Senegal

La storia antica del Senegal s’intreccia con quella dei grandi regni africani: l’impero del Ghana (tra il 4° e l’11° secolo), l’impero del Mali (tra il 12° e il 16° secolo), l’impero di Gao (15°-17° secolo). L’islamizzazione incomincia attorno al 1080, a partire dal nord.

 

1444: i primi coloni portoghesi raggiungono la penisola di Cap Vert, dove sorgerà Dakar; successivamente arrivano olandesi (1588, creano un porto sull’isola di Goree per il commercio degli schiavi), francesi e inglesi e cominciano a disputarsi il territorio, che ha una posizione strategica dal punto di vista delle rotte commerciali; i francesi introducono la monocoltura dell’arachide e, nel 1659, fondano la città di Saint-Louis, che sarà la prima capitale del Senegal e dell’Africa Occidentale Francese.

 

1677: la Francia riceve l’isola di Gorée dall’Olanda. 1756-63: “guerra dei 7 anni”: la Gran Bretagna occupa territori francesi in Senegal e forma il Senegambia; la Francia li riconquista durante la guerra rivoluzionaria americana del 1775-83. 1816: la Gran Bretagna restituisce i territori francese catturati durante le guerre napoleoniche. 1857: viene fondata Dakar.

 

1884-85: alla Conferenza di Berlino le nazioni europee si dividono l’Africa; il Senegal tocca alla Francia, con l’eccezione di una striscia di territorio, la regione del Gambia, che rimane britannica; negli anni successivi la Francia prende controllo dell’intero territorio del Senegal. 1995: il Senegal diventa parte dell’Africa Occidentale Francese.

 

1914: Blaise Diagné è il primo africano a essere eletto al parlamento francese. 1933: Léopold Sédar Senghor mette a punto il concetto di Negritudine ed è eletto deputato all’Assemblea nazionale francese. 1946; il Senegal è parte dell’Unione francese. 1948: Senghor favorisce la creazione del Blocco democratico senegalese, che lotta per l’autonomia delle colonie. 1956: viene creata l’Assemblea nazionale. 1958: il Senegal diventa repubblica autonoma, parte della Comunità Francese. 1959: Senghor promuove una federazione tra il Senegal e il Sudan Francese (l’odierno Mali), denominata Federazione del Mali.

 

1960, 4 aprile: la Federazione del Mali è proclamata indipendente; 20 agosto: l’Assemblea senegalese proclama l’indipendenza del Senegal, che si separa dalla Federazione del Mali; 5 settembre: Senghor diviene il primo presidente; l’industria è ancora nelle mani dei francesi, ma l’economia è trainata dall’esportazione delle arachidi. 1962: tentato colpo di stato orchestrato dal primo ministro Mamadou Dia, che è imprigionato (fino a 1974). 1963: approvata la prima costituzione; sono messi fuori legge tutti i partiti, con l’eccezione dell’Unione progressista senegalese (Ups) di Senghor. 1966: dal 30 maggio al 24 aprile si celebra a Dakar il Primo festival mondiale delle arti nere (voluto da Senghor); l’Ups è il solo partito a prendere parte alle elezioni, conquistando tutti gli 80 seggi in parlamento.

 

1970: ripristinato l’ufficio di primo ministro, assegnato a Abdou Diouf. 1974: formato il Parito democratico senegalese (Pds), guidato da Abdoulaye Wade; Senghor riceve il premio letterario Guillaume-Apollinaire per le sue opere poetiche; 1976: sotto la spinta della contestazione studentesca, il presidente è costretto a reintrodurre il multipartitismo, seppure con limitazioni [solo 3 partiti: l’Ups, rinominata Partito socialista senegalese (Pss), il Pds e il Partito marxista-leninista]; nel frattempo, crolla sul mercato internazionale il prezzo delle arachidi e il contraccolpo per l’economia nazionale è molto forte. 1978: riconosciuto un quarto partito, il Movimento repubblicano senegalese (Mrs).

 

1980, ottobre: Senghor abdica in favore del suo delfino, Abdou Diouf; la situazione economica è critica e gli organismi internazionali chiedono riforme radicali, che però non danno i risultati sperati; diminuiscono i salari, la povertà aumenta e Diouf accentra sempre più il potere nelle sue mani. 1981, 1° gennaio: Diouf è presidente.

 

 

 

 

1982: Senegal e Gambia si fondono nella Confederazione del Senegambia, presieduta da Diouf; forze militari e della sicurezza sono in comune; inizia la guerra in Casamance, la regione più meridionale del Senegal, e anche la più fertile, che chiede l’indipendenza; il Movimento delle forze democratiche di Casamance (Mfdc), guidato dal sacerdote Austin Diamacoune Senghor, è il perno dell’insurrezione. 1983, febbraio: Diouf è rieletto; dicembre: dopo vari scontri con le forze di polizia, numerosi leader del movimento separatista sono arrestati, tra cui anche Diamacoune; giugno: Senghor diventa presidente dell’Accadémie française, primo africano a sedere nella prestigiosa istituzione.

 

1988: Diouf è rieletto presidente, ma il suo Partito socialista senegalese (Pss) è accusato di brogli; scoppiano disordini e contestazioni, che culminano nell’arresto del capo dell’opposizione, Abdoulaye Wade, leader del Partito democratico senegalese (Pds); Wade va in esilio a Parigi; il clima generale è di profonda sfiducia verso le istituzioni; anche i rapporti con gli stati confinanti conoscono una fase critica; tensioni con la Mauritania portano allo scoppio di disordini che provocano più di 400 morti (per la maggior parte senegalesi) e l’espulsione reciproca di cittadini. 1989: la Confederazione del Senegambia è sciolta; marzo: Wade torna in Senegal.

 

1991: gli Usa condonano 42 milioni di dollari del debito del Senegal, in cambio dell’appoggio dell’esercito senegalese alle forze americane durante la guerra del Golfo e ai contingenti di pace in Liberia; il Fondo monetario internazionale concede a Dakar un credito di 57 milioni di dollari; febbraio: si riaccende il conflitto in Casamance; restaurate le relazioni diplomatiche con la Mauritania. 1993, febbraio: in contestatissime elezioni presidenziali Diouf si riconferma presidente per la terza volta; nelle elezioni parlamentari, il Pss ottiene di nuovo la maggioranza (84 su 120 seggi); l’opposizione denuncia brogli; il magistrato incaricato di fare gli accertamenti viene derubato dei suoi documenti e ucciso; Wade riconosce la vittoria di Diouf solo per evitare la guerra civile.

 

1994: svalutazione del franco Cfa: una misura inevitabile, ma che trascina nel baratro della miseria gente che fino a quel momento è sempre riuscita a vivere decorosamente; febbraio: il partito d’opposizione, il Coordinamento delle forze democratiche, organizza manifestazioni in tutto il paese, che culminano in scontri con le forze dell’ordine, con 180 persone arrestate, tra cui anche i leader dell’opposizione, Abdoulaye Wade e Landing Savane (dichiarati innocenti e rilasciati in luglio); organizzazioni umanitarie, parlamento europeo e congresso americano condannano la politica oppressiva di Diouf.

 

1997: nuove azioni di guerriglia provocano la mobilitazione di 2.500 soldati contro le basi dell’Mdfc vicine al confine con la Guinea-Bissau; marzo: il Senegal prolunga di 4 anni il suo protocollo con l’Unione europea (in compenso riceve 11 milioni di dollari l’anno).

 

2000, marzo: dopo 40 anni di governo monopartitico, Diouf e Wade sono ancora una volta contrapposti alle elezioni, ma questa volta vince Wade, candidato del Pds, sostenuto dalla Coalizione Sopi (“cambiamento”); finisce il regime socialista e comincia formalmente l’alternanza.

 

2001, gennaio: è approvata mediante referendum una nuova costituzione che rafforza i poteri del presidente e subordina il potere giudiziario a quello esecutivo; pochi giorni dopo, Wade scioglie il parlamento in vista delle elezioni generali; marzo: il governo firma un accordo di pace con i ribelli della Casamance, ma i separatisti si dividono e la ribellione continua; aprile: la Coalizione Sopi di Wade vince le elezioni parlamentari con una maggioranza schiacciante; maggio: il nuovo primo ministro, Mame Madior Boye – la prima donna a occupare questa carica – annuncia la formazione del nuovo governo; settembre: Wade si dice disposto a consegnare Hissène Habré, ex presidente del Ciad accusato di crimini di guerra, se un terzo paese ne farà richiesta, assicurando un processo regolare; novembre: Jean-Mary François Biagui si dimette dalla segreteria generale del Mfdc, accusando una parte dei suoi membri di slealtà; dicembre: Senghor muore all’età di 95 anni.

 

2002, settembre: drammatico naufragio del Joola, nave-traghetto che collega Dakar alla Casamance (1.863 morti); novembre: Wade licenzia il primo ministro e tutto il governo (si dice che la mossa del presidente sia legata al disastro del Joola).

 

2003: Sidy Badji, fondatore del Mfdc, muore nella sua casa di Ziquinchor, pochi giorni prima dell’inizio dei colloqui di pace tra ribelli e governo.

 

2004, dicembre: dopo 20 anni di guerra, è firmata la tregua tra l’ala più moderata del movimento dei ribelli della Casamance (Mdfc) e Dakar.

 

2005, maggio: il leader dell’opposizione, Abdourahim Agne, è arrestato e accusato di incitamento alla ribellione per aver dimostrato contro il presidente; luglio: Idrissa Seck, ex primo ministro e braccio destro di Wade, è arrestato; il presidente decide di rinviare le elezioni legislative di un anno e di accorparle a quelle presidenziali del 2007; agosto: una fazione del Mfdc, che non ha riconosciuto l’accordo di pace, lancia nuovi attacchi contro il governo nella Casamance; ottobre: dispute tra Senegal e Gambia sulle tariffe dei traghetti portano a un blocco dei trasporti; le economia delle due nazioni ne risentono: il presidente nigeriano Olusegun Obasanjo interviene per facilitare colloqui per risolvere la questione; novembre: Hissène Habré, ex presidente del Ciad, è arrestato in Senegal, ma un tribunale senegalese dichiara di non avere la competenza per decretarne l’estradizione in Belgio, dove dev’essere giudicato.

 

2006, febbraio: Idrissa Seck è rilasciato; qualche mese dopo, decide di partecipare alle elezioni presidenziali; agosto: l’esercito lancia un’offensiva contro l’Mfdc nella Casamance; dicembre: Spagna e Senegal si accordano su una serie di misure per rallentare l’emigrazione illegale dei senegalesi verso le Isole Canarie; Madrid promette 4.000 permessi di lavoro ad altrettanti senegalesi nei prossimi due anni.

 

2007, febbraio: Wade vince le elezioni presidenziali; giugno: la coalizione di governo incrementa la sua consistenza in parlamento alle elezioni parlamentari (boicottate dall’opposizione); settembre: la Spagna sponsorizza nella televisione senegalese una campagna che mira a scoraggiare l’emigrazione illegale; dicembre: 3 giorni di lutto per la morte di Serigne Saliou Mbacke, il leader della confraternita dei Muridi.

 

2008, aprile: la costituzione viene emendata per consentire il processo contro il leader ciadiano Hissène Habrè, accusato di abusi dei diritti umani durante i suoi 8 anni di potere.

 

2009, marzo: alle elezioni locali i partiti di opposizione ottengono il controllo di varie città (tra cui la capitale Dakar), una volta roccaforti di Wade; aprile: il Belgio dà inizio a procedimenti per convincere la Corte di giustizia dell’Aia a fare pressione sul Senegal perché consegni l’ex presidente del Ciad, Hissène Habré; dopo la sconfitta della coalizione di governo alle elezioni locali, il primo ministro Cheikh Hajibou Soumare si dimette; il figlio di Wade, Karim, entra nella nuova formazione di governo; maggio: una corte dell’Onu accetta l’impegno del Senegal di trattenere Hissène Habré fino al processo; settembre-ottobre: scontri tra truppe regolari e ribelli separatisti della provincia di Casamance.

 

2010, aprile: il paese festeggia i 50 anni di indipendenza; la Francia rinuncia alle sue basi militari nel paese; dicembre: si celebra a Dakar il 3° Festival mondiale delle arti nere.

 

2011, dicembre: molte persone uccise in un attacco a una base militare nella Casamance.

 

2012, gennaio-febbraio: disordini alla vigilia delle elezioni presidenziali di febbraio; la polizia si scontra con i dimostranti che protestano per la candidatura di Wade (la costituzione non gli consentirebbe un terzo mandato); marzo: al secondo turno delle elezioni presidenziali, Wade riconosce la vittoria dell’ex primo ministro Macky Sall; aprile: Sall presta giuramento; 1° luglio: alle elezioni parlamentari la Coalizione “Uniti nella speranza” del nuovo presidente ottiene 119 dei 150 seggi in parlamento; l’affluenza alle urne è del 37%; alcuni partiti e alleanze di matrice religiosa ottengono seggi nell’Assemblea nazionale (camera bassa del parlamento); luglio: la coalizione di governo vince le elezioni parlamentari; settembre: i parlamentari votano l’abolizione della “camera alta”, il senato, e l’ufficio di vicepresidente per risparmiare fondi da destinare alla lotta contro la fame, ma i critici vedono nella mossa un tentativo di indebolire l’opposizione.

 

2013, aprile: Karim Wade, figlio dell’ex presidente, è arrestato e accusato di corruzione (avrebbe accumulato una fortuna durante il governo del padre, quando egli era un ministro); Karim rigetta l’accusa; giugno: il presidente americano Barack Obama visita il Senegal nel corso del suo primo vero viaggio africano, e lancia un appello perché siano rispettati i diritti degli omosessuali, ma il presidente Sall dichiara che il Senegal non è pronto a de-criminalizzare l’omosessualità; luglio: le autorità senegalesi arrestano l’ex presidente ciadiano Hissène Habré e lo portano il tribunale, accusandolo di crimini contro l’umanità.

 

2014, aprile: il leader dei ribelli della Casamance, Salif Sadio, dichiara un cessate-i-fuoco unilaterale.

 

2015, gennaio: il Senegal espelle Cheik Sidya Bayo, leader dell’opposizione gambiana, accusandolo di essere un pericolo per l’ordine pubblico (Bayo se ne va in Francia); marzo: Karim Wade, figlio dell’ex presidente Abdoulaye Wade, è condannato a sei anni di carcere per «arricchimento illecito» durante il suo servizio come ministro nel governo del padre; i critici dicono che si tratta di un caso politicamente motivata (Karim sarà perdonato nel giugno 2016 e lascerà il Senegal).

 

2016, marzo: un referendum riduce gli anni di un mandato presidenziali da 7 a 5 anni; maggio: Hisséne Habré, ex presidente ciadiano, è giudicato colpevole di crimini contro l’umanità e condannato all’ergastolo da una corte senegalese, sostenuta dall’Unione africana; ottobre: la Francia lascia cadere l’avvertimento ai propri cittadini di non visitare la Casamance (una mossa destinata a rilanciare il turismo nella regione).

 

2017, gennaio: truppe senegalesi schierate sul confine con il Gambia, pronte a intervenire per costringere il dittatore Yahya Jammeh a lasciare il paese nelle mani del presidente eletto, Adama Barrow, che ha prestato giuramento nell’ambasciata della capitale del Senegal, Dakar; aprile: grandi manifestazioni di protesta nella capitale Dakar contro il presidente, per richiedere il rilascio di numerosi leader dell’opposizione; agosto: alle elezioni presidenziali la coalizione del presidente Sall vince oltre i due terzi dei seggi; settembre: gli abitanti di 23 villaggi del nord del Senegal si uniscono contro la concessione del vasto territorio in cui risiedono a un’azienda marocchina per realizzare una piantagione di riso; il collettivo di agricoltori e allevatori si è rivolto alla Corte suprema;

 

2018, 6 gennaio: tredici morti – alcuni sgozzati, altri uccisi da arma da fuoco – e 9 feriti è il bilancio di una strage avvenuta nelle foreste intorno alla città di Ziguinchor, in Casamance, regione meridionale del Senegal; il presidente Macky Sall invia una delegazione ministeriale sul posto, convoca un Consiglio nazionale di sicurezza e ordina alle forze dell’esercito attive nella zona di trovare gli autori della strage; dichiarati due giorni di lutto nazionale; si teme che gli autori del massacro siano da cercare tra le fila dei combattenti del Movimento delle Forze Democratiche (Mfdc); 7 marzo: dopo due mesi di rinvii, inizia a Dakar il processo contro Khalifa Sall, sindaco di Dakar, e 5 suoi collaboratori; Sall, in carcere, è accusato di truffa e appropriazione indebita di circa 2,7 milioni di euro; le opposizioni accusano il presidente di aver voluto eliminare uno dei suoi sfidanti più accreditati alle elezioni presidenziali del prossimo anno.

 

(Aggiornato al 23 marzo 2018)

Nome ufficiale: Repubblica di Senegal
Superficie
: 196.722 km2
Capitale
: Dakar (3.500.000 abitanti)
Lingue
: francese e wolof (ufficiali), puel-toucouleur, sérère, diola, mandinga
Sistema politico
: repubblica presidenziale
Indipendenza
: 4 aprile 1960 (dalla Francia)
Capo dello stato
: Macky Sall (dal 2 aprile 2012)
Primo ministro
: Mohammed Abdallah Boun Dionne (dal 4 luglio 2014)
Religioni
: musulmani sunniti (90%), cattolici (5%), altri cristiani (0,04%); seguaci delle religioni tradizionali (5%)

 


Popolazione

Abitanti: 14.668.500 (stime luglio 2017)
Gruppi etnici
: wolof (41,6%), peul (28,1%) sérère (15,3%), mandinga (5,4%), diola (3,4%), soninké (0,8%), altri (4,4%), europei e libanesi (1%)
Crescita demografica annua
: 2,39% (stime 2017)
Tasso di fertilità
: 4,28 figli per donna
Popolazione urbana
: 44,4% (2017)
Mortalità infantile
(sotto i 5 anni): 47,2/1.000
Speranza di vita
: 62,1 anni
Analfabetismo
: 60,7%
Prevalenza Hiv
: 0,4% (2016)
Accesso a servizi sanitari adeguati
: 42,3%
Accesso all’acqua potabile
: 78,5%

 


Economia

46,7% della popolazione vive sotto la soglia nazionale di povertà

Indice di sviluppo umano: 0,494 (162° su 188 paesi)
Prodotto interno lordo
: 16,06 miliardi di dollari (43,07 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo
: 1.094 dollari (2.700 a parità di potere d’acquisto)
Crescita economica annua
: 6,8% (2017)
Inflazione
: 1,5% (2012)
Disoccupazione
: 42,4%
Risorse naturali
: fosfati, minerali di ferro; pesca
Prodotti agricoli
: arachidi, miglio, sorgo, riso, cotone, verdure; bestiame, pollame, suini; pesce
Esportazioni
: pesce, arachidi, prodotti petroliferi, fosfati, cotone (2,54 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni
: cibo e bevande, macchinari e tecnologia, carburanti (5,22 miliardi di dollari nel 2017)
Debito estero
: 6,75 miliardi di dollari (fine 2017)

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