Tunisia

12° sec. a.C.: i fenici stabiliscono una serie di porti lungo la costa nordafricana. 814 a.C.: fondazione di Cartagine. 264-146 a.C.: tre guerre contro Roma terminano con la distruzione di Cartagine; dominazione romana. 439: invasione dei vandali; costruzioni romane e oggetti artistici distrutti. 533: i bizantini sottomettono i vandali. 647-698: avanzata arabo-islamica dall’Egitto. 698: l’Esarcato bizantino d’Africa soccombe all’avanzata islamica. 800-909: l’islam si diffonde; dinastia degli aghlabidi. 909-1159: dinastie dei fatimidi e degli ziridi; 921: Mahdia diventa la capitale. 1159-1230: gli almohadi uniscono i paesi del Maghreb e dell’Andalusia musulmana. 1236: gli hafsidi si dichiarano indipendenti e fondano a Tunisi una nuova dinastia che regnerà fino al 1574, quando la Tunisia è annessa all’impero ottomano, anche se con un alto grado di autonomia. 1705: fondazione della dinastia degli husseiniti.

 

1881: truppe francesi occupano Tunisi; la Francia controlla gli affari esteri ed economici. 1883: la Tunisia è protettorato francese. 1920: nasce la prima organizzazione politica di massa, il Partito Destur (“Costituzione”). 1934: l’avvocato Habib Bourguiba rompe con il Partito Destur e forma il Partito Neo-Destur, più militante e socialisteggiante.

 

1942: arrivano le truppe tedesche per resistere alle forze alleate in Algeria. 1943: le forze alleate scacciano quelle italiane e tedesche.

 

Indipendenza

1956, 20 marzo: indipendenza; ritorna il sovrano ereditario; Bourguiba è primo ministro. 1957: abolizione della monarchia e proclamazione della repubblica tunisina; luglio: Bourguiba è presidente.1959, giugno: prima costituzione della repubblica tunisina. 1961: la Tunisia chiede alle forze francesi di abbandonare la base di Biserta; scontri armati. 1963, ottobre: le truppe francesi abbandonano Biserta.

 

1964: il Partito Neo-Nestur diventa Partito socialista Destur (Psd) ed è partito unico. 1972: Bourguiba è presidente a vita. 1978, gennaio: sciopero generale e sommosse popolari.

 

1980: il primo ministro Mohamed Mzali avvia un processo di apertura politica. 1981: prime elezioni parlamentari multipartitiche; il Psd stravince (94% dei voti e la totalità dei seggi). 1982: Tunisi accoglie la sede ufficiale dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp).

 

1985: aerei israeliani attaccano il quartiere generale dell’Olp (60 vittime), in risposta a all’uccisione di 3 turisti israeliani a Cipro da parte dell’Olp. 1987, novembre: il primo ministro, colonnello (subito dopo, generale) Zine El-Abidine Ben Ali, succede a Bourguiba, dichiarato mentalmente inadatto a governare; il Psd diventa Raggruppamento costituzionale democratico (Rcd). 1989, aprile: elezioni legislative e presidenziali; Ben Ali vince lo scrutinio presidenziale; dopo una fase di apertura all’islamismo, il presidente inizia a reprimere il movimento Hezb Ennahda e altri gruppi di opposizione.

 

1991: sono proibiti i partiti di ispirazione religiosa; mobilitazione popolare e inasprimento della legislazione repressiva. 1993: una nuova legge limita le libertà fondamentali. 1994, marzo: elezioni legislative e presidenziali; rielezione di Ben Ali (99% dei voti); il partito di governo ottiene l’88% dei seggi in parlamento e l’opposizione accede al parlamento per la prima volta; il presidente prosegue la sua politica di liberalizzazione economica, ma mantiene il “pugno di ferro” sul piano politico.

 

1999, ottobre: alle prime elezioni multipartitiche Ben Ali è rieletto per un terzo mandato (99,4% dei voti); l’opposizione ottiene il 20% dei 182 seggi alla camera dei deputati; liberazione di circa 600 prigionieri politici. 2000, aprile: muore l’ex presidente Bourguiba. 2002, aprile: attentato terroristico nella sinagoga di Ghriba, sull’isola di Djerba (19 vittime, di cui 11 turisti tedeschi); il portavoce di Al-Qaida ne rivendica la responsabilità; maggio: Ben Ali vince un referendum costituzionale che gli apre la strada a un quarto mandato presidenziale; settembre: il leader del Partito dei lavoratori comunisti, Hamma Hammami, in prigione con l’accusa di far parte in una organizzazione illegale e di aver fomentato la ribellione, è liberato per motivi di salute.

 

2004, ottobre: Ben Ali è rieletto per la quarta volta presidente (94% dei voti) tra denunce di brogli. 2005, luglio: il parlamento crea una seconda camera (la Camera dei consiglieri), dominata dal partito di governo; novembre: la Tunisia ospita il Vertice mondiale sulla società dell’informazione; Amnesty International dichiara che la continua repressione dei diritti umani da parte del governo tunisino è una presa in giro del vertice; le autorità negano che la polizia abbia molestato giornalisti e altri delegati.

 

2006, ottobre: le autorità varano una campagna contro il velo tradizionale (perché spesso sfoggiato come sfida politica); la Tunisia chiude la sua ambasciata in Qatar come protesta contro il canale televisivo Al-Jazira, colpevole di aver mandato in onda un servizio in cui il dissidente tunisino Moncef Marzouki invitava la popolazione alla «pacifica resistenza al governo»; dicembre: il Partito democratico progressista, principale formazione di opposizione, elegge come proprio leader May Eljeribi (è la prima volta nella storia del paese che una donna assurge a una carica tanto importante).

 

2007, gennaio: militanti islamisti e forze di sicurezza si scontrano a Tunisi (12 morti); il ministro degli interni, Rafik Belhadj Kacem, dice che i militanti salafiti sono venuti dall’Algeria; novembre: Ben Alì festeggia il ventennio al potere come “padre padrone” della Tunisia e annuncia future riforme, tra cui il voto a 18 anni e l’introduzione delle “quote rosa” (30%) nelle liste elettorali.

 

2009, febbraio: una corte francese condanna un tedesco convertito all’islam a 18 anni di carcere per l’attacco alla sinagoga di Djerba (2002); Walid Nouar, il fratello del suicida-kamikaze, è condannato a 12 anni per aver partecipato all’attacco; luglio: la polizia accusa 9 uomini, tra cui due ufficiali dell’aeronautica, di aver complottato l’uccisione di soldati statunitensi durante un’esercitazione militare congiunta; ottobre: il presidente Ben Ali vince le elezioni presidenziali (quinto mandato); il Raggruppamento costituzionale democratico si assicura la maggioranza in parlamento; novembre: il giornalista Taoufik Ben Brik, da 20 anni la penna più affilata della Tunisia, è condannato a sei mesi di carcere «per assalto», ma gruppi per i diritti umani dicono che si tratta di un caso costruito ad arte per incastrarlo; forti proteste in tutto il paese contro la disoccupazione e le restrizioni politiche.

 

La Primavera araba

2010, luglio: la corte d’appello riconferma la condanna già inferta al giornalista Fahem Boukadous, colpevole di aver scritto sulle proteste popolari contro il governo; dicembre: proteste in tutto il paese contro la disoccupazione e le restrizioni politiche; è l’inizio della cosiddetta “Primavera araba”; la scintilla è stato il suicidio del 26enne tunisino Mohammed Bouazizi, nella cittadina di Sidi Bouaziz; in seguito alla sua morte, avvenuta dopo 18 giorni di agonia, scoppiano proteste in tutto il paese.

 

2011, gennaio: proseguono le proteste (50 dimostranti uccisi dalla polizia nel tentativo di sedare le rivolte); il presidente Ben Ali va in esilio in Arabia Saudita; il parlamento delega i poteri legislativi a Fouad Mebazaa, già presidente della camera, ora presidente ad interim; continuano le dimostrazioni popolari; 31 gennaio: Rachid Ghannouchi, fondatore del partito islamista Ennahda, torna in patria dopo due decenni di esilio; febbraio: il primo ministro Mohammed Ghannouchi annuncia un governo di unità nazionale ad interim, che solo in parte soddisfa i manifestanti; perdurano le manifestazioni; la popolazione chiede un netto taglio con il passato e Ghannouchi si dimette; Mebazaa incarica Beji Caid Essebsi di formare un nuovo governo provvisorio; marzo: il nuovo governo ad interim entra in carica; a fine mese, il presidente silura il nuovo ministro degli esteri, Farhat Rajhi; il Raggruppamento per la democrazia costituzionale, il partito del presidente scacciato, è dissolto per ordine di una corte; aprile: truppe libiche attraversano il confine con la Tunisia all’inseguimento di ribelli; migliaia di tunisini sbarcano a Lampedusa; maggio: nuove manifestazioni di protesta; viene imposto il coprifuoco; giugno: l’ex presidente Ben Ali e la moglie Leila sono processati in absentia per furto e condannati a 35 anni di detenzione; ottobre: alle elezioni parlamentari, vince il partito islamista Ennahda, senza ottenere la maggioranza sperata (89 su 217 seggi); tra le 49 donne elette, 42 sono esponenti di Ennahda; il partito forma una coalizione con due partiti non religiosi (l’Ettakatol e il Congresso per la Repubblica–Cpr); novembre: l’Assemblea nazionale, uscita dalle elezioni di ottobre e incaricata di redigere la nuova costituzione, si riunisce per la prima volta; Hamadi Jebali, segretario generale dell’Annahda, definisce il nuovo governo come «il sesto Califfato islamico», provocando l’immediata uscita dalla coalizione governativa dell’Ettakatol (vi ritornerà dopo aver ricevuto la promessa di importanti incarichi governativi); 18 novembre: Jebali è primo ministro del governo di colazione, Moncef Marzouki (del Cpr) è nominato presidente, e Mustafa Ben Jaafar (dell’Ettakatol) è presidente dell’assemblea nazionale; dicembre: l’attivista di Human Rights Watch, Moncef Marzouki, è eletto presidente dall’Assemblea costituente, che lo nomina presidente del paese; il leader di Ennahda, Hamadi Jebali, giura come primo ministro.

 

2012, 20 marzo: nel 56° anniversario dell’indipendenza, migliaia di persone marciano a Tunisi per chiedere uno ‘stato civile’; 25 marzo: migliaia di musulmani marciano nella capitale per chiedere uno ‘stato islamico’, ma Ennahda promette che la shari’a non sarà codificata nella nuova costituzione; maggio: arrestati dalla polizia di frontiera Omar El-Haddouchi e Hassan Kettani (due salafiti perdonati da Mohamed VI del Marocco dopo anni di reclusione per aver orchestrato attacchi a Casablanca nel maggio 2003), entrati in Tunisia per “tenervi sermoni” (i salafiti, esclusi dalle elezioni dell’ottobre 2011, hanno ottenuto di formare un partito, il Fronte riformista); centinaia di estremisti salafiti si scontrano con le forze di sicurezza, assaltano una caserma di polizia a Jendouba e attaccano bar e hotel dove si vendono alcolici; giugno: l’ex presidente Ben Ali è condannato all’ergastolo per aver ordinato l’uccisione di dimostranti durante la “rivoluzione del 2011”; l’Arabia Saudita, il paese che l’ha ospitato, si rifiuta di estradarlo; il governo impone il coprifuoco notturno in 8 aree dopo che gli islamisti hanno attaccato una mostra di arte; luglio: manipoli di integralisti islamici pattugliano le spiagge picchiando le donne in bikini; agosto: a Tunisi migliaia di persone protestano contro alcune misure che riducono i diritti delle donne, varate dal governo guidato da islamisti; la bozza delle nuova costituzione parla di donne come «complementari agli uomini», mentre la costituzione del 1956 garantiva la piena uguaglianza tra i sessi.

 

2013, febbraio: il primo ministro Jebali si dimette dopo che il suo partito islamista, Ennadha, ha rigettato la sua proposta di un governo di tecnocrati, in seguito all’uccisione di un leader anti-islamista, Chokri Belaid, che ha provocato violente proteste; il nuovo primo ministro è Ali Laareydh; Ennahda rigetta l’accusa di complicità nell’uccisione di Belaid; maggio: almeno una persona rimane uccisa durante gli scontri tra la polizia e i salafiti del gruppo Ansar al-Shari?a, a Ettandhamen, sobborgo di Tunisi; scontri anche a Kairouan, dove il governo ha impedito un raduno di Ansar al-Shari?a per ragioni di sicurezza; 25 luglio: Mohamed Brahmi, 57 anni, deputato dell’Assemblea costituente, già leader del Movimento del Popolo e da poche settimane coordinatore generale del nuovo partito, Corrente Popolare, è raggiunto da una raffica di colpi di arma da fuoco davanti alla sua abitazione, esattamente nello stesso modo in cui il 6 febbraio è stato colpito a morte Chokri Belaid; migliaia di persone scendono in strada a Tunisi per protestare contro l’assassinio; la principale organizzazione sindacale tunisina, Ugtt, convoca uno sciopero generale per protestare contro l’omicidio; 8 soldati sono uccisi presso il confine con l’Algeria in un apparente attacco terroristico; 28 agosto: il partito di ispirazione salafita Ansar al-Shari?a è classificato dal governo come «organizzazione terroristica», perché ritenuto responsabile dell’omicidio di due deputati dell’opposizione; ottobre: Ennahda consegna il governo a un governo di transizione, composto da figure indipendenti, che ha il compito di organizzare le elezioni nel 2014; 14 dicembre: Ennahda e l’opposizione secolarista si accordano sulla nomina a capo del governo di transizione di Mehdi Jomaa, tecnocrate, già ministro dell’industria.

 

2014, gennaio: il parlamento approva la prima costituzione dopo l’estromissione di Ben Ali nel 2011; il primo ministro designato, Jomaa, forma un governo di indipendenti e tecnocrati, destinato a governare fino alle nuove elezioni; febbraio: il governo dichiara che il sospettato assassino di Chokri Belaid è stato ucciso in una operazione anti-terroristica; marzo: il presidente Marzouki toglie la stato di emergenza imposto nel 2011; maggio: il governo provvisorio approva una nuova legge elettorale; ottobre: la formazione Nidaa Tounes, che riunisce laici, sindacalisti, liberali e alcuni esponenti dell’era di Ben Ali, vince la maggioranza dei seggi in parlamento, superando Ennahda; novembre: al primo turno delle elezioni presidenziali, il candidato della Nidaa Tournes, Deji Caid Essebsi, 88 anni, laico, già premier per alcuni mesi nel 2011, dopo la caduta di Ben Ali, ottiene il 39,5% dei voti, contro il 33,4% di Marzouki; dicembre: Essebsi vince il secondo turno con il 55,7% dei voti, ed è presidente.

 

2015, 14 gennaio: Essebsi assume la carica, dopo aver formato il governo; 27 gennaio: Habib Essid è nominato primo ministro; marzo: un gruppo estremista, legato allo Stato Islamico, rivendica la responsabilità di un attacco al Museo nazionale del Bardo a Tunisi [24 vittime, di cui 21 turisti stranieri (4 italiani)]; giugno: tre uomini armati, militanti dello Stato Islamico, uccidono 38 persone, per lo più turisti, su una spiaggia di Sousse; il governo chiude le moschee degli estremisti; ottobre: il cosiddetto “Quartetto per il dialogo nazionale” (formato da quattro organizzazioni della società civile: il sindacato generale dei lavoratori–Ugtt, il sindacato patronale Utica, l’Ordine degli avvocati e la Lega Tunisina per i Diritti Umani) riceve il premio Nobel per la Pace; motivazione: “Per aver cercato di costruire un dialogo democratico nel Paese dopo la rivoluzione dei gelsomini del 2011”; novembre: nella capitale una bomba distrugge un autobus con un gruppo di guardie presidenziali a bordo: 12 morti e 17 feriti; il governo dichiara lo stato di emergenza.

 

2016, agosto: Youssef Chahed è il nuovo primo ministro; settembre: l’Eni ha ripreso con successo l’attività esplorativa nell’interno della Tunisia, nel deserto del Sahara a circa 700 chilometri a sud di Tunisi.

 

2017, aprile: dimostrazioni contro la proposta di legge per una “riconciliazione economica”, che concederebbe l’amnistia a commercianti e ufficiali pubblici accusati di corruzione sotto il vecchio regime; maggio-giugno: proteste popolari, all’insegna di “winou el petrol?” (‘dov’è il petrolio?’), chiedono che i proventi del petrolio dei giacimenti del sud della Tunisia sia usato per creare una forma di reddito di cittadinanza, ridistribuendone la ricchezza fra i disoccupati; centinaia di giovani organizzano sit-in per chiedere misure concrete per l’occupazione e maggiori fondi per lo sviluppo regionale; i dimostranti giungono a chiudere le valvole che consentono il deflusso del greggio negli oleodotti; 10 maggio: il presidente Beji Caid Essebsi dispone che la difesa delle installazioni petrolifere meridionali sia affidata all’esercito per salvaguardare la produzione; ottobre: cresce il malcontento nella nazione; il villaggio di Bir El Hafey (nel governatorato di Sidi Bouzid) indice uno sciopero generale per protestare contro la morte di oltre quaranta giovani migranti tunisini, la cui imbarcazione è stata affondata da una nave militare tunisina in circostanze poco chiare; novembre: a Sejnane, si suicida dandosi fuoco Radhia Merchegui, madre di cinque figli, cui sono stati sospesi gli aiuti sociali familiari.

 

2018, gennaio: un 29enne si suicida per protesta in un villaggio alla frontiera algerina di Sakiet Sidi Youssef; sette anni dopo la rivoluzione che ha defenestrato Ben Ali e iniziato la “Primavera araba”, i tunisini sono di nuovo per le strade per chiedere un cambio, e le autorità rispondono con mano pesante; le proteste, prevalentemente giovanili, contro il carovita e la marginalizzazione delle classi popolari si scontrano con la dura repressione poliziesca ricorrendo a sassaiole, blocchi stradali, pneumatici bruciati ed espropri collettivi di beni pubblici e privati; inizio febbraio: il presidente francese Macron, in visita in Tunisia per il primo Forum economico tunisino-francese (con 1.100 imprenditori di entrambe le sponde), promette 500 milioni di euro in aiuti e progetti di sviluppo mirati ai giovani, compresa un’università franco-tunisina sul modello di quelle americane sparse nel mondo arabo; per contro, a Tunisi, il leader francese incontra la protesta degli insegnanti francesi, in sciopero contro i tagli di bilancio inferti da Parigi alle scuole francesi all’estero; 2 marzo: la Tunisia è stata eletta capitale delle donne arabe per il 2018/2019 durante un incontro della Commissione delle donne arabe intitolato “Women for Safe Societies in the Arab Region”, tenutosi il 2 marzo a Gammarth; alla riunione hanno partecipato undici ministri per gli Affari femminili e rappresentanti di varie organizzazioni per l’emancipazione e i diritti delle donne; 6 marzo: le autorità annunciano il prolungamento dello stato di emergenza per altri sette mesi (la misura è in vigore dal novembre 2015); aprile: sciopero degli insegnanti per protestare contro i mancanti investimenti nel settore dell’educazione; maggio: alle prime elezioni municipali dal 2011, Ennadha batte tutti gli avversari, senza però ottenere la maggioranza assoluta in molti municipi; luglio: il parlamento passa una legge contro “l’arricchimento illegale”, obbligando ufficiali, banchieri, giudici, agenti della sicurezza, giornalisti e sindacalisti a dichiarare le proprie ricchezze; novembre: 650.000 dipendenti pubblici inscenano uno sciopero di protesta contro la crescente inflazione e il rifiuto del governo di aumentare i salari; dicembre: sul modello dei Gilet gialli francesi nasce in Tunisia il movimento dei Gilet rossi; ad annunciarlo è lo stesso movimento sulla propria pagina Facebook, rivendicando per i giovani «dignità e diritto a una vita degna» e denunciando la visione sfuocata dell’attuale classe politica e il divario esistente tra essa e il popolo tunisino; durante una conferenza stampa, il giorno 14, il gruppo presenta 22 richieste, tra cui l’incremento del salario minimo, maggiori opportunità di lavoro, migliori infrastrutture, riforme nei settori dell’educazione, sanità e trasporti; 24 dicembre: Abderrazak Zorgui, un giornalista di 32 anni, si dà fuoco nella città di Kasserine per denunciare la mancanza di lavoro e le disperate condizioni economiche di molti tunisini (si calcola che, dal 2011, oltre 300 persone si siano date fuoco in segno di protesta).

 

2019, 30 gennaio: il presidente Beji Caid Essebsi accusa il primo ministro Youssef Chahed di mirare al potere attraverso un accordo segreto con Ennahda, il partito islamisa; Essebsi, 92enne, dichiara di non volersi ricandidare; febbraio: un pescatore tunisino è ucciso dalle forze algerine perché sorpreso a pescare in acque territoriali algerine; dopo mesi di sciopero, migliaia di insegnanti scendono nelle strade di Tunisi per chiedere le dimissioni del ministro dell’educazione; 9 febbraio: 7 jihadisti sono condannati da una corte di Tunisi per gli attentati del 2015; 17 febbraio: miliziani libici rapiscono un gruppo di lavoratori tunisini presso Tripoli e chiedono il rilascio di un camerata trattenuto in Tunisia; 10 giugno: il capitano di una nave egiziana, che ha preso a bordo 75 migranti dalla Libia, chiede alle autorità tunisine di poter attraccare a un porto tunisino (da 10 giorni attende il via libera); 27 giugno: a Tunisi due attentatori suicidi si fanno esplodere, uccidendo un poliziotto e ferendo almeno otto persone; il presidente è ricoverato in ospedale «per un grave malore», ma le autorità rivelano che si sta riprendendo velocemente; inizio luglio: politici e social media si pongono domande sullo stato di salute del presidente, temendo che una sua assenza prolungata potrebbe compromettere la stabilità politica del paese; un barcone con 86 migranti si capovolge poco lontano dalle coste tunisine (si teme che molti siano annegati); il primo ministro Youssef Chahed proibisce il niqab (velo che copre il volto della donna) negli uffici governativi per ragioni di sicurezza; .25 luglio: dopo un nuovo ricovero ospedaliero, il presidente Essebsi muore; Mohamed Ennaceur, presidente del parlamento dal 4 dicembre 2014, giura come presidente ad interim.

 

Aggiornato al 26 luglio 2019 

Nome ufficiale: Repubblica di Tunisia
Superficie: 163.610 km2
Capitale: Tunisi (2.290.000 abitanti)
Lingue: arabo (ufficiale), francese (nel commercio), berbero (tamazight)
Sistema politico: repubblica presidenziale
Indipendenza: 20 marzo 1956 (dalla Francia)
Capo dello stato: Mohamed Ennaceur, presidente ad interim (dal 25 luglio 2919), dopo la morte di Beji Caid Essebsi (al potere dal 31 dicembre 2014)
Primo ministro: Youssef Chahed (dal 27 agosto 2016)
Religioni: musulmani (98%), cristiani (1%), ebrei e altri (1%)

 

 

Popolazione

 

Abitanti: 11.788.000 (stime luglio 2019)

Gruppi etnici: arabi (97,8%), berberi (1,7%), europei, ebrei e altri (0,5%)
Crescita demografica: 0,95% (stime 2018)
Tasso di fertilità: 2,17 figli per donna (2018)
Popolazione urbana: 68,9% (2018)
Mortalità infantile (sotto i 5 anni): 13,6/1.000
Speranza di vita: 75,9 anni
Analfabetismo (sopra i 15 anni): 18,2%
Prevalenza Hiv: 0,1% (stime 2017)
Accesso ai servizi sanitari: 91,6%
Accesso all’acqua potabile: 97,7%

 

 

Economia

15,5% della popolazione vive sotto la soglia nazionale di povertà

Indice di sviluppo umano: 0,735 (95° su 189 paesi)

Prodotto interno lordo: 39,96 miliardi di dollari (137,7 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite: 3.470 dollari (11.900 a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Crescita economica: 2% (stime 2017)
Inflazione:5,3% (stime 2017)
Disoccupazione: 15,5%; tra i giovani: 34,7% (2017)
Risorse naturali: petrolio, fosfati, minerali ferrosi, piombo, zinco, sale
Prodotti agricoli: olive e olio d’oliva, grano, pomodori, barbabietole da zucchero, agrumi, datteri, mandorle; carne, prodotti caseari
Esportazioni: capi di vestiario, prodotti tessili semi-lavorati, prodotti agricoli, prodotti meccanici, prodotti chimici, prodotti elettrici, fosfati, idrocarburi (13,82 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni: tessili, macchinari, idrocarburi, prodotti chimici, cibo (19,09 miliardi di dollari nel 2917)

Debito pubblico: 70,3% del Pil (stime 2017)
Debito estero: 30,19 miliardi di dollari (fine 2017)

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Tunisia: Morti 82 migranti partiti dalla Libia su un barcone

Tunisia / Libia / Migranti E’ salito a 59 il numero delle vittime accertate del naufragio di una barca carica di migranti africani affondata il...

GR AFRICA – Martedì 9 luglio 2019

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Tunisia: Vietato l’uso del niqab negli uffici governativi

Tunisia Il primo ministro tunisino Youssef Chahed ha vietato venerdì l’uso del niqab negli uffici governativi per motivi di sicurezza dopo gli attacchi terroristici del...