Libia

7° sec. a.C.: i fenici si stanziano nella Tripolitania (nell’ovest dell’attuale Libia), abitata in precedenza da berberi. 6° sec. a.C.: Cartagine conquista la Tripolitania. 4° sec. a.C.: i greci colonizzano la Cirenaica (nell’est), che chiamano Libia. 74 a.C.: i romani conquistano la Libia. 643: gli arabi, guidati da Amr Ibn Al-As, occupano il paese e vi diffondono l’islam. 1551: il territorio cade sotto l’impero ottomano (le tre provincie di Tripolitana, Cirenaica e Fezzan sono unite).

 

1911: truppe italiane sbarcano a Tripoli; con il Trattato di Losanna (ottobre 1912), l’impero ottomano cede al Regno d’Italia la Tripolitania e la Cirenaica; la conquista italiana conosce momenti di crudeltà (deportazioni, utilizzo di gas asfissianti, esecuzioni pubbliche). Anni 1920: cresce la resistenza libica, con la dinastia Senussi, alleata alla campagna condotta da Omar Al-Mukhtar. 1931, 16 settembre: esecuzione di Omar Al-Mukhtar a Soluch, in Cirenaica. 1934: l’Italia unisce le province e costituisce il Governatorato della Libia; cresce l’immigrazione italiana. 1942: gli Alleati scacciano gli italiani; i francesi amministrano il Fezzan, mentre i britannici controllano la Cirenaica e la Tripolitania.

 

1949: l’Onu emette una risoluzione favorevole all’indipendenza del paese. 1951, 24 dicembre: la Libia è indipendente sotto lo scettro di Mohammed Idris Al-Sanussi. 1956: la Libia concede a due compagnie petrolifere americane lo sfruttamento di 14 milioni di acri. 1961: re Idris inaugura il primo oleodotto che collega l’interno del paese con il Mediterraneo.

 

1969, 1° settembre: giovani ufficiali, capeggiati dal col. Muammar Al-Gheddafi, destituiscono il re; Gheddafi abolisce i partiti politici, elimina le basi militari nord-americane e inglesi, e impone limitazioni alle imprese multinazionali attive nel paese. 1970: la Libia ordina la chiusura della base aerea britannica di Tobruk e di quella americana di Tripoli; nazionalizzazione delle proprietà degli italiani scacciati.

 

1971: un referendum approva la Federazione delle repubbliche arabe (Libia, Egitto e Siria), che rimane però solo sulla carta. 1972: Libia e Egitto si accordano di fondersi, ma la decisione non si materializza. 1973: Gheddafi vara la “rivoluzione culturale” per giungere all’autogoverno del popolo in scuole, università, fabbriche e distretti amministrativi; forze libiche occupano la Striscia di Aozou, nel nord del Ciad. 1974: Libia e Tunisia decidono di fondersi in un unico stato, ma l’iniziativa abortisce. 1977: Gheddafi lancia la “Rivoluzione popolare”, cambia il nome del paese in Grande Repubblica Araba Popolare e Socialista di Libia, crea il cosiddetto “stato delle masse” e istituisce i “comitati rivoluzionari”.

 

1980: Libia e Siria si accordano di fondersi, ma non se ne fa nulla; le truppe libiche intervengono nella guerra civile nel nord del Ciad. 1981, agosto: la marina statunitense, nel Golfo della Sirte, abbatte due aerei libici; Reagan associa Gheddafi al terrorismo mondiale. 1984: la Gran Bretagna interrompe le relazioni diplomatiche con la Libia, dopo che una poliziotta è stata uccisa presso l’ambasciata libica di Londra nel corso di una protesta anti-Gheddafi. 1986: gli Usa bombardano Tripoli e Bengasi (101 le vittime, tra cui una figlia adottiva di Gheddafi), in risposta all’attentato terroristico, attribuito a individui libici, in una discoteca di Berlino frequentata da militari statunitensi. 1988: Gheddafi libera alcuni prigionieri politici e dà inizio a una limitata liberalizzazione economica; dicembre: un aereo esplode presso Lockerbie (Scozia), presumibilmente per mano di attentatori libici. 1989: Libia, Algeria, Marocco, Mauritania e Tunisia formano l’Unione araba maghrebina.

 

1991: la giustizia statunitense e britannica giudicano il governo libico colpevole degli attentati del 1988 agli aerei della Pan Am a Lockerbie (270 morti, di cui 189 statunitensi) e dell’Uta, presso il confine tra Ciad e Niger (170 vittime); l’Onu impone sanzioni economiche. 1992, gennaio: Tripoli è disposta a collaborare con l’Onu per far luce sui due attentati, ma si rifiuta di estradare gli imputati. 1994: l’Onu intensifica l’embargo; la Libia restituisce la Striscia di Aozou al Ciad. 1995: Gheddafi espelle 30mila palestinesi, in protesta contro l’Accordo di Oslo tra Israele e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina. 1999: i due imputati degli attentati aerei sono giudicati all’Aia secondo la legge scozzese; sospese le sanzioni Onu contro la Libia; Londra invia un ambasciatore a Tripoli.

 

2000, settembre: decine di immigrati dall’Africa subsahariana uccisi dalla folla arrabbiata per il numero eccessivo di lavoratori neri in Libia. 2001, gennaio: il tribunale scozzese assolve uno degli imputati, Al-Amin Khalifa Fahimah, ma condanna Abdelbaset Ali Mohamed Al-Megrahi all’ergastolo; maggio: Gheddafi invia truppe libiche per garantire la sicurezza del presidente della Repubblica Centrafricana, Ange-Félix Patassé, che ha subito un tentativo di colpo di stato. 2002, gennaio: Libia e Usa affermano di aver avuto colloqui, dopo anni di ostilità durante i quali Washington ha accusato Tripoli di sponsorizzare il terrorismo; marzo: Al-Megrahi perde il ricorso in appello e inizia a scontare la sua condanna (20 anni).

 

2003, gennaio: la Libia presiede la Commissione Onu per i diritti umani, nonostante le proteste degli Usa e dei gruppi per i diritti umani; agosto: il governo libico riconosce le proprie responsabilità nell’attentato di Lockerbie e offre 2,7 miliardi di dollari alle famiglie delle vittime; settembre: il Consiglio di sicurezza dell’Onu toglie le sanzioni contro la Libia; dicembre: Gheddafi annuncia l’intenzione di abbandonare lo sviluppo delle armi di distruzione di massa.

 

2004, gennaio: la Libia ricompensa le vittime dell’attentato al volo dell’UTA (1989); marzo: Tony Blair visita la Libia (la prima di un premier britannico dopo il 1943); maggio: 5 infermiere bulgare e un dottore palestinese, accusati di aver deliberatamente infettato 426 bambini con il virus dell’Hiv, sono condannati a morte; agosto: la Libia ricompensa con 35 milioni di dollari le vittime dell’attentato alla discoteca di Berlino (1986).

 

2005, gennaio: tornano le compagnie petrolifere americane (dopo 20 anni); dicembre: la corte suprema ribalta la prima sentenza contro le infermiere e il medico, e chiede un nuovo processo. 2006, febbraio: almeno 10 persone sono uccise a Bengasi in scontri con la polizia, dopo la pubblicazione di “vignette blasfeme” contro Maometto su un giornale danese; maggio: gli Usa annunciano l’intenzione di ristabilire piene relazioni diplomatiche con la Libia; settembre: Human Rights Watch accusa Tripoli di abusare dei diritti umani degli immigrati africani; novembre: Tripoli ospita la Conferenza internazionale sull’immigrazione; dicembre: le infermiere bulgare e il medico palestinese sono di nuovo condannati a morte.

 

2007, gennaio: il primo ministro annuncia un taglio di 400mila unità degli impiegati statali, per diminuire la spesa pubblica; luglio: la condanna a morte dei 6 operatori medici è tramutata nella prigione a vita, ma, poco dopo, sono liberati per intervento dell’Unione europea. 2008, gennaio: per un mese, la Libia assume la presidenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu; agosto: Libia e Usa si accordano per ricompensare tutte le vittime civili dei rispettivi attentati e bombardamenti; Berlusconi chiede scusa alla Libia per i danni inflitti al paese dal colonialismo italiano e firma un investimento di 5 miliardi di dollari come compensazione; settembre: storica visita (l’ultima era stata nel 1953) del segretario di stato americano, Condoleezza Rice, che dichiara che le relazioni tra i due paesi «sono entrate in una nuova fase».

 

2009, febbraio: Gheddafi è eletto presidente dell’Unione africana ed esprime il suo sogno di formare gli “Stati Uniti d’Africa” (Caribi compresi); giugno: Gheddafi compie la prima visita di stato in Italia; agosto: l’attentatore di Lockerbie, Abdelbaset Ali Al-Megrahi, è liberato dalla prigione in Scozia e accolto in patria da eroe; settembre: celebrazioni per il 40° anniversario dell’avvento al potere di Gheddafi; dicembre: un figlio di Gheddafi, residente in Svizzera, è arrestato per violenza domestica; come ritorsione, Gheddafi fa arrestare due imprenditori svizzeri in Libia.

 

2010, gennaio: la Russia acconsente di vendere armi alla Libia per un valore di 1,8 miliardi di dollari; marzo: crisi diplomatica con l’Unione europea per l’arresto del figlio di Gheddafi in Svizzera; giugno: Berlusconi riporta in Italia tre pescherecci sequestrati dalla marina libica; si chiude il contenzioso tra Libia e Svizzera, con la liberazione degli imprenditori svizzeri; Gheddafi espelle dalla Libia l’Alto commissariato delle Nazioni Unite; luglio: alcuni senatori degli Usa chiedono che sia aperta un’inchiesta sul ruolo ricoperto dalla compagnia petrolifera BP nella liberazione dell’attentatore di Lockerbie; la BP conferma di essere prossima a iniziare le trivellazioni lungo la costa libica; ottobre: Unione europea e Libia siglano un accordo per rallentare l’immigrazione clandestina; dicembre: WikiLeaks pubblica dispacci di diplomatici Usa da cui risulta che Gheddafi avrebbe minacciato di chiudere ogni transazione con la Gran Bretagna, se l’attentatore di Lockerbie fosse morto in carcere.

 

2011, febbraio: ispirate dalle rivolte scoppiate nelle nazioni arabe vicine (in particolare Egitto e Tunisia), si registrano violente dimostrazioni in Bengasi; in seguito all’arresto di attivisti per i diritti umani, le proteste da Bengasi si estendono rapidamente ad altre città (“La rivoluzione del 17 febbraio”); il governo ricorre all’uso di aerei per fermare i manifestanti, tra i quali si segnalano truppe ammutinate; diplomatici libici si dimettono per protesta; Gheddafi si rifiuta di cedere il potere e continua a controllare la capitale, Tripoli; marzo: il Consiglio di sicurezza dell’Onu autorizza la “no-fly zone” sulla Libia e attacchi aerei per proteggere i civili; la Francia avvia i primi raid aerei contro le truppe di Ghaddafi che minacciano la popolazione civile di Begansi; 31 marzo: la Nato prende la guida dell’operazione; una conferenza delle potenze mondiali, dell’Unione europea e della Lega araba, tenutasi a Londra, chiede a Gheddafi di abbandonare la Libia; sostenuti dai raid aerei della Nato, i ribelli libici guadagnano terreno, ma poi si ritirano davanti alle forze di Gheddafi, meglio armate; i ribelli chiedono armi all’Occidente; il ministro degli esteri, Mussa Kussa, abbandona il governo di Gheddafi e si rifugia in Gran Bretagna; aprile: l’Italia, che ha aderito alla coalizione anti-Gheddafi, mettendo a disposizione le basi aeree, decide di partecipare attivamente ai bombardamenti della Nato sulla Libia; luglio: il Gruppo internazionale di contatto sulla Libia riconosce il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) come legittimo governo della Libia; agosto: i ribelli entrano nella fortezza di Gheddafi a Tripoli; Gheddafi si nasconde, mentre la moglie e tre dei suoi figli si rifugiano in Algeria; agosto-settembre: l’Unione africana si unisce alle 60 nazioni che hanno riconosciuto il Cnt come nuova autorità libica; 20 ottobre: Gheddafi è catturato e ucciso; 23 ottobre: il Cnt dichiara la Libia “liberata” e promette le elezioni entro otto mesi; novembre: Saif Al-Islam, il figlio fuggitivo di Gheddafi, è catturato e il Cnt si dice pronto a processarlo.

 

2012, gennaio: scontento e scontri a Bengasi tra le ex forze ribelli, che non si accordano sul cambiamento che si vuole dare al paese; il vicecapo del Cnt, Abdl Hafiz Ghoga, rassegna le dimissioni; febbraio: numerose persone sono uccise in scontri a fuoco tra il gruppo zawi (arabo) e il gruppo tebu (africano) a Kufra, nel sud-est del paese; marzo: ufficiali del Cnt che controllano la regione Bengasi, ricca di petrolio, lanciano una campagna per l’autonomia della regione, incrementando ulteriormente le tensioni con il gruppo centrale del Cnt a Tripoli; la Mauritania arresta Abdullah Al-Senussi, ex capo dell’intelligence di Gheddafi, e insiste nel volerlo interrogare, prima di considerare la possibilità di estradarlo in Libia, come il Cnt chiede; anche la Corte penale internazionale e la Francia chiedono che venga estradato; maggio: uomini armati irrompono nel quartiere generale del governo a Tripoli durante una protesta contro la sospensione di “pagamenti premio” ai gruppi che hanno combattuto contro Gheddafi, ma le forze di sicurezza riportano l’ordine; Ali Al-Megrahi, l’attentatore di Locherbie, muore a Tripoli; giugno: il governo fatica a controllare le milizie locali, soprattutto a Zintan (nell’ovest del paese); la brigata Al-Awfea per breve tempo occupa l’aeroporto di Tripoli; in Bengasi una folla di autonomisti prendono d’assalto la sede della commissione elettorale; le elezioni per l’assemblea costituente, previste per il 4 giugno, sono posposte, per dare più tempo a chi non si è ancora registrato, ma soprattutto per risolvere aspre contese tra gli aspiranti candidati; il governo tunisino estrada l’ex primo ministro libico, Al-Baghdadi Al-Mahmoudi, arrestato in Tunisia nel settembre 2011, ma il presidente tunisino Moncef Marzouki denuncia l’estradizione come “illegale”, in quanto la Libia non ha dato garanzie sul trattamento dell’arrestato; 7 luglio: elezioni per l’Assemblea costituente, che dovrà redigere la nuova costituzione; si tratta delle prime elezioni dopo 42 anni di dittatura; agosto: il governo di transizione cede il potere al Congresso nazionale generale eletto in luglio; il Congresso elegge Mohammed Yusuf Al-Magarief, del Partito del fronte nazionale, come suo presidente, facendolo di fatto capo dello stato ad intermim; settembre: l’ambasciatore americano e tra altri cittadini Usa sono uccisi durante un assalto di uomini armati al consolato americano di Bengasi; gli Usa ritengono che gli islamisti armati abbiano usato come copertura dell’azione terroristica le proteste popolari contro un film prodotto in America che deride il profeta Maometto; la folla scaccia il gruppo Ansar al- Shari?a da Bengasi e altre milizie armate dalla vicina Derna; Mohammed Al-Magarief promette di sgominare tutte le milizie armate; la Mauritania consegna alla Libia Abdulla Al-Senussi, ex capo dei servizi segreti libici, perché sia giudicato per i crimini commessi sotto il regime di Gheddafi; ottobre: Mustafa Abu Shagur, eletto primo ministro, per ben due volte non riesce a ottenere il voto di fiducia dal parlamento; il Congresso nazionale lo rimpiazza con Ali Zidan, un liberale e leader dell’opposizione durante la guerra civile; forze filo-governative sedano rivolte armate nella città occidentale di Bani Walid, giudicate filo-Gheddafi dalle autorità libiche (qualifica rigettata dalle milizie locali); novembre: il nuovo governo guidato da Ali Zidan presta giuramento; dicembre: l’ex primo ministro Al-Baghdadi Al-Mahmoudi è processato a Tripoli per «azioni che hanno portato all’uccisione illegale di libici» e per aver fatto uscire dalla Libia attraverso la Tunisia 25 milioni di dollari per finanziare le forze ancora leali a Gheddafi.

 

2013, gennaio: agguato contro il console italiano a Bengasi, e la sede diplomatica chiude i battenti; Gran Bretagna, Germania e Olanda invitano i rispettivi cittadini ancora in Libia ad abbandonare Bengazi, ma il governo libico dice che non esistono pericoli alla loro sicurezza; maggio: Londra ritira alcuni impiegati dalla sua ambasciata in Libia; il parlamento approva una legge che bandisce da ogni ufficio pubblico chiunque abbia lavorato per il regime di Gheddafi; come risposta, Muhammad Al-Magarief annuncia le sue dimissioni dal Congresso generale nazionale; Giuma Attaiga, suo vice, avvocato di Misurata, assume ad interim la presidenza del Congresso fino alla elezione del nuovo presidente; giugno: il Congresso elegge come presidente Nouri Abousahmein (indipendente, membro della minoranza berbere, discriminato sotto il regime di Gheddafi); in pratica, Abousahmein è capo di stato; agosto: i ribelli occupano i terminali petroliferi e interrompono per mesi l’erogazione del greggio; il ministro degli interni, Mohammed Khalifa El-Sheik, si dimette in polemica con il primo ministro Ali Zidan; settembre: potente esplosione nei pressi del ministero degli esteri a Bengasi, in coincidenza del primo anniversario dell’attacco sferrato da un gruppo di estremisti contro il consolato Usa di Bengasi; ottobre: forze speciali Usa catturano a Tripoli Anas Al-Liby, libico, uomo di al-Qaida, sospettato di aver preso parte all’attentato alle ambasciate americane di Kenya e Tanzania; l’operazione scatena polemiche e proteste e il primo ministro Ali Zeidan è rapito per breve tempo da un hotel a Tripoli; Usa e Unione europea si affrettano a esprimere preoccupazioni per lo stato di disordine che si sta instaurando in Libia; novembre: nove persone uccise in scontri in Bengasi tra l’esercito e gli islamisti di Ansar Al-Shari’a; dicembre: primo attacco kamikaze in Bengasi.

 

2014, gennaio: il viceministro dell’industria, Hassan Al-Droui, è assassinato; febbraio: scoppiamo proteste contro il rifiuto del Congresso generale nazionale (Cgn, l’organo legislativo della Libia), di sciogliersi alla scadere del suo mandato; il Cgn afferma che ha bisogno di prolungare il suo termine per consentire a un comitato speciale di scrivere la nuova costituzione; il presidente del Cgn, Nuri Abu Sahmein, promette nuove elezioni «il più presto possibile»; marzo: dopo che una petroliera carica di greggio, partita da un porto tenuto dai riebelli, riesce a superare il blocco navale della marina nazionale, il Cgn licenzia il primo ministro Ali Zeidan e lo sostituisce con Ahmed Maiteg, uomo d’affari; aprile: il gruppo ribelle responsabile del blocco di tre porti nella Libia orientale, fondamentali per l’esportazione di petrolio, dichiara di aver preso accordi per porre fine all’assedio; Abb-Rabbo al-Barassi, dichiaratosi primo ministro del gruppo, annuncia di aver risolto la questione con il governo di Tripoli; maggio: il gen. Khalifa Haftar, disertore del Esercito nazionale libico, lancia assalti (anche aerei) contro gruppi militanti islamisti a Bengasi, e tenta di occupare il palazzo del parlamento, accusando il primo ministro Maiteg di essere «schiavo dei gruppi islamisti» (accusato dapprima di “colpo di stato”, verrà presto riassorbito nelle forze regolari); giugno: Maiteg si dimette, dopo che la corte suprema ha dichiarato la sua nomina illegale, e Abdullah Al-Thani ritorna a essere primo ministro; problemi di sicurezza e boicottaggi vari rendono bassa la partecipazione alle elezioni per il nuovo parlamento; luglio: la situazione degenera in termini di sicurezza, e personale diplomatico Usa abbandona il paese; altre ambasciate chiudono; l’aeroporto di Tripoli è reso inoperoso dai troppi combattimenti; il gruppo Ansar al-Sheri’a controlla gran parte di Bengasi; agosto: sanguinosi combattimenti a Bengasi e a Tripoli tra le milizie filo-islamiste di Misurata e quelle di Zintan per il controllo dell’aeroporto internazionale; lo spettro della guerra civile e quello della fuga in massa dalla Libia aleggiano sull’insediamento del nuovo Parlamento, che tiene la sua prima sessione a Tobruk (nell’est del paese), considerata più sicura rispetto a Tripoli e Bengasi, ed elegge il suo presidente, Abu Bakr Baira, sostituendo Nouri Abusahmein; l’ex stato di Gheddafi è in balia di una situazione esplosiva che ha generato due parlamenti e due governi: da un parte il primo ministro Abdullah Al-Thani e il suo nuovo – e più “laico” – governo riconosciuto dalla comunità internazionale; dall’altra un esecutivo instaurato a Tripoli dalle milizie islamiche di Fajir Libia (“Alba della Libia); a fine mese il primo ministro Abdullah Al-Thani si dimette, con tutto il governo, nel tentativo di porre fine alla lotta di potere nel paese, invitando il parlamento a scegliere un nuovo governo «più inclusivo»; ottobre: il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e la ministra italiana degli Esteri, Federica Mogherini, intervengono a sorpresa all’apertura della seconda sessione del “dialogo nazionale” patrocinato dalle stesse Nazioni Unite; il parlamento si sposta a Tobruk (nell’est del paese), a causa dei ripetuti scontro armati tra le fazioni armate; gruppi islamisti e milizie filogovernative di Zintan (una delle principali citta dell’ovest, a 136 chilometri da Tripoli) si contendono il controllo di Tripoli, Bengasi e altre città; l’Onu parla di 100.000 sfollati; milizie estremiste affiliate allo Stato Islamico prendono il controllo di Derna (nell’est del paese); dicembre: caos in Libia; non si ferma l’attacco delle milizie islamiste al polo petrolifero lungo la costa del Golfo di Sirte, dove sono stati chiusi i porti di Sidra e Ras Lanuf; si registra un salto di qualità da parte di Fajr Libya, la coalizione di gruppi armati guidati dagli ex ribelli di Misurata che controllano la capitale Tripoli, in quanto i miliziani avrebbero fatto ricorso per la prima volta a mezzi aerei; il raid è stato respinto dalle guardie delle installazioni petrolifere, guidate dall’ex leader autonomista Ibrahim Jadran, oggi alleato del governo di Abdullah Al-Thani, grazie alla copertura dell’aviazione governativa; la chiusura per motivi di sicurezza dei principali porti petroliferi della Cirenaica e del campo di Waha, avrebbe provocato un sostanziale calo nella produzione; fine dicembre: gli islamisti della coalizione Fajir Libia colpiscono con razzi alcuni serbatoi di petrolio, tra cui il più grande deposito di greggio, quello di Sidra; duranti gli attacchi sono morti 22 soldati libici; la compagnia di stato Noc riferisce che gli scontri delle ultime settimane hanno ridotto la produzione di petrolio della Libia da oltre 900.000 barili al giorno a soli 352.000; fissata al 5 gennaio 2015 la prossima riunione fra i rappresentanti delle parti in conflitto in Libia.

 

2015, gennaio: l’esercito libico e l’alleanza delle milizie con base a Tripoli dichiarano un parziale cessate-il-fuoco, dopo colloqui sponsorizzati dall’Onu a Ginevra; febbraio: miliziani dello Stato Islamico in Derna rilasciano un video che mostra la decapitazione di 21 cristiani egiziani; il giorno dopo aerei egiziani bombardano postazioni dei ribelli in Derna; marzo: l’offensiva dell’esercito libico per riprendere il controllo di Derna fallisce; lo Stato Islamico prende il controllo di Sirte; luglio: una corte di Tripoli condanna a morte Saif al-Islam (figlio di Gheddafi) e altri 8 ufficiali dell’esercito per crimini commessi nel 2011; dicembre: Fayez al-Sarraj è posto a capo di un Consiglio presidenziale di nove membri, facente funzione di Capo di Stato, e viene incaricato di formare entro 30 giorni un nuovo governo; 17 dicembre: accordo di pace (detto LPA, Libyan Political Agreement) per la formazione del governo di unità nazionale, negoziato sotto l’egida dell’Onu, è firmato a Skhirat (Marocco) da numerosi membri dei due parlamenti libici, senza però un voto favorevole da parte dei parlamenti stessi.

 

2016, gennaio: l’Onu annuncia un nuovo governo ad interim, capeggiato da Fayez Al-Sarraj, con base in Tunisia, ma né il parlamento installato a Tobruk, né quello di Tripoli ne riconoscono l’autorità; lo Stato Islamico attacca i terminale petrolifero di Ras Lanuf, e minaccia di attaccare Brega e Tobruk; marzo: il nuovo “governo di unità nazionale” arriva a Tripoli via mare (le forze opposte hanno bloccato lo spazio aereo); aprile: personale Onu torna a Tripoli, dopo quasi 2 anni di assenza; agosto: la camera dei rappresentanti a Tobruk nega per la seconda volta la fiducia al governo di accordo nazionale; settembre: l’esercito nazionale libico del gen. Khalifa Haftar riprende il controllo di terminali petroliferi nell’est del paese (Sidra, Ras Lanuf, Brega e Zueitina), sottraendoli al controllo della guardia degli impianti petroliferi di Jadran; poco dopo, Haftar stringe un accordo con la National Oil Corporation di Tripoli per riprendere le esportazioni di petrolio, e il 21 settembre le esportazioni da Ras Lanuf riprendono per la prima volta dal novembre 2014, con la partenza di una petroliera verso l’Italia; dicembre: forze filo-governative scacciano militanti dello Stato Islamico da Sirte.

 

2017, gennaio: l’Italia, che continua a sostenere il governo di unità nazionale di Fayez Al-Sarraj, riapre la propria ambasciata a Tripoli (dopo 2 anni di chiusura); 10 giorno dopo, un’autobomba esplode vicina all’ambasciata appena aperta; maggio: il gruppo Stato Islamico rivendica l’uccisione di cristiani su un autobus; come rappresaglia, aerei egiziani lanciano raid contro i campi di addestramento dei gruppi jihadisti presso Derna; il gruppo jihadista Ansar al-Sheri’a annuncia il proprio scioglimento; giugno: in seguito a un’amnistia promulgata dal governo locale, Saif al-Islam Gheddafi è liberato dalla brigata Abu Baker Sadiq, milizia che controlla la città di Zintan, nella Libia occidentale, che lo aveva catturato nell’ottobre 2011; luglio: il gruppo Stato Islamico è cacciato da Bengasi, dopo tre anni di combattimenti; 25 luglio: il presidente francese Emmanuel Macron ospita un vertice, con la presenza dell’Onu, tra Fayez Al-Sarraj e il generale Khalifa Haftar (comandante delle forze armate del parlamento di Tobruk): i due leader raggiungono un accordo su una tregua e per le elezioni presidenziali da tenersi nella primavera 2018; ottobre: forze speciali americane in Libia catturano una persona sospettata di aver preso parte all’attacco al consolato americano di Bengasi nel 2012; novembre: l’alto commissario ONU per i diritti umani, il principe giordano Zeid Raad Al-Hussein, definisce «disumana» la collaborazione tra l’Unione europea e la Libia per la gestione dei flussi migratori dall’Africa; un’inchiesta della CNN rivela l’esistenza di “mercati” di esseri umani in diverse città libiche; dicembre: l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati prevede di evacuare in paesi terzi tra i 5.000 e i 10.000 rifugiati che si trovano in condizione di forte pericolo in Libia.

 

2018, gennaio: sono 3.176 i migranti sbarcati nei primi 29 giorni del 2018, un quarto in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando la crisi siriana aveva spinto centinaia di migliaia di persone verso le coste nordafricane; dei nuovi arrivati, 2.622 sono partiti dalla Libia (anche questo dato in calo rispetto al 2017, quando erano stati 4.040); febbraio: da Tripoli, Giuseppe Perrone, ambasciatore italiano, conferma che le partenze dalla Libia «si sono quasi azzerate a febbraio, mentre proseguono i voli umanitari che hanno riportato in Italia circa 300 richiedenti asilo; nello stesso tempo i rimpatri volontari assistiti nei primi mesi hanno raggiunto le 3mila unità e nel corso di tutto il 2017 sono stati 20mila»

 

(Aggiornato al 1° marzo 2018)

Nome ufficiale: Libia
Superficie
: 1.759.540 km2
Capitale
: Tripoli (1.226.000 abitanti)
Lingue
: arabo; italiano e inglese sono capiti nelle maggiori città; lingue berbere (nafusi, ghadamis, suknah, awjilah, tamasheq)
Sistema politico
: governo di transizione
Indipendenza
: 24 dicembre 1951 (dal mandato Onu)
Capo dello stato
: Fayez Al-Saraj, presidente del Consiglio Presidenziale (dal dicembre 2015), in pratica capo dello stato, riconosciuto dalla comunità internazionale
Primo ministro: Fayez Al-Saraj (dal 5 aprile 2016 – il suo governo, insediato in una base navale di Tripoli, è in attesa del riconoscimento dalla camera dei rappresentanti).

Religioni: musulmani sunniti (96,6%); Cristiani (2,7% – cattolici, 75.000); altri (0,7%)

 


Popolazione

Abitanti: 6.653.300 (stime luglio 2017); gli immigrati costituiscono il 12% della popolazione
Gruppi etnici: berberi e arabi (97%), altri 3% (greci, maltesi, italiani, egiziani, pakistani, turchi, indiani, tunisini)
Crescita demografica annua
: 1,58% (stime 2017)
Tasso di fertilità
: 2,04 figli per donna (2017)
Popolazione urbana
: 79% (stime 2017); 90% della popolazione vive lungo le coste del Mediterraneo
Mortalità infantile
(sotto i 5 anni): 13,4/1.000
Speranza di vita
: 76,7 anni
Analfabetismo
(sopra i 15 anni): 9%
Accesso a servizi sanitari adeguati
: 96,6%
Accesso all’acqua potabile
: 54,4%

 


Economia

Indice di sviluppo umano: 0,716 (102° su 188 paesi – dal 2010 ha perso 34 posizioni)

Prodotto interno lordo: 33,31 miliardi di dollari (63,14 miliardi a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo: 5.600 dollari (9.800 a parità di potere d’acquisto nel 2017)

Crescita economica annua: -3,3% (stime 2016)
Inflazione
: 32,8% (2017)

Risorse naturali: petrolio, prodotti petroliferi raffinati, gas naturale, gesso
Prodotti agricoli
: frumento, orzo, olive, datteri, agrumi, verdure, arachidi, semi di soia; bestiame
Esportazioni
: greggio, prodotti petroliferi raffinati, gas naturale, prodotti chimici (19,72 miliardi di dollari, stime 2017)
Importazioni
: macchinari, mezzi di trasporto, prodotti semilavorati, prodotti di consumo, cibo (12,66 miliardi di dollari, stime 2017)

Riserve in valute estere e oro: 69,35 miliardi di dollari (fine 2017)
Debito estero
: 2,92 miliardi di dollari (fine 2017)

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«In Libia, la situazione dei rifugiati, dei richiedenti asilo e degli sfollati libici è difficilissima a causa della guerra civile ed è aggravata dalla...

Libia, l’impossibile cessate il fuoco

Il cessate il fuoco che doveva scattare questa mattina in Libia non ci sarà. La proposta lanciata sabato scorso al Cairo dal presidente egiziano...

Libia, l’isolamento del generale Haftar

Il 27 aprile il 76enne uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar, si è autoproclamato capo della Libia. In una dichiarazione tv ad...

Porti chiusi: crimine contro l’umanità

In queste ore in cui come cristiani e missionari celebriamo nel mondo, in modalità certo stranissime, la festa della Pasqua, che significa liberazione dalle...

Libia, violenze senza tregua

La Libia non conosce tregua e, spenti i riflettori della diplomazia internazionale, la guerra continua. Il 18 marzo scorso le forze del generale Khalifa...

Vendita di armi, una crescita senza fine

È una consuetudine. Amara. Il rapporto annuale di Sipri sui trasferimenti mondiali dei grandi sistemi d’arma è uno schiaffo alla povertà e un sorriso...

Mosca e Ankara sull’orlo di una crisi

AL-KANTARA - MARZO 2020 Mostafa El Ayoubi  Da qualche mese, le relazioni diplomatiche tra la Turchia e la Russia stanno attraversando un periodo difficile. A far...

Libia, i timori di Algeri e Tunisi

Se cade Tripoli Accomunati dalle stesse preoccupazioni e debolezze interne, i due paesi puntano sulla carta della neutralità per evitare il contagio della crisi libica....

Il fiato corto della realpolitik in Libia

GIUFÀ - FEBBRAIO 2020 Gad Lerner Come la finanza si distacca dall'economia reale col rischio di soffocarla, così la politica di potenza si è distaccata dalla...

Le armi spuntate dell’Unione africana

Crisi libica A Brazzaville nei giorni scorsi i paesi dell’Ua hanno provato a confezionare una prima “risposta africana” ai vertici europei e alle ingerenze di...

Respingere a fondo

Rapporto Oxfam Italia A poco più di quattro anni dal vertice della Valletta, Oxfam Italia pubblica un report sul Fondo fiduciario di Emergenza Ue per...

Trappola mortale per i migranti

Memorandum Italia-Libia A pochi giorni dall'entrata in vigore del rinnovo dell’Accordo d’intesa Italia-Libia, un report delle Nazioni Unite denuncia ancora una volta la situazione di...

Osare avvicinare le sponde del Mediterraneo

Nel Risiko della Libia, pesano gli attori esterni che si posizionano per spartirsi la torta di petrolio e gas. Il resto sono chiacchiere e...

Sudan: 107 migranti salvati nel deserto sul confine con la Libia

Sudan / Libia Le forze congiunte di Sudan e Libia che pattugliano la comune area di confine hanno recuperato 107 migranti, con ogni probabilità eritrei...

Libia: Riprende l’offensiva su Tripoli, preoccupa il blocco dei pozzi petroliferi

Libia Le milizie di Fayez al-Serraj hanno denunciato stamane che il generale della Cirenaica Khalifa Haftar avrebbe ripreso, nella serata di ieri, l’offensiva a sud...

Libia: Quasi 1000 migranti riportati nei centri di detenzione da inizio...

Libia / Migranti "Almeno 953 migranti, tra cui 136 donne e 85 bambini, sono stati intercettati in mare e riportati in Libia nelle prime due...

Libia: Haftar lascia la Russia senza firmare l’accordo per il cessate...

Libia Khalifa Haftar (nella foto), il generale che attualmente detiene il controllo sulla Cirenaica, nell'est della Libia, con il sostegno di Russia, Egitto ed Emirati...

Armi leggere, dal Mali alla Siria

Rapporto Small Arms Survey Uno studio effettuato sul campo ricostruisce la rete del traffico di armi di piccolo calibro nella vasta regione dell’Africa occidentale e...

Nordafrica. Cantieri aperti per le riforme

AFRICHE IN CORSO - DOSSIER GENNAIO 2020 La scommessa per il 2020 è che le mobilitazioni di piazza che hanno attraversato i paesi della sponda...

Libia: Cresciuto del 131% il numero di civili vittime di esplosioni

Libia In Libia i civili uccisi o feriti da armi esplosive sono aumentati del 131% lo scorso anno, raggiungendo il picco più alto per numero...

Verso una guerra regionale?

La corsa alla Libia C’è il rischio di uno scontro tra Turchia ed Egitto, a spese dei libici. La prima ha alzato l’asticella e deciso...

Libia: Dietrofront della Francia sull’invio di imbarcazioni alla Libia

Libia / Francia La Francia ha revocato l’invio di sei imbarcazioni destinate alla marina libica. La notifica della decisione è stata inviata dal ministero della...

GR AFRICA – Venerdì 29 novembre 2019

Radionews Ascolta le principali notizie dal continente, a cura della redazione di nigrizia.it I TITOLI: Rd Congo: duplice attacco contro centri di trattamento per Ebola. Libia: firmato un...

Libia: Firmato un nuovo accordo militare tra al-Sarraj e la Turchia

Libia / Turchia Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il leader libico Fayez al-Sarraj - il cui governo di unità nazionale è sostenuto dalle...

GR AFRICA – Mercoledì 20 novembre 2019

Radionews Ascolta le principali notizie dal continente, a cura della redazione di nigrizia.it I TITOLI: Libia: emesso negli Stati Uniti un mandato d’arresto per Kalifa Haftar. Rd...

Libia: emesso negli Stati Uniti un mandato d’arresto per Kalifa Haftar

Libia / USA Negli Stati Uniti nei giorni scorsi un tribunale della Virginia ha spiccato un mandato d'arresto contro Khalifa Haftar, il generale che attualmente...

Italia – Libia, la cooperazione continua

Migranti Pochi giorni prima del rinnovo del Memorandum d’intesa Italia-Libia sui migranti, Roma consegnava dieci nuove motovedette alla guardia costiera libica, alcuni membri della quale...

Sudan: 1.000 uomini delle RSF mandati in Libia a sostegno di...

Sudan / Libia Secondo la bozza di un rapporto Onu che l’emittente Al-Jazeera ha potuto esaminare, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, la Turchia e...

GR AFRICA – Martedì 22 ottobre 2019

Radionews Ascolta le principali notizie dal continente, a cura della redazione di nigrizia.it I TITOLI: Libia: Amnesty denuncia crimini di guerra commessi dalle parti in conflitto. Tunisia: pericoloso...