Tanzania

695-1550: lungo le coste dell’Africa Orientale affacciate sull’Oceano indiano, fino e oltre Zanzibar, si sviluppa una civiltà commerciale molto influenzata dagli arabi. 1498: il navigatore portoghese Vasco da Gama raggiunge le coste di quella che sarebbe diventata la Tanzania. 1506: i portoghesi ottengono il controllo di gran parte delle coste dell’Africa Orientale. 1699: gli arabi, sotto il comando del sultano di Oman, scacciano i portoghesi da Zanzibar e si stanziano sull’isola. 1840: il sultano Majid bin Said sposta la propria capitale a Zanzibar.

 

1884: la Società tedesca di colonizzazione comincia ad acquistare territori sulla terra ferma. 1885: nasce la colonia, amministrata dalla Compagnia dell’Africa Orientale Tedesca. 1886: la Compagnia ottiene in affitto dal sultano la striscia della costa antistante l’isola di Zanzibar; anche i britannici stipulano con il sovrano simili contratti; la Germania controlla Tanganyika e Rwanda-Urundi; la Gran Bretagna ottiene il protettorato su Zanzibar (formalizzato nel 1890). 1905: rivolta dei Maji-Maji, soppressa dalle truppe tedesche nel 1907.

 

1916: truppe britanniche, belghe e sudafricane occupano l’Africa Orientale Tedesca. 1919: la Lega delle Nazioni affida alla Gran Bretagna il mandato di amministrare la colonia (ribattezzata Tanganyika nel 1920). 1929: nasce l’Associazione africana del Tanganyika (Taa), che si oppone al governo britannico. 1946: il mandato alla Gran Bretagna è confermato dalle Nazioni Unite. 1954: la Taa diventa l’Unione per l’unità nazionale del Tanganyika (Tanu), partito guidato da Julius Nyerere e da Oscar Kambona. 1957: nasce a Zanzibar il Partito Afro-Shirazi (Asp), d’ispirazione comunista.

 

1961: il Tanganyika è indipendente; Nyerere è primo ministro. 1962: nasce la Repubblica del Tanganyika; Nyerere è presidente. 1963: indipendenza di Zanzibar. 1964: il Sultanato di Zanzibar è rovesciato dall’Asp; Tanganyika e Zanzibar si federano nella Repubblica unita della Tanzania; Nyerere è presidente; il capo del governo di Zanzibar, Sheikh Abeid Amani Karume, leader dell’Asp, è vicepresidente. 1967: con la “Dichiarazione di Arusha” la Tanu opta per il “socialismo africano”: si afferma il principio dell’autosufficienza con priorità allo sviluppo agricolo tramite un sistema comunitario della proprietà (ujamaa, “famiglia”); Kambona è contrario e va in esilio in Gran Bretagna. 1970-1975: costruzione della linea ferroviaria (Tazara) di 1.860 km, progetto eseguito dalla Cina, per collegare il porto di Dar-es-Salaam e Kapiri Mposhi in Zambia.

 

1977: Tanu e Asp si unificano nel Partito della rivoluzione (Chama cha Mapinduzi–Ccm), che si proclama partito unico. 1978: le truppe ugandesi di Idi Amin Dada invadono la regione tanzaniana del Kagera. 1979: le forze tanzaniane invadono l’Uganda, occupano Kampala e contribuiscono alla cacciata di Amin. 1985: Nyerere consegna la presidenza ad Ali Mwinyi, presidente di Zanzibar e numero due del Ccm, ma rimane segretario del partito fino al 1990.

 

1992: la costituzione è emendata per consentire il multipartitismo; Kambona torna in patria e annuncia la formazione dell’Alleanza democratica per la Tanzania. 1994: massiccio afflusso di profughi rwandesi, in seguito a conflitti interetnici nel paese confinante. 1995: alle prime elezioni presidenziali multipartitiche Benjamin Mpaka, del Cmm, è eletto presidente. 1996, dicembre: il governo espelle 540mila profughi rwandesi. 1998, agosto: attentato terroristico all’ambasciata statunitense a Dar es Salaam, con 11 persone uccise e 80 ferite (in contemporanea a un altro attentato all’ambasciata americana di Nairobi, Kenya). 1999, ottobre: muore Julius Nyerere.

 

2000, ottobre: Mkapa è rieletto con il 72% dei voti; Amani Karume, figlio di Sheikh Abeid Amani Karume, è presidente di Zanzibar. 2001, 26 gennaio: la polizia uccide due persone in Zanzibar in un assalto agli uffici del Fronte civico unito (Cuf); due giorni dopo, altre 31 vittime in Zanzibar e 100 arresti durante una manifestazione contro il governo per aver bandito i comizi degli oppositori; il governo della Tanzania invia truppe sull’isola; marzo: il Ccm e il Cuf formano un comitato incaricato di riportare la calma sull’isola e incoraggiare i rifugiati in Kenya a tornare in patria; aprile: decine di migliaia di oppositori del governo marciano per le vie della capitale commerciale, Dar es Salaam, nella prima grande manifestazione dei partiti di opposizione in decenni; luglio: è inaugurata la miniera d’oro di Bulyanhulu e la Tanzania diventa il terzo maggior produttore africano del prezioso minerale; novembre: i presidenti Mpaka, Daniel arap Moi (Kenya) e Yoweri Museveni (Uganda) varano ad Arusha un parlamento regionale e una corte di giustizia per legiferare su materie di interesse comune (commercio e immigrazione); dicembre: la Gran Bretagna approva una controversa vendita di sistemi di controllo aereo militare alla Tanzania (i critici dicono che è un inutile spreco di denaro).

 

2002, giugno: circa 300 persone muoiono in un disastro ferroviario; agosto: l’opposizione critica il presidente per l’acquisto di un jet presidenziale di 21 milioni di dollari. 2005, marzo-aprile: violenze politiche nella semi-autonoma Zanzibar durante le operazioni di registrazione per le elezioni di fine anno; ottobre: il Ccm, partito al potere, vince le elezioni in Zanzibar, mentre il Cuf parla di brogli e annuncia un illimitato boicottaggio del parlamento; dicembre: Jakaya Kikwete, già ministro degli esteri, candidato unico del Ccm, vince le elezioni presidenziali.

 

2006, giugno: il primo ministro cinese Wen Jiabao, in un tour africano di 7 nazioni, firma accordi con il governo tanzaniano per il rilancio dei settori della sanità, dei trasporti e delle comunicazioni; agosto: la Banca africana per lo sviluppo annuncia la cancellazione di oltre 640 milioni di dollari di debito tanzaniano, impressionata dalla buona gestione delle finanze pubbliche del nuovo governo.

 

2007, gennaio: l’Ufficio britannico contro le frodi visita la Tanzania per indagare sul controverso acquisto del sistema di controllo del traffico aereo nel 2001; un giornale britannico riporta che il colosso armiero britannico BAE Systems ha pagato un intermediario tanzaniano 21 milioni di dollari per vincere l’appalto; luglio: l’ex presidente americano Bill Clinton vara in Tanzania un programma sanitario mirante a rendere le medicine antimalariche disponibili a tutti (programma poi da estendere a tutta l’Africa).

 

2008, gennaio: il governatore della Banca centrale, Daudi Ballali, è licenziato per aver fatto pagamenti “indebiti” (120 milioni di dollari) a ditte locali; febbraio: il presidente Kikwete scioglie il parlamento per uno scandalo finanziario che ha portato alle dimissioni del primo ministro e di altri due ministri.

 

2009, novembre: il partito di opposizione in Zanzibar (Cuf) pone fine al boicottaggio delle sedute parlamentari e si prepara alle elezioni; Tanzania, Rwanda e Burundi firmano un accordo per lo sviluppo di una rete ferroviaria che collegherà le tre nazioni. 2010, luglio: la Tanzania entra a far parte della nuovo Mercato comune dell’Africa Orientale, che mira all’integrazione economica della regione; 31 luglio: referendum in Zanzibar sulla proposta di cambiare la costituzione e di formare un governo di unità; settembre: il presidente Kikwete rivela che la costruzione della superstrada che attraverserà la riserva naturale del Serengeti procederà come fissato, nonostante le critiche degli esperti ambientali; ottobre: Kikwete vince di nuovo le elezioni presidenziali; dicembre: la BAE Systems è multata per il controverso contratto siglato con la Tanzania per una rifornitura di sistemi radar.

 

2011, gennaio: la polizia uccide due persone nel tentativo di disperdere i partecipanti a una manifestazione organizzata per chiedere il rilascio del leader dell’opposizione, arrestato durante un raduno di protesta contro la corruzione nel governo; luglio: la BAE Systems riconosce di aver pagato tangenti di 12 milioni di dollari per la rifornitura dei radar e accetta di dare alla Tanzania un compenso di 40 milioni di dollari.

 

2012, febbraio: 4 ufficiali di polizia sono arrestati perché sospettati di aver ucciso due persone in un “rito stregonesco”; marzo: Statoil e Exxon Mobil scoprono una immensa riserva di gas lungo le coste della Tanzania; i giacimenti sono vicino alla zona di mare antistante il Mozambico, dove depositi di gas ancora più grandi sono in fase di sviluppo da parte di Anadarko ed Eni; aprile: 30.000 persone partecipano ai funerali di Steven Kanumba, il più popolare attore tanzaniano; maggio: il presidente Kikwete licenzia 6 ministri (finanze, energia, turismo, commercio, trasporti e sanità) accusati di corruzione; agosto: la Tanzania conferma che petroliere iraniane hanno usato la bandiera tanzaniana per evadere le sanzioni americane ed europee contro il greggio dell’Iran; gli Usa minacciano sanzioni contro la Tanzania se queste operazioni dovessero continuare; ottobre: la polizia arresta 126 persone dopo attacchi contro cinque chiese a Dar es Salaam per mano di musulmani, inferociti da un ragazzo che avrebbe orinato su una copia del Corano.

 

2013, marzo: il presidente cinese, Xi Jinping, visita la Tanzania nel corso di un suo viaggio africano; maggio: bombe fatte scoppiare in una nuova chiesa cattolica ad Arusha causano due morti e dozzine di feriti; luglio: il presidente americano Obama visita la Tanzania, nel corso del suo primo vero viaggio in Africa e, di fronte alla presenza crescente di Cina, Brasile e India, annuncia un piano di investimenti nella rete elettrica subsahariana e una iniziativa per favorire il commercio con i paesi dell’Africa Orientale; agosto: un rapporto di Human Rights Watch rivela che migliaia di bambini, anche di soli 8 anni, lavorano nelle miniere d’oro del paese in assenza di misure di sicurezza; settembre: l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Acnur) riferisce dell’espulsione nell’ultimo mese di circa 30.000 burundesi dalla Tanzania; dicembre: quattro ministri sono licenziati, accusati di abusi contro i diritti umani nel corso di una campagna contro il contrabbando dell’avorio.

 

2014, aprile: celebrazioni per il 50° anniversario dell’indipendenza; due “stregoni” arrestati per l’omicidio (rituale) di un albino; luglio: 8 feriti per lo scoppio di una bomba in un ristorante ad Arusha; ottobre: 7 persone, ritenute “stregoni”, bruciate vive nella regione di Kigoma (si stima che ogni anno circa 500 persone subiscano questa sorte per lo stesso sospetto).

 

2015, gennaio: per porre fine ai molti attacchi (spesso mortali) contro gli albino, il governo dichiara “fuorilegge” gli “stregoni”; aprile: il referendum sulla nuova costituzione è posposto per ritardi nella registrazione degli aventi diritto al voto; 19 minatori uccisi da un crollo in una miniera di oro nel distretto di Msalala; il presidente Kikwete dichiara: «Non vedo l’ora di cedere il comando; due mandati bastano e avanzano» (le elezioni parlamentari e presidenziali si terranno il 25 ottobre); violenti scontri tra polizia e dimostranti contro il presidente; maggio: 70.000 burundesi, fuggiti alle violente nel loro paese, si rifugiano in Tanzania; nei campi profughi scoppiano numerosi casi di colera; giugno: le Nazioni Unite stanziano 15 milioni di dollari per primi aiuti urgenti ai profughi burundesi rifugiati in Rwanda e in Tanzania; novembre: John Magufuli, già ministro dei lavori, vince le elezioni presidenziali, con largo margine sull’ex primo ministro Edward Lomassa.

 

2016, aprile: Tanzania e Uganda si accordano di dare inizio al primo grande oleodotto dell’Africa Orientale.

 

2017, febbraio: il governo chiude 40 cliniche incaricate di distribuire farmaci antiretrovirali, accusandole di promuovere l’omosessualità; marzo: il vice ministro della sanità, Hamisi Kigwangalla, dichiara: «La guerra contro la promozione e la normalizzazione dell’omosessualità in Tanzania è reale»; settembre: Tundu Lissu, leader politico dell’opposizione, viene colpito da otto pallottole in un attacco davanti alla propria casa; portato d’urgenza all’ospedale di Nariobi (Kenya), accusa il presidente Magufuli di aver cercato di eliminarlo; Mwanahalisi è il secondo giornale chiuso dal nuovo governo; gruppi per i diritti umani dicono che la libertà di stampa è sotto crescente minaccia; ottobre: la polizia arresta un gruppo di avvocati stranieri, radunati in un convegno per discutere se sfidare la decisione del governo di limitare la distribuzione dei farmaci antiretrovirali, ritenuti “fattore promotore dell’omosessualità”: dicembre: il presidente sospende la possibilità che navi straniere navighino sotto la bandiera tanzaniana.

 

2018, gennaio: il governo sospende la concezione della cittadinanza ad alcuni rifugiati burundesi; febbraio: il presidente Magufuli annuncia che la Tanzania si ritira dalla “Strategia comprensiva di risposta alla crisi dei rifugiati” dell’Alto Alto commissariato delle Nazioni Unitei, «per ragioni di sicurezza e per mancanza di fondi»; per decenni la Tanzania è stata considerata un “porto sicuro” per centinaia di migliaia di rifugiati, in particolare dal Rwanda, Burundi e RD Congo.

 

(Aggiornato al 3 marzo 2018)

Nome ufficiale: Repubblica Unita di Tanzania
Superficie: 947.300 km2
Capitale: Dodoma; città principale: Dar es Salaam (5,1 milioni di ab.)
Lingue: kiswahili (ufficiale; in Zanzibar il termine per kiswahili è kiunguja), inglese (lingua principale per commercio, amministrazione e scuole superiori), arabo (specie in Zanzibar) e circa 120 lingue locali
Sistema politico: Repubblica presidenziale federale
Indipendenza: Tanganyika, 9 dicembre 1961 (dal Regno Unito); Zanzibar, 19 dicembre 1963 (dal Regno Unito); 26 aprile 1964 (unione in un solo stato, Tanzania)
Capo di stato e di governo: John Magufuli (dal 5 novembre 20015); capo del governo di Zanzibar: Ali Mohamed Shein (eletto il 31 ottobre 2010)

Primo ministro: Kassim Majaliwa Majaliwa (dal 20 novembre 2015), gestisce le funzioni ordinarie del governo)

Religioni: sulla terra ferma, cristiani (30%), musulmani (35%), seguaci delle religioni tradizionali 35%; a Zanzibar, musulmani (oltre il 99%)

 


Popolazione

Abitanti: 53.950.000 (stime luglio 2017)
Gruppi etnici: sulla terra ferma, oltre 130 gruppi etnici di origine africana, tra cui gruppi bantu (sukuma, nyamwezi, makonde, haya, chagga... per il 95%), luo, nilo-camiti (maasai) (3%), e piccoli gruppi di cusciti (1%); in Zanzibar e Pemba, gruppi di origine africana e araba, meticci, asiatici ed europei (1%)
Crescita demografica annua: 2,75% (stime 2017)
Tasso di fertilità: 4,77 figli per donna
Popolazione urbana: 33% (2017)
Mortalità infantile (sotto i 5 anni): 48,7/1.000
Speranza di vita: 62,6 anni
Analfabetismo (sopra i 15 anni): 22,1%
Prevalenza Hiv: 4,7% (stime 2016)
Accesso a servizi sanitari adeguati: 15,6%
Accesso all’acqua potabile: 55,6%

 


Economia

42% della popolazione vive con meno di 1,25 dollari al giorno

Indice di sviluppo umano: 0,531 (151° su 188 paesi)
Prodotto interno lordo: 51,61 miliardi di dollari (162,8 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo: 956 dollari (3.300 dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Crescita economica annua: 6,5% (stime 2017)
Inflazione
: 5,4% (2017)
Risorse naturali: risorse idroelettriche, stagno, fosfati, minerali di ferro, carbone, diamanti, tanzaniti, gemme, oro, gas naturale, nichel
Prodotti agricoli: caffè, sisal, tè, cotone, piretro, mandorle di anacardio, tabacco, chiodi di garofano, grano, mais, cassava, banane, frutta, ortaggi; bovini e caprini
Esportazioni: oro, minerali e pietre preziose, caffè, mandorle di anacardio, prodotti manifatturieri, cotone (5,19 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni: beni di consumo, macchinari, mezzi di trasporto, materiali industriali grezzi, petrolio (8,61 miliardi di dollari nel 2017)
Debito estero: 15,88 miliardi di dollari (fine 2017)

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