Sahara Occidentale

1884: alla Conferenza di Berlino la Spagna si vede riconosciuti i diritti sul Sahara Occidentale; il processo di occupazione si protrae fino al 1934, quando Madrid arriva a occupare militarmente tutto il territorio. 1957: il Marocco reclama il Sahara Occidentale come suo possedimento storico. 1963: il popolo sahrawi è incluso nella lista delle Nazioni Unite per l’autodeterminazione. 1965: le Nazioni Unite chiedono la decolonizzazione del Sahara Occidentale.

 

1967: Mohammed Bassiri, nato a Tan-Tan da famiglia sahrawi, giornalista, fonda Al-Shihab (“la torcia”), un giornale nazionalista sahrawi. 1968: a Bassiri è consentito entrare nel Sahara Spagnolo, dove comincia a organizzare un movimento anti-coloniale, chiamato Harakat Tahrir (“movimento di liberazione”), per chiedere la fine dell’occupazione del Sahara da parate della Spagna; influenzato dalla visione di Gandhi, Bassiri intende produrre un cambio graduale attraverso azioni democratiche e negoziati, anche se il regime franchista di Madrid obbliga il movimento a rimanere nella clandestinità. 1970: repressioni nella città occupata di Lauinn nei confronti dell’Harakat Tahrir; Basiri è arrestato; di lui non si avranno più notizie.

 

1973, 10 maggio: nasce il Fronte Polisario (Fronte per la liberazione di Saguia el-Harma e Rio de Oro), guidato da Mostafa El-Ouli; 20 maggio: inizia la lotta armata. 1975, giugno: Hassan II, re del Marocco, porta la disputa alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia; 18 ottobre: la corte riscontra che alcuni gruppi etnici hanno promesso lealtà ai re del Marocco, ma decreta che il popolo sahrawi debba essere lasciato libero di decidere il proprio destino; suggerisce che la Spagna stessa organizzi il referendum; 31 ottobre: inizia l’invasione marocchina; 6 Novembre: re Hassan II del Marocco dà il via alla “Marcia verde” (oltre 300mila marocchini) in territorio sahrawi; 14 novembre: la Spagna stipula un accordo segreto con il Marocco e la Mauritania, in cui si impegna ad abbandonare il Sahara Spagnolo e di trasferirne il controllo ai due stati confinanti; il Marocco occupa il Sahara Occidentale l’Algeria obietta e minaccia l’intervento militare; l’Algeria accoglie i rifugiati presso la città di Tindouf, dove il Polisario stabilisce il suo quartier generale; dicembre: il Marocco invia truppe per occupare il territorio.

 

1976, gennaio: l’aviazione marocchina bombarda la colonna di profughi sahrawi diretti in Algeria; febbraio: la Spagna abbandona definitivamente il territorio e il Polisario, sostenuto da Algeria e Libia, proclama la Repubblica araba sahrawi democratica (Rasd). 1978, agosto: la Mauritania (dove c’è stato un colpo di stato) rinuncia alle sue rivendicazioni sul Sahara Occidentale; il Marocco occupa l’intero territorio. 1979: la Mauritania firma un accordo di pace con la Rasd; la guerra tra Marocco e la Rasd continuerà fino al 1983.

 

1980: il Marocco, con l’appoggio degli Usa e della Francia, inizia la costruzione del primo muro (450 km) che, alla fine, dividerà il Sahara Occidentale in due parti. 1984: la Rasd è membro effettivo dell’Organizzazione per l’unità africana (Oua), mentre il Marocco annuncia la sua definitiva uscita dall’Oua; il Polisario dice di aver ucciso più di 5.000 soldati marocchini dal 1982 al 1985.

 

1988: l’Onu approva una risoluzione in cui si decide la creazione della missione Minusco (Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale) e la realizzazione di un referendum per gennaio 1992. 1991, aprile: l’Onu crea la Missione per il referendum nel Sahara Occidentale (Minurso); agosto: il Marocco attacca le zone liberate di Tifariti e Birlelhu e avvelena i pozzi nel tentativo di rendere impossibile lo stanziamento della Minusco e della popolazione sahrawi; 6 settembre: viene dichiarato il cessate-il-fuoco con l’arrivo dei caschi blu, mentre il Marocco continua a boicottare il piano di pace.

 

1992: il referendum viene posposto a causa di disaccordi su chi abbia diritto al voto. 1994: i censimenti svolti dall’Onu sulla popolazione che dovrà votare non sono giudicati veritieri dal governo marocchino e il referendum slitta ancora di un anno.

 

1995, febbraio: le liste elettorali sono considerate non veritiere da alcuni esponenti dell’Onu vicini al governo marocchino; il referendum è posposto a data da decidere. 1997: James Baker, ex segretario di stato americano, è nominato inviato speciale dell’Onu per il Sahara Occidentale; è firmato un accordo per la diminuzione delle forze armate e la liberazione di prigione politici e di guerra; il muro è ormai è lungo ormai 2.400 km, disseminato di mine anti-uomo e anti-carro (nel 1997 il Sahara Occidentale era tra i 10 paesi al mondo con il maggior numero di mine).

 

Dal 1997 per molti anni si susseguono ripetuti incontri tra le due parti in conflitto, senza mai raggiungere una soluzione definitiva; di anno in anno viene prolungato il mandato della Minurso, nel tentativo di riuscire a svolgere il referendum, ma senza alcun risultato; nei campi profughi in Algeria i sahrawi sono ormai 300.000.

 

2001: James Baker propone l’autonomia per il Sahara Occidentale sotto la sovranità del Marocco; la proposta prevede un periodo di transizione di 4 anni, entro i quali si dovrà tenere un referendum cui potranno partecipare anche cittadini marocchini residenti nel Sahara Occidentale; il piano è rifiutato dal Polisario e dall’Algeria.

 

2003: l’Onu propone che il Sahara Occidentale diventi una regione semi-autonomia del Marocco per un periodo di transizione di 5 anni, seguiti da un referendum sull’indipendenza o meno; il Polisario accetta il piano, ma il Marocco lo rifiuta, dichiarando che non rinuncerà mai alla sovranità sul territorio sahrawi.

 

2005: cresce la protesta popolare nei territori occupati. 2006, ottobre: un rapporto dell’Onu, critico nei confronti del Marocco in termini di rispetto dei diritti umani nel Sahara Occidentale è giudicato da Rabat sbilanciato nei confronti del Fronte Polisario; il Polisario fa sapere che non si accontenterà della semplice autonomia.

 

2007: ripresa dei colloqui diretti, sotto l’egida dell’Onu, tra Marocco e il Polisario, in vista di una soluzione condivisa che assicuri l’autodeterminazione; 10 aprile: il Polisario propone un “piano di pace flessibile” davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite; il Marocco, il giorno dopo, svela il suo piano; agosto: due giorni di colloqui sponsorizzati dall’Onu terminano con un nulla di fatto; 12 dicembre: Rabat chiede all’Onu di impedire al Polisario di celebrare il suo congresso; 21 dicembre: il Polisario minaccia di riprendere la guerra, se i colloqui sponsorizzati dall’Onu dovessero fallire.

 

2009, novembre: arrestata e deportata in Spagna, Aminatou Haidar, la “Gandhi sahrawi”, inizia uno sciopero della fame, per reclamare il proprio diritto a tornare in patria; dicembre: Aminatou ottiene di rientrare nel proprio paese.

 

2010, ottobre: oltre 20.000 cittadini sahrawi che vivono sotto occupazione marocchina nel Sahara Occidentale creano un temporaneo “accampamento della pace” a Gdeim Izik, 12 km da El-Aiun, per far sapere al mondo in maniera pacifica il loro desiderio di indipendenza e per protestare contro gli abusi dei diritti umani; le forze marocchine circondano il campo per impedirvi l’accesso di cibo, acqua, medicine e osservatori internazionali; novembre: un raid marocchino rade al suolo Gdeim Izik, causando 19 morti e 700 feriti.

 

2011, giugno: settimo turno dei colloqui informali di pace; luglio: il segretario generale dell’Onu informa il Consiglio di sicurezza circa la sua intenzione di nominare il gen. Abdul Hafiz, del Bangladesh, come nuovo comandante delle forze Minurso; ottavo turno dei colloqui di pace; ottobre: l’inviato personale del segretario dell’Onu informa il Consiglio di sicurezza sul mancato progresso nei colloqui di pace; 20 dicembre: il Congresso americano chiede al Dipartimento di stato di esigere dal Marocco il rispetto dei diritti umani nel Sahara Occidentale, come prerequisito per ogni eventuale assistenza economica e militare a Rabat; 15-30 dicembre, a Tifariti (Algeria), il Polisario tiene il suo 13° congresso; 31 dicembre: il presidente della Rasd e segretario generale del Polisario, Mohamed Abdelaziz, rinnova ad Abdelkader Taleb Omar il mandato di primo ministro nel governo sahrawi, e lo incarica di formare il nuovo governo.

 

2012, febbraio: il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, invia un messaggio di congratulazione a Mohamed Abdelaziz, in occasione del 36 anniversario della proclamazione della Rasd; marzo: nono turno degli incontri di pace a Greentree, New York; 24 aprile: il Consiglio di sicurezza adotta la risoluzione 2044 con cui prolunga la missione Minurso di un altro anno; maggio: il Marocco, membro eletto del Consiglio di sicurezza, dice al segretario generale di non aver più fiducia nel suo inviato personale nel Sahara Occidentale, Christopher Ross, giudicato “prevenuto” nei confronti del Marocco; il segretario generale risponde invece che ha piena fiducia in Ross; giugno: il segretario generale nomina il tedesco Wolfang Weisbrod-Weber come suo rappresentante speciale e capo della Minurso, al posto dell’egiziano Hany Abdel-Aziz, il cui mandato è scaduto alla fine di aprile.

 

2013, gennaio-febbraio: Ross visita alcune nazioni, considerate “amiche del Sahara Occidentale” (Francia, Russia, Spagna, Regno Unito, Usa, Germania e Svizzera) per creare supporto internazionale per i negoziati; marzo: il gruppo delle “nazioni amiche” pubblica una dichiarazione in cui dicono di appoggiare la politica di Ross, e chiedono maggiore flessibilità da parte di Marocco e Sahara Occidentale in vista di una possibile soluzione politica del conflitto; 25 aprile: i membri del Consiglio di sicurezza adottano la risoluzione 2099 che estende la missione della Minurso di un altro anno; settembre: fosse comuni rinvenute nella zona di Fadret Leguiaa costituirebbero un’ulteriore prova dei massacri compiuti dal Marocco tra il 1975 e il 1991 nella guerra di aggressione che ha opposto Rabat al fronte Polisario; presentata una denuncia all’Alto commissariato Onu per i diritti umani

 

2014, settembre: un nubifragio provoca feriti e danneggia scuole, asili e centri sanitari; 1.400 famiglie senza riparo: appello della Mezzaluna Rossa Sahrawi; novembre: sciopero della fame di tre giorni proclamato dai prigionieri politici sahrwi detenuti nelle carceri marocchine, per protestare contro la loro detenzione e per la morte, un mese fa, dell’attivista e prigioniero politico Hassana El-Wali, avvenuta nell’ospedale di Dakhla (nel Sahara Occidentale occupato), dopo torture e maltrattamenti.

 

2015, ottobre: la Svezia riconosce il Sahara Occidentale, e il governo marocchino reagisce espellendo dal Marocco le imprese svedesi; novembre: in occasione del 40° anniversario dagli Accordi tripartiti di Madrid, la comunità sahrawi in Spagna e la rete di solidarietà internazionale con il Sahara Occidentale scendono per le strade della capitale spagnola per chiedere di nuovo l’autodeterminazione e il rispetto dei propri diritti; dicembre: si celebra il 14° Congresso del Fronte Polisario: nessun mutamento nella leadership del movimento: Mohamed Abdelaziz è di nuovo come segretario e presidente della Repubblica Araba Sahrawi.

 

2016, marzo: grande arrabbiatura del governo marocchino con le istituzioni dell’Unione europea, dopo che la Corte europea di giustizia ha annullato l’accordo con il Marocco su agricoltura e mesca perché non distingue i prodotti marocchini da quelli del Sahara Occidentale; il Consiglio di sicurezza dell’Onu rinnova la missione di pace in Marocco fino al 30 aprile 2017; 31 giugno: Mohamed Abdelaziz Ezzedine, storico segretario generale del Polisario, muore in un ospedale algerino; il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika dichiara una settimana di lutto nazionale; la carica di presidente della Rasd e di segretario generale del Polisario passano al presidente del Consiglio nazionale (parlamento), Jatri Adduh, per un massimo di 40 giorno; 12 luglio: Brahim Ghali è il nuovo presidente della Repubblica democratica sahrwi; luglio: al 27° vertice dei leader africani, svolto a Kigali (Rwanda), il Maracco chiede di rientrare nell’Unione africana (ne era uscito nel 1984 in polemica contro il riconoscimento dell’indipendenza del Sahara occidentale da parte dell’Africa).

 

2017, gennaio: 30 anni dopo aver abbandonato l’organismo panafricano, nel corso del vertice dei capi di stato dell’Unione africana, ad Addis Abeba, Mohammed VI ottiene il “sì” all’ingresso del Marocco nell’Unione; la domanda di adesione, depositata nel settembre scorso, è dai capi stato per consenso (cioè senza voto) in una riunione a porte chiuse; maggio: il Consiglio di sicurezza dell’Onu rinnova di un anno il mandato dei dei caschi blu della Minurso.

 

2018, febbraio: il presidente della Rasd, Brahim Ghali, nomina Mohamed Wali Akeik primo ministro; una nuova sentenza della Corte di giustizia europea ribadisce la non appartenenza del Sahara Occidentale al Marocco, escludendo quindi il territorio sahrawi dagli accordi commerciali tra l’Europa e Rabat; la parola passa ora ai tribunali dei singoli stati dell’Ue.

 

(Aggiornato al 21 marzo 2018)

Nome ufficiale: Repubblica araba sahrawi democratica
Superficie
: 266.000 km2 (85% sotto il controllo del Marocco)
Capitale: El-Aiun
Lingue
: arabo (hassaniya e dialetto marocchino), spagnolo, francese
Sistema politico
: repubblica presidenziale
Indipendenza
: autoproclamata il 27 febbraio 1976 (riconosciuta dall’Unione Africana)
Capo di stato
(in esilio): Brahim Ghali (da luglio 2016)
Primo ministro
: Mohamed Wali Akeik (4 febbraio 2018)
Religioni
: musulmani (99,97%), cattolici (0,03%)

 


Popolazione

 Abitanti: 603.000 (di cui 155.000 profughi in Algeria, nel campo per rifugiati di Tindouf) (stime luglio 2017)
Gruppi etnici
: arabi, berberi
Crescita demografica annua
: 2,7% (2017)
Tasso di fertilità
: 3,86 figli per donna (2017)
Popolazione urbana
: 81,1% (2017)
Mortalità infantile
(sotto i 5 anni): 95/1.000
Speranza di vita
: 63,4 anni
Analfabetismo
(sopra i 15 anni): 88% (nei campi profughi)
Accesso a servizi sanitari adeguati
: 99% (nei campi profughi)
Accesso all'acqua potabile
: 99,9% (nei campi profughi)

 


Economia

Prodotto interno lordo: 906,5 milioni di dollari (a parità di potere d’acquisto nel 2007)
Prodotto interno lordo pro capite: 2.500 dollari (a parità di potere d’acquisto nel 2007)
Risorse naturali: fosfati, minerali di ferro, possibili giacimenti di petrolio
Prodotti agricoli
: frutta e verdura (coltivati nelle poche oasi), cammelli, ovini; pesce
Esportazioni
. fosfati, pesce
Importazioni
: carburanti (per le imbarcazioni da pesca), cibo

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