Uganda

13° sec.: i Bacwezi (antenati degli attuali tutsi-bahima) giungono dal nord e assoggettano gli altri gruppi bantu. 1500: iniziano le dinastie Bito dei regni Buganda, Bunyoro, Busoga e Ankole. 1700-1800: il Buganda si espande, a spese del Bunyoro, fino a controllare il territorio tra il Nilo Vittoria e il fiume Kagera.1842: arrivo dei primi commercianti arabi, che scambiano armi, vestiti e perline con avorio e schiavi dal Buganda. 1862: l’esploratore britannico John Hanning Speke (scopritore delle sorgenti del Nilo) è il primo europeo a visitare il Buganda. 1875: il gallese Henry Stanley, ricevuto a corte, lancia un appello al mondo occidentale perché invii missionari.

 

Influenza britannica

1877: arrivano i primi membri della Società missionaria britannica, ricevuti a corte da re Mutesa I. 1879: giungono i primi missionari cattolici (francesi, dell’istituto dei Missionari d’Africa, o “Padri bianchi”, del card. Lavigerie). 1880: rivalità tre missionari protestanti (britannici) e cattolici (francesi) degenerano in una scandalosa “guerra di religione”. 1884: Mutesa I muore e gli succede il figlio Mwanga II; sembra che il nuovo re apprenda la pratica dell’omosessualità dai commercianti arabi e si senta profondamente offeso quando gli 800 paggi di corte si rifiutano di prestarsi alla nuova pratica. 1885-7: Mutesa II, che ha totale autorità sulla vita dei sudditi, comincia a uccidere alcuni suoi paggi: 22 cattolici (saranno canonizzati da Paolo VI nell’ottobre 1964), 23 anglicani e oltre 60 arabi.

 

1888: nasce la Compagnia commerciale imperiale britannica dell’Africa dell’Est. 1890: la Gran Bretagna e la Germania firmano un trattato che concede alla prima i diritti sul territorio che diventerà l’Uganda. 1892: Frederick Lugard, agente dell’Imperiale compagnia britannica dell’Africa dell’Est, estende il controllo sul sud del paese e aiuta i missionari protestanti a prevalere sulla controparte cattolica nel regno del Buganda. 1894: l’Uganda è protettorato britannico. 1900: è concessa l’autonomia al regno del Buganda, trasformato in una monarchia costituzionale controllata da capi protestanti. 1902: la provincia orientale dell’Uganda viene trasferita alla colonia del Kenya.

 

1904: inizia la coltivazione del cotone destinato alla commercializzazione. 1921: concesso al protettorato un Consiglio legislativo, ma il suo primo membro nero sarà ammesso solo nel 1945. 1953: il re Mutesa II, che reclama l’indipendenza per il Buganda, è deportato in Gran Bretagna. 1955: Mutesa II torna in patria. 1958: è concesso l’autogoverno al protettorato (l’Uganda non è mai stata completamente “colonizzata”, in quanto i non-africani non hanno mai avuto la possibilità di avere proprietà). 1961: rinnovato il Consiglio legislativo.

 

1962, 9 ottobre: concessa l’indipendenza, con Milton Obote (leader del Congresso popolare d’Uganda-Upc, a prevalenza protestante, schierato contro il Partito democratico, cattolico e guidato dall’avvocato Benedicto Kiwanuka) come primo ministro; il regno del Buganda gode di considerevole autonomia.

 

1963: l’Uganda diventa repubblica, con re Mutesa II come presidente “non esecutivo” e Milton Obote primo ministro. 1966: dietro ordine di Obote, il capo di stato maggiore, Idi Amin, attacca il palazzo reale e la monarchia ganda è abolita; Obote si auto-promuove presidente. 1967: Obote riscrive la costituzione, concentrando il potere su di sé e abolendo tutti i regni precoloniali nella parte meridionale e occidentale del paese.

 

Idi Amin Dada

1971: un colpo di stato orchestrato da Idi Amin Dada defenestra Obote; inizia un periodo di terrore. 1972: espulsione di 60mila asiatici; crisi economica; settembre: ugandesi esiliati in Tanzania, pro-Obote, guidati dal gen. David Oyite-Ojok e dall’ufficiale Yoweri Museveni, tentano di invadere l’Uganda. 1972-73: scontri armati sul confine Uganda-Tanzania. 1976-77: le truppe di Amin (che si è proclamato presidente a vita) massacrano lango e acholi, colpevoli di avere appoggiato Obote; Amin reclama alcuni territori del Kenya. 1978: le truppe ugandesi invadono la regione tanzaniana del Kagera, con lo scopo di annetterla all’Uganda.

 

1979, aprile: il Fronte nazionale di liberazione dell’Uganda (Unlf), ancora guidato da Oyite-Ojok e Museveni, e l’esercito tanzaniano invadono l’Uganda e costringono Amin alla fuga; Yusuf Lule è installato alla presidenza del paese, ma, dopo due mesi, è sostituito con Godfrey Binaisa; il paese è nella più totale anarchia. 1980, maggio: Binaisa è destituito da un colpo di stato guidato da Oyite-Ojok, che crea una Commissione militare, capeggiata da Paulo Muwanga; Museveni è il numero due; le elezioni sono vinte da Obote e dall’Upc; Obote diventa presidente; gli asiatici espulsi da Amin sono autorizzati a tornare in Uganda.

 

1981-5: guerra civile tra forze governative (per lo più acholi e lango) e l’Esercito di resistenza nazionale (Nra) di Museveni (centinaia di migliaia di morti; molti bambini usati come soldati). 1985, luglio: il gen. Basilio Okello (acholi) occupa Kampala e mette in fuga Obote; il gen. Tito Okello è nominato presidente; settembre: colloqui di pace a Nairobi (Kenya) tra Museveni e Tito Okello; dicembre: firma dell’accordo di pace. 1986, gennaio: l’Nra occupa Kampala e Museveni si proclama presidente; nasce il Movimento di resistenza nazionale (Nrm); l’Nra diventa Forze di difesa del popolo ugandese (Updf); continua l’attività di numerosi gruppi ribelli nel nord, est e ovest. 1987, gennaio e febbraio: presunti tentativi di colpo di stato e arresto di numerose personalità legate all’Upc; non mancano alcuni assassini eccellenti; nel nord, la “profetessa” Alice Lakwena intensifica la guerriglia, ma è sconfitta e fugge in Kenya; le subentra il nipote Joseph Kony, alla testa dell’Esercito di Salvezza del Signore (Lra).

 

1988: continua l’opposizione a Museveni; aprile: il governo annuncia la resa di 30mila ribelli; c’è un tentativo di ammutinamento di una fazione delle Updf e 700 ufficiali sono imprigionati. 1989: si tengono le elezioni del Consiglio nazionale rivoluzionario (Nrc), che approva la bozza di costituzione presentata dall’Nrm; il mandato del governo è esteso di 5 anni; sono vietati i partiti. 1990, febbraio: Moses Ali, leader del Fronte nazionale di resistenza dell’Uganda (Unrf) e ministro della cultura, il solo leader rimasto dei vari gruppi che hanno accettato di partecipare al governo del 1986, è accusato di tentato colpo di stato e arrestato. 1991: arresto di Daniel Omara Atubo, ministro degli esteri, e di altri due membri dell’Nrc, accusati di complotto; s’intensifica l’anti-guerriglia nel nord; Amnesty International accusa l’esercito di atrocità contro i civili. 1992, dicembre: la Commissione costituzionale raccomanda il prolungamento della “democrazia senza partiti” voluta da Museveni.

 

1993: Museveni restaura le monarchie ugandesi, inclusa quella del regno del Buganda, ma con sole funzioni cerimoniali e culturali. 1994: elezioni per l’Assemblea costituente (senza partiti); novembre: in un rimescolamento di governo, Speciosa Wandira Kazibwe è nominata vice-presidente dell’Uganda. 1995: l’Assemblea costituente rigetta la proposta di un ritorno all’attività multipartismo: la nuova costituzione “legalizza” i partiti, ma ne vieta l’attività.

 

1996, maggio: Museveni è eletto presidente nelle prime elezioni presidenziali dirette (senza partiti). 1997: le Updf di Museveni invadono lo Zaire (oggi Rd Congo), a sostegno di Laurent-Désiré Kabila contro Mobutu (che viene destituito). 1998: l’esercito è di nuovo nell’Rd Congo, ora al fianco di nuovi gruppi ribelli che vogliono rovesciare Kabila.

 

2000: scontri armati tra le forze ugandesi e quelle rwandesi a Kisangani (Rd Congo); giugno: un referendum rigetta il ritorno alla democrazia multipartitica; Museveni è libero di comandare finché vuole. 2001, gennaio: nascita della Comunità dell’Africa dell’Est (Tanzania, Uganda e Kenya); marzo: Museveni vince le elezioni presidenziali con il 69% dei voti, contro il 28% di Kizza Besigye, che fugge negli Usa. 2002, marzo: accordo con il Sudan per una comune azione contro l’Lra di Joseph Kony, molto attivo sul confine delle due nazioni; Kony intensifica il rapimento di bambini; ottobre: l’esercito evacua oltre 400.000 civili e li sistema in “campi di concentramento”; Museveni dice che è per proteggerli da Kony, ma, in verità, continua la sua “vendetta” contro gli acholi; dicembre: dopo 5 anni di negoziati, si giunge alla firma di un primo accordo tra esercito e Lra, ma gli attacchi dei ribelli continuano.

 

2003, maggio: l’Uganda ritira le truppe dall’Rd Congo; decine di migliaia di congolesi cercano rifugio in Uganda. 2004, febbraio: l’Lra massacra oltre 200 persone in un campo per sfollati; dicembre: rappresentanti del governo e dei leader dell’Lra hanno il loro primo incontro faccia a faccia, che non porta però a un miglioramento dello stato di emergenza nei distretti del nord dell’Uganda.

 

2005, aprile: il governo di Kampala rigetta le accuse mosse dall’Rd Conto davanti alla Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aia: Kinshasa sostiene che i soldati ugandesi hanno “invaso” l’Rd Congo, ucciso cittadini e depredato ricchezze naturali; luglio: è tolto dalla costituzione il limite di due mandati presidenziali; un referendum approva il ritorno alla democrazia multipartitica; 30 luglio: muore il vicepresidente del Sudan, John Garang (stava tornando in Sud Sudan sull’elicottero personale di Museveni); ottobre: Obote muore in Sudafrica ed è sepolto in Uganda; la Cpi spicca 5 mandati di cattura contro altrettanti leader dell’Lra, incluso Kony; ottobre: Kizza Besigye, leader del Forum per il cambiamento democratico, torna dall’esilio; novembre: Kizza Besigye è arrestato e accusato di tradimento e di stupro (verrà rilasciato dietro cauzione in gennaio 2006, poco prima delle elezioni presidenziali); disordini a Kampala; dicembre: Museveni rivela di voler rimanere in carica fino al 2012; la Cpi sentenzia che l’Uganda è tenuta a compensare l’Rd Congo per gli abusi contro i diritti umani e il ladrocinio di risorse naturali compiuti nel territorio congolese dal 1998 al 2003.

 

2006, febbraio: Museveni vince le elezioni presidenziali (57%) contro Kizza Besigye (37%); gli osservatori dell’Unione europea testimoniano delle intimidazioni fatte da Museveni contro il suo rivale e dell’abuso fatto dal presidente dei mezzi di comunicazione (impediti a Besigye); luglio: iniziano i colloqui di pace tra il governo e i ribelli dell’Lra in Sud Sudan; agosto: firma dell’accordo di pace e cessate-il-fuoco tra governo e Lra, ma i successivi colloqui falliscono miseramente perché una delle due parti, alternativamente, li abbandona; novembre: il governo rigetta come falso un rapporto dell’Onu che accusa le truppe regolari ugandesi di aver fatto uso di eccessiva e indiscriminata violenza nella campagna varata per disarmare i vari “gruppi di guerrieri tradizionali etnici” nella regione del Karamoja.

 

2007, marzo: forze di pace ugandesi sono spiegate in Somalia come parte del contingente dell’Unione africana; il Programma alimentare mondiale (Pam) dimezza le razioni di cibo a oltre 1 milione di sfollati in Nord Uganda; agosto: Uganda e Rd Congo si accordano di rallentare le tensioni sorte per una disputa su un territorio di confine conteso; settembre: stato di emergenza per alluvioni, con ingenti devastazioni. 2008, febbraio: i colloqui di pace in svolgimento a Juba (Sud Sudan) tra il governo e l’Lra portano alla firma a ciò che potrebbe essere un permanente cessate-il-fuoco; novembre: Joseph Kony non si presenta a firmare il definitivo accordo di pace; gli eserciti di Uganda, Rd Congo e Sudan lanciano un’offensiva contro le basi dei ribelli Lra.

 

2009, gennaio: braccati dagli eserciti nazionali, i ribelli dell’Lra lanciano appelli per un cessate-il-fuoco; la britannica Heritage Oil dichiara di aver scoperto depositi di greggio di 2 miliardi di barili presso il Lago Alberto; marzo: l’esercito ugandese comincia a ritirarsi dall’Rd Congo, dove si è spinto per smantellare le basi dell’Lra; ottobre: islamisti somali minacciano di attuare attentati in Uganda e Burundi, dopo l’uccisione di alcuni civili in Somalia per mano delle forze di pace ugandesi e congolesi; dicembre: il governo passa una legge contro la circoncisione femminile (10 anni di carcere per chi circoncide una ragazza; l’ergastolo, se la ragazza muore in seguito all’operazione).

 

2010, gennaio: in parlamento si discute una legge contro l’omosessualità; l’Unione europea e gli Usa condannano l’iniziativa; Museveni si distanzia dalla legge, dicendo che il parlamentare del partito al potere che l’ha proposta ha agito “a livello individuale”; l’esercito ugandese annuncia di aver ucciso nella Repubblica Centrafricana Bok Abudema, un capo storico dell’Lra; febbraio: la Heritage Oil vende le proprie azioni alla britannica Tullow Oil, dopo che l’Eni si è ritirata dalla gara d’appalto; marzo: l’opposizione accusa Museveni di nepotismo: starebbe preparando il figlio, il col. Kainerugaba Muhoozi, capo di un’unità di forze speciali e della guardia presidenziale, a succedergli; un incendio, appiccato da un piromane, distrugge lo storico sito delle tombe dei re del Buganda (sito protetto dall’Unesco), causando disordini; giugno: un procuratore apre un’investigazione contro il vicepresidente, Gilbert Bukenya, il ministro degli esteri, Sam Kutesa, e numerosi altri ministri e ufficiali amministrativi, accusati di aver rubato 25 milioni di dollari; giugno-agosto: ammassamento di truppe sulla frontiera con l’Rd Congo, in seguito all’apparizione in quel paese di un movimento ribelle ugandase, chiamato Adf-Nalu, i cui membri dicono di voler installare uno stato islamista in Uganda; scatta l’“Operazione Rwenzori” contro l’Adf-Nalu (90mila persone fuggono nel Nord Kivu); luglio: due bombe sono fatte esplodere tra la gente che sta guardando la finale della Coppa del mondo di calcio: una in un ristorante, l’altra in un club di rugby (74 le vittime); il gruppo islamista somalo Al-Shabaab rivendica la paternità degli attentati; agosto: le primarie del Movimento di resistenza nazionale per le elezioni parlamentari sono sospese per presunte irregolarità; seguono violenze; ottobre: un rapporto dell’Onu afferma che le uccisioni di hutu rwandesi nell’Rd Congo tra 1993 e il 2003 ammontano a un vero e proprio “genocidio”; gli stati coinvolti sono Rwanda, Uganda, Burundi, Zimbabwe e Angola; la corte costituzionale rigetta le accuse di tradimento mosse dal regime contro il leader dell’opposizione, Kizza Besigye; forti proteste per la pubblicazione di nomi e foto di uomini omosessuali da parte del settimanale ugandese Rolling Stone; dicembre: varate misure di sicurezza dopo l’esplosione di un ordigno che uccide persone a Nairobi su un autobus diretto a Kampala.

 

2011, febbraio: Yoweri Museveni vince il suo quarto mandato presidenziale con il 68% dei voti; lo sfidante Kizza Besigye e gli altri candidati dell’opposizione contestano i risultati; aprile: Besigye viene più volte arrestato nel corso di proteste contro il rincaro dei beni di consumo; luglio: gli Usa inviano 100 uomini delle loro forze speciali per aiutare l’Uganda a combattere i ribelli dell’Lra; settembre: una corte ordina la liberazione di Thomas Kwoyelo, comandante dell’Lra, spiegando che ha il diritto di usufruire di un’amnistia concessa dal governo.

 

2012, marzo: l’eterno oppositore di Museveni, Kiza Besigye, è arrestato nel corso di una manifestazione anti-governativa, quando un soldato muore perché colpito da una pietra al capo; un video americano postato su Youtube, “Kony 2012. Invisible Children” è visto da 100 milioni di visitatori, ma il primo ministro ugandese reagisce: «Si tratta di una campagna americana che disinforma e mira solo a raccogliere soldi. Il fatto è che Kony non è più in Uganda da anni, ma chi ha fatto il video sembra non saperlo»; aprile: l’esercito ugandese accusa il governo di Khartoum di sostenere e armare l’Lra; maggio: l’esercito ugandese cattura Caesar Achellam, un comandante e stratega dell’Lra, nel corso di uno scontro con i ribelli nella Repubblica Centraficana; decine di migliaia di rifugiati in fuga dall’Rd Congo trovano riparo in Uganda; luglio: circa 600 soldati dell’Rd Congo cercano scampo in Uganda, quando la città di Bunagana (sul comune confine) è presa dai ribelli; i soldati sono prontamente disarmati dalle forze dell’ordine ugandesi; l’Onu accusa l’Uganda di aver inviato truppe nell’Rd Congo per combattere al fianco del movimento ribelle M23, ma Kampala rigetta l’accusa come infondata; novembre: il governo di Kampala dice di voler ritirare le proprie truppe dalle missioni internazionali di pace (in Somalia, Repubblica Centrafricana, Rd Congo…); la Gran Bretagna e altre nazioni dell’Unione europea interrompono gli aiuti inviati nella regione attraverso il governo ugandese, dopo una serie di rivelazioni sull’inspiegabile sparizione di tali fondi.

 

2013, febbraio: undici nazioni, inclusa l’Uganda, firmano un accordo (mediato dall’Onu), impegnandosi a non interferire nelle faccende dell’Rd Congo; marzo: l’Uganda è annoverata tra le nazioni più colpevoli del commercio d’avorio, secondo la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (Cites); maggio: il governo chiude per un periodo di tempo due quotidiani, colpevoli di aver pubblicato una lettera che accusa il presidente Museveni di voler spianare al figlio, Muhoozi Kainerugaba, la strada per succedergli; giugno: il gen. David Sejusa, consigliere presidenziale di Museveni e coordinatore dei servizi di sicurezza, se ne va in esilio a Londra: «Museveni ha fatto il tempo… Ma non illudiamoci che lo si possa sconfiggere attraverso elezioni»; a Londra, Sejusa fonda il partito Fronte per la libertà è l’unità; novembre: l’amministrazione comunale di Kampala licenzia il sindaco Erias Lokwago, esponente dell’opposizione, dopo che un tribunale lo ha accusato di incompetenza e abuso d’ufficio; l’opposizione accusa il governo di aver orchestrato l’eliminazione di Lokwago; tre giorni dopo, l’Alta corte ordina a Frank Tumwebaze, ministro per la capitale Kampala, di misconoscere il rapporto del tribunale e di restituire la carica a Lokwago; dicembre: il parlamento passa una proposta di legge che prevede una maggiorazione di pena per atti omosessuali (ora si rischia l’ergastolo).

 

2014, febbraio: Museveni firma il decreto legge contro gli omosessuali, suscitando lo sdegno internazionale; la Banca mondiale reagisce sospendendo un prestito di 90 milioni di dollari, e gli Usa impongono sanzioni contro l’Uganda; luglio: 100 morti in scontri interetnici (con l’intervento dell’esercito) nella regione del Rwenzori; settembre: Museveni licenzia il primo ministro Amama Mbabazi; dicembre: il “rinnegato” gen. David Sejusa torna inaspettatamente in patria; due autorità religiose musulmane sono uccise da due killer in motocicletta, e la polizia sospetta che il fatto sia opera del gruppo (pro-governo) chiamato Forze Alleate Islamiste Democratiche, per scoraggiare la gente dall’unirsi ai ribelli.

 

2015, gennaio: Dominic Ongwen è il primo membro dell’Esercito di Salvezza del Signore (Lra) ad apparire davanti alla Corte penale internazionale (Cpi); ottobre: il capo del contingente dei soldati ugandesi in Sud Sudan dice che inizierà il ritiro delle sue truppe per lasciare il posto a una forza militare regionale.

 

2016, febbraio: Museveni vince un nuovo mandato presidenziale, sconfiggendo ancora il suo eterno rivale, Kizza Besigye; opposizione, il Commonwealth, USA e Unione europea manifestano seri dubbi sull’equità e trasparenza del voto; maggio: la delegazione americana abbandona le celebrazioni per l’inaugurazione del nuovo mandato di Museveni, protestando contro gli insulti lanciati dal presidente contro la Corte penale internazionale; luglio: Besigye è liberato dalla prigione, dove era stato trattenuto con l’accusa di essersi proclamato presidente dopo le elezioni; novembre: dopo uno scontro tra la polizia ugandese e la guardia del palazzo reale del Rwenzururu, a Kasese, il re (etnico) Charles Wesley Mumbere è arrestato per ordine del governo (nell'azione 46 guardie reali sono state uccise); dicembre: inizia il processo contro Dominic Ongwen presso la Cpi: deve rispondere di 70 capi di accusa (crimini di guerra e contro l’umanità).

 

2017, gennaio: Museveni nomina il figlio, il gen. Muhoozi Kainerugaba, suo consigliere presidenziale; febbraio: quattro nazioni creano in Uganda un “centro di intelligence” da cui coordinare la lotta contro le Forze Alleate Democratiche (Adf); si tratta di un gruppo ribelle, nato vent’anni prima con lo scopo di defenestrare Museveni, ma poi ha assorbito altre fazioni ribelli, e si è reso colpevole di massacri indiscriminati sia in Uganda che nell’Rd Congo: aprile: l’Uganda ritira le sue truppe dalla Repubblica Centrafricana, dove hanno combattuto i ribelli dell’Lra per 5 anni; agosto: l’Onu dichiara che i rifugiati sud-sudanesi in Uganda sono un milione; agosto: Robert Kyagulanyi , noto come Bob Wine, uomo d’affari, filantropo, musicista, cantante e attore, vince un’elezione suppletiva ed entra in parlamento; settembre: il parlamento discute una proposta di legge per eliminare dalla costituzione il limite di età per la carica di presidente, posto a 75 anni (Museveni ne ha 73); dicembre: il parlamento approva la modifica della Costituzione sull’età massima di un presidente; Museveni potrà ricandidarsi e mantenere il suo incarico fino al 2031; la maggioranza si giustifica dicendo di aver voluto eliminare dalla costituzione «la discriminazione che esisteva contro le persone più anziane»; un politologo dell’Università di Makerere commenta: «Peccato che questa “persona anziana” che non si vuole discriminare abbia tiranneggiato la nazione per 32 anni. È un giorno buio e un passo indietro verso il disastro. Non vedo niente di positivo in quello che è successo».

 

2018, gennaio: il governo Ugandese nega che si sia accordano con Israele per accogliere rifugiati africani espulsi da quel paese; febbraio: l’Onu chiede al governo di investigare circa accuse mosse da più parti di “traffici umani”, “sfruttamento sessuale”, “abusi dei diritti umani” e “corruzione” nei compi profughi presenti nel paese; donatori internazionali minacciano d’interrompere gli aiuti se le accuse fossero provate; 22.000 persone dell’Rd Congo si rifugiano in Uganda per sfuggire alle violenze (alcune annegano durante l’attraversata del Lago Alberto su esili canoe – 34.000 i rifugiati congolesi arrivati in Uganda da gennaio); il partito di Museveni spinge per un referendum che estenderebbe la presidenza di Museveni al 2035; marzo: continua il giornaliero arrivo di piccole flottiglie di canoe dall’Rd Congo cariche di persone che fuggono dall’interno congolese; giugno: dopo una lunga serie di uccisioni e rapimenti, per lo più a danni del sesso femminile, le donne ugandesi inscenano manifestazioni contro la mancanza di sicurezza nel paese, accusando la polizia di non saper il proprio dovere; il governo ordina la chiusura di centinaia di orfanatrofi, ritenuti tali da non soddisfare gli standard legali (si sospetta che molti di essi sono usati per il traffico illegali di bambini); viene introdotta una tassa di 0.05 euro al giorno per usare Facebook, WhatsApp e Twitter; le nuove entrate serviranno a pagare il debito dello stato e a mettere freno ai gossip; numerose sono le manifestazioni di protesta contro la misura, prontamente fermate dalle forze dell’ordine; luglio: per fermare le proteste popolari, la polizia ricorre all’uso dei gas; 15 agosto: Bob Wine, che ha portato in parlamento numerosi oppositori di Museveni con il suo appoggio durante le campagne elettorali, è arrestato con l’accusa di possesso illegale di armi e incitamento alla violenza; Bob è malmenato (si parla di vere e proprie torture, ma il governo nega); 16 agosto: Bob Wine è rilasciato, ma subito di nuovo arrestato con l’accusa di tradimento; settembre: Bob Wine è liberato e si reca negli Usa; il governo proibisce ai sostenitori di Bob Wine di radunarsi i giorni della sua liberazione e del suo ritorno dagli Usa.

 

2019, aprile: Bob Wine è di nuovo arrestato, con l’accusa di aver promosso proteste antigovernative negli ultimi mesi del 2018; immediate le manifestazioni di protesta in alcune città; 2 maggio: il processo a Bob avviene per video conferenza, per evitare l’ammassamento di folla davanti alla corte; le vie di Kampala sono pattugliate dall’esercito; Bob è rilasciato su cauzione, con la proibizione di partecipare a qualsiasi manifestazione; aprile: Uganda Communications Commission (UCC), l’ente del governo che regola le comunicazioni, impone a 13 organismi massmediali di sospendere 39 produttori, editori e capi di redazioni, ed esige che ogni notizia scritta o servizio televisivo siano sottoposti alla sua revisione il giorno prima della pubblicazione o messa in onda; giugno: confermata la presenza di alcuni casi di ebola tra rifugiati dall’Rd Congo (due le vittime); il governo proibisce ogni raduno pubblico nel distretto di Kasese (ovest del paese); si praticano le prime vaccinazioni; i rifugiati dall’Rd Congo in Uganda superano il milione, ma sono in continuo aumento a causa dei ripetuti scontri armati tra le milizie congolesi oltre il confine; luglio: Bob Wine annuncia la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2021; come simbolo della sua campagna, sceglie un berretto rosso, che diventa subito popolare tra i molti sostenitori; Stella Nyanzi, docente universitaria molto nota, è condannata a 18 mesi di carcere per aver insultato su proprio sito web; durante la sua apparizione in corte (‘via videoconferenza’, per evitare l’assembramento dei sostenitori davanti al tribunale), compie un gesto giudicato ‘volgare’ dai giudici; come risposta, si scopre il seno; migliaia i ‘likes’; 23 settembre: Dominic Ongwen, ex comandante dell’Esercito di Salvezza del Signore (Lra), è sotto processo presso la Corte penale internazionale (Cpi): 70 i capi d’accusa, tra cui omicidi e crimini contro l’umanità; 30 settembre: il governo proibisce a Bob Wine e ai suoi sostenitori l’uso del berretto rosso, perché ritenuto “abbigliamento militare ufficiale” (si rischia l’arresto); Russia e Uganda si accordano di lavorare insieme nel settore dell’energia nucleare; ottobre: le forti piogge e devastanti inondazioni causano numerose vittime; 10 ottobre: Bob Wine sfugge a un arresto.

 

Aggiornato al 14 ottobre 2019

Nome ufficiale: Repubblica d’Uganda
Superficie
: 241.038 km2
Capitale
: Kampala (3.318.000 di abitanti)
Lingue
: inglese (ufficiale), kiswahili (lingua franca commerciale), luganda e altre numerose lingue bantu e nilo-camitiche, arabo
Sistema politico
: repubblica presidenziale
Indipendenza
: 9 ottobre 1962 (dalla Gran Bretagna)
Capo dello stato
: gen. Yoweri Kaguta Museveni (dal 26 gennaio 1986)
Primo ministro
: Ruhakana Rugunda (dal 19 settembre 2014); Museveni è anche capo del governo
Religioni
: cattolici (48,7)%; protestanti (36)%; musulmani (11,4)%, seguaci delle religioni tradizionali (3,2%), altri (0,7%)


Popolazione

Abitanti: 44.270.000 (stime 2019)
Gruppi etnici: baganda (16,5%), banyankole (9,6%), basoga (8,8%), bachiga (7,1%), iteso (7%), lango (6,3%), bagisu (4,9%), acholi (4,4%), logbara (3,3%), bunyoro (2,7%), karimojong (2%), altri (26,4%), europei, arabi e asiatici (1%)
Crescita demografica annua
: 3,8% (2018)
Tasso di fertilità
: 5,62 figli per donna (2018)
Età media: 15,9 (2018)
Popolazione urbana
: 24,4% (2019)
Mortalità infantile
(sotto i 5 anni): 65/1.000
Speranza di vita
: 60,2 anni
Analfabetismo
(sopra i 15 anni): 21,6%
Prevalenza Hiv
: 5,7% (altre stime 2018)
Accesso ai servizi sanitari adeguati: 19,1%
Accesso all’acqua potabile
: 79%%


Economia

34,6% della popolazione vive sotto la soglia di povertà
Indice di sviluppo umano
: 0,515 (162° di 189 paesi)
Prodotto interno lordo: 27,48 miliardi di dollari (89,19 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2018)
Pil pro capite annuo
: 620 dollari (2.400 dollari a parità di potere d’acquisto nel 2018)
Crescita economica annua
: 4,8% (stime 2018)
Inflazione
: 5,6% (2018)
Disoccupazione:
14,8%
Risorse naturali: rame, cobalto, risorse idroelettriche, calcari, sale, oro, terre arabili, oro
Prodotti agricoli
: caffè, tè, cotone, tabacco, cassava, patate, mais, miglio, legumi, frutta, fiori; bovini, capre, latte; pollame, pesce
Esportazioni
: caffè, pesce, tè, cotone, prodotti ortofrutticoli, fiori, oro (3,40 miliardi di dollari nel 2018)
Importazioni
: macchinari, veicoli, petrolio, medicinali; cereali (5,03 miliardi di dollari nel 2018)
Debito pubblico
: 40% del Pil

Debito esterno: 10,8 miliardi di dollari (2018)

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Lo scorso 30 novembre, l’esercito dell’Uganda ha lanciato un’operazione militare congiunta nella regione orientale della confinante Repubblica democratica del Congo (Rd Congo), per dare...

Dai soldi ai vaccini: la nuova “diplomazia sanitaria” di Pechino

Al di là dei commenti estasiati della diplomazia cinese, l'8ª conferenza ministeriale del Forum sulla cooperazione Cina-Africa (Focac), che si è svolta a Dakar...

Egitto: offensiva diplomatica nei paesi del bacino del Nilo

La costruzione della Gerd - la grande diga sul Nilo Azzurro che, a regime, avrà una potenza di 6.450 megawatt e produrrà annualmente 15.128...

Uganda: l’ombra dello Stato islamico su Kampala

Nelle ultime settimane si sono intensificati gli attacchi terroristici in Uganda, dove lo scorso 16 novembre nella capitale Kampala si è registrato un nuovo...

Covid19: alta la sfiducia nei vaccini in Africa

Sfiducia nei vaccini, uso politico della pandemia. Nel continente africano questi due elementi – apparentemente scollegati – sono al centro di studi e dibattiti...

Eacop: il petrolio non vuole ostacoli

È una delle opere infrastrutturali più grandi progettate in Africa. Ma anche una delle più contestate. L'oleodotto Eacop (East African Crude Oil Pipeline) con...

Pandora Papers, tutti gli africani coinvolti

C’è anche l’Africa in quel vaso di Pandora scoperchiato dai Pandora Papers. Anzi africani. I cui beni finanziari si sono persi nel corso degli...

Si rafforzano i movimenti di resistenza contro l’agrobusiness

Qualcosa si muove, sotto il conturbato cielo dell’Africa sud-orientale. Se, infatti, fino a pochi anni fa le occupazioni di terra per sfruttare il potenziale...

Gli “stati ombra” che minacciano le democrazie in Africa

Reti di potere private, gruppi economici influenti, network di individui e organizzazioni in grado di orientare i policy maker. E ancora faccendieri, apparati legislativi,...

La British American Tobacco accusata di corruzione

Una storia di affari e corruzione ha travolto nei giorni scorsi la British American Tobacco (Bat), colosso mondiale della produzione delle sigarette, accusata di...

Uganda, paese dei rifugiati. Anche afghani

La comunità internazionale riconosce lo sforzo dell’Uganda di accogliere i profughi. Anche oggi che ha deciso di aprire le porte dei suoi campi anche...

Cresce il mercato illecito dell’oro

Oro sporco. Quello scavato, venduto, distribuito in modo illecito. Contrabbandato, insomma. Un mercato fiorente, in crescita, e che neanche la pandemia ha fermato. Lo...

Un attentato con molte ombre

Il generale Edward Katumba Wamala, 65 anni, è un pezzo da novanta dell’esercito, un veterano delle Forze di difesa del popolo ugandese (Ugandan Peoples...

Per compagno il vangelo

Quel far risuonare nelle periferie del mondo il cuore del vangelo, messaggio che ancora affascina diverse popolazioni che lo ascoltano per la prima volta...

Curare i bambini, formare i medici

«Sono stato messo alla prova da molte sfide quando ho iniziato a lavorare come dottore: c’erano tante cose che non potevo fare. Un uomo...

Dal Camerun all’Uganda, la Chiesa in lutto

Il cardinale Christian Wiyghan Tumi, l’Africa in piedi «Un vecchio seduto vede più lontano di un giovane in piedi». È il cardinale Christian Wiyghan Tumi...

Sace: stato di garanzia

In Italia c’è un’agenzia statale di cui si sa molto poco, che non fa certo della trasparenza il suo tratto distintivo e che maneggia...

Banche, non finanziate l’oleodotto Eacop

Più di 260 ong puntano a bloccare il progetto di oleodotto East african crude oil pipeline (Eacop). All’inizio del mese di marzo le organizzazioni,...

Giornalisti nel mirino

Il 29 gennaio l’Unione Africana ha lanciato una piattaforma informatica per tracciare e monitorare le minacce nei confronti dei giornalisti con lo scopo di...

Museveni, presidente a vita

Come previsto, Yoweri Museveni ha vinto le elezioni per la sesta volta. Per raggiungere questo obiettivo ha ottenuto ben due modifiche della Costituzione dal...

Uganda: Museveni contro tutti

La situazione dei diritti umani si è notevolmente deteriorata in Uganda in vista delle elezioni parlamentari e presidenziali del 14 gennaio per le quali...

Un burbero dal grande cuore

Per noi missionari in Uganda Elio Croce era una specie di mostro sacro, un mito vivente. Eppure non sempre l’incontro con lui soddisfaceva le...

Uganda, il regime mostra gli artigli

In Uganda la polizia riporta la morte di 37 persone con almeno 45 feriti, durante violente proteste scoppiate il 18 novembre, dopo l’arrestato del...

Eacop, il progetto petrolifero che incombe su Uganda e Tanzania

Lo scorso 13 settembre Uganda e Tanzania hanno firmato un accordo per la realizzazione di un condotto da quasi 1.500 km, il più lungo...

Matibabu

Il test per verificare se una persona ha la malaria richiede il prelievo del sangue e l’uso di aghi che possono essere portatori di...

Coronavirus, profughi e rifugiati a rischio

Rispetto alla Cina e ai paesi europei, il Sars-CoV-2  è arrivato più tardi in Africa, ma il ritmo della sua diffusione sta aumentando rapidamente...

Uganda, la pandemia non ferma Total

In tempi di coronavirus le azioni delle multinazionali rischiano di passare sotto silenzio. A denunciare questo pericolo è stata l’organizzazione francese Amis de la...

In finale anche quattro giovani africani

Commonwealth Youth Awards Sono tre ragazzi e una ragazza. Arrivano da Nigeria, Uganda, Tanzania e Kenya. I loro progetti innovativi e concreti sono tra i...

Lago Vittoria, un pozzo di veleni

L’inchiesta del Daily Nation Liquami fognari, metalli pesanti, scorie industriali, pesticidi. Il secondo bacino di acqua dolce al mondo, fonte del Nilo Bianco, sta marcendo....

Israele e Sudan si sdoganano a vicenda

Incontro in Uganda Il primo ministro Netanyahu e Abdel-Fattah al Burhan, capo del Consiglio sovrano sudanese, hanno rotto un tabù. Ora Israele conta di scongelare...