Rwanda

14° sec.: i tutsi arrivano nella regione, già abitata da twa (pigmei) e hutu (bantu). 17° sec.: il re tutsi Ruganzu Ndori sottomette il paese. Fine 19° sec: re Kigeri Rwabugiri crea uno stato unificato, militarmente centralizzato. 1858: l’esploratore britannico Hanning Speke è il primo europeo a visitare il territorio. 1890: il territorio diventa parte dell’Africa Orientale Tedesca. 1916: le forze belghe occupano il paese. 1923: la Lega delle Nazioni affida al Belgio il mandato di governare il Rwanda-Urundi (indirettamente attraverso i re tutsi). 1946: il Rwanda-Urundi diventa un territorio fiduciario delle Nazioni Unite, governato dal Belgio. 1957: la maggioranza hutu pubblica un manifesto in cui chiede una più giusta ripartizione del potere (proporzionata alla consistenza numerica dei gruppi etnici); nasce il Partito del movimento di emancipazione hutu (Parmehutu).

 

1959: gli agricoltori hutu si sollevano contro la monarchia tutsi; ci sono sanguinosi scontri interetnici; il re e i politici tutsi tentano di contrattaccare e di riprendersi il potere, ma sono fermati dal colonnello belga Guy Logiest, chiamato dal governatore coloniale; Ligiest riesce a riportare la calma, ed è varato un programma di promozione e protezione degli hutu. I belgi rimpiazzano molti capi e sottocapi tutsi con persone hutu, e assegnano a re Kigeli V un ruolo di semplice rappresentanza; Kigeli V però presto se ne va in esilio. Nonostante continue violenze anti-tutsi, il Belgio riesce a organizzare le elezioni locali a metà 1960; i partiti hutu conquistano quasi tutte le municipalità; nel frattempo, assieme al re, oltre 300.000 tutsi sono fuggiti in esilio nelle nazioni vicine, in particolare in Uganda e Tanzania.

 

1961: il Rwanda si proclama repubblica. 1962, il Belgio abbandona il territorio; il Parmehutu vince le elezioni parlamentari; 1° luglio: il Rwanda diventa indipendente, separandosi dall’Urundi, che, nello stesso giorno, diventa stato indipendente con il nome di Burundi; Gregoire Kayibanda, un hutu, è eletto presidente; molti tutsi fuggono.

 

1963: nuova guerra civile, scoppiata dopo un’incursione dei ribelli tutsi dal Burundi; 20.000 tutsi sono uccisi e 160.000 espulsi dal paese. 1973, luglio: il col. Juvénal Habyarimana rovescia il governo di Kayibanda. 1978: nuova costituzione; Habyarimana è eletto presidente.

 

1988: 50.000 hutu burundesi si rifugiano in Rwanda per sfuggire a violenze etniche scoppiate in quel paese. 1990, ottobre: 600 militari tutsi del Fronte popolare del Rwanda (Fpr) invadono il paese dall’Uganda, ma sono respinti. 1991: marzo: si firma il cessate-il-fuoco; promulgata la nuova costituzione che consente il multipartitismo. 1992, marzo: circa 300 tutsi sono massacrati; altri 15.000 si rifugiano nella regione di Mugesera.

 

Genocidio 1993-94

4 agosto 1993: il presidente Juvénal Habyarimana, l’opposizione parlamentare e i guerriglieri tutsi del Fronte patriottico rwandese (Fpr) firmano ad Arusha (Tanzania) un accordo di pace che apparentemente pone fine alla guerra civile e la formazione di un di unità nazionale di transizione.

Dal 1990 l’Fpr, muovendosi dall’Uganda, ha compiuto azioni militari in territorio rwandese; il regime di Habyarimana, espressione della maggioranza hutu, non certo un esempio di democrazia, ma ha il sostegno della Francia.

5 ottobre: nasce la Missione Onu in Rwanda (Minuar), con 2.500 uomini – operativi da metà dicembre – per monitorare l’applicazione dell’accordo.

23 ottobre: Melchior Ndadaye, di etnia hutu, primo presidente burundese democraticamente eletto, è assassinato da ufficiali tutsi golpisti.

28 dicembre: secondo quanto previsto dagli accordi di pace, un battaglione dell’Fpr (600 uomini) si installa a Kigali, a protezione dei propri uomini nel governo di transizione.

1994, 5 gennaio: il presidente Habyarimana presta giuramento quale presidente del governo provvisorio a base allargata.

21 febbraio: è assassinato a Kigali il ministro dei lavori pubblici e dirigente del Partito socialdemocratico (opposizione hutu); nella notte sono uccise 70 persone, tutsi o hutu pro-Fpr.

6 aprile: l’aereo del presidente Habyarimana, di ritorno da un vertice regionale in Tanzania, è abbattuto da un missile poco prima dell’atterraggio all’aeroporto di Kigali; con lui viaggia il presidente burundese Cyprien Ntaryamira; ambedue muoiono.

7 aprile: cominciano sistematici massacri i tutsi e hutu moderati nella capitale; sono uccisi, tra gli altri, la primo ministro Agathe Uwilingiyimana e dieci caschi blu belgi che tentano di proteggerla.

9 aprile: Francia e Belgio intervengono per evacuare i propri connazionali.

16 aprile: il Belgio, che ha sempre tenuto un atteggiamento filo-tutsi, ritira le proprie truppe (780 uomini) dalla Minuar.

21 aprile: il Consiglio di sicurezza dell’Onu riduce a 270 gli effettivi della Minuar; il rappresentante speciale Onu in Rwanda, Jacques-Roger Booh, ha chiesto invano l’invio di una forza di interposizione di almeno 5.000 uomini.

12 maggio: l’Alto commissariato Onu per i diritti umani definisce “genocidio” le uccisioni in corso nel paese.

4 luglio: i guerriglieri dell’Fpr conquistano Kigali.

17 luglio: l’Fpr di Paul Kagame ha il controllo del paese e dichiara “la fine della guerra”; le milizie hutu cercano scampo in Zaire (oggi Rd Conto), portandosi dietro 2 milioni di rifugiati hutu; le stime più prudenti ritengono che, in 100 giorni, siano state uccise 500mila persone (in gran parte tutsi, ma anche hutu oppositori di Habyarimana); c’è anche chi parla di 800mila morti e chi si spinge fino al milione.

 

1994-95: i campi profughi in Zaire cadono sotto il controllo delle milizie hutu responsabili dei massacri in Rwanda. 1995: estremisti hutu e forze governative zairesi attaccano i banyamulenge (di origine tutsi) che vivono in Zaire; Kinshasa tenta di forzare i rifugiati a rientrare in Rwanda; un tribunale internazionale, nominato dalle Nazioni Unite, comincia a giudicare i responsabili delle atrocità di ambedue le parti. 1996: le forze rwandesi attaccano i campi profughi in Zaire, nel tentativo di sterminare le milizie hutu e costringere i rifugiati a rimpatriare. 1997: sostenuti dalle forze governative rwandesi e ugandesi, i ribelli zairesi depongono Mobutu Sese Seko; Laurent Kabila diventa presidente dello Zaire (rinominato Repubblica democratica del Congo). 1998: Kabila non mantiene la promessa di espellere gli estremisti hutu e il Rwanda si allea con nuovi gruppi di ribelli zairesi che vogliono deporre Kabila; ha inizio il coinvolgimento militare rwandese nell’Rd Congo.

 

2000, marzo: dopo ripetuti tentativi di formare un nuovo governo, il presidente rwandese Pasteur Bizimungu, un hutu, si dimette; aprile: i ministri e i membri del parlamento eleggono presidente Paul Kagame (già vicepresidente). 2001, ottobre: iniziano le elezioni dei membri dei tribunali tradizionali, denominati gacaca, per giudicare i “genocidari”; dicembre: nuova bandiera e nuovo inno nazionale per promuovere l’unità e la riconciliazione.

 

2002, aprile: l’ex presidente Bizimungu è arrestato e portato in tribunale con l’accusa di attività contro la sicurezza dello stato; luglio: Kagame e Kabila firmano un accordo di pace, in virtù del quale Kigali s’impegna a ritirare le proprie truppe dall’Rd Congo, mentre Kinshasa promette di aiutare a disarmare gli hutu accusati del genocidio del 1994; ottobre: il Rwanda dichiara di aver completato il ritiro delle sue truppe (ritorneranno 4 anni dopo per sostenere i ribelli congolesi contro il governo di Kabila).

 

2003, maggio: si vota la bozza di una nuova costituzione che bandisce l’incitamento all’odio razziale; agosto: Kagame vince le elezioni presidenziali (le prime dopo il genocidio); ottobre: alle prime elezioni parlamentari multipartitiche il Fpr ottiene la maggioranza assoluta in parlamento; gli osservatori europei denunciano irregolarità e frodi; dicembre: tre direttori di mezzi di comunicazione, incolpati di incitare gli hutu a uccidere i tutsi durante il genocidio, sono condannati all’ergastolo.

 

2004, marzo: Kagame rigetta il rapporto francese che lo accusa di aver ordinato l’abbattimento dell’aereo su cui viaggiavano i presidenti Habyarimana e Cyprien Ntaryamira; giugno: l’ex presidente Bizimungu è condannato a 15 anni di prigione per «appropriazione indebita, incitamento alla violenza e associazione con criminali». 2005, marzo: le Forze democratiche di liberazione del Rwanda (Fdlr–hutu), accusate di aver creato instabilità nell’Rd Congo e di aver preso parte al genocidio, dichiarano di voler cessare le ostilità; luglio: il governo libera 36.000 prigionieri accusati di aver preso parte al genocidio; molti di essi hanno confessato il proprio coinvolgimento; la mossa serve anche per diminuire il sovrappopolamento delle carceri.

 

2006, gennaio: le tradizionali 12 provincie sono rimpiazzate da regioni più piccole di superficie con lo scopo di creare aree amministrative diverse dal punto di vista etnico; novembre: il Rwanda rompe le relazioni diplomatiche con la Francia, dopo che il giudice francese Jean-Louis Bruguière ha spiccato un mandato di cattura contro Kagame, ritenendolo colpevole dell’abbattimento dell’aereo presidenziale; dicembre: don Athanase Seromba è il primo prete cattolico a essere condannato per aver partecipato al genocidio; la Corte penale internazionale (Cpi) lo condanna a 15 anni di carcere.

 

2007, febbraio: altri 8.000 accusati di genocidio sono liberati (dal 2003, oltre 60.000 sospettati sono già stati liberati); aprile: l’ex presidente Bizimungu è perdonato e liberato; ottobre: inizio dell’inchiesta sull’abbattimento dell’aereo presidenziale; novembre: il Rwanda firma un accordo di pace con l’Rd Congo; secondo l’accordo, il governo di Kinshasa consegnerà a Kigali e alla Cpi i responsabili del genocidio rifugiatisi nell’Rd Congo.

 

2008, gennaio: la polizia francese arresta Marcel Bivugabagabo, ex ufficiale militare rwandese, il cui nome è sulla lista dei ricercati dal governo di Kigali; febbraio: un giudice spagnolo spicca mandati di cattura contro 40 ufficiali dell’esercito rwandese, accusandoli di genocidio, terrorismo e crimini contro l’umanità, ma Kagame risponde che il giudice «può andare all’inferno»; maggio: Callixte Kalimanzira, ex ministro, è processato dalla Cpi per genocidio; agosto: il Rwanda accusa la Francia di aver avuto un ruolo diretto nel genocidio e spicca mandati di cattura nei confronti di 30 alti ufficiali francesi, ma Parigi dice che le accuse sono insostenibili; settembre: il Fronte patriottico rwandese di Kagame ottiene la maggioranza alle elezioni parlamentari; l’ex viceprocuratore, Simeon Nshamihigo, è condannato all’ergastolo da un tribunale Onu per il ruolo da lui svolto nel genocidio (arrestato nel 2001, mentre lavorava come investigatore per la difesa sotto falso nome); ottobre: il governo decide che la lingua usata nelle scuole è l’inglese, non più il francese; novembre: Rose Kabuye, assistente del presidente Kagame, è arrestata in Germania, perché ritenuta implicata nell’abbattimento dell’aereo presidenziale; il Rwanda espelle l’ambasciatore tedesco e richiama il suo ambasciatore da Berlino; dicembre: Simon Bikindi, noto cantante burundese, è condannato a 15 anni di prigione per “incitamento al genocidio”; un rapporto Onu accusa il Rwanda e l’Rd Congo di sostenere i ribelli tutsi nell’est dell’Rd Congo; Kigali nega di fornire loro le armi e di arruolare bambini soldato; il tribunale Onu di Arusha (Tanzania) condanna Theoneste Bagosora (“il colonnello della morte”) all’ergastolo per aver architettato il genocidio.

 

2009, gennaio: l’ex ministra della giustizia, Agnes Ntamabyariro, è condannata all’ergastolo per cospirazione, pianificazione del genocidio e incitamento della popolazione a prendervi parte; febbraio: le truppe rwandesi, dopo essersi spinte nell’Rd Congo per attaccare ribelli hutu, si ritirano; la Corte Onu condanna a 25 anni l’ex cappellano militare Emmanuel Rukundo per genocidio e stupro; marzo: Beatrice Nirere, parlamentare e membro del governo, è giudicata colpevole di genocidio e condannata all’ergastolo da un tribunale tradizionale (gacaca); novembre: il Rwanda è ammesso al Commonwealth (è il secondo paese, dopo il Mozambico, a diventare membro dell’organismo senza aver avuto un passato coloniale britannico o legami costituzionali con la Gran Bretagna); Francia e Rwanda ristabiliscono le relazioni diplomatiche, dopo 3 anni di interruzione; dicembre: il Rwanda è dichiarato “paese libero da mine”; il presidente Kagame si vede assegnare il premio “Abolizionista dell’anno” dall’associazione italiana radicale “Nessuno tocchi Caino”; scoppia la polemica (si accusa Kagame di aver abolito la pena di morte per indurre gli stati presso cui i molti ricercati accusati di genocidio si sono rifugiati a restituirli al Rwanda… per farli poi morire nelle sue carceri).

 

2010, febbraio: il presidente francese Nicolas Sorkozy visita Kigali, come segno di riconciliazione, dopo anni di reciproche accuse sul genocidio; marzo: Agathe Habyarimana, vedova del presidente assassinato nel 1994, è fermata nell’Essonne, dipartimento alle porte di Parigi, su richiesta di Kigali, che ne chiede l’estradizione con l’accusa di coinvolgimento nella pianificazione del genocidio rwandese; aprile: la leader dell’opposizione, Victoire Ingabire Umuhoza, che s’è detta pronta di competere contro Kagame nelle elezioni di agosto, è arrestata; poco dopo, anche il suo avvocato finisce in prigione; due alti ufficiali dell’esercito sono arrestati, pochi giorni dopo un rimescolamento del governo; giugno: Faustin Kayumba Nyamwasa, ex alleato di Kagame ma divenuto suo oppositore, è ferito in una sparatoria in Sudafrica, dove vive in esilio; Bernard Ntaganda, candidato del Partito socialista Imerakuri, e André Kagwa Rwisereka, leader dei Verdi, sono arrestati; vene ucciso il giornalista Jean-Léonard Rugambage; luglio: ancora arresti e omicidi; arrestata Agnes Uwimana Nkusi, direttrice del giornale indipendente Umurabyo, colpevole di aver chiesto chiarezza sulla morte del collega Rugambage; Nkusi è condannata a 4 anni di carcere «per attentato alla sicurezza dello stato e diffamazione del presidente Kagama» (sarà liberata nel giugno 2014); 9 agosto: Kagame vince le elezioni presidenziali con il 93% dei voti (l’opposizione boicottato lo scrutinio); settembre: una fitta rete di organizzazioni non governative spagnole lancia una campagna che mette nel mirino il presidente del Rwanda: chiedono che gli sia tolta la co-presidenza del gruppo di sostegno agli Obiettivi del Millennio, fino a che tribunali francesi e spagnoli non abbiano chiarito le sue responsabilità sull’attentato che ha innescato il genocidio del 1994 e su recenti assassini e detenzioni arbitrarie; ottobre: un rapporto dell’Onu dichiara che gli attacchi delle forze rwandesi contro i civili hutu rifugiati nell’Rd Congo, se confermati, sarebbero da considerare “genocidio”; due ufficiali militari esiliati, il gen. Kayumba Nyamwasa e il col. Patrick Karegeya, formano un nuovo partito: il Congresso nazionale del Rwanda.

 

2011, febbraio: Bernard Ntaganda, leader dell’opposizione, è accusato di fomentare le tensioni etniche e condannato a 4 anni di prigione; gruppi per i diritti umani criticano la sentenza; giugno: l’ex ministro per la famiglia, Pauline Nyiramasuhuko, è la prima donna a essere giudicata colpevole di genocidio da una corte internazionale; settembre: l’ex candidata presidenziale Victoire Ingabire è portata in corte, accusata di negare il genocidio e di essere in contatto con un gruppo terroristico; novembre: il Rwanda restituisce all’Rd Congo 82 tonnellate di metalli preziosi rubati dalle sue forze militari durante le varie incursioni nel paese vicino, con la scusa di dare la caccia agli genocidari; dicembre: la Corte penale internazionale libera il leader hutu Callixte Mbarushimana per insufficienza di prove (è il primo sospettato e accusato a essere liberato da una corte).

 

2012, giugno: il Rwanda chiude i gacaca (tribunali tradizionali) dopo 10 anni di attività; gruppi per i diritti umani ritengono che queste corti non hanno mai raggiunto gli standard internazionali richiesti; il governo dichiara che il 65% dei circa 2 milioni di persone processate sono state giudicate colpevoli; luglio: Usa, Gran Bretagna e Olanda bloccano i loro aiuti al Rwanda, dopo che l’Onu ha accusato il governo di Kagame di fomentare la ribellione nell’Rd Congo addestrando milizie ribelli (Kigali nega); ottobre: una corte rwandese condanna il leader dell’opposizione Victoire Ingabire a 8 anni di prigione, colpevole di aver minacciato la sicurezza dello stato e di aver “sminuito la portata” del genocidio; dicembre: la Corte internazionale per il Rwanda (Ictr), voluta dall’Onu, condanna a 35 anni di prigione Augustin Ngirabatware, ministro del precedente governo, ritenuto l’organizzatore chiave del genocidio.

 

2013, febbraio: la Ictr annulla le condanne per genocidio inflitte nel 2011 agli ex ministri Justine Mugenzi e Prosper Mugiraneza, provocando lo sdegno dei procuratori; settembre: una corte francese libera l’ex vice capo di stato maggiore rwandese, Laurent Serubuga (aveva partecipato al colpo di stato del luglio 1973 che aveva rovesciato il regime di Grégoire Kayibanga e portato al potere Juvénal Habyarimana), negando l’estradizione richiesta da Kagame, argomentando che genocidio e crimini contro l’umanità non erano punibili dalla legge in Rwanda nel 1994; alle elezioni parlamentari, l’Rpf ottiene una vittoria clamorosa.

 

2014, gennaio: Patrick Karegeya, ex capo dei servizi segreti rwandesi, è assassinato in un albergo in Sudafrica; ex sodale del presidente Kagame, era scappato dal paese nel 2006, accusando l’uomo forte di Kigali di essersi trasformato in un dittatore a vita; il partito di Karegeya, il Rwanda National Congress (Rnc), partito clandestino di opposizione con sede in Sudafrica, accusa il presidente Kagame di essere il mandante dell’assassinio; febbraio: Kagame, parlando dei dissidenti in esilio, dice: «Chi mi accusa di essere responsabile (della morte di Karegeya, ndr) ha fatto mille volte la stessa cosa per difendere il proprio paese… Il tradimento ha delle conseguenze»; marzo: Pascal Simbikangwa, ex agente dell’intelligence rwandese, è la prima persona a essere condannata in Francia per coinvolgimento nel genocidio; ottobre: il Rwanda sospende le trasmissioni radio in kinyarwanda della BBC, rea di aver mandato in onda, il 1° ottobre, un documentario dal titolo Rwanda’s Untold Story (“La storia mai raccontata del Rwanda”), in cui ricostruisce le vicende del genocidio, addossando responsabilità anche la Fronte patriottico rwandese (il partito oggi al potere) e usando toni assai critici nei confronti del presidente Kagame.

 

2015, febbraio: una inchiesta ufficiale in Rwanda chiede che sia incriminata la BBC per aver messo in dubbio i rapporti ufficiali sul genocidio; la BBC rigetta i risultati della inchiesta rwandese come poco credibili; aprile: il Tribunale penale internazionale per il Ruanda tiene le sue ultime audizioni, 10 anni dopo la sua apertura e dopo aver condannato 93 persone; 20 giugno: Emmanuel Karenzi Karake, capo dei servizi di intelligence del Rwanda, è arrestato all'aeroporto Heathrow di Londra dalla polizia britannica in virtù di un mandato di arresto europeo emesso dalla Spagna; nel 2008 Karake era stato infatti indiziato nel quadro di una informativa giudiziaria aperta per genocidio e crimini contro l’umanità; è accusato di numerosi crimini commessi in Rwanda e in Rd Congo durante e dopo il 1994, in particolare dell’assassinio di tre membri spagnoli che lavoravano per l’associazione umanitaria Médicos del Mundo; l’arresto avviene 7 anni dopo la pubblicazione da parte di un giudice spagnolo del mandato di arresto internazionale e dieci anni dopo l’inizio delle inchieste in Spagna sul capo dei servizi di intelligence rwandesi; il Foreign Office britannico conferma l’arresto, in base alla validità tuttora in corso dei mandati di arresto internazionali; ottobre: Pietro Veronese, ex inviato speciale del quotidiano La Repubblica, scrive che, in relazione al genocidio in Rwanda del 1994, Nigrizia alimenta negazionismo e revisionismo; l’inviato afferma questo nella prefazione del libro, Un milione di vite (Terre di mezzo, 2015), onesto diario di Gaddo Flego (Medici senza frontiere) che racconta quanto ha vissuto in Rwanda; Veronese attacca frontalmente anche missionari e clero rwandese, sostenendo che distorcono la realtà perché sono «pastori che si fanno portavoce dei risentiti sentimenti del proprio gregge, in massima parte hutu»: 7 novembre: il senato adotta una riforma della costituzione che permette a Kagame, al potere dal 2000, di ripresentarsi nel 2017 e di rimanere alla testa del paese, almeno in teoria, fino al 2034; dicembre: un referendum approva la riforma.

 

2016, gennaio: Kagame annuncia ufficialmente la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2017; novembre: il Rwanda apre un’inchiesta su 20 funzionari francesi, sospettati di coinvolgimento nel genocidio del 1994.

 

2017, marzo: Papa Francesco, rivolgendosi al presidente Kagame, ricevuto nel Palazzo Apostolico a Roma, gli manifesta il profondo dolore suo, della Santa Sede e della Chiesa tutta per i massacri avvenuti nel 1994; il suo vuole essere «umile riconoscimento delle mancanze commesse in quella circostanza, le quali, purtroppo, hanno deturpato il volto della Chiesa» (nel 2016, anche la Chiesa ruandese ha chiesto perdono pubblicamente per tutti i cristiani che in vario modo hanno preso parte ai massacri); agosto: il presidente Kagame ottiene un terzo mandato alle elezioni presidenziali con il 99,8% dei voti; settembre: la polizia rwandese arresta, per presunti reati contro la sicurezza statale e per evasione fiscale, Diane Shima Rwigara, imprenditrice e attivista per i diritti delle donne, candidata indipendente alle elezioni presidenziali di agosto (ma squalificata dalla commissione elettorale); arrestate anche la madre e la sorella; parte integrante dell’alta borghesia tutsi e figlia di sostenitori del Fronte Patriottico Rwandese (Fpr), Diane Rwigara, con il suo Movimento per la salvezza del popolo, continua a perseguire l’intento di promuovere la democrazia e i diritti umani, e accusa il Fpr di essere ostaggio di una minoranza tutsi controllata dal presidente, denominata “il clan ugandese”; ottobre: un rapporto di Human Rights Watch, frutto di una indagine durata anni, rivela che 104 persone sono state arrestate illegalmente da uomini dell’esercito e tenute prigioniere in centri di detenzione militari non ufficiali; nei centri, dislocati in varie aree del paese, hanno subito maltrattamenti e torture (pestaggi, scariche elettriche, asfissia, finta esecuzione); molti prigionieri sono stati costretti a sottoscrivere confessioni preconfezionate e quindi condotti davanti ai giudici che li hanno spinti a confermare quanto firmato.

 

2018, gennaio: i 38.000 profughi africani (in gran parte sudanesi ed eritrei) che dovranno lasciare Israele nei prossimi 3 mesi saranno accolti dal Rwanda e, in numero molto minore, dall’Uganda; agli immigrati clandestini verrebbero offerti un biglietto aereo e 3.500 dollari; in Rwanda e Uganda non ci sarebbe un vero e proprio piano di reinsediamento e inclusione sociale ed economica, così i nuovi arrivati finiranno con il rimettersi ben presto in cammino verso altri paesi; lo ammette anche agenzia Onu per i rifugiati, che dice di essere in contatto solamente con 7 persone delle migliaia che sono arrivate a Kigali da Israele tra il 2014 e il 2016; febbraio: migliaia di rifugiati africani protestano davanti all’ambasciata rwandese di Tel Aviv, e chiedono al paese africano di non collaborare con Israele in questo opera di deportazione; due parlamentari israeliani dell’opposizione visitano il Rwanda e chiedono di discutere con le autorità rwandesi sulla decisione del loro governo di spedire nel paese africani migliaia di immigrati entrati illegalmente in Israele, ma vengono respinti: «Il governo rwandese non intende intromettersi negli affari interni di Israele»; pesanti scontri a fuoco tra militari rwandesi e congolesi ai piedi del monte Nikeno, nel Nord Kivu, con morti da ambo le parti; 5 rifugiati congolesi uccisi dalla polizia durante le proteste scoppiate in seguito alla riduzione delle razioni di cibo, e l’Acnur si dice «scioccata dallo sproporzionato uso della forza contro rifugiati disperati»; marzo: l’autorità fiscale mette all’asta i beni di Diane Rwigara e della famiglia (ancora in carcere) perché il loro debito con il fisco possa essere pagato; 15 marzo: la corte suprema di Israele sospende il piano del governo di deportare decine di migliaia di migranti africani entrati nel paese illegalmente, e concede allo stato tempo fino al 26 marzo per fornire maggiori informazioni sull’iniziativa; 31 marzo: il presidente americano Donald Trump sospende temporaneamente la libera entrata di vestiti rwandesi negli Stati Uniti, dopo che il governo di Kigali ha bloccato il mercato americano di vestiti e scarpe di seconda mano (un mercato che ha mandato in crisi l’intera industria tessile rwandese); 2 aprile: Israele annulla l’espulsione dei migranti africani, dopo aver raggiunto un’intesa con l’Altro commissariato dell’Onu per i rifugiati (16.250 migranti saranno invece estradati gradualmente verso Paesi occidentali).

 

(Aggiornato al 2 aprile 2018)

Nome ufficiale: Repubblica di Rwanda
Superficie
: 26,338 km2
Capitale
: Kigali (1.250.000 abitanti)
Lingue
: kinyarwanda, inglese, francese, kiswahili
Sistema
politico: repubblica presidenziale
Indipendenza
: 1° luglio 1962 (dal Belgio)
Capo
di stato: Paul Kagame (dal 22 aprile 2000)
Primo
ministro: Eduard Ngirente (dal 30 agosto 2017)
Religioni
: cattolici (58%), cristiani non cattolici (13%), musulmani (1%), religioni tradizionali (28%)

 


Popolazione

39% della popolazione vive sotto la soglia di povertà

Abitanti: 12.418.000 (stime luglio 2017)
Gruppi
etnici: hutu (84%), tutsi (15%), pigmei twa (1%)
Crescita
demografica annua: 2,45% (2017)
Tasso
di fertilità: 3,87 figli per donna (2017)
Popolazione
urbana: 30,7% (2017)
Mortalità
infantile (sotto i 5 anni): 41,7/1.000
Speranza
di vita: 64,3 anni
Analfabetismo
(sopra i 15 anni): 29,5%
Prevalenza
Hiv: 3,1% (2016)
Accesso
a servizi sanitari adeguati: 61,6%
Accesso
all’acqua potabile: 76,1%

 


Economia

44,9% della popolazione vive sotto la soglia di povertà
Indice di sviluppo umano: 0,498 (159° su 188 paesi)
Prodotto
interno lordo: 8,92 miliardi di dollari (24,61 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo
: 718 dollari (2.100 dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Crescita economica annua
: 6,2% (2017)
Inflazione
: 5,7% (2016)
Risorse
naturali: oro, cassiterite, wolframite, metano, risorse idriche, terre arabili
Prodotti agricoli
: caffè, tè, piretro, banane, fagioli, sorgo, patate; bestiame
Esportazioni
: caffè, tè, pelli, minerali di stagno (908 milioni di dollari nel 2017)
Importazioni
: prodotti alimentari, macchinari, acciaio, prodotti petroliferi, cemento e materiali di costruzione (2 miliardi di dollari nel 2017)
Debito
estero: 2,96 miliardi di dollari (2017)

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Libia / Rwanda L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha firmato ieri un accordo con il Rwanda e Unione africana per istituire...

Il Sudafrica spicca due mandati d’arresto

Rwanda, l’omicidio Karegeya Due uomini vicini al presidente rwandese Kagame sono accusati dalla magistratura sudafricana di aver ucciso a Johannesburg nel 2014 l’ex capo dei...

GR AFRICA – Mercoledì 17 luglio 2019

Radionews Ascolta le principali notizie dal continente, a cura della redazione di nigrizia.it I TITOLI: Aids: incoraggianti progressi nella lotta al virus in Africa subsahariana. Rwanda: scomparso misteriosamente...

Rwanda: Scomparso misteriosamente un membro del partito Fdu-Inkingi

Rwanda In Rwanda, il partito d’opposizione (non riconosciuto da Kigali) Forze democratiche unite (Fdu-Inkingi) ha denunciato ieri la "misteriosa scomparsa" di uno dei suoi membri....

Cpi, sentenza di colpevolezza per Terminator

Processo a Bosco Ntaganda I giudici della Corte penale internazionale hanno ritenuto l’ex warlord filorwandese responsabile di diciotto capi d’accusa per crimini di guerra e...

Uganda-Rwanda. Continuano le tensioni sul confine.

Scontri con due morti Continuano le tensioni sul confine, iniziate mesi fa per questioni economiche e politiche, tra Uganda e Rwanda. L’ultimo episodio si sarebbe verificato...

Kagame regna sull’incubo

Rwanda, 25 anni dal genocidio Manca una riflessione compiuta delle ragioni che hanno condotto ai massacri del 1994, sepolti dai luoghi comuni, dall’indifferenza, dalle semplificazioni....

GR AFRICA – Martedì 12 marzo 2019

Radionews Ascolta le principali notizie dal continente, a cura della redazione di nigrizia.it I TITOLI: Algeria: Bouteflika rinuncia a candidarsi per un quinto mandato e rinvia il...

Rwanda: Assassinato il portavoce dell’oppositrice Victoire Ingabire

Rwanda Anselme Mutuyimana, il portavoce della leader politica dell'opposizione rwandese Victoire Ingabire è stato trovato morto, sabato, in circostanze ancora tutte da chiarire. Ingabire è una...

Diplomazie all’opera per controllare tensioni crescenti tra Uganda e Rwanda

Rwanda / Uganda Dalla scorsa settimana le relazioni tra Uganda e Rwanda sono sempre più tese. Da tempo i due paesi non hanno rapporti...

Africa: Egitto ed Eritrea i paesi con più giornalisti in carcere...

Africa / Libertà di stampa L'Egitto è stato il paese africano che ha incarcerato il maggior numero di giornalisti quest’anno, secondo il rapporto annuale del...

Rwanda: Prosciolta dalle accuse e scarcerata l’oppositrice Diane Rwigara

Rwanda La leader dell’opposizione di più alto profilo in Rwanda, Diane Rwigara, è stata assolta ieri dall’Alta Corte che ha fatto cadere tutte le accuse,...

GR AFRICA – Mercoledì 5 dicembre 2018

Radionews Ascolta le principali notizie dal continente, a cura della redazione di nigrizia.it I TITOLI: Sud Sudan: ondata di violenze sessuali in 10 giorni nella zona di...

Rwanda: Messe fuorilegge le creme cosmetiche sbiancanti. Vietati 1.343 prodotti

Rwanda Stretta in Rwanda sulle creme che sbiancano la pelle: con un'ordinanza, che sta già alimentando polemiche e dibattiti sui social network, il ministero della...

GR AFRICA – Lunedì 1 ottobre 2018

Radionews Ascolta le principali notizie dal continente, a cura della redazione di nigrizia.it I TITOLI: Camerun, Biya: “Boko Haram è sconfitto”, coprifuoco totale nelle regioni anglofone. Liberia: emessi...

Rwanda: Punite con il carcere le vignette satiriche contro funzionari pubblici

Rwanda / Media Giovedì scorso in Rwanda è entrata in vigore una nuova legge che vieta fumetti e vignette satiriche, indirizzate a “umiliare” i funzionari...

Rwanda: Scoperte 26 fosse comuni risalenti al genocidio del 1994

Rwanda / Genocidio Le autorità in Rwanda hanno scoperto nuove fosse comuni con i resti di 5.400 vittime del genocidio, avvenuto nel 1994. Naphtal Ahishakiye, segretaria...

GR AFRICA – Lunedì 17 settembre 2018

Radionews Ascolta le principali notizie dal continente, a cura della redazione di nigrizia.it I TITOLI: Rwanda: Kigali libera più di 2000 prigionieri. C’è anche l’oppositrice Ingabire. Etiopia ed...

Rwanda: Liberati più di 2000 prigionieri, tra cui l’oppositrice Ingabire

Rwanda Sabato il governo di Kigali ha annunciato la liberazione di 2.140 prigionieri tra cui alcuni membri di rilievo dell’opposizione, considerati prigionieri politici e d’opinione...

Rwanda: carte di identità a rifugiati burundesi e congolesi

Rwanda Il Rwanda ha rilasciato 2.760 carte d’identità a rifugiati burundesi e congolesi per consentire loro di muoversi liberamente, accedere ai servizi sociali e alle...

Rwanda: Ottomila chiese chiuse dal governo in sette mesi

Rwanda Negli ultimi sette mesi in Rwanda il governo ha fatto chiudere ottomila chiese considerate non in linea con gli standards igienici e di sicurezza...