nuovi giacimenti; l’economia cresce di oltre il 50%, ma la situazione politica rimane agitata; l’opposizione denuncia l’equa mancata distribuzione dei proventi petroliferi: «il tanto osannato “effetto a cascata” è troppo scarso e troppo lento»; febbraio: il primo ministro Angel Serafin Seriche Dougan è sostituito da Cándido Mautetema Rivas; marzo: 8 partiti dell’opposizione in esilio formano in Spagna una coalizione per monitorare la politica interna del paese: «la democrazia sotto Obiang è mera finzione»; luglio: Fiorentino Ecomo Nsogo, leader del Partito per la ricostruzione e il benessere sociale (Prbs), rientra dall’esilio, rispondendo all’invito, rivolto da Obiang Nguema a tutti i partiti politici, a presentarsi alle elezioni del 2003.

 

2002, giugno: 68 persone (tra cui il principale leader dell’opposizione, Plácido Míco Abogo) sono condannate alla prigione con pene fino a 20 anni per complotto contro il governo; Amnesty International notifica che «gli accusati mostravano segni di tortura»; dicembre: Nguema è rieletto con il 100% dei voti in un esercizio elettorale boicottato dall’opposizione.

 

2003, agosto: a Madrid, leader politici dell’opposizione formano un governo in esilio, presieduto da Severo Moto; a Malabo, Placido Mico Abogo e altri 17 prigionieri politici sono liberati. 2004, marzo: 18 sospetti mercenari, guidati dal sudafricano Nick du Toit, sono arrestati e accusati di tentato colpo di stato (altri mercenari sono fermati in Zimbabwe, sospettati di far parte dello stesso piano); centinaia di stranieri sono deportati; aprile: alle elezioni politiche e amministrative, il Pdge e i partiti alleati ottengono 98 dei 100 seggi; agosto-novembre: Nick du Toit è condannato a 34 anni di prigione a Malabo (in Zimbabwe, Simon Mann, britannico, capo del gruppo di mercenari fermati all’aeroporto di Harare, è condannato a 7 anni, ridotti a 4 in appello).

2005, gennaio: Mark Thatcher, figlio del primo ministro britannico Margaret Thatcher, confessa di aver finanziato il tentato golpe del 2004; giugno: il presidente concede l’amnistia a 6 armeni condannati per aver partecipato al golpe; luglio: 55 persone muoiono in un incidente aereo a Malabo; settembre: una corte militare condanna alla prigione 23 ufficiali militari, accusati di aver preso parte a numerosi tentativi di colpo di stato; dicembre: la Spagna revoca lo stato di esiliato al leader dell’opposizione Severo Moto, sospettandolo di essere coinvolto in tentati colpi di stato.

 

2006, agosto: il presidente accusa di corruzione il governo, che si dimette in blocco; Ricardo Mangue Obama Nfubea è il nuovo primo ministro; ottobre: Nguema fa sapere che intende chiedere alle compagnie petrolifere di raddoppiare la percentuale dovuta alla Guinea Equatoriale nei contratti pattuiti. 2007, novembre: 4 cittadini sono condannati per il tentato golpe del 2004.

 

2008, febbraio: il mercenario britannico Simon Mann è estradato in Guinea Equatoriale dallo Zimbabwe; marzo: la Spagna riconosce di nuovo lo stato di esiliato al leader dell’opposizione Severo Moto; aprile: la polizia spagnola arresta Moto, sospettato di far giungere armi in Guinea Equatoriale; luglio: Obiang accetta le dimissioni dell’intero governo, dopo averlo accusato di corruzione, e nomina Ignacio Milam Tang primo ministro; il mercenario britannico Simon Mann e altri 4 sudafricani sono condannati a 34 anni di carcere (saranno perdonati e rilasciati nel novembre 2009); ottobre: due poliziotti sono accusati di aver sequestrato il colonnello ribelle Cipiamo Nguema Mba e di averlo consegnato alle autorità equato-guineane (che però negano).

 

2009, febbraio: si dice che il palazzo presidenziale abbia subito un attacco e 7 nigeriani sono imprigionati perché ritenuti responsabili; novembre: Obiang è rieletto con il 95% dei voti; Placido Mico Abogo, il principale candidato dell’opposizione, dichiara di non accettare i risultati di un’elezione «non libera e non equa».

 

2010, agosto: 4 persone sospettate di golpe vengono giustiziate poche ore dopo la sentenza; ottobre: controversia in seno all’Unesco circa il progetto di istituire un premio per la ricerca scientifica, sponsorizzato dal presidente Obiang; il progetto è approvato, ma il nome di Obiang non appare nel titolo del premio; novembre: una corte d’appello francese indaga su accuse di corruzione mosse contro tre capi di stato africani, tra cui il presidente Obiang.

 

2011, giugno: Amnesty International parla di arresti in massa di oppositori politici, immigrati e studenti alla vigilia del vertice dell’Unione africana nella capitale Malabo; novembre: si tiene un referendum su alcuni cambi costituzionali, che i critici descrivono come  «accaparramento del potere da parte del presidente».

 

2012, gennaio: il paese ospita (con il Gabon) il più importante torneo di calcio africano, la Coppa delle Nazioni; il figlio del presidente, Teodoro Nguema Obiang Mangue (noto come “Teodorin”), chiede a una corte americana di annullare la decisione dell’amministrazione Usa di sequestrare sue proprietà per un valore di 71 milioni di dollari, perché giudicate frutto di corruzione; maggio: “Teodorin” è promosso vicepresidente; luglio: la Francia emette un mandato di arresto contro “Teodorin”, sospettato di aver scialacquato fondi pubblici.

2013, maggio: attivisti dell’opposizione sono arrestati alla vigilia delle elezioni parlamentari; il giorno 26, il Partito democratico, al potere, vince tutti i seggi, eccetto uno, in ambedue le camere del parlamento (lo scrutinio è giudicato dagli osservatori “una farsa”).

 

2014, marzo: Teodorin è fatto oggetto di una formale investigazione in Francia, sospettato di riciclaggio di denaro sporco; lui nega ogni accusa; ottobre: Teodorin è privato della proprietà di beni per il valore di 30 milioni di dollari, acquistati negli Usa con denaro rubato; nel tentativo di convincere gli oppositori all’estero di rientrare in patria e prendere parte a un “dialogo nazionale”, il presidente Obiang concede l’amnistia a chi è accusato di crimini politici; novembre: la Guinea Equatoriale, forte dei suoi pozzi petroliferi che le consentono il prodotto interno lordo pro capite più alto del continente, si offre a ospitare la Coppa d’Africa per nazioni 2015, dopo la rinuncia del Marocco, spaventato dall’epidemia del virus ebola; dicembre: il governo dichiara che il “dialogo nazionale” ha portato all’accordo con alcuni partiti in alcune aree.

 

2015: gennaio e febbraio: durante lo svolgimento della Coppa delle Nazioni, varie persone – tra cui Celestino Okenve, personalità politica di opposizione, e Santiago Marti, attivista per i diritti umani – sono arbitrariamente arrestate per periodi fino a due settimane per aver criticato l’evento e invocato il boicottaggio; tutte sono rilasciate senza accusa; decine di minori figurano tra i 300 giovani arrestati arbitrariamente e percossi in seguito ai disordini scoppiati durante la semifinale della Coppa; Luis Nzo Ondo, membro del partito politico Forza democratica repubblicana, è arrestato e confinato nel suo villaggio per aver lanciato una campagna contro gli indebiti arresti; il governo proibisce ai giornalisti della televisione di stato di parlare del processo contro Laurent Gbagbo, ex presidente della Costa d’Avorio e grande amico di lunga data di Obiang, in svolgimento alla Corte penale internazionale dell’Aia; marzo: la polizia di Bata e Malabo, facendo uso eccessivo della forza e impiegando gas lacrimogeni, disperde le manifestazioni pacifiche organizzate dagli studenti universitari per protestare contro il sistema di assegnazione delle borse di studio; decine di studenti sono arrestati e percossi in entrambe le città; agosto: 19 tra capi di Stato e di Governo africani partecipano all’inaugurazione di Djibloho, la nuova capitale della Guinea Equatoriale; la cerimonia coincide con la festa dell’indipendenza del paese; ottobre: Pinto da Costa, presidente di São Tomé e Príncipe, e Teodoro Obiang Nguema annunciano la creazione di una società bi-nazionale incaricata di coordinare le prospezioni petrolifere nel braccio di mare che separa i due paesi; novembre: due caschi blu del contingente della Guinea Equatoriale operanti nella Minusma, la missione dell’Onu in Mali, sono uccisi in un attacco sferrato a colpi di mortaio contro la loro base a Kidal, nel nord del Mali; all’apertura del terzo congresso straordinario del Pdge, il presidente Obiang Nguema, ormai al potere da 36 anni, si ricandida alla sua successione per le presidenziali previste nel 2016 (senza dare alcuna informazione sulla data dello scrutinio); annuncia anche un prossimo referendum sulla pena di morte, precisando che è «sotto pressioni internazionali per abolirla», ma che «dovrà essere il popolo a decider».

 

2016, febbraio: nel corso dell’African Forum 2016, tenuto a Sharm el-Sheikh, il presidente egiziano, Abdel Fattah El-Sisi, si incontra con il presidente Obiang e gli rinnova la volontà dell’Egitto di finanziare progetti di sviluppo in Guinea Equatoriale; tutti i ministeri governativi si spostano nelle nuove sedi della nuova capitale Djibloho (chiamata anche Oyala); aprile: alle elezioni presidenziali, Obiang ottiene un altro mandato; giugno: nuovo governo, guidato dal primo ministro Francisco Pascual Eyegue Obama Asue.

 

2017, gennaio: il ministro delle Miniere e degli idrocarburi Gabriel Mbaga Obiang presenta a Vienna una richiesta ufficiale di adesione all’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC); maggio: la Guinea Equatoriale diventa il 14° stato membro, il sesto africano, dell’OPEC; giugno: la compagnia anglo-olandese Shell e i trader petroliferi Gunvor e Vitol sono le tre aziende pre-selezionate dal governo di Malabo per effettuare prelievi di gas naturale liquefatto dalla piattaforma galleggiante Fortuna; agosto: il Ghana importerà gas naturale liquefatto dalla Guinea Equatoriale per i prossimi 15 anni: novembre: alle elezioni parlamentari e municipali il Partito democratico di Guinea Equatoriale (Pdge), al potere orami da decenni, stravince; in parlamento ha 99 dei 100 seggi; la Guinea Equatoriale unilateralmente chiuso il proprio posto di frontiera di Kye-Ossi, al confine con il Camerun; dicembre: è scoperto un nuovo giacimento di petrolio, a 160 km a nord dalla capitale, Malabo.

 

2018: gennaio: il governo fa sapere di aver sventato un tentativo di “colpo di Stato” a fine dicembre contro il governo di Teodoro Obiang Nguema Mbasogo; l’Unione europea si dice preoccupata del «rapido peggioramento» in materia di diritti umani (un leader dell’opposizione è morto in prigione; 130 oppositori sono stati imprigionati dopo le elezioni dello scorso novembre); inizio febbraio: Obiang scioglie il governo (probabile un rimescolamento); il procuratore generale chiede la pena di morte per 147 attivisti delle opposizioni, accusati di tentato colpi di stato, aiutati da stranieri provenienti da Ciad, Repubblica Centrafricana e Camerun; fine febbraio: il principale partito d’opposizione della Guinea Equatoriale, Cittadini per l’innovazione (Ci – il vincitore dell’unico seggio in parlamento non vinto dal Pdge), viene sciolto da un tribunale con l’accusa di ribellione per i disordini avvenuti in seguito a un comizio elettorale lo scorso novembre.

 

(Aggiornato al 2 marzo 2018) 

Nome ufficiale: Repubblica di Guinea Equatoriale
Superficie
: 28.051 km2
Capitale
: Malabo (Bata è la capitale economica); inaugurata nell’agosto 2015 la nuova capitale amministrativa, Djibloho (nota anche come Oyala)
Lingue
: spagnolo e francese (ufficiali), fang, bubi, ibo
Sistema politico
: repubblica presidenziale (in pratica, una democratica molto ristretta, senza vera opposizione)
Indipendenza
: 12 ottobre 1968 (dalla Spagna)
Capo dello stato
: gen. Teodoro Obiang Nguema Mbasogo (dal 3 agosto 1979)
Primo ministro
: Francisco Pascual Eyegue Obama Asue (dal 23 giugno 2016); il 5 febbraio 2018, il presidente ha sciolto il governo (si è in attesa del nuovo esecutivo; è probabile un rimescolamento)
Religioni
: cristianesimo (92%), religioni tradizionali (7%), islam (1%)

 


Popolazione

Abitanti: 1.300.000 (stime 2018)
Gruppi etnici
: fang (85,7%), bubi (6,5%), mdowe (3,6%), annobon (1,6%), bujeba (1,1%), altri (1,4%)
Crescita demografica annua
: 2,51% (stime 2015)
Tasso di fertilità
: 4,39 figli per donna (2017)
Popolazione urbana
: 40,3% (2017)
Mortalità infantile
(sotto i 5 anni): 109/1.000
Speranza di vita
: 64,6 anni
Analfabetismo
(sopra i 15 anni): 4,7%
Prevalenza Hiv
: 6,2% (stime 2016)
Accesso a servizi sanitari adeguati
: 74,5%
Accesso all’acqua potabile
: 47,9%

 


Economia

44% della popolazione vive sotto la soglia di povertà

Indice di sviluppo umano: 0,592 (135° su 188 paesi)

Prodotto interno lordo: 10.07 miliardi di dollari (29,39 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo
: 7.800 dollari (22.600 dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Crescita economia
: -7,4% (2017)
Inflazione
: 1,7% (2017)
Disoccupazione
: 8,6%
Risorse naturali
: petrolio, gas naturale, legname, oro, bauxite, diamanti, tantalio, sabbia e ghiaia, argille
Prodotti agricoli
: caffè, cacao, riso, cassava, banane, olio di noci di palma; bestiame; legname
Esportazioni
: petrolio, metanolo; legname (5,41 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni
: tecnologia per l’industria del petrolio e macchinari, materiale per costruzioni, veicoli (2,55 miliardi di dollari nel 2017)
Debito estero
: 1,181 miliardi di dollari (fine 2017)

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