Mozambico

3° sec.: alcune comunità di agricoltori e allevatori di origine bantu e provenienti dall’Africa occidentale e centrale emigrano nel territorio, introducendovi la lavorazione del ferro. Fine sec. 10°: è fondata dagli shirazi la città di Sofa (presso l’odierna Beira), che diviene il punto di contatto tra la cultura mercantile e musulmana della costa e quella metallurgica e animista dello Zimbabwe. 11° sec.: l’Impero shona si sviluppa tra i fiumi Limpopo e Zambesi. 1498: una spedizione portoghese, guidata da Vasco da Gama, arriva sulle coste mozambicane. 16°-17° sec.: i portoghesi, attraverso campagne militari, creano centri di commercio e attività di estrazione, e distribuiscono terreni a coloni europei. 1629: il re di un’area tra l’attuale Zimbabwe e il Mozambico dichiara fedeltà al Portogallo. 18°-19° sec.: fiorisce il commercio schiavista. 1842: il Portogallo dichiara la schiavitù fuori legge, ma la tratta clandestina continua.

 

1878: Lisbona consegna ampi tratti di terra a compagnie commerciali, che ricorrono all’impiego di lavoro schiavo. 1891: Portogallo e Gran Bretagna definiscono i confini occidentali e meridionali del Mozambico. 1902: Lourenço Marques diventa la capitale coloniale.1920: la sconfitta del re Makombe, nella regione di Tete, segna il consolidamento della conquista portoghese. 1932: Lisbona scioglie le compagnie commerciali e impone il suo governo diretto sulla colonia, amministrandola come provincia d’oltremare; il Mozambico diventa la fonte di manodopera per le miniere d’oro del Sudafrica.

 

Anni 1950-1960: l’economia coloniale fiorisce, attirando migliaia di portoghesi; gruppi nazionalisti inscenano scioperi e manifestazioni per l’indipendenza. 1960: un raduno spontaneo e pacifico a Mueda viene represso crudelmente (500 morti). 1961: Eduardo Chivano Mondlane, antropologo e funzionario dell’Onu, visita la sua patria e persuade i gruppi indipendentisti a unirsi e organizzarsi. 1962, 25 giugno: indipendentisti mozambicani (tra cui attivisti esiliati) appartenenti a tre diverse organizzazioni regionali (Unione nazionale africana mozambicana-Unam; Unione democratica nazionale del Mozambico-Udenamo; Unione nazionale africana per l’indipendenza del Mozambico-Unami) si riuniscono in Tanzania e fondano il Fronte di liberazione del Mozambico (Frelimo), con Mondlane nella veste di presidente. 1963: il Frelimo stabilisce il suo quartier generale a Dar es Salaam (Tanzania). 1964: inizia la guerra d’indipendenza; tecniche di guerriglia creano difficoltà alle truppe coloniali portoghesi.

 

1968, luglio: 2° Congresso del Frelimo nelle zone liberate; in seno alla formazione c’è una lotta tra chi concepisce l’indipendenza come una mera “africanizzazione” del sistema istituito e chi vuole instaurare una nuova società democratica e popolare; il secondo orientamento s’impone. 1969: il Fronte controlla un quinto del territorio nazionale; 23 febbraio: Mondlane è assassinato da una cellula portoghese di “Gladio”; è creato un triumvirato (Uria Simango, Samora Machel e Marcelino dos Santos) quale consiglio di presidenza.

 

1970, maggio: Samora Machel (già comandante in capo dell’esercito del Fronte) è presidente del Frelimo. 1974: colpo militare in Portogallo e il nuovo governo firma con il Frelimo un accordo di pace (a Lusaka, Zambia); nasce un governo di transizione; inizia il rimpatrio di 250.000 portoghesi dal Mozambico.

 

Indipendenza

1975, 25 giugno: indipendenza; Samora Machel è presidente e il Frelimo è partito unico. 1976: nasce la Resistenza nazionale mozambicana (Renamo), sostenuta dai bianchi della Rodhesia; la capitale Lourenço Marques diventa Maputo. 1977: il Frelimo adotta il marxismo-leninismo.

 

1980: collassa il regime bianco in Rhodesia e nasce lo Zimbabwe; la Renamo è ora appoggiata dal regime razzista del Sudafrica; Machel lancia una campagna contro corruzione, inefficienza e burocrazia nelle imprese statali, e vara un piano di sviluppo economico, i cui progetti sono danneggiati dal deterioramento dei rapporti con il Sudafrica. 1983: il 4° Congresso del Frelimo decide importanti cambiamenti nel programma economico del governo (riduzione dei grandi progetti agricoli, priorità ai piccoli investimenti e alle piccole unità agricole e industriali). 1984, marzo: Samora Machel e il presidente sudafricano P. W. Botha firmano un patto di non aggressione a N’Komati (300 km da Johannesburg), in base al quale il Sudafrica ritira il suo appoggio alla Renamo e il Frelimo al Congresso nazionale africano (Anc); la tregua dura poco e la Renamo riprende le sue offensive.

 

1985: attacchi terroristici della Renamo; una grave siccità decima il bestiame e riduce del 25% la produzione di grano; Machel denuncia l’occulto sostegno del Sudafrica alla Renamo. 1986, 19 ottobre: muore Samora Machel in un misterioso incidente aereo, in territorio sudafricano; gli succede Joaquim Alberto Chissano. 1989: il Frelimo rinuncia al marxismo-leninismo.

 

1990: la nuova costituzione consente il multipartitismo; inizio dei negoziati di pace tra il Frelimo e la Renamo. 1992, 4 ottobre: Chissano e Afonso Dhlakama, leader della Renamo, firmano a Roma (presso la Comunità di S. Egidio) un accordo di pace che mette fine a 16 anni di guerra civile (1 milione di morti; 5 milioni di rifugiati e sfollati); decisa la consegna delle armi alle forze dell’Onu, incaricate di completare il disarmo di entrambe le parti; a causa di disaccordi tra le parti, c’è un intervento diretto dell’Onu, con l’invio di osservatori civili e una forza di pace di 7.500 soldati. 1994, ottobre: alle prime elezioni democratiche, sotto l’egida dell’Onu, Chissano è rieletto, sconfiggendo Dhaklama.

 

1995: il Mozambico diventa membro del Commonwealth. 1999, dicembre: il Frelimo vince le elezioni politiche e Chissano è rieletto presidente; la Renamo denuncia brogli elettorali.

 

2000, febbraio: inondazioni distruggono il sud del paese, costringendo decine di migliaia di persone a lasciare le proprie abitazioni; novembre: oltre 40 persone uccise durante le manifestazioni organizzate dalla Renamo per protestare contro le manipolazioni dei registri elettorali avvenute in occasione delle elezione del 1999; 82 persone arrestate durante le manifestazioni (per lo più esponenti della Renamo) muoiono in prigione (forse per asfissia a causa del sovraffollamento); Carlos Cardoso, redattore del quotidiano Metical, è assassinato (si dubita che il figlio di Chissano sia implicato).

 

2001, marzo: inondazioni nella valle del fiume Zambesi (200 morti; 70mila sfollati). 2002, giugno: il Frelimo sceglie Armando Guebuza come candidato per le presidenziali del 2004; Chissano rinuncia a un terzo mandato; novembre: due accusati nel processo per la morte di Carlos Cardoso rivelano che il figlio del presidente Chissano, Nymphine Chissano, era implicato nell’omicidio; Nymphine nega. 2003, novembre: il Brasile promette di costruire una fabbrica farmaceutica per produrre anti-retrovirali per combattere l’aids.

 

2004, novembre: Guebuza vince le presidenziali, sconfiggendo Afonso Dhlakama, leader della Renamo; è formato il nuovo governo. 2005: febbraio: Guebuza assume la presidenza; ottobre: iniziano i lavori per la costruzione del “Ponte dell’Unità” sul fiume Ruvuma, che collegherà il Mozambico alla Tanzania. 2006, gennaio: il presunto assassinio del giornalista Cardoso, Anibal dos Santos, è condannato a 30 anni di prigione; luglio: la Banca mondiale cancella gran parte del debito del Mozambico, secondo le indicazioni di un piano promosso dal G8.

 

2007, febbraio: il presidente cinese Hu Jintao visita il paese e promette prestiti senza interessi per agricoltura, salute e istruzione; marzo: 100 persone uccise dall’esplosione di un deposito di armi nella capitale; tre giorni di lutto nazionale. 2008, gennaio: oltre 50.000 sfollati per inondazione nella valle del fiume Zambesi; maggio: il governo inizia il rimpatrio volontario di cittadini mozambicani dal Sudafrica, vittime della violenza xenofoba.

 

2009, gennaio: 350.000 mozambicani necessitano di cibo a causa degli scarsi raccolti; ottobre: il governo annuncia un prestito dall’Unione europea e dai governi danese e olandese per la costruzione di una ferrovia che collega le miniere di Moatize al porto di Nacala; Guebuza vince un secondo mandato presidenziale (gli osservatori denunciano la mancata indipendenza della commissione elettorale).

 

2010, febbraio: l’ex ministro Antonio Munguambe è giudicato colpevole di aver rubato 1,7 milioni di dollari e condannato a 20 anni di prigione; settembre: manifestazioni contro l’aumento del prezzo dei generi alimentari; la polizia apre il fuoco uccidendo numerose persone; ottobre: incidente diplomatico con il Malawi, dopo il sequestro della prima imbarcazione malawiana che ha utilizzato il nuovo canale navigabile che collega il Malawi alle coste mozambicane; dicembre: secondo documenti americani pubblicati da WikiLeaks, il Mozambico è diventato uno dei principali centri del narcotraffico mondiale. 2011, ottobre: l’Eni dice di aver scoperto un gigantesco giacimento di gas poco lontano dalle coste della provincia settentrionale di Cabo Delgado.

 

2012 febbraio: il Sudafrica schiera forze militari lungo il confine con il Mozambico per fermare la caccia illegale al rinoceronte; marzo: la polizia fa irruzione in un campo di 300 sostenitori della Renamo, sospettati di essere in attesa di ordine per inscenare proteste antigovernative; aprile: il Portogallo rinuncia alle restanti regalità rivendicate sullo schema idroelettrico di Cabora Bassa, ponendo fine a una lunghissima disputa; giugno: la compagnia mineraria anglo-australiana Rio Tinto effettua la prima spedizione di carbone estratto dalla miniera di Benga, nella provincia occidentale di Tete; luglio: grazie alla cooperazione con il Brasile, è inaugurata la prima fabbrica pubblica africana di farmaci antiretrovirali contro l’Aids.

 

2013, febbraio: un’agenzia per la protezione dell’ambiente rivela che metà del legname pregiato esportato dal Mozambico in Cina proviene da abbattimenti illegali di alberi; giugno: il gigante minerario Rio Tinto sospende le esportazioni di carbone, dietro minacce dei guerriglieri della Renamo di sabotare la linea ferroviaria; ottobre: l’esercito nazionale occupa una base militare della Renamo, di proprietà di Afonso Dhlakama, e sequestra numerose armi; Dhlakama, come reazione, dichiara di misconoscere l’accordo di pace del 1992; novembre: manifestazioni di protesta in Maputo, Beira e Qualimane, contro i troppi sequestri persone e i ripetuti scontri a fuoco tra le truppe governative e militari della Renamo.

 

2014, gennaio: centinaia di persone fuggono dal distretto meridionale di Homoine, a causa degli scontri tra l’esercito e i ribelli della Renamo; aprile: Mozambico e Sudafrica firmano un accordo per la salvaguardia del rinoceronte; maggio: un giudice impegnato nella lotta ai sequestri viene assassinato; settembre: il leader della Renamo, Afonso Dhlakama, riappare in pubblico per firmare un accordo di pace con il presidente Guebuza, ponendo così termine a un biennio di ribellione; Dhlakama dice che concorrerà alle elezioni presidenziali; ottobre: l’esponente del Frelimo, Felipe Nyuzi, vince le elezioni con il 57,07% dei voti (contro il 36,61% di Dhlakama); il Frelimo mantiene la maggioranza in parlamento (anche se con 49 seggi in meno rispetto allo scrutinio del 2009); 5 dicembre: Guebuza è a Reggio Emilia, alla testa di una delegazione; 13 dicembre: Guebuza inaugura un nuovo aeroporto internazionale nella città portuale di Nacala, nel nord del Paese, che si appresta a diventare il principale hub per le esportazioni di carbone del colosso minerario brasiliano Vale.

 

2015, gennaio: Felipe Nyuzi inizia il suo primo mandato presidenziale; la Renamo boicotta l’apertura del parlamento come protesta contro i risultati (giudicati falsi) dell’ottobre scorso, e minaccia di formare un governo parallelo.

 

2016, aprile: il Fondo monetario internazionale, e molti altri paesi donatori, sospendono i loro prestiti e fondi, dopo aver scoperto che il governo ha mancato di rivelare un debito di oltre un miliardo di dollari.

 

2017, gennaio-agosto: i colloqui di pace continuano a singhiozzo (ripetutamente interrotti e ripresi), tra comunicati di attacchi da parte di militanti della Renamo; alla fine, Nyusi e Dhlakama si incontrano e si accordano di completare il processo di pace entro la fine dell’anno; ottobre: sospetti islamisti attaccano alcune stazioni di polizia di Mocimboa de Praia, una cittadina nel nord del paese, uccidendo 2 poliziotti; 14 degli assalitori sono uccisi; la polizia arresta 52 persone, ritenute membri “radicale setta islamica” (la popolazione locale li chiama “Al-Shabaab”; con molta probabilità, il gruppo si ispira all’omonimo movimento terrorista attivo in Somalia); un nuovo scandalo colpisce la compagnia Rio Tinto (già sotto indagine per tangenti pagate in Guinea): il colosso minerario è chiamato a rispondere di frode negli Stati Uniti per aver gonfiato il valore delle proprie risorse e dei propri investimenti in Mozambico, ingannando il mercato.

 

2018, gennaio: un rapporto di Human Rights Watch accusa l’esercito regolare e i militanti della Renamo di «seri crimini» durante il periodo da novembre 2015 al dicembre 2016, quando il paese ha rischiato di ritornare alla guerra civile; 3 febbraio: il Mozambico diventa il primo il primo paese africano a entrare in default dal 2011, per non poter onorare i debiti; 7 febbraio: il presidente Nyusi promette di apportare cambi alla costituzione mirati a decentralizzare il potere, come accordato durante i dialoghi di pace con Dhlakama, capo della Renamo: «Ambedue i partiti dovranno sostenere il processo di riconciliazione nazionale. La pace non potrà venire solo dalla decentralizzazione del potere»; si raziona l’acqua per oltre 1 milioni di abitanti della capitale Maputo, a causa di una severa e prolungata siccità; una gigantesca montagna di rifiuti a pochi km da Maputo crolla e travolge alcune case, uccidendo almeno 17 persone; 3 marzo: l’Australia porta in tribunale la società Rio Tinto, accusandola di frode: maggio: il nord del Mozambico è sempre più sotto attaccoda parte degli estremisti islamici.

 

2019, gennaio: Ossufo Momade è il nuovo leader della Renamo; marzo: il ciclone ‘Idai’ devasta la città di Beira e tutta la provincia di Sofala, causando una emergenza umanitaria (almeno 1.000 le vittime; 1.850.000 persone hanno bisogno di assistenza; quasi il 90% della produzione agricola stagionale è andata persa; 2.700 aule scolastiche sono distrutte o danneggiate e 237.200 bambini hanno possibilità molto più limitate di studiare); fine aprile: il ciclone Kenneth, il più forte mai registrato nella regione, causa distruzioni nella città di Pemba; giugno: ancora morti nell’ennesimo attacco degli estremisti islamici nel nord del Mozambico; una cellula di jihadisti assalta Quionga, un villaggio di pescatori a 10 km dal confine con la Tanzania, causando 11 morti (alcune vittime sono state decapitate); fine agosto: il presidente Nyusi e il nuovo leader della Renamo, Ossufo Momade, siglano un accordo di pace (sancito simbolicamente dall’abbraccio tra i due), in vista delle elezioni di ottobre; l’accordo, che mira a porre fine a un prolungato conflitto a bassa intensità, prevede il disarmo e la smobilitazione di circa 5.200 guerriglieri, in parte reinseriti nei ranghi dell’esercito nazionale e della polizia, nonché l’amnistia per i crimini commessi dal 2014 offerta ai membri del gruppo armato che decidano di consegnare le armi; alcuni gruppi ribelli dissidenti, tuttavia, minacciano attacchi durante le elezioni, se queste si terranno; 4-6 settembre: papa Francesco visita il Mozambico; fine settembre: nuovi attacchi di islamisti nel nord del paese (12 vittime); 15 ottobre: dopo una violenta campagna elettorale (almeno 10 vittime), le elezioni si svolgono in un clima di distensione; Nyusi vince le elezioni presidenziali con il 73% dei voti (contro il 21,9% di Ossufo Momade e il 5,1 di Daviz Simango, del Movimento democratico del Mozambico); il Frelimo ottiene il 58% dei voti, la Renamo il 36% e il Mdm 7%, pari rispettivamente a 144, 89 e 17 seggi in parlamento); la Renamo chiede l’annullamento delle elezioni, accusando il governo di aver violato l’accordo di pace siglato in agosto, usando la violenza e le intimidazioni il giorno del voto.

 

(Aggiornato al 12 novembre 2019)

Nome ufficiale: Repubblica di Mozambico
Superficie: 799.380 km2
Capitale: Maputo (1,2 milioni di abitanti)
Lingue: portoghese (ufficiale, 16,6%), emakhuwa (26,1%), xichangana (8,6%), cinyanja (8,1%), cisena (7,1%), elomwe (7.1%), echuwabo (4,7%), cinday, cishona, xironga, cicopi
Sistema politico: repubblica presidenziale
Indipendenza: 25 giugno 1975 (dal Portogallo)
Capo di stato e di governo: Felipe Jacinto Nyuzi (dal 15 gennaio 2015)
Primo ministro: Carlos Agostinho Do Rosário (dal 17 gennaio 2015)
Religioni: cattolici (28,1%), cristiani non cattolici, chiese sioniste ed evangeliche (27,7%), musulmani (18,2%), seguaci delle religioni tradizionali (26%)


Popolazione

Abitanti: 29.496.800 (stime fine 2018)
Gruppi etnici: africani (99,66%, tra cui makua, tsonga, makonde, sena, ronga, shangaan, lomwe), euro-africani (0,2%), europei (portoghesi) (0,06%), indiani (0,08%)
Crescita demografica annua: 2,46% (stime 2018)
Tasso di fertilità: 5,02 figli per donna (2018)
Popolazione urbana: 36,5 % (2019)
Mortalità infantile (sotto i 5 anni): 71,3/1.000
Speranza di vita: 58,9 anni (stime 2018)
Analfabetismo (sopra i 15 anni): 44%
Prevalenza Hiv: 12,6% (2018)
Accesso a servizi sanitari adeguati: 20,5
Accesso all’acqua potabile: 51,1%

 

Economia

Il 62,9% della popolazione vive sotto la soglia di povertà
Indice di sviluppo umano: 0,437 (180° su 189 paesi)
Prodotto interno lordo: 14,46 miliardi di dollari (42,67 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2018)
Pil pro capite annuo: 490 dollari (1.446 a parità di potere d’acquisto nel 2018)
Composizione del Pil 2013: agricoltura: 28,7%; industria: 24,9%; servizi: 46,4%
Crescita economica annua:3,3% (stime 2018)
Inflazione: 15,3% (2017)
Disoccupazione: 24,5% (2017) 

Risorse naturali: carbone, titanio, gas naturale, risorse idriche, tantalio, grafite
Prodotti agricoli: cotone, anacardi, canna da zucchero, tè, cassava, mais, noci di cocco, sisal, agrumi e frutta, patate, girasoli; bestiame, pollame
Esportazioni: alluminio, carbone, scampi, anacardi, cotone, zucchero, agrumi, legname, elettricità (per un valore di 4,73 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni: macchinari ed equipaggiamenti, veicoli, prodotti petroliferi e chimici, metalli, cibo, tessili (per 5,22 miliardi di dollari nel 2017)

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