Lesotho

I primi abitanti del territorio, i san, sono presenti nell’Africa meridionale da 40.000 anni. 4° sec.: iniziano ad arrivare le popolazioni bantu, provenienti dal nord. 16° sec.: la presenza dei due gruppi è consistente nella conca del fiume Caledon. Dal 1818 in poi, le conquiste zulu, sotto il comando di re Shaka, colpiscono gran parte dei popoli bantu, tra cui i basotho. Anni 1820: il capo del gruppo sotho bakwena, Moshoeshoe I, riunisce sotto il suo comando altri gruppi sotho e zulu e si ritira sui monti Drakensberg, fondando il Basutoland; continue lotte contro gli zulu di Shaka e, dal 1834, contro i boeri, che cercano di espandersi.

 

1867: si scoprono i diamanti. 1868: i missionari britannici convincono Moshoeshoe I ad accettare la protezione della Gran Bretagna e il territorio diventa protettorato britannico. 1871: la regione viene annessa alla colonia del Capo, senza l’assenso della popolazione. 1884: il territorio diventa colonia britannica; i capi locali mantengono un certo grado di autonomia. 1939-45: durante la seconda Guerra mondiale, 20mila basotho servono nell’esercito britannico.

 

Anni 1950: nascono i primi partiti, che premono per l’indipendenza. 1956: è promulgata la prima costituzione. 1966, 4 ottobre: il Basutoland diviene indipendente con il nome di Lesotho, con re Moshoeshoe II e il capo Leabua Jonathan, del Partito nazionale dei basotho (Bnp), come primo ministro. 1970: il Congresso del Basutoland, partito d’opposizione, vince le elezioni, ma Jonathan sospende la costituzione, scioglie il parlamento ed esilia il re (ritornerà solo dopo aver promesso di astenersi da qualsiasi attività politica).

 

1976: dopo la rivolta studentesca di Soweto (Sudafrica), il Lesotho accoglie migliaia di giovani sudafricani; il Sudafrica dà inizio alla politica di “bantustanizzazione” (la popolazione nera viene concentrata in riserve), ma il Lesotho rifiuta di riconoscere lo stato fantoccio del Transkei. 1977: rappresaglia da parte del Sudafrica e chiusura delle frontiere; la situazione economica è drammatica e il Lesotho fa appello alla comunità internazionale.

 

Anni 1980: con l’indipendenza dello Zimbabwe, il Lesotho si unisce al progetto di integrazione economica regionale promosso dai paesi della Linea del fronte (contro l’apartheid in Sudafrica) e stringe relazioni con il Mozambico; ciò provoca reazioni da parte di Pretoria, che comincia ad appoggiare gruppi contrari al governo di Jonathan, costringendolo a chiedere aiuto alle Nazioni Unite e alla Cee. 1983: il governo di Pretoria costringe il Lesotho a firmare un patto di non aggressione con il Sudafrica (simile a quelli sottoscritti con Swaziland e Mozambico).

 

1984: il governo sudafricano sabota i prodotti provenienti dal Lesotho e sostiene l’opposizione al Bnp, in particolare il Partito democratico dei basotho (Bda), di destra. 1986: il Sudafrica chiude le frontiere con il Lesotho e domanda l’espulsione di tutti gli attivisti anti-apartheid; gennaio: il gen. Bustine Lekhanya, capo delle forze paramilitari, attua un golpe contro il capo Jonathan e instaura un comitato militare da lui stesso diretto. 1988: i lavoratori del Lesotho impegnati in Sudafrica inviano in patria 350 milioni di dollari (5 volte il totale delle esportazioni del paese).

 

1990: il regime militare manda in esilio Moshoeshoe II, che si ostina a ostacolare il processo di democratizzazione; il figlio, Bereng Mohato Siisa, sale al trono con il nome di Letsie III. 1991, aprile: il col. Elisa Tutsoane Ramaema defenestra Lekhanya e toglie il bando alle attività dei partiti politici; Pretoria blocca le rimesse degli immigrati sotho; maggio: una dimostrazione contro l’interferenza straniera termina con 34 morti e 425 arresti.

 

1992: Moshoeshoes II torna in patria come cittadino semplice. 1993: la nuova costituzione nomina il re capo dello stato, ma senza poteri legislativi ed esecutivi; luglio: alle elezioni politiche il Partito del congresso del Basutoland (Bcp) ottiene la totalità dei seggi; avviata la privatizzazione delle imprese parastatali (con un prestito del Fondo monetario internazionale).

 

1994: i bassi salari portano a scontri armati tra fazioni militari rivali; il tentativo del governo d’incorporare l’ala armata del Bcp porta al sequestro e omicidio del ministro delle finanze da parte dei militari scontenti; agosto: Letsie III scioglie il governo e il parlamento; l’opposizione repubblicana e le pressioni internazionali portano Letsie ad abdicare in favore del padre, Moshoeshoe II. 1996, gennaio: Moshoeshoe II muore in un incidente stradale; febbraio: l’assemblea nazionale nomina Letsie III re. 1997: il Bcp licenzia il leader Ntse Mohkehle, che crea il Congresso per la democrazia del Lesotho (Lcd).

 

1998, gennaio: il governo inaugura il primo bacino artificiale nell’ambito del Lesotho Highlands Water Project (Progetto per le acque dell’altopiano del Lesotho); maggio: l’Lcd vince le elezioni generali; Pakalitha Mosisili diventa primo ministro; l’opposizione denuncia brogli; molte le dimostrazioni anti-governative, sedate dall’intervento delle forze militari della Comunità di sviluppo dell’Africa australe (Sadc); dicembre: è formata una commissione con rappresentanti del governo e dell’opposizione per rivedere la legge elettorale e organizzare nuove elezioni.

 

1999, febbraio: decine di migliaia di persone partecipano al matrimonio di Letsie III con Karabo Montsoeneng nello stadio nazionale di Maseru; maggio: una dozzina di aziende straniere sono accusate di pagare tangenti per accaparrarsi il Lesotho Highlands Water Project, il più grosso appalto di opere pubbliche di tutta l’Africa (si tratta di sfruttare le acque che scendono dalle montagne del Maloto e confluiscono nel fiume Orange); il progetto, in cui è coinvolta la Banca mondiale, comporta lo sfratto forzato di 30mila contadini, che perdono case, campi e pascoli; Masupha Sole, responsabile del progetto, è giudicato colpevole di aver intascato tangenti.

 

2001, aprile: il presidente sudafricano Thabo Mbeki si reca in visita ufficiale in Lesotho; il ricordo dell’intervento delle truppe sudafricane nel 1998 mette in cattiva luce la sua visita agli occhi dell’opposizione. 2002, maggio: l’Lcd vince le elezioni parlamentari; giugno: il premier Mosisili inizia un secondo termine di 5 anni. 2004, febbraio: è dichiarato lo stato di emergenza a causa di 3 anni di siccità; Mosisili si appella alla comunità internazionale; marzo: inaugurato ufficialmente il progetto Lesotho Highlands Water Project (spesi miliardi di dollari per fornire d’acqua il Sudafrica).

 

2005, aprile: le prime elezioni locali dall’indipendenza sono boicottate dall’opposizione; novembre: il governo annuncia l’avvio di un programma che prevede il test dell’aids per tutti i cittadini. 2006, gennaio: il ministro degli esteri, Monyane Molekeli, possibile successore di Musisili, è ferito da colpi di arma da fuoco mentre esce di casa; ottobre: il Lesotho celebra il 40° anniversario dell’indipendenza con una nuova bandiera; l’ex ministro delle comunicazioni, Thomas Thabane, e altri 17 parlamentari abbandonano l’Lcd per formare la Convenzione di tutti i basotho (Abc); novembre: il parlamento viene sciolto, in vista delle elezioni; una cooperante olandese è uccisa in un attacco di persone armate alla casa del ministro del commercio e dell’industria, Mpho Malie, forse il vero obiettivo dell’attentato.

 

2007, febbraio: l’Lcd vince le parlamentari; l’opposizione contesta i risultati; marzo: sciopero generale indetto dall’opposizione che contesta l’assegnazione dei seggi; luglio: stato di emergenza per la più severa siccità in 30 anni; ottobre: cinque persone accusate di alto tradimento per il ruolo da esse giocato in attacchi contro il leader dell’opposizione e alcuni ministri. 2009, aprile: fallisce un attentato al primo ministro Mosisili.

 

2011, aprile: il governo e l’opposizione si accordano sull’assegnazione dei seggi alle elezioni parlamentari del 2012; 7 persone, sospettate di essere dei mercenari, sono accusate di aver attentato alla vita del primo ministro Mosisili nel 2009. 2012, maggio: dopo le elezioni, Thomas Thabane diventa primo ministro; settembre: il paese deve affrontare la più tremenda crisi di cibo a memoria d’uomo.

 

2014, agosto: il primo ministro rimuove dalla guida delle forze armate, il generale Kennedy Tlali Kamoli, sostituendolo con il generale Maaparankoe Mahao, più vicino al governo; la sostituzione acuisce le tensioni tra esercito, che sostiene il vice primo ministro Mothetjoa Metsing, e la polizia fedele a Thabane: 30 agosto: Thabane fugge in Sudafrica, accusando l’esercito di aver tentato di defenestrarlo con un colpo di stato; settembre: Thabane torna scortato da militari sudafricani, ma ritiene impossibile riaprire il parlamento (in cui non ha più la maggioranza da giugno); settembre-ottobre: il vicepresidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, visita più volte il Lesotho, con l’incarico di mediatore della Comunità di sviluppo dell’Africa australe (Sadc); l’accordo raggiunto prevede la dissoluzione del parlamento e la tenuta delle elezioni nel febbraio 2015 (due anni prima della data prevista); 5 dicembre: in conformità all’accordo Sadc, il re Letsie III scioglie il parlamento.

 

2015, febbraio: dopo le elezioni, Pakalitha Mosisili diventa primo ministro, alla guida di un governo di coalizione; aprile: il capo delle forze armate Mahao è destituito dalla carica e rimpiazzato dal gen. Tlali Kamoli. 2016, luglio: il direttore del Lesotho Times e del Sunday Express, Lloyd Mutungamiri, è sopravvive a un attentato alla propria vita da parte di uomini armati, ed è portato di urgenza in un ospedale sudafricano; l’anziano giornalista era stato interrogato dalle forze di sicurezza due volte in giugno, dopo aver pubblicato un articolo giudicato diffamatorio nei confronti del capo dell’esercito, il gen. Tlali Kamoli.

 

2017, giugno: Mosisili perde le elezioni (anticipate) e Thomas Thabane ritorna al potere (due giorni prima, la moglie di Thabane è stata assassinata); settembre: il nuovo capo delle forze armate, Khoantle Mots’omots’o, è assassinato nella caserma della capitale Maseru da due ufficiali rivali; quattro operai di una industria tessile assassinati all’uscita dalla fabbrica; una radio privata viene chiusa dal governo, perché giudicata “anti-governativa”; il forum dei giornalisti dell’Africa australe esprimono preoccupazione per le condizioni in cui vivono i giornalisti in Lesotho; ottobre: il gen. Tlali Kamoli, viene arrestato per non specificate «offese commesse durante i 4 anni in cui ha ricoperto la carica», tra le quali anche l’uccisione di un poliziotto durante un tentato colpo di stato nel 2014; il vicepresidente sudafricano Ramaphosa visita il Lesotho, nel tentativo di facilitare un dialogo nazionale dopo le elezioni di giugno; dicembre: 258 militari della Comunità di sviluppo dell’Africa australe (Sadc) sono inviati in Lesotho per riportare il diritto e l’ordine; un brigadiere e quattro soldati sono accusati del tentato omicidio direttore del Lesotho Times e del Sunday Express, Lloyd Mutungamiri.

 

(Aggiornato all’11 marzo 2018)

Nome ufficiale: Regno di Lesotho
Superficie: 30.355 km2
Capitale: Maseru (270.00 abitanti)
Lingue: si-sotho, inglese (ufficiale), zulu, xhosa
Sistema politico: monarchia parlamentare
Indipendenza: 4 ottobre 1966 (dalla Gran Bretagna)
Capo di stato: re Letsie III (dal 7 febbraio 1996; già al potere da novembre 1990 a febbraio 1995)
Primo ministro: Thomas Motsoahae Thabane (dal 16 giugno 2017)
Religioni: cattolici (51,5%), cristiani non cattolici (35%), seguaci delle religioni africane (13,5%)

 


Popolazione

Abitanti: 1.958.000 (stime luglio 2017)
Gruppi etnici: basotho (99,7%), europei, asiatici e altri (0,3%)
Crescita demografica annua: 0,28% (2018)
Tasso di fertilità: 2,63 figli per donna (2017)
Popolazione urbana: 28,4% (2017)
Mortalità infantile (sotto i 5 anni): 90,2/1.000
Speranza di vita: 53 anni
Analfabetismo (sopra i 15 anni): 10,6%
Prevalenza Hiv: 25% (stime 2016)
Accesso a servizi sanitari adeguati: 30,3%
Accesso all’acqua potabile: 81,8%

 


Economia

59.7% della popolazione vive sotto la soglia di povertà
Indice di sviluppo umano: 0,497 (160° su 188 paesi)
Prodotto interno lordo: 2,72 miliardi di dollari (7,45 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo: 1.390 dollari (3,900 a parità di potere d’acquisto 2019)
Crescita economica annua: 4,6% (stime 2017)
Inflazione: 6,6% (2017)
Disoccupazione: 28%
Risorse naturali: risorse idriche, terre fertili e per il pascolo, diamanti, sabbie, argille, pietre da costruzione
Prodotti agricoli: mais, grano, sorgo, orzo, legumi; bestiame
Esportazioni: manufatti (vestiti, scarpe, biciclette), lana, cibo e animali vivi; elettricità, acqua, diamanti (1,03 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni: cibo, materiali da costruzione, veicoli, macchinari, medicinali, prodotti petroliferi (1,72 miliardi di dollari nel 2017)
Debito estero: 952,5 milioni di dollari (fine 2017)

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