Zambia

Resti dell’homo sapiens, risalenti a 100mila anni or sono, sono stati trovati presso Broken Hill. 1° millennio: migrazioni di popoli bantu provenienti dal nord iniziano a praticare agricoltura e l’allevamento, lavorare la ceramica e fondere i metalli. Anno 1000: è in uso una moneta di rame. 12° sec.: arrivano gli shona, che creano l’impero di Mwene Mutapa (arrivera a includere il sud dello Zambia); costumi e ornamenti d’oro rinvenuti nelle tombe testimoniano la presenza di gerarchie sociali nel 14° sec. 16° sec.: ondate di popoli provenienti dagli imperi di Luba e Lunda (Zaire e Angola), stabiliscono imperi minori con strutture statali centralizzate. Fine sec. 18°: arrivo dei primi esploratori portoghesi.

 

19° sec.: grande instabilità generata da migrazioni e dal commercio schiavista per mano di portoghesi e arabi. 1851: il missionario britannico David Livingston giunge alle cascate Vittoria, aprendo la strada a mercanti e avventurieri. 1889: Cecil Rhodes, a capo della sua Compagnia britannico-sudafricana (Bsac), dotata di una sorta di esercito privato, mira a creare un impero personale a nord del Sudafrica e stabilisce il monopolio delle attività minerarie e commerciali nell’area e finanzia le guerre degli inglesi contro i boeri. 1890: Rhodes ottiene il controllo della Rhodesia del Nord e amministra il territorio con il sistema del “governo indiretto” (lasciando il potere nelle mani dei capi locali); la prima preoccupazione della Bsca nella Rhodesia del Nord è sfruttare i ricchi giacimenti di rame di Kitwe e Ndola.

 

1909: viene costruita la prima ferrovia che collega la “Fascia del rame” (Copper Belt) con la capitale Lusaka e la rete ferroviaria sudafricana. 1924: la Gran Bretagna assume il controllo diretto della regione. 1937: 40mila sono gli africani impiegati nelle miniere di rame; molti i tecnici e gli amministratori bianchi. Anni 1940: la miseria dei minatori neri provoca proteste ed è alla nascita dei sindacati, che costituiranno presto l’embrione dei primi movimenti indipendentisti, come il Congresso nazionale africano della Rhodesia del Nord (Nranc). 1952: Kenneth Kaunda, insegnante, diviene segretario generale dell’Nranc.

 

1953: i britannici creano la Federazione del Nyasaland [comprendente Rhodesia del Nord, Rhodesia del Sud (oggi Zimbabwe) e Nyasaland (oggi Malawi)]; Kaunda si trasferisce a Lusaka, dove, con il presidente dell’Nranc, Harry Nkumbula, cerca invano di mobilitare la popolazione nera contro l’amministrazione britannica. 1955: Kaunda e Nkumbula subiscono una condanna a due mesi di lavori forzati per aver distribuito materiale sovversivo; dopo l’esperienza del carcere, Nkumbula si avvicina ai movimenti progressisti bianchi, ipotizzando una collaborazione per l’istituzione di un nuovo assetto politico in Rhodesia.

 

1958: Kaunda si separa da Nkumbula e fonda il Congresso nazionale dello Zambia (Zanc). 1959, marzo: la Zanc è messa al bando; giugno: Kaunda è di nuovo in carcere, prima a Lusaka e poi a Salisbury (oggi Harare). 1960: i seguaci di Kaunda fondano il Partito unico per l’indipendenza nazionale (Unip); Kaunda è rilasciato e si pone alla guida dell’Unip; poco dopo, anche l’Unip è dichiarato illegale. 1961: scoppiano violenze. 1962: il governo britannico si vede obbligato ad annunciare una riforma costituzionale che soddisfi alcune richieste dell’Unip. 1963: la Federazione del Nyasaland è sciolta.

 

1964: l’Unip vince le elezioni; 24 ottobre: è concessa l’indipendenza, con Kaunda presidente. Fine anni 1960: lo Zambia appoggia i movimenti di liberazione dei paesi confinanti, nazionalizza le miniere di rame e diventa uno dei fondatori del Cipec (“Opec del rame”); vengono nazionalizzate anche le grandi fattorie bianche, in un non riuscito tentativo di migliorare la produzione agricola.

 

1970: lo Zambia ospita il terzo vertice del Movimento dei paesi non allineati (di cui Kaunda è presidente dal 1970 al 1973). 1972: lo Zambia diventa uno stato a partito unico; l’Unip è la sola formazione politica riconosciuta. 1973: il programma di sviluppo economico messo in atto da Kaunda (statalizzazione delle miniere) subisce un duro colpo per il crollo dei prezzi del rame sul mercato internazionale; il valore delle esportazioni è bruscamente dimezzato (nel giro di pochi anni il paese si troverà ad aver accumulato un debito enorme con il Fondo monetario internazionale); la situazione è aggravata dal perdurare dell’isolamento economico dello Zambia nell’Africa Australe, ancora in gran parte in mano ai governi bianchi osteggiati da Kaunda; per compensare l’isolamento commerciale, Kaunda concorda con Julius Nyerere, presidente della Tanzania, la realizzazione di un’importante arteria ferroviaria di collegamento fra Zambia e Tanzania.

 

1975: la ferrovia Tazara (acronimo di Tanzania-Zambia Railway) è inaugurata; la linea collega la “Fascia del rame” zambiana al porto tanzaniano di Dar es Salaam, riducendo così la dipendenza dal paese dalla Rodhesia e dal Sudafrica per le sue esportazioni. 1976: lo Zambia dichiara apertamente l’appoggio alla lotta per l’indipendenza in Rhodesia (oggi Zimbabwe). 1980: l’indipendenza dello Zimbabwe rappresenta una “liberazione” per lo Zambia, anche se le forze dell’esercito sudafricano continuano a fare incursioni in territorio zambiano per distruggere i campi profughi dei namibiani; ottobre: sventato un golpe contro Kaunda, appoggiato dal Sudafrica; dichiarati lo stato di emergenza e il coprifuoco. 1988: alle elezioni presidenziali l’astensione tocca il 45% e Kaunda è rieletto.

 

1990: rivolte popolari per il cibo. 1991: è adottata una nuova costituzione che reintroduce il sistema multipartitico; il Movimento per la democrazia multipartitico (Mdm), guidato dal sindacalista Frederick Chiluba, vince le elezioni parlamentari (81% dei consensi e 125 dei 150 seggi in parlamento); Chiluba diventa presidente. 1992, gennaio: Kaunda si dimette dalla presidenza dell’Unip; Chiluba, un protestante evangelico “rinato”, dichiara il cristianesimo religione di stato e proibisce partiti fondamentalisti islamici (nel 1992, nel paese vivono 1,2 milioni di sciiti e 1 milione di sunniti).

 

1996: un emendamento nella costituzione impedisce a Kaunda di ripresentarsi a future elezioni; marzo: il Club di Parigi condona il 67% del debito estero del paese. 1997: i piani di aggiustamento strutturale imposti dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale (severissimi, specie nei confronti degli strati sociali più poveri e deboli) provocano un incremento della povertà nella popolazione rurale e il licenziamento di almeno 150mila lavoratori, a causa della privatizzazione delle aziende statali; ottobre: tentativo di colpo di stato; novembre: il governo impone lo stato di emergenza per tre mesi (durerà fino a marzo 1998); Kaunda è arrestato con l’accusa di essere stato a conoscenza del pianificato colpo di stato; dopo un mese di sciopero della fame, Kaunda è posto agli arresti domiciliari.

 

1998, gennaio: Kaunda è formalmente accusato di tradimento; 59 militari sono condannati a morte «per alto tradimento», perché giudicati responsabili del tentato golpe del 1997. 1999: Kaunda è privato della cittadinanza zambiana; Chiluba vince di nuove le elezioni presidenziali e ottiene un secondo mandato quinquennale.

 

2000, maggio: la guerra tra le forze regolari angolane e i ribelli dell’Unita deborda in territorio zambiano; maggio: una scissione politica porta alla creazione di un nuovo partito per sfidare l’Mdm di Chiluba; 80 dirigenti del partito di governo si dimettono dal comitato nazionale esecutivo e creano il Forum per la democrazia e lo sviluppo (Fds); luglio: il ministro dell’ambiente, Ben Mwila, è espulso dall’Mdm e dal governo per aver annunciato la sua candidatura alle presidenziali del 2001; dicembre: l’Onu stima a 60mila i rifugiati che in una settimana giungono in Zambia dall’Rd Congo.

 

2001, maggio: altri transfughi dall’Mdm verso l’Fds, contrario a un terzo mandato di Chiluba; luglio: è assassinato Paul Tembo, ex coordinatore delle campagne di Chiluba, poco prima di deporre come testimone in un processo contro tre ministri accusati di corruzione; lo Zambia chiede urgenti aiuti alimentari (circa 2 milioni di persone sono ridotte alla fame); Lusaka ospita l’ultimo vertice dell’Organizzazione dell’unità africana (Oua), durante il quale viene varata l’Unione africana (Ua); dicembre: elezioni presidenziali e parlamentari.

 

2002, gennaio: Levy Mwanawasa, candidato dell’Mdm, è dichiarato presidente tra accese polemiche; l’opposizione protesta e parla di frodi; luglio: il parlamento revoca il diritto di immunità all’ex presidente Frederick Chiluba; ottobre: il governo rifiuta l’importazione di semi di mais geneticamente modificati per far fronte alla scarsità di cibo (3 milioni di affamati).

 

2003, febbraio: Chiluba è arrestato e accusato di corruzione (59 capi di accusa, tra cui abuso d’ufficio e furto di 30 milioni di dollari); il processo di protrae per mesi; dicembre: la corte suprema conferma la condanna a morte di 44 dei 59 soldati coinvolti nel colpo di stato del 1997 (condanna commutata più tardi dal presidente Mwanawasa in periodi di carcere). 2004, settembre: molte accuse contro Chiluba sono ritirate; poche ore dopo, è di nuovo arrestato in base a sei nuovi capi di accusa.

 

2005, gennaio: il governo ammette che la corruzione tra pubblici ufficiali appaltatori ha sottratto alle casse dello stato più di 940 milioni di dollari; febbraio: la corte suprema rigetta tutti i ricorsi fatti dall’opposizione contro l’elezione di Mwanawasa, ma ammette che ci sono stati irregolarità; aprile: la Banca mondiale approva un pacchetto di agevolazione del debito (3,8 miliardi di dollari, cioè 50% dell’intero debito estero); circa 50 operai sono uccisi da un’esplosione in una fabbrica di esplosivi di proprietà cinese; novembre: Mwanawasa dichiara la stato di “disastro nazionale” e di emergenza in seguito a una prolungata siccità, e chiede aiuti internazionali per circa un milione di zambiani afflitti dalla mancanza di cibo.

 

2006, aprile: il presidente è colpito da un “leggero infarto”, ma riprende parte dell’attività dopo poche settimane; giugno: il ministro del turismo e dell’ambiente rivela che il paese sta perdendo 350mila ettari di foresta ogni anno a causa dell’eccessivo abbattimento di alberi (le foreste ricoprono il 64,4% del territorio nazionale, ma il ritmo in cui procede la deforestazione è altissimo); settembre: Mwanawasa è rieletto presidente per la seconda volta; ottobre: il presidente annuncia la scoperta del petrolio nell’ovest del paese.

 

2007, gennaio: il governo lancia un piano di ripresa con la prospettiva di incoraggiare investimenti esteri; febbraio: durante una visita ufficiale, il presidente cinese Hu Jintao inaugura un immenso progetto di sviluppo minerario, ma la sua visita è conclusa prima del tempo per proteste contro lo sfruttamento degli operai locali da parte delle imprese cinesi; maggio: l’alta corte britannica sentenzia che l’ex presidente Chiluba e 4 dei suoi collaboratori hanno derubato lo Zambia di 46 milioni di dollari.

 

2008, gennaio: inondazioni (40 morti); giugno: nuovo infarto per il presidente Mwanawasa, che viene ricoverato in un ospedale di Parigi; agosto: Mwanawasa muore a Parigi; novembre: alle elezioni presidenziali, il vicepresidente Rupiah Banda vince di stretta misura sul candidato dell’opposizione, Michael Sata, e presta giuramento come presidente; Sata parla di “brogli elettorali”.

 

2009, agosto: dopo 6 anni di processo, Banda “perdona” l’ex presidente Chiluba e lo fa assolvere dall’accusa di corruzione; il capo della commissione anti-corruzione, Maxwell Nkole, fa ricorso contro l’assoluzione data a Chiluba, ma è subito licenziato; ottobre: i partner economici congelano un aiuto allo stato di 60 milioni di dollari.

 

2010, febbraio: Zambia e Cina firmano un accordo di cooperazione nel settore estrattivo e creano una zona economica congiunta; la corte suprema respinge la richiesta dell’ex presidente Chiluba di impedire al governo di applicare la sentenza emessa dell’alta corte britannica che l’ha condannato per aver frodato il paese di 46 milioni di dollari; agosto: accordo con la Cina per costruire una seconda centrale idroelettrica sul fiume Kafue; ottobre: responsabili cinesi di una miniera sono accusati di tentato omicidio, dopo aver sparato sui lavoratori che stavano manifestando contro le cattive condizioni di lavoro; novembre: il nuovo Indice di sviluppo umano (Isu) calcolato dall’Onu per lo Zambia suggerisce che il paese è in condizioni peggiori di quelle del 1970, in parte a causa del proliferare dell’aids.

 

2011, gennaio: aspri scontri (con vittime) tra polizia e manifestanti, che chiedono la secessione del Barotseland, una regione dell’ovest del paese: giugno: muore l’ex presidente Frederick Chiluba; settembre: Michael Sata, leader del Fronte patriottico, vince le elezioni presidenziale e diventa presidente; in campagna elettorale ha promesso di controllare e diminuire lo strapotere cinese nell’economia nazionale zambiana.

 

2012, gennaio: il governo prende il controllo della ZamTel, la maggior compagnia di telecomunicazione nazionale, venduta a un libico due anni prima dal precedente governo (un’inchiesta governativa stabilisce che la vendita della compagnia è stata “fraudolenta”); febbraio: la squadra nazionale di calcio vince la Coppa delle nazione, la maggior competizione di calcio in Africa; marzo: tutti i partiti sono obbligati a registrarsi nel Registro delle società (ente governativo); l’ex partito di governo, il Movimento per la democrazia multipartitico (Mdm), viene privato del suo status legale perché non ha pagato le dovute quote negli ultimi 20 anni (per un totale di 75.000 dollari); l’Mdm rischia di perdere tutti i seggi in parlamento; maggio: i molti sostenitori di Sata cominciano a sentirsi delusi delle sue promesse non mantenute e inscenano proteste (in un fuggi-fuggi davanti alla polizia, muoiono 9 persone); giugno: Andrew Banda, figlio dell’ex presidente Rupiah Banda e vice alto commissario in India, è arrestato a Lusaka per corruzione (accusato di aver preso 30.000 dollari da una società italiana di costruzioni, la “Fratelli Locci”; il 2% di tutti i contratti stipulati per la costruzione di strade); luglio: Sata definisce il presidente americano George Bush «uno sporco colonialista che dovrebbe restituire quanto ha rubato», creando un forte imbarazzo con l’amministrazione americana; luglio: davanti a nuove proteste popolari per la mancate promesse della nuova amministrazione, il segretario generale del Fronte patriottico, Wynter Kabimba, riconosce che non è stato realistico promettere migliaia di posti di lavoro e una nuova costituzione entro 90 giorni dall’elezione di Sata; agosto: il manager cinese di una miniera è ucciso durante le proteste dei minatori.

 

2013, febbraio: il governo nazionalizza la miniera di carbone di Collum, di proprietà cinese, dopo averle revocato la licenza per non aver impiegato le dovute misure di sicurezza; marzo: l’ex presidente Rupiah Banda è privato dell’immunità e accusato di abuso di potere.

 

2014, gennaio: Frank Bwalya, esponente dell’opposizione, parlando alla radio, paragona Sata a una patata: giugno: Sata è in Israele, ufficialmente «per una vacanza di lavoro», ma la gente sussurra che è malato; ottobre: il ministro delle finanze Alexander Chikwanda afferma che è difficile resistere alla corruzione con i dirigenti delle imprese cinesi; 26 persone, per lo più bimbi, muoiono nel capovolgimento di un traghetto sul Lago Kariba; Sata muore in un ospedale di Londra, e il vicepresidente Guy Scott, scozzese di nascita, gli succede; fine novembre: come ultimo atto di feroce scontro di potere, in vista delle elezioni del 20 gennaio 2015, il Fronte Patriottico sospende Guy Scott dalla presidenza del partito per «condotta anticostituzionale».

 

2015, gennaio: Edgar Lungu vince le elezioni presidenziali suppletive per stabilire chi porterà a termine il mandato di Sata, sconfiggendo di stretta misura il candidato dell’opposizione, Hakainde Hichilema, leader del Partito unito per lo sviluppo nazionale (Upnd, nell’acronomi inglese); il giorno 25 assume la carica; marzo: il presidente Lungu è in Sudafrica per un intervento chirurgico.

 

2016, aprile: sommosse popolari e ruberie contro rifugiati rwandesi, ritenuti colpevoli di “uccisioni rituali”; il presidente definisce gli attacchi «vergogna nazionale collettiva»; agosto: il presidente Edgar Lungu è eletto per un nuovo mandato completo di 5 anni (ancora una volta sconfiggendo di misura Hichilema, che si appella alla corte perché annulli lo scrutino); settembre: la corte respinge il caso e Lungu presta giuramento.

 

2017, gennaio: il presidente rivela che lo Zambia ha perso una media di 276.000 ettari di foresta ogni anno dal 2000 al 2014; aprile: Hichilema è arrestato con l’accusa di “tradimento”, per non essersi fermato con il suo corteo di macchine al passaggio di quello del presidente; giugno: i 48 parlamentari dell’opposizione sono sospesi dal parlamento, per non aver presenziato al discorso del parlamento; luglio: il parlamento approva lo stato di emergenza per 90 giorni, avvallando la richiesta fatta dal presidente; l’opposizione boicotta la votazione; una settimana prima, Lungu ha invocato i poteri di emergenza, sostenendo che gli oppositori fossero responsabili di una serie di attacchi, compiuti il 4 luglio, destinati «a creare il terrore e il panico», compreso l’incendio del principale mercato della capitale Lusaka; come per l’arresto di Hichilema, anche per l’imposizione dello stato d’emergenza, la Chiesa cattolica zambiana ha criticato il presidente: «la misura spaventerà gli investitori, necessari per la debole economia del paese»; altre personalità pubbliche parlano di «scivolamento verso l’autoritarismo»; agosto: il presidente dice di voler introdurre obbligatoriamente il testo dell’Aids, «per liberare il paese dal flagello entro il 2030»; ottobre: il ministero della sanità dichiare lo stato di “epidemia di colera” nella capitale Lusaka; novembre: Lungu mette in guardia i giudici dal cercare di bloccare la sua rielezione nel 2021, in quando un simile tentativo getterebbe il paese nel caos: «Non cercate di copiare il Kenya»; nelle corti si discute se l’aver completato il mandato di Sata sia da ritenersi un “primo mandato”.

 

2018, gennaio: la prolungata siccità potrebbe ridurre la produzione di mais del 50%; l’Organizzazione mondiale della sanità consegna 1 milione di vaccini contro il colera alla sanità dello Zambia e iniziano le vaccinazioni; a metà mese, il ministero porta a 2.672 i casi, di cui 2.558 a Lusaka.

 

(Aggiornato al 3 marzo 2018)

Nome ufficiale: Repubblica di Zambia
Superficie: 752.618 km2
Capitale: Lusaka (2.200.000 di abitanti)
Lingue: bemba 33,4%, nyanja 14,7%), tonga 11,4%), lozi 5,5%, chewa 4,5%, nsenga 2,9%, tumbuka 2,5%, lunda 1,9%, kaonde 1,8%, lala 1,8%, lamba 1,8%, inglese (ufficiali); altre minori (circa 60)
Sistema politico: repubblica presidenziale
Indipendenza: 24 ottobre 1964 (dalla Gran Bretagna)
Capo di stato e di governo: Edgar Lungu (dal 25 gennaio 2014)
Religioni: cattolici (30%), cristiani non cattolici e chiese indipendenti (33%), seguaci delle religioni tradizionali (25%), minoranze musulmane e indù

 


Popolazione

Abitanti: 15.972.500 (stime luglio 2017)
Gruppi etnici: bemba 21%, tonga 13,6%, chewa 7,4%, lozi 5,7%, nsenga 5,3%, tumbuka 4,4%, ngoni 4%, kaonde 2,9%, namwanga 2,8%, lunda 2,6%, mambwe 2.5%, luvale 2,2%, lamba 2,1%, ushi 1,9%, lenje 1,6% bisa 1,6%, mbunda 1,2%, altri gruppi 13,8%, europei 0,4%
Crescita demografica annua: 2,9% (stime 2017)
Tasso di fertilità: 5,63 figli per donna (2017)
Popolazione urbana: 41,8% (2017)
Mortalità infantile (sotto i 5 anni): 64/1.000
Speranza di vita: 52,7 anni
Analfabetismo (sopra i 15 anni): 26,6%
Prevalenza Hiv: 12,4% (stime 2016)
Accesso a servizi sanitari adeguati: 43,9%
Accesso all’acqua potabile: 65,4%

 


Economia

60,5% della popolazione vive sotto la soglia di povertà
Indice di sviluppo umano: 0,579 (139° su 188 paesi)

Prodotto interno lordo: 25,58 miliardi di dollari (68,9 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo: 1.601 dollari (4.000 a parità di potere d’acquisto)
Crescita economica annua: 4% (2017)
Inflazione: 6,8% (2017)
Disoccupazione: 15%
Risorse naturali
: rame, cobalto, zinco, piombo, carbone, smeraldi, oro, argento, uranio, risorse idroelettriche
Prodotti agricoli: mais, sorgo, riso, arachidi, semi di girasole, verdure, fiori, tabacco, cotone, canna da zucchero, cassava, caffè; bestiame, ovini, pollame, pelli, uova, latte
Esportazioni: rame e cobalto (64%), elettricità, tabacco, fiori, cotone (8,1 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni: macchinari, mezzi di trasporto, prodotti petroliferi, elettricità, fertilizzanti, cibo, vestiti (7,33 miliardi di dollari nel 2017)
Debito estero: 10,79 miliardi di dollari (fine 2017)

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