Kenya

Il territorio è considerato “la culla dell’umanità”: vi sono apparsi i primi ominidi, i cui discendenti hanno poi popolato la terra. 2000 a. C.: arrivo delle popolazioni bantu. 1000 a. C.: giungono popoli nilotici (dal Sudan) e cusciti dall’Etiopia. 600: gli arabi s’insediano lungo le coste, dove creano centri commerciali. 16° sec.: i portoghesi si stanziano sulla costa, ma sono cacciati nel 1698 dalle città-stato swahili e dal sultanato di Oman. 19° sec.: i maasai stabiliscono una certa egemonia sugli altri popoli della regione. 1830-1840: Oman consolida il proprio controllo della costa.

1895: formazione del Protettorato britannico dell’Africa Orientale. 1900: gli europei muovono verso l’interno, dando inizio alla costruzione della ferrovia che da Mombasa porta al Lago Vittoria.

 

1920: il protettorato diventa colonia del Kenya, amministrata da un governatore britannico. 1944: nasce l’Unione africana kenyana (Kau), che chiede l’indipendenza. 1947: Jomo Kenyatta diventa leader della Kau. 1952: inizia la rivolta di un gruppo di guerriglieri kikuyu, soprannominati “Mau Mau”; viene dichiarato lo stato di emergenza; Kenyatta è arrestato. 1953: Kenyatta è accusato di essere la mente dei Mau Mau e imprigionato; la Kau è bandita. 1956: la ribellione “Mau Mau” è domata (migliaia di vittime, per lo più africani). 1959: Kenyatta passa dalla prigione agli arresti domiciliari. 1960: fine dello stato di emergenza; nasce l’Unione nazionale africana del Kenya (Kanu), guidata da Tom Mboya e Oginga Odinga; Kenyatta è eletto presidente della Kanu in absentia.

 

1961: Kenyatta è liberato è assume la presidenza della Kanu. 1962: Kenyatta entra nel consiglio legislativo. 1963: il Kenya raggiunge l’indipendenza in seno al Commonwealth; Kenyatta è primo ministro. 1964, 12 dicembre: indipendenza; Kenyatta è presidente e Odinga vicepresidente. 1966: Odinga, ideologicamente opposto a Kenyatta, abbandona la Kanu e crea l’Unione del popolo del Kenya (Kpu). 1969: il ministro Mboya è assassinato; disordini etnici; la Kpu è bandita e Odinga arrestato; la Kanu è l’unico partito che partecipa alle elezioni.

 

1974: Kenyatta è rieletto presidente. 1975, marzo: Josiah Mwangi Kariuki, politico “socialista” in contrasto con il governo di Kenyatta, è assassinato. 1978: Kenyatta muore e gli succede il vicepresidente Daniel arap Moi. 1982, giugno: il Kenya è ufficialmente uno stato a partito unico; agosto: tentativo di colpo di stato da parte dell’aeronautica; il soldato semplice Hezekiah Ochuka “governa” per circa 6 ore; Nairobi è saccheggiata; l’esercito reprime la ribellione (centinaia di morti).

 

1987: soppressione di tutti i gruppi di opposizione; la comunità internazionale critica gli arresti senza processo e gli abusi dei diritti umani. 1989; liberati i prigionieri politici. 1990: assassinio del ministro degli esteri, Robert Ouko, in circostanze sospette; cresce il dissenso contro il governo; sospesi gli aiuti internazionali. 1991, agosto: sei leader dell’opposizione, tra cui Oginga Odinga, creano il Forum per la restaurazione della democrazia (Ford), ma la nuova formazione politica è subito messa fuori legge e i suoi membri arrestati; i creditori internazionali sospendono gli aiuti al Kenya.

 

1991, dicembre: una conferenza nazionale della Kanu decide di introdurre il pluralismo politico. 1992: scontri tribali nell’ovest del paese (circa 2.000 vittime); agosto: l’opposizione si divide (Ford-Asili, guidato da Kenneth Matiba, ex ministro, e Ford-Kenya, guidato da Odinga), facilitando la riconferma di Moi alla presidenza per un quarto mandato nelle prime elezioni multipartitiche di dicembre.

 

1994: Odinga muore; i gruppi di opposizione si coalizzano nell’Alleanza nazionale unita dei democratici, che comunque continua a essere lacerata da profonde divisioni. 1995: nasce un nuovo partito di opposizione, Safina, guidato dal paleontologo Richard Leakey (impiegherà due anni per registrare la nuova formazione politica). 1997: dimostrazioni popolari per chiedere riforme democratiche; la Banca mondiale congela 5 miliardi di dollari promessi come credito per gli aggiustamenti economici strutturali; dicembre: nelle elezioni presidenziali Moi sconfigge Mwai Kibaki e Raila Odinga (figlio di Oginga).

 

1998, agosto: una bomba, fatta scoppiare nell’ambasciata americana di Nairobi (in contemporanea a un altro attentato a Dar es Salaam, in Tanzania), causa 248 morti e migliaia di feriti. 1999: Moi nomina Leakey capo della commissione governativa anti-corruzione. 2001, aprile: Leakey è portato in corte accusato di abuso di potere nel perseguimento della giustizia; giugno: il parlamento approva una legge che consente l’importazione di medicinali generici anti-Aids a basso prezzo; dicembre: scontri etnici, in particolare in alcuni slum della capitale, causano numerosi morti.

 

2002, luglio: il ministero della difesa britannico accetta di ricompensare con 7 milioni di dollari le famiglie di 200 persone (dei gruppi etnici maasai e samburu), uccise o menomate da bombe e esplosivi vari abbandonati negli ultimi 50 anni dalle forze britanniche nei loro territori, spesso usati per le loro esercitazioni militari; novembre: attentato terroristico in un hotel israeliano presso Mombasa (10 kenyani e 3 israeliani uccisi); Al-Qaida ne rivendica la responsabilità; Moi designa Uhuru Kenyatta, figlio di Jomo, a succedergli; Mwai Kibaki e Raila Odinga creano la Coalizione “Arcobaleno”; dicembre: Mwai Kibaki sconfigge Moi nelle elezioni presidenziali (Moi è rimasto al potere 24 anni; la Kanu è stata il partito di governo per 4 decenni).

 

2003, gennaio: il nuovo presidente Kibaki crea una commissione anti-corruzione, guidata da John Githongo, che formalizza accuse contro Moi per appropriazioni indebite; novembre: dopo 3 anni, il Fondo monetario internazionale riprende ad accordare prestiti; dicembre: il governo concede l’immunità a Moi: non potrà essere indagato e accusato di corruzione. 2004, marzo-luglio: la tanto attesa bozza di costituzione è completata, ma disaccordi tra le varie correnti in parlamento ne impediscono il varo; ottobre: l’ecologista Wangari Maathai vince il premio Nobel per la pace.

 

2005, febbraio: accuse contro il governo di Kibaki di sottrazioni di fondi pubblici (circa 1 miliardo di dollari); Githongo rassegna le dimissioni dalla commissione anti-corruzione e i paesi donatori tergiversano; luglio: il parlamento approva la bozza della costituzione, dopo giorni di violenti proteste in Nairobi contro alcune clausole che sembrano concedere eccessivi poteri al presidente; novembre-dicembre: un referendum popolare dice “no” alla proposta della nuova costituzione; il voto è chiaramente una protesta contro il presidente, accusato di non aver mantenuto le promesse fatte durante la campagna elettorale; Kibaki nomina un nuovo governo, ma alcuni dei ministri prescelti rifiutano rifiutano l’incarico.

 

2006, gennaio-febbraio: 4 milioni di persone rischiano di morire di fame, e il presidente dichiara lo stato di “disastro nazionale”; dalla Somalia, in mano alle Corti islamiche, cominciano ad arrivare migliaia di profughi; febbraio: alcuni nuovi ministri sono coinvolti in scandali finanziari e il ministro delle finanze, David Mwiraria, è costretto a dimettersi; marzo: la polizia, su ordine del governo, assalta gli uffici del quotidiano The Standard; il presidente cinese, Hu Jintao, firma un contratto per prospezioni petrolifere lungo la costa; novembre-dicembre: grandi alluvioni creano forti disagi per centinaia di migliaia di persone; 100mila profughi somali sono senza cibo nelle regioni nord-orientali.

 

2007, maggio: un aereo della Kenya Airways cade in Camerun (114 morti); agosto: il presidente abbandona la coalizione di governo (Narc) e crea un proprio partito; ottobre: il Papa nomina mons. John Njue, neo-arcivescovo di Nairobi, cardinale; dicembre: alle elezioni presidenziali Kibaki reclama la vittoria e un secondo mandato, mentre il Movimento democratico dell’arancia (Odm), all’opposizione, guidato da Raila Odinda, ottiene la maggioranza dei seggi in parlamento; scoppiano disordini; l’opposizione accusa il presidente di brogli.

 

2008, gennaio: furiosi scontri etnici post-elezioni: 1.500 le vittime; 300-500.000 persone costrette ad abbandonare le proprie terre; febbraio: l’ex segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, media tra Kibaki e Odinga; aprile: accordo per un governo di coalizione (spartizione dei poteri); ottobre: rapporti sulle violenze post-elettorali portano alla richiesta di un tribunale internazionale per giudicare i colpevoli; molti politici sono riluttanti circa l’eventualità di un processo contro i sospettati, ritenendo che un eventuale processo potrebbe causare nuove violenze; dicembre: la commissione anti-corruzione accusa 7 parlamentari di aver intascato illegalmente 250.000 dollari come indennità.

 

2009, luglio: il governo dichiara che non creerà un tribunale speciale, ma si servirà di corti locali per giudicare i sospetti delle violenze post-elettorali del 2008; agosto: Hilary Clinton, segretario di stato degli Usa, in visita a Nairobi, accusa il paese di non voler indagare sulle violenze post-elettorali; 10 milioni di persone soffrono la fame; ottobre: il governo si dice pronto a collaborare con la Corte penale internazionale (Cpi) nel processo contro i sospettati di violenze post-elettorali; novembre: pubblicata la bozza della nuova costituzione, che prevede la carica di primo ministro (assegnata al capo dell’opposizione, Raila Odinga); numerose accuse di corruzione in seno al governo.

 

2010, febbraio: il primo ministro Odinga sospende il ministro dell’agricoltura, William Ruto, e quello dell’educazione, San Oneri, per 3 mesi; Kibaki si pronuncia in favore dei due ministri sospesi e i due rimangono al loro posto; la coalizione di governo è scossa; aprile: il parlamento adotta una nuova costituzione; luglio: il Kenya si unisce all’Uganda e alla Tanzania per costituire un nuovo Mercato comune dell’Africa Orientale; agosto: un referendum approva la nuova costituzione che limita i poteri del presidente e concede maggiore autonomia alle regioni; controversie sui risultati del censimento; dicembre: il procuratore capo della Cpi, Luis Moreno Ocampo, rende pubblici i nomi di sei personalità accusate di crimini contro l’umanità e perseguibili dalla corte; il parlamento, a maggioranza, decide di ritirare il Kenya dallo Statuto di Roma (che disciplina le competenze e il funzionamento della Cpi); attentato terroristico contro un autobus a Nairobi (3 morti).

 

2011, gennaio: il presidente Kibaki promette di far svolgere i processi contro gli accusati, ma il vicepresidente Musyoka inizia a visitare paesi africani per trovare sostegno alla posizione del Kenya contro la Cpi; marzo: i governi del Kenya e dell’Rd Congo decidono di investigare sul commercio illegale dell’oro nella regione dei Grandi Laghi (commercio in cui il Kenya ha giocato un ruolo determinante); aprile: la Commissione per la verità inizia un’inchiesta pubblica sull’uccisione di 3.000 persone a Wagalla nel 1984 (per lo più di origine somala); 6 politici kenyani appaiono davanti alla Cpi dell’Aia per rispondere alle accuse di crimini contro l’umanità durante i disordini post-elettorali (2007-8); giugno-settembre: il Kenya è colpito dalla peggiore siccità in 60 anni; agosto-settembre: attacchi a villaggi turistici sulla costa, attribuiti ai militanti somali di Al-Shabaab; ottobre: truppe kenyane entrano in territorio somalo per snidare i militanti di Al-Shabaab, ritenuti responsabili di numerosi attentati terroristici in varie parti del paese; novembre: l’alta corte ordina l’arresto del presidente sudanese Omar El-Bashir, qualora osasse mettere piede in Kenya.

 

2012, gennaio: la Cpi decide che alcune personalità politiche kenyana siano processate per i disordini del 2007-2008; marzo: il presidente Kibaki annuncia la scoperta del petrolio nel paese e vara il progetto di un nuovo porto a Lamu come terminale di un oleodotto preveniente dal Sud Sudan; maggio: 30 persone rimangono ferite in un attacco a un centro commerciale della capitale; la polizia accusa le milizie di Al-Shabaab; arrestato in Tanzania Emrah Erdogan, un tedesco di origine turca, ritenuto coinvolto nell’attacco; giugno: il ministro della sicurezza nazionale e degli esteri (ad interim), George Kinuthia Saitoti, muore in un incidente di elicottero nei pressi di Nairobi; luglio: 20 perone uccise e 60 ferite in due attacchi ad altrettante chiese di Garissa, nel nord-est del paese, presso il confine con la Somalia; Al-Shabaab è il primo sospettato; l’Alta Corte di Londra riconosce che la sua amministrazione coloniale torturò detenuti nel compi di concentramento durante la rivolta dei Mau Mau; luglio-agosto: oltre 100 persone uccise in scontri etnici per questioni di terra nella Regione della Costa; il ministro Dhadho Godhama è accusato di fomentare disordini; il predicatore islamico Aboud Rogo Mohammed è accusato dall’Onu di reclutare e finanziare guerriglieri somali di Al-Shabaab; poco dopo, Rogo Mohammed è ucciso a Mombasa; violente proteste da parte dei mussulmani della città (5 le vittime degli scontri); violente rappresaglie delle forze dell’esercito in Garissa, presso il confine somalo, dopo che tre soldati kenyani, impiegati nelle forze di pace dell’Onu, sono stati uccisi da cecchini; dicembre: il vice primo ministro, Uhuru Kenyatta, e l’ex ministro William Ruto (tradizionali rivali e ambedue accusati dalla Cpi di aver fomentato le violenze post-elettorali del 2007-8) annunciano di essersi alleati in vista delle elezioni presidenziali del 2013.

 

2013, marzo: il duo Uhuru Kenyatta e William Ruto vince le elezioni presidenziali con il 50,03% dei voti, sconfiggendo Raila Odinga e Kalonzo Musyoka (che si sono coalizzati); il primo ministro Raila Odinga (che si ritiene nuovamente defraudato delle vittoria) fa ricorso presso la Corte suprema, ma il suo ricorso viene respinto; la Cpi ritira le accuse contro Francis Muthaura, ma mantiene quelle contro Kenyatta e Ruto (che si apprestano a giurare come presidente e vice presidente del Kenya), chiamati ad apparire davanti alla Corte il 9 luglio; maggio: una corte condanna all’ergastolo due iraniani, accusati di complottare attacchi contro “bersagli occidentali” in Kenya; giugno: il governo britannico si scusa per le torture inflitte a migliaia di kenyani durante l’emergenza Mau Mau (anni 1950) e promette 20 milioni di sterline come ricompensa; giugno: almeno 10 persone uccise e una decina ferite in un attacco con una granata nel nord del paese, presso il confine con la Somalia; 20 giugno: accogliendo le richieste della difesa, la Cpi posticipa a novembre l’avvio del processo a Kenyatta, e consente a William Ruto (vicepresidente dal 9 aprile) di comparire a settembre per la prima volta “per impegni istituzionali”; agosto: durante la sua prima visita in Cina, Uhuru Kenyatta firma con il presidente Xi Jinping un accordo di 5 miliardi di dollari per la costruzione di una ferrovia, un progetto per la produzione di energia e programmi mirati alla protezione dell’ambiente; 5 settembre: il parlamento, riunito in seduto di emergenza, approva una mozione per chiedere l’uscita del paese dalla Cpi; il vicepresidente William Ruto, convocato dalla Cpi all’Aia per rispondere dell’accusa di crimini contro l’umanità, si dichiara innocente; l’altro grande accusato, il presidente Uhuru Kenyatta, è processato separatamente (prima udienza in novembre); scoperta nel deserto del Turkana (nord del paese) una falda di 250 miliardi di metri cubi di acqua, annualmente arricchita di 3,5 miliardi di metri cubi; almeno 68 persone sono uccise e 175 sono ferite in un assalto terroristico compiuto da uomini armati nel centro commerciale Westgate Mall di Nairobi; il gruppo islamista somalo Al-Shabaab ne rivendica la responsabilità, e chiede il ritiro dell’esercito kenyano dalla Somalia; dicembre: uno dopo l’altro, i testimoni contro Ruto e Kenyatta presso la Cpi si ritirano, dichiarando di aver detto il falso; 12 dicembre: il Kenya celebra il 50° di indipendenza.

 

2014, giugno: 48 persone muoiono in attacchi di militanti islamisti a hotels e posto di polizia a Mpeketoni, sulla costa; settembre: il governo revisiona il modo in cui si è calcolata la crescita economica del paese, definendola ora 25% superiore alle stime precedenti (e la quarta nell’Africa subsahariana); dicembre: i procuratori della Corte penale internazionale lasciano cadere il caso contro il presidente Kenyatta, «per insufficienza di prove».

 

2015, aprile: il gruppo terroristico somalo Al-Shabaab attacca l’uniersità di Garissa (nel nord-est del Kenya), uccidendo 148 persone, per lo più studenti; giugno: Barack Obama fa la sua prima visita al Kenya, patria di suo padre, nella vesta di presidente americano: loda il progresso del paese e sollecita il governo a riconoscere i diritti dei gay.

 

2016, gennaio: Al-Shabaab rivendica l’uccisione di oltre 100 soldati kenyani in una base militare delle forze di pace dell’Unione africana, nel sud della Somalia; il governo del Kenya non rivela il vero numero delle vittime e cerca di sminuire la portata della strage, attirandosi le critiche di molti cittadini; dicembre: un gruppo locale che si batte per i diritti umani accusa le forze speciali anti-terrorismo di essere responsabili di almeno 81 uccisioni extragiudiziali compiute nella Regione della Costa, abitata per lo più da musulmani.

 

2017, febbraio: il governo dichiara che la siccità, che ha colpito gran parte della nazione, ha assunto ormai le dimensioni di un “disastro nazionale”; aprile: la scrittrice italo-kenyana, Kuki Gallmann, ambientalista di fama mondiale, rimane ferita in un agguato nella sua fattoria nella contea di Laikipia; dice: «I tre uomini che mi hanno sparato sono stati mandati da politici locali, ne sono certa. Vogliono la terra. Distruggono e uccidono fino a quando non cediamo»; da circa un anno le fattorie della contea sono terrorizzate da nomadi armati di etnia pokot e samburu; maggio: leader politici della Regione Orientale del paese avvertono che quella parte del Kenya potrebbe presto cadere nelle mani degli terroristi di Al-Shabaab; si svolgono le elezioni primarie, in cui i cittadini scelgono i candidati dei propri partiti per la competizione elettorale di agosto; due i principali schieramenti: quello al governo, conosciuto come “Jubilee” e guidato dal presidente uscente, Uhuru Kenyatta, e quello cui aderiscono alcuni dei più importanti partiti d’opposizione, conosciuto come “Nasa” (National Super Alleance – Nasa), guidato da Raila Odinga; come sempre, molti i risultati annullati, troppe le operazioni che devono essere ripetute o posticipate; in alcuni seggi le schede sono incendiate; infiniti le accuse di brogli e i ricorsi ai comitati elettorali interni in entrambi gli schieramenti; 30 maggio: inaugurata la nuova ferrovia Nairobi-Mombasa (finanziata dai cinesi con 3 miliardi di dollari, è il progetto infrastrutturale più importante dall’indipendenza del Paese); luglio: dichiarato il coprifuoco per tre mesi nella Regione della Costa, tormentata dagli attacchi di Al-Shabaab; giugno-luglio: infuocata la campagna elettorale; lo spettro delle violenze etnico-politiche del 2007 si ripresenta, ravvivato da dubbi su possibili scorrettezze e da denunce di intimidazioni e abusi di potere; un membro della Commissione elettorale è assassinato; 8 agosto: le elezioni presidenziali si svolgono in un clima relativamente calmo; settembre: i giudici della Corte suprema accolgono il ricorso dell’opposizione che ha segnalato irregolarità nelle elezioni; le responsabilità sono attribuite alla commissione elettorale; le elezione vanno ripetute entro 60 giorni (fissate per il 26 ottobre); ottobre: Roselyn Akombe, membro della Commissione elettorale, si dimette e fugge a New York, dove dichiara che «la Commissione è profondamente divisa tra chi intende garantire elezioni credibili e chi invece rema contro», e che «le vite di diversi suoi funzionari siano in pericolo»; 26 ottobre: si svolge la ripetizione delle elezioni presidenziali in un’atmosfera di tensione; l’opposizione non vi partecipa; 30 ottobre: Uhuru Kenyatta è dichiarato presidente in una elezione in corre praticamente da solo (88,3% dei voti); novembre: dopo un nuovo ricorso dell’opposizione, la Corte suprema convalida la vittoria di Kenyatta (in verità, 3 dei 5 giudici non si presentano, e il verdetto sul ricordo non può essere emesso), 28 novembre: Kenyatta presta giuramento e inizia il suo secondo e ultima mandato.

 

2018, 30 gennaio: Raila Odinga presta giuramento come “presidente del popolo” in una cerimonia nel Parco Uhuru di Nairobi, fra acclamazioni di migliaia di sostenitori; il governo vieta a TV e radio di trasmettere la cerimonia; 9 marzo: spiazzando tutti gli altri leader della coalizione anti-Kenyatta (Nasa), Raila Odinga s’incontra con il presidente; in una dichiarazione congiunta, dicono di «voler mettere gli interessi dei kenyani al primo posto»; sgomento tra gli alleati di Odinga, che si sentono traditi; 10 agosto: il Segretario di stato americano, Rex Tillerson, è in Kenya per una visita di tre giorni, durante la quale riceve dal presidente Trump la notifica del suo licenziamento.

 

(Aggiornato al 14 marzo 2018) 

Nome ufficiale: Repubblica del Kenya

Superficie: 580.367 km2
Capitale: Nairobi (3,9 milioni di abitanti)
Lingue
: inglese e kiswahili (ufficiali); 48 lingue locali (vedi gruppi etnici)
Sistema politico
: repubblica presidenziale
Indipendenza
: 12 dicembre 1963 (dalla Gran Bretagna)
Capo dello stato e del governo
: Uhuru Kenyatta (dal 9 aprile 2013)
Religioni
: cattolici (33%), protestanti e chiese indipendenti cristiane (45%), musulmani (11%), seguaci delle religioni tradizionali (9%), altri (2%)

 


Popolazione

Abitanti: 47.610.000 (stime luglio 2017)
Gruppi etnici
: kikuyu (22%), luhya (14%), luo (13%), kalenjin (12%), kamba (11%), kisi (6%), meru (6%), altri (15%); non africani (asiatici, europei e arabi) (1%)
Crescita demografica annua
: 1,7% (stime 2017)
Tasso di fertilità
: 2,95 figli per donna (2017)
Popolazione urbana
: 26,5% (2017)
Mortalità infantile
(prima dei 5 anni): 49,4/1.000
Speranza di vita
: 63 anni
Analfabetismo
: 12%
Prevalenza Hiv
: 5,4% (stime 2016)
Accesso a servizi sanitari adeguati
: 30,1%
Accesso all’acqua potabile
: 63,2%


Economia

45,9% della popolazione vive sotto la soglia nazionale di povertà
Indice di sviluppo umano
: 0,555 (146° su 188 paesi)
Prodotto interno lordo
: 74,7 miliardi di dollari (165,6 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo
: 1.600 dollari (3.543 dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Crescita economica annua
: 5% (stime 2017)
Inflazione
: 8% (2017)
Disoccupazione
: 37%
Risorse naturali
: calcari, soda naturale, sale, gemme, fluorite, zinco, diatomite, gesso; parchi naturali; grandi potenziali idrici; giacimenti di petrolio scoperti di recente
Prodotti agricoli
: tè, caffè, mais, grano, canna da zucchero, frutta, verdure, latticini, carni, pollame, uova
Esportazioni
: tè, prodotti ortofrutticoli, fiori, caffè, prodotti petroliferi; pesce; cemento; abbigliamento (6,40 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni
: macchinari, veicoli e mezzi di trasporto, prodotti petroliferi, ferro e acciaio, resine e plastiche (per 14,52 miliardi di dollari nel 2017)
Debito estero
: 24,99 miliardi di dollari (fine 2017)

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