Liberia

1821: la Società americana di colonizzazione acquista una porzione del territorio della Sierra Leone per provvedere agli afro-americani affrancati una terra dove poter “rimpatriare”. 1822: giungono i primi ex schiavi, che fondano la città di Monrovia; altri 20mila li seguiranno; la popolazione non accoglie di buon occhio questi nuovi “coloni” che, protetti dai cannoni delle navi americane, si installano sulla costa, occupano le terre migliori e rifiutano ogni tipo d’integrazione con “i negri delle foreste” o “i selvaggi”.

 

1839: la colonia si trasforma in commonwealth autonomo. 1841: il Congresso americano dà il nome di Liberia (“terra di liberi”) all’ex colonia di Monrovia e nomina il primo governatore africano: Joseph J. Roberts. 1847, 26 luglio: il Congresso liberiano, che rappresenta solo gli americani espatriati, proclama l’indipendenza; la costituzione ricalca il modello di quella americana; Roberts è presidente; solo i proprietari di terre esercitano il diritto di voto. 1917: la Liberia dichiara guerra alla Germania, consentendo agli Alleati una base navale in Africa Occidentale.

 

1926: la Firestone ottiene dal governo una concessione (99 anni!) per lo sfruttamento del caucciù su un vasto territorio; la produzione di caucciù diventa la spina dorsale dell’economia nazionale; pratiche simili si ripetono per petrolio, ferro e diamanti; i moti di rivolta sono prontamente repressi da interventi di marines americani con il pretesto della “difesa della democrazia”. 1936: il lavoro forzato è abolito. 1943: William Tubman, eletto presidente, promuove gli investimenti stranieri e la partecipazione locale al governo. 1944: il governo dichiara guerra alle potenze dell’Asse.

 

1951: le donne e i proprietari di terra indigeni votano per la prima volta nelle elezioni presidenziali.1958: la discriminazione razziale è messa fuori legge. 1960: inizia una forte crescita economica (ricchezze del sottosuolo e uso della bandiera liberiana su navi statunitensi) di cui solo il settore “americano” della popolazione beneficia.

 

1971: il presidente Tubman muore e gli succede William Tolbert. 1974: per la prima volta, il governo accetta aiuti dall’Unione Sovietica. 1978: patto commerciale con la Cee. 1979: l’aumento del prezzo del riso scatena manifestazioni e rivolte; 40 persone uccise.

 

1980: colpo di stato del sergente Samuel Doe; fucilati in pubblico Tolbert e 13 altri rappresentanti del governo; Doe si autoproclama presidente di un regime militare chiamato Consiglio popolare di redenzione (People’s Redemption Council), sopprime i partiti politici e sospende la costituzione; Doe annuncia l’avvio di un processo di democratizzazione e firma il primo accordo con il Fondo monetario internazionale; Doe è il primo Presidente liberiano a non avere origini statunitensi e raccoglie il supporto di molti gruppi etnici indigeni che sono rimasti esclusi dal potere sin dalla fondazione dello stato nel 1847; Doe ostacola da subito qualsiasi tentativo di opposizione, ossessionato anche dalla paranoia di subire un contro-golpe; dal 1980 al 1990 dovrà vedersela con 12 tentativi di golpe.

 

1984: dietro pressioni statunitensi e di altri paesi creditori, Doe consente la rinascita dei partiti politici. 1985: Thomas Quiwonkpa, ex Comandante generale delle forze armate, costretto a lasciare il paese da Doe, tenta di rovesciare il regime dalla vicina Sierra Leone; il tentativo di colpo di stato fallisce e Quiwonkpa è ucciso, e il suo corpo è esposto pubblicamente al palazzo esecutivo a Monrovia; Doe vince le presidenziali con un margine di poco superiore al 50%; alcuni osservatori internazionali considerano le elezioni fraudolente.

 

1989: il Fronte nazionale patriottico della Liberia (Fnpl), guidato da Charles Taylor, dà inizio alla guerriglia contro il governo. 1990: la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (Cedeao) invia una forza di pace (Ecomog); settembre: Doe è ucciso dai ribelli di Prince Johnson, un gruppo scissionista dell’Fnpl, chiamato Fronte patriottico indipendente della Liberia; Charles Taylor, Prince Johnson, Amos Sawyer e Raleigh Seekie, capo della guardia presidenziale, si autoproclamano simultaneamente presidenti ad interim.

 

1991: tregua e formazione di un governo di unità nazionale di transizione, guidato da Sawyer; nasce il Movimento unito di liberazione per la democrazia (Ulimo), costituito da simpatizzanti del governo di Doe. 1992: ripetuti scontri tra l’Fnpl e le forze dell’Ecomog. 1993: vari accordi di pace falliscono. 1994: un Consiglio di stato (in cui figurano rappresentanti dei vari fronti armati) assume il potere.

 

1995: accordi di pace di Abuja (Nigeria). 1996: la guerra riprende; feroci scontri in Monrovia. 1996, agosto: le forze dell’Ecomog iniziano il programma di disarmo e rimpatrio dei rifugiati. 1997, luglio: Taylor vince le elezioni presidenziali; gli osservatori internazionali giudicano lo scrutinio “libero e giusto”.

 

1999: Ghana e Nigeria accusano Taylor di appoggiare il Fronte rivoluzionario unito (Ruf) in Sierra Leone; Gran Bretagna e Usa minacciano di sospendere gli aiuti alla Liberia. 2000, luglio: la sicurezza rimane precaria; ci sono numerosi attacchi da parte di un gruppo di ribelli del nord, che si identificano come “Liberiani uniti per la riconciliazione e la democrazia” (Lurd); le forze governative sferrano un attacco contro il Lurd.

 

2001, maggio: embargo Onu sulle vendite di armi alla Liberia per punire Taylor, accusato di barattare armi con diamanti con i ribelli sierra-leonesi; novembre, nuova offensiva governativa contro le forze ribelli del Lurd. 2002, gennaio: sono oltre 50.000 i liberiani e sierraleonesi fuggiti dalle loro abitazioni; febbraio: Taylor dichiara lo stato di emergenza.

2003, marzo, i Lurd giungono a 10 km da Monrovia; aprile: un nuovo gruppo ribelle, il Movimento per la democrazia in Liberia, attacca da sud-est; giugno: iniziano colloqui di pace in Ghana; Taylor è accusato di crimini di guerra commessi in Sierra Leone; giugno-luglio: riprende la battaglia per la conquista di Monrovia (diverse centinaia di morti); agosto: intervento delle forze di pace nigeriane e Taylor va in esilio, dopo aver consegnato il potere al suo vice, Moses Blash; arrivano truppe americane, e i ribelli firmano un accordo di pace; Gyude Bryant è capo del governo di transizione; i ribelli consegnano le armi; settembre-ottobre: le forze americane si ritirano, ma le forze Onu lanciano una importante missione di pacificazione, impiegando migliaia di soldati.

 

2004, ottobre: disordini a Monrovia (16 morti); l’Onu dice che dietro le violenze ci sono ex combattenti; i paesi donatori promettono 520 milioni di dollari per la ricostruzione.

 

2005, giugno: l’Onu prolunga di sei mesi l’embargo sulle esportazioni di diamanti dalla Liberia e ordina al governo di transizione di congelare i conti bancari e le proprietà di Taylor; ottobre: elezioni presidenziali; l’ex calciatore George Weah vince il primo turno, ma al ballottaggio di novembre, vince l’economista Ellen Johnson-Sirleaf, che diventa prima donna a essere eletta presidente di uno stato africano.

 

2006, gennaio: la nuova leader assume la carica; febbraio: formazione della Commissione per la verità e la riconciliazione, incaricata di investigare gli abusi dei diritti civili dal 1979 al 2003; aprile: l’ex presidente Taylor appare davanti a un tribunale, creato in Sierra Leone per volontà dell’Onu, ed è accusato di crimini contro l’umanità; giugno: la Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aia accetta di ospitare il processo contro Taylor; il Consiglio di sicurezza dell’Onu decide di allentare il bando alla vendita di armi alla Liberia per consentire l’addestramento delle nuove forze dell’esercito; tolto l’embargo sulle esportazioni del legname liberiano; luglio: la presidente inaugura un enorme generatore per illuminare le strade della capitale, rimasta senza elettricità per 15 anni.

 

2007, aprile: il Consiglio di sicurezza dell’Onu toglie l’embargo sull’esportazione di diamanti dalla Liberia (imposto nel 2001); maggio: l’Onu chiede alla Liberia di mettere fuori legge il processo per ordalia; giugno: inizia il processo contro Taylor all’Aia, accusato di atrocità commesse in Sierra Leone; dicembre: il Consiglio di sicurezza dell’Onu estende l’embargo alla vendita di armi alla Liberia, in seguito a un incremento delle violenze da parte di uomini armati.

 

2008, gennaio: la corte suprema decreta che la presidente può nominare i sindaci locali, perché il governo non ha fondi per organizzare le elezioni municipali (non tenute dal 1985); febbraio: visita del presidente americano George W. Bush in Liberia; marzo: svolgimento del censimento, mai più tenuto dal 1984; dicembre: 100 detenuti nella prigione di massima sicurezza a Monrovia evadono.

 

2009, febbraio: la presidente Johnson-Sirleaf riconosce davanti alla Commissione per la verità e la riconciliazione di aver commesso un grave errore nel sostenere Taylor quando questi iniziò la guerra civile nel 1989; maggio: la Cpi dell’Aia rigetta la petizione di assolvere Taylor dall’accusa di aver commesso crimini contro l’umanità; luglio: la Commissione per la verità e la riconciliazione presenta al parlamento i risultati delle sue inchieste: vi sono i nomi di 200 persone incriminate e di altre – tra cui la presidente Johnson-Sirleaf – che «dovrebbero essere bandite per sempre dalle cariche pubbliche»; agosto: il segretario di stato americano Hillary Clinton visita la Liberia; settembre: il Consiglio di sicurezza dell’Onu vota l’estensione del mandato della sua Missione di pace in Liberia (Unmil) per tutto il 2010, per facilitare l’organizzazione delle elezioni del 2011.

 

2010, gennaio: la presidente Johnson-Sirleaf annuncia che si presenterà alle elezioni, mirando a un secondo mandato, nonostante la promessa fatta di limitare la sua presidenza a un solo mandato; febbraio: scontri tra cristiani e musulmani nella provincia settentrionale di Lofa, dopo l’uccisione di alcuni studenti cristiani; molte chiese e moschee distrutte; giugno: il Fondo monetario internazionale e la Banca Mondiale approntano un piano per alleviare il pesante debito estero della Liberia; settembre: i 19 paesi creditori del club di Parigi condonano 1,2 miliardi di dollari del debito complessivo della Liberia; novembre: la presidente Johnson-Sirleaf scioglie il governo, a quanto pare per fare “tabula rasa” di tutti i ministri corrotti e ripresentare una nuova squadra governativa.

 

2011 aprile: termina il processo a Taylor, ma si deve attendere mesi per conoscere il verdetto; ottobre: la presidente Johnson-Sirleaf riceve il Premio Nobel per la pace; ottobre-novembre: elezioni presidenziali; Johnson-Sirleaf vince al secondo turno (boicottato dal rivale, l’ex giocatore di calcio George Weah).

 

2012, febbraio: scoperti giacimenti di petrolio davanti alle coste della Liberia e della Sierra Leone; marzo: George Boley, ex leader del gruppo ribelle “Consiglio liberale per la pace”, è deportato in Liberia dagli Stati Uniti per rispondere del ruolo da lui svolto nella guerra civile; aprile: Taylor è ritenuto colpevole di crimini di guerra, sostenendo, armando e dirigendo ribelli in Sierra Leone, ed è condannato a 50 anni di carcere, da scontare in Gran Bretagna; giugno: la Liberia chiude la frontiera con la Costa d’Avorio, dopo che 7 militari dell’Onu sono uccisi in territorio ivoriano, forse da ribelli che hanno le proprie basi in Liberia; settembre: la presidente Johnson-Sirleaf sospende il capo della forestale e vara un’inchiesta sulle vendite illegali di legname pregiato inficiate da colossali frodi.

 

2013, gennaio: l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati completa il proprio programma (ha assistito 155.000 liberiani nel tornare alle loro case); giugno: Global Witness rivela che nelle foreste liberiane si continua a tagliare illegalmente legname pregiato, nonostante le molte promesse governative di porre termine a questa attività.

 

2014, luglio-ottobre: misure di emergenza per combattere la diffusione del virus dell’ebola; l’Organizzazione mondiale della sanità definisce l’epidemia «una emergenza mondiale» e chiede un intervento coordinato della comunità internazionale; il presidente americano Obama annuncia l’invio in Africa Occidentale di 3.000 militari per costruire centri sanitari e addestrare personale locale contro l’emergenza; le elezioni per il senato, programmate per ottobre, sono posposte; novembre: la presidente Johnson-Sirleaf pone fine allo stato di emergenza («ma la lotta contro l’ebola continua»); a metà novembre, i morti per ebola sono 2.836; dicembre: elezioni per il senato; la partecipazione al voto è del 27,9% degli aventi diritto; tra i 146 canditati per i 15 seggi, figura George Weah, che batte Robert Sirleaf, figlio della presidente (79,7% contro 11,2%); al 21 dicembre, i morti per ebola sono 3.346 (su un totale di 7.373 in tutta l’Africa Occidentale).

 

2015: continua a lotta all’ebola; aprile: l’emergenza ebola è superata, ma solo a settembre l’Organizzazione mondiale della sanità dichiara il paese libero dal mortale virus; dicembre: l’ultimo paziente ricoverato per ebola è dimesso dall’ospedale.

 

2016, gennaio: l’Onu dichiara l’Africa Occidentale libera dall’ebola; 11.000 le vittime, di cui 4.808 in Liberia; febbraio: Simeon Freeman, leader del Movimento per il progressivo cambiamento fugge dalla Liberia, dopo aver concesso un’intervista in cui ha parlato dell’esistenza di una “lista di 10 persone da eliminare”; giugno: dopo due guerre civili, con centinaia di migliaia di morti, le forze di pace dell’Onu (Unmil) riaffidano la responsabilità della sicurezza della nazione all’esercito e alla polizia liberiani (la missione era iniziata nel 2003); dicembre: Simeon Freeman ritorna in patria per partecipare alle elezioni presidenziali.

 

2017, 31 luglio: inizio della campagna per le elezioni presidenziali di dicembre; tra i 20 candidati presidenziali, l’ex signore della guerra, Prince Johnson, e l’ex stella del calcio George Weah (al suo secondo tentativo; la sua vice è Jewel Howard-Taylor, 54 anni, ex moglie di Charles Taylor); dicembre: George Weah è eletto presidente; nel suo discorso di fine anno, si rivolge alla comunità internazionale: «La Liberia è libera e aperta al business»; ai liberiani che vivono all’estero dice: «Tornate a casa e aiutate a ricostruire la vostra patria».

 

2018, 22 gennaio: George Weah presta giuramento come 25° presidente della Liberia, in quello che è il primo passaggio pacifico di poteri dopo 70 anni; cinque i punti principali del suo programma: lotta alla corruzione; aiuti al settore privato; formazione e training dei giovani; trasparenza; rispetto dei diritti umani e democrazia; febbraio: l’ex-presidentessa Ellen Johnson-Sirleaf riceve il premio (5 milioni di dollari) messo in palio ogni anno dalla Fondazione Mo Ibrahim per il buon governo; aprile: il presidente Weah è costretto ad affrontare le dure critiche rivoltegli da autorevoli esponenti della società civile e dei corporate media internazionali per una limitazione progressiva al raggio d’azione della libera stampa che il Comitato internazionale per la protezione dei giornalisti ha definito “allarmante”; agosto: centinaia di liberiani scendono in piazza nella capitale Monrovia per protestare contro la scomparsa di banconote fresche di stampa (provenienti dalla Cina e dalla Svezia) del valore di 88 milioni di euro, pari al 5% del Pil nazionale; Weah chiede di aprire un’indagine, accusando della sparizione l’ex presidente Ellen Johnson-Sirleaf, che però respinge le accuse; ottobre: dopo le proteste degli studenti e il calo delle iscrizioni all’università per un aumento delle tasse degli atenei, il presidente Weah promette che le università statali saranno gratuite; dicembre: il ministro delle Finanze, Samuel Toweh, stretto alleato del presidente, attacca il quotidiano FrontPage Africa per aver pubblicato una storia di corruzione in cui sono implicate personalità di governo.

 

2019: gennaio: a un anno dall’elezione, il presidente Weah definisce «enormi» le sfide che il suo governo deve affrontare; marzo: Charles Sirleaf, figlio dell’ex presidente Ellen Johnson-Sirleaf, è arrestato dalla polizia, assieme al ex governatore della Banca centrale della Liberia, Milton Weeks, in seguito a una inchiesta sulla sparizione delle banconote; tradotti in tribunale, sono accusati di «diversione di denaro pubblico».

 

(Aggiornato al 4 maggio 2019)

Nome ufficiale: Repubblica di Liberia
Superficie: 111.369 km2
Capitale: Monrovia (1,4 milioni di abitanti – 2018)
Lingue: inglese (20%, ufficiale), oltre trenta lingue locali dei gruppi mande, kwa e mel
Sistema politico: repubblica presidenziale
Indipendenza: 26 luglio 1847
Capo dello stato e del governo: George Weah (dal 22 gennaio 2018)
Religioni: cattolici (8%) altri cristiani e sette cristiane (22%), musulmani (12%), seguaci delle religioni tradizionali, molti dei quali associano antiche credenze a elementi cristiani (58%)

 


Popolazione

Abitanti: 4.810.000 (stime luglio 2018)
Gruppi etnici: africani, 95% (kpelle, 20,3%; bassa, 13,4%; grebo, 10%; gio, 8%; kru, 6%; lorma, 5,1%, kissi, 4,8%; gola, 4,4%; altri (mano, krhan, gbandi,vai, dei, bella, mandingo e mende), 20,1% Crescita demografica annua: 2,6% (stime 2018)
Tasso di fertilità: 5 figli per donna (stime 2018)
Popolazione urbana: 51,2% (2018)
Mortalità infantile (sotto i 5 anni): 75/1.000
Speranza di vita: 63,8 anni
Analfabetismo: 52,4%
Prevalenza Hiv: 1,4% (stime 2017)
Accesso a servizi sanitari adeguati: 16,9%
Accesso all’acqua potabile: 75,6%

 


Economia

54% della popolazione vive sotto il livello di povertà
Indice di sviluppo umano: 0,435 (181° su 189 paesi)
Prodotto interno lordo: 3,28 miliardi di dollari (6,1 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo: 682 dollari (1,300 a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Crescita economica annua: 2,5% (2017)
Inflazione: 12,4% (2017)
Disoccupazione: 2,8%
Risorse naturali: oro, minerali di ferro, diamanti, legname; risorse idroelettriche
Prodotti agricoli: caucciù, caffè, cacao, riso, cassava, olio di palma, canna da zucchero, banane; pecore, capre; legname
Esportazioni: caucciù, legname, materiali di ferro, diamanti, cacao, caffè (260,6 milioni di dollari nel 2017)
Importazioni: carburanti, prodotti chimici, macchinari, mezzi di trasporto, manufatti, beni di consumo, cibo (1,16 miliardi di dollari nel 2017)
Debito pubblico: 34,4% del Pil
Debito estero: 1,04 miliardi di dollari (fine 2017)

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