Zimbabwe

1200-1600: nascita, ascesa e declino del regno di Monomotapa, ritenuto associato alla “Grande Zimbabwe” (di cui rimangono ancora le grandi mura) e dedito alla produzione di oro e al commercio internazionale. Anni 1830: gli ndebele, sconfitti dal re zulu Shaka, fuggono dalla Zululand (Sudafrica) e invadono il sud-est del territorio, dove fondano un regno (Matabeleland). 1830-1890: arrivano cacciatori, commercianti e missionari europei; il re ndebele concede diritti esclusivi di sfruttamento delle risorse minerarie alla Compagnia Britannico-Sudafricana (Bsac) dell’imprenditore Cecil John Rhodes. 1889: la Gran Bretagna autorizza la Bsac ad assumere il controllo del territorio, che diventerà Rhodesia del Sud, con il compito di colonizzarlo. 1890: carovane di coloni bianchi arrivano dal sud e giungono fino dove sarebbe sorta l’odierna Harare. 1893: ribellione degli ndebele, seguita da una violenta repressione.

 

1923: termina l’amministrazione della Bsac e la minoranza bianca opta per l’autogoverno (con un regime di segregazione razziale). Dal 1925 fino alla sua morte nel 1937, sir Henry Birchenough, ex direttore della compagnia, agisce da presidente. 1930: una legge limita ai neri l’accesso alle terre, forzando molti di loro a farsi assumere come lavoratori agricoli nelle fattorie bianche. Anni 1930-anni 1960: cresce l’opposizione al regime coloniale, che sfocia presto nella creazione di gruppi nazionalistici e movimenti indipendentisti africani, in particolare l’Unione zimbabweana dei popoli africani (Zapu), di Joshua Nkomo, e l’Unione nazionale africana dello Zimbabwe (Zanu), di Robert Mugabe.

 

1953: la Gran Bretagna crea la Federazione dell’Africa Centrale, formata da Rhodesia del Sud (oggi Zimbabwe), Rhodesia del Nord (Zambia) e Nyasaland (Malawi). 1963: la Federazione si dissolve quando lo Zambia e il Malawi diventano indipendenti. 1964: Ian Smith, leader del Fronte rodhesiano (Rf), diventa primo ministro e cerca di convincere Londra a concedere l’indipendenza.

1965: i coloni bianchi optano per una dichiarazione unilaterale d’indipendenza, sotto il governo della minoranza bianca, incorrendo in sanzioni internazionali ed embargo imposti dall’Onu; inizia la lotta armata dei movimenti africani di liberazione (Zapu e (Zanu). 1972: la guerra contro il regime bianco s’intensifica, portata avanti dai due fronti rivali che operano partendo dalle loro basi in Zambia e Mozambico. 1978: il primo ministro Ian Smith negozia con alcuni leader neri; si celebrano le elezioni per la formazione di un governo di transizione (sabotate da Zanu e Zapu); il nuovo governo è guidato dal vescovo Abel Muzorewa, ma non ottiene il riconoscimento internazionale; la guerra continua. 

 

1979: colloqui di pace tra le parti in lotta, sponsorizza di Londra (alla Lancaster House), portano alla pace e alla stesura di una nuova costituzione, che garantisce i diritti della minoranza bianca. 1980, febbraio: la Zanu di Robert Mugabe vince le elezioni supervisionate dalla Gran Bretagna; il pastore metodista Canaan Banana è presidente; Mugabe è primo ministro; Nkomo è membro del governo; 18 aprile: l’indipendenza dello Zimbabwe è internazionalmente riconosciuta.

 

1982: Mugabe licenzia Nkomo, con l’accusa di voler rovesciare il governo; la famigerata Quinta Brigata, coordinata da istruttori nord-coreani, viene impiegata per domare la rivolta di ex guerriglieri fedeli a Nkomo nelle provincie del Midlands e Matabeleland, massacrando, in pochi anni, decine di migliaia di civili ndebele. 1985, giugno: la Zanu vince le elezioni parlamentari. 1987, settembre: Mugabe e Nkomo unificano i loro due partiti nel Fronte patriottico dell’Unione nazionale africana dello Zimbabwe (Zanu-Pf); dicembre: Mugabe cambia la costituzione e diventa presidente con poteri esecutivi.

 

1990, marzo: la Zanu-Pf ottiene 116 su 119 seggi in parlamento; la riforma agraria autorizza il governo a espropriare le terre dei bianchi dietro indennizzo. 1991: il Commonwealth, al suo vertice annuale celebrato in Zimbabwe, riconosce la Dichiarazione di Harare, e riafferma i suoi scopi principali: favorire la pace internazionale, la sicurezza, la libertà dell’individuo e uguali diritti per tutti. 1996, aprile: Mugabe è rieletto presidente; 30% delle terre bianche viene ridistribuito a cittadini neri; novembre: Mugabe espropria altre 841 fattorie. 1998: crisi economica, accompagnata da continue rivolte e prolungati scioperi. 1999: mentre la crisi continua, 11mila militari sono inviati nell’Rd Congo a combattere per Laurent-Désiré Kabila contro Mobutu; il regime di Mugabe diventa sempre più impopolare e nasce il Movimento democratico per il cambiamento (Mdc), guidato da Morgan Tsvangirai.

 

2000, febbraio: Mugabe è sconfitto nel referendum costituzionale indetto per aumentare i poteri del presidente; centinaia di fattorie bianche sono occupate da ex guerriglieri della Zanu in una violenta campagna che reclama per i neri le terre rubate dai coloni bianchi; giugno: alle elezioni parlamentari, nonostante i brogli, la Zanu-Pf ottiene solo 5 seggi in più del Mdc, perdendo così la possibilità di cambiare la costituzione.

 

2001, 28 aprile: Border Gezi, ministro del lavoro, muore in un incidente stradale; 28 maggio: Moven Mahachi, ministro della difesa, muore in un incidente stradale; luglio: il ministro delle finanze, Simba Makoni, riconosce pubblicamente la grave crisi economica in cui versa il paese (le riserve di valuta estera sono finite e il cibo scarseggia); Mugabe è accusato di violazioni dei diritti umani; Banca mondiale, Fmi e altri donatori occidentali tagliano i fondi, a causa delle continue espropriazioni delle fattorie bianche da parte del regime.

 

2002, febbraio: il parlamento passa una legge che limita la libertà dei media; l’Unione europea impone sanzioni e ritira la sua delegazione di monitoraggio delle elezioni, quando il presidente della stessa è espulso dal paese; marzo: Mugabe è rieletto presidente in uno scrutinio criticato dall’opposizione e dagli osservatori internazionali; il Commonwealth espelle lo Zimbabwe per un anno; vengono decise sanzioni bancarie internazionali contro alcuni membri del governo; aprile: il governo proclama lo stato di emergenza per la quasi totale mancanza di cibo; maggio: il parlamento approva una nuova legge che ordina il sequestro di 2.900 fattorie bianche (ai proprietari sono dati 45 giorni per abbandonare le loro terre).

 

2003, marzo: sciopero generale e brutale repressione (molte le persone arrestate); giugno: Tsvangirai è più volte arrestato e accusato di tradimento (Mugabe lo accusa anche di aver tentato di ucciderlo); approvate nuove leggi draconiane sulla stampa; novembre: Canaan Banana, il primo presidente nero dello Zimbabwe, muore a 67 anni; dicembre: lo Zimbabwe esce dal Commonwealth, dopo che l’organizzazione ha deciso di prolungare la sospensione del paese a tempo indeterminato.

 

2004, marzo: un gruppo di mercenari – forse diretti in Guinea Equatoriale per un colpo di stato – è intercettato all’aeroporto di Harare; il loro leader, il britannico Simon Mann, è condannato a 7 anni di carcere per aver cercato di acquistare armi; ottobre: il leader dell’opposizione, Morgan Tsvangirai, è prosciolto dall’accusa di tradimento, ma è subito raggiunto da nuove accuse di tradimento.

 

2005, gennaio: gli Usa definiscono lo Zimbabwe «una tirannia»; marzo: la Zanu-Pf vince ancora un volta le elezioni parlamentari (2 terzi dei voti); Tsvangirai denuncia brogli; maggio-luglio: l’operazione “ripulitura urbana” (cioè eliminazione delle baraccopoli) lascia 700mila persone senza casa; agosto: i procuratori lasciano cadere tutte le accuse di tradimento contro Tsvangirai; novembre: la Zanu-Pf ottiene la maggioranza dei seggi nella neo istituita alta camera del parlamento (senato); la maggioranza si è divisa sulla decisione del suo leader di boicottare il voto; il capo della missione Onu in Zimbabwe, Jan Egeland, definisce il paese «una nazione collassata».

 

2006, aprile-maggio: l’inflazione è al 1.043% e la disoccupazione al 70%; 4 milioni di abitanti dipendono dagli aiuti alimentari esteri; agosto: agosto: sulle nuove banconote una riga nera cancella tre zeri (“000”); settembre: dimostrazione antigovernativa dispersa brutalmente dalla polizia; leader sindacalisti arrestati e torturati; dicembre: il partito al potere, la Zanu-Pf, approva lo slittamento delle elezioni presidenziali dal 2008 al 2010 (in pratica, estende il mandato di Mugabe di due anni).

 

2007, febbraio: sono bandite marce e dimostrazioni antigovernative per 3 mesi; marzo: Tsvangirai, arrestato nel corso di una manifestazione e malmenato, finisce in ospedale e un dimostrante è ucciso; maggio: la proibizione di dimostrazioni antigovernative è estesa per altri mesi; manca la luce per 20 ore su 24; giugno: cinque persone accusate di complotto contro lo stato; colloqui preliminari tra Zanu-Pf e Mdc in Sudafrica; novembre: inflazione al 26.000%; dicembre: Mugabe partecipa al vertice Africa-Unione europea a Lisbona, ma il primo ministro britannico Gordon Brown boicotta l’incontro.

 

2008, gennaio: manca cibo; febbraio: inflazione al 170.000%; marzo: elezioni presidenziali e parlamentari; il Mdc vince le parlamentari e Tsvangirai reclama di aver ottenuto più del 50% dei voti alle presidenziali, ma la commissione elettorale decide che ci debba essere un secondo turno; giugno: Mugabe è dichiarato vincitore del secondo turno (cui non partecipa Tsvangirai) e inizia il suo sesto mandato presidenziale; Russia e Cina pongono il veto a una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che vorrebbe imporre nuove sanzioni; luglio: Unione europea e Usa inaspriscono le loro sanzioni contro i leader governativi dello Zimbabwe; agosto: l’inflazione è a 12.500.000%; settembre: Mugabe e Tsvangirai firmano un accordo per una spartizione del potere, ma l’attuazione dell’accordo si blocca sulle possibili nomine dei ministri; dicembre: il governo dichiara l’emergenza nazionale per una epidemia di colera e il totale collasso del sistema sanitario nazionale.

 

2009, gennaio: il governo permette l’uso di banconote straniere nel tentativo di frenare l’inflazione; febbraio: dopo lunghe trattative sulla formazione del governo di unità nazionale, Tsvangirai è nominato primo ministro; subito dopo, sua moglie muore in un incidente, mentre lui rimane ferito; dopo anni di “iperinflazione”, i prezzi dei beni di consumo al dettaglio cominciano a scendere; giugno: inizia la revisione della costituzione; Tsvangirai viaggia in l’Europa per stimolare il consenso dei donatori internazionali; settembre: a un anno dalla spartizione del potere, l’Mdc si dice frustrato e accusa Mugabe di perseguitare gli aderenti al movimento; giungono delegazioni dell’Ue e americane (come segno di disgelo), anche se la Gran Bretagna è decisa a mantenere le sanzioni; il Fondo monetario internazionale dà 400 milioni di dollari allo Zimbabwe, come parte dell’accordo raggiunto dal G20 di aiutare gli stati membro; ottobre: Mugabe invoca un nuovo inizio nelle relazioni con l’Occidente.

 

 

2010: gennaio: Tsvangirai chiede un rallentamento delle sanzioni, adducendo un certo successo da parte del governo di unità nazionale; l’Alta corte dello Zimbabwe rigetta un verdetto di una corte regionale contro il programma di riforma terriera del presidente Mugabe; marzo: una nuova legge obbliga le imprese straniere a vendere la maggioranza delle proprie azioni ai locali; giugno: i possessori di tenute agricole coltivate a prodotti per l’esportazione dicono di essere di nuovo vittime di un’ondata di attacchi; luglio: il governo riprende in mano la vendita ufficiale dei diamanti, per evitare un embargo da parte dei paesi membri del Sistema di certificazione del processo di Kimberley, molto critici del mancato rispetto dei diritti umani nelle miniere di Marange; settembre: Tsvangirai accusa la Zani-Pf di fomentare violenze nel corso di consultazioni pubbliche sulla nuova costituzione; dicembre: la Zanu-Fp nomina Mugabe come candidato alle prossime elezioni presidenziali; Grace, la moglie di Mugabe, inizia azioni legali contro WikiLeaks, per la pubblicazione di documenti che la accuserebbero di commercio illegale di diamanti.

2011, febbraio: l’Unione europea rallenta le sanzioni contro lo Zimbabwe, rimuovendo i nomi di 35 personalità vicine a Mugabe dalla lista delle persone di cui aveva congelato i conti; marzo: un rapporto stilato da gruppi per i diritti umani parla di un’escalation di violenza contro i sostenitori dell’opposizione; il primo ministro Tsvangirai dice che il governo di unità nazionale è reso impotente dalla violenza di esponenti della Zanu-Pf, contrari a ogni spartizione di potere; agosto: il gen. Solomon Mujuru, uno dei più anziani e seri politici del paese, muore in un misterioso incendio della sua casa; novembre: il Processo di Kimberley toglie l’embargo alle esportazioni dei diamanti estratti dalle due miniere di Marange; dicembre: al congresso della Zanu-Pf, Mugabe si candida alle prossime elezioni e definisce «mostruosa» la condivisione del potere con l’opposizione.

 

2012, febbraio: l’Unione europea toglie le sanzioni contro alcune personalità dello Zimbabwe, ma mantiene contro Mugabe le restrizioni di viaggiare e il congelamento delle sue ricchezze all’estero; il Comitato costituzionale completa la bozza della nuova costituzione, ma le contestazioni su varie clausole continuano; marzo: la Zimplats, uno dei più grandi produttori mondiali di platino, accetta in via di principio di trasferire la maggioranza delle sue azioni investite in Zimbabwe ad azionisti locali; aprile: aumenta la violenza politica e l’Mdc di Tsvangirai protesta contro i troppi divieti di tenere comizi politici; maggio: il commissario dell’Onu per i diritti umani, Navi Pillay, chiede all’Occidente di togliere le sanzioni contro alcune prominenti personalità zimbabweane, in quanto «queste sanzioni si traducono, in verità, in seri danni ai gruppi più vulnerabili del paese»; ottobre: Tsvangiari minaccia di lasciare il governo di unità nazionale.

 

2013, gennaio: colloqui tra Mugabe e Tsvangirai portano a un accordo sulla bozza della nuova costituzione; marzo: la nuova costituzione è approvata da un referendum (2 mandati di 5 anni per i futuri presidenti); giugno: Mugabe pubblica un decreto che fissa al 31 luglio le elezioni politiche e presidenziali, ma Tsvangirai accusa Mugabe di aver agito contro la costituzione; 1° agosto: all’indomani delle elezioni presidenziali e parlamentari, caratterizzate da seri problemi con la registrazione dei votanti e con il voto stesso nelle aree urbane (al punto da compromettere la credibilità dell’esercizio), Mugabe si affretta a rivendicare la vittoria (settimo mandato), mentre Tsvangirai e l’opposizione parlano di “brogli massicci”; il partito di Mugabe ottiene tre quarti dei seggi in parlamento; il ruolo di primo ministro è abolito; 20 agosto: la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (Sadc) chiede la fine delle sanzioni imposte allo Zimbabwe; gli Usa rispondono che le toglieranno solo dopo aver visto vere riforme politiche nel paese; settembre: giuramento del nuovo governo varato da Mugabe (tutti i ministri sono esponenti della Zanu-Pf); l’Mdc di Tsvangirai boicotta l’apertura dei lavori del parlamento.

 

2014, febbraio: lo Zimbabwe celebra il 90° compleanno di Mugabe, dopo il suo ritorno da cure mediche in Singapore; agosto: la moglie di Mugabe, Grace, è nominata leader della lega delle donne della Zanu-Pf; si specula che si stia preparando a succedere al marito; dicembre: Mugabe licenzia la vicepresidente, Joyce Mujuru, e altri 7 ministri, accusandoli di aver complottato contro di lui; Mijuru nuda l’accusa, ma è espulsa dal partito.

 

2015, gennaio: Mugabe è scelto come presidente dell’Unione africana per un anno; giugno: la Banca centrale formalmente ritira progressivamente il dollaro zimbabwano, formalizzando così il sistema multi-valuta introdotto per combattere l’iperinflazione.

 

2016, agosto: la polizia disperse dimostranti che davanti al parlamento sbandierano cartelli con la scritta: “Mugabe se ne deve andare”; pochi giorni prima, l’associazione dei combattenti veterani hanno ritirato il loro sostegno al presidente; novembre: la Banca centrale introduce una specie di nuova moneta – le cosiddette “bond notes” o “note obbligazionarie” – con la quale il governo spera di risolvere la grave crisi di liquidità che ha colpito il paese; le note obbligazionarie sono una sorta di mini-titoli di stato, anche di piccolissimo valore; la popolazione reagisce e protesta.

 

2017, aprile: Morgan Tsvangirai, leader del Mdc, e Joice Mujuru, vicepresidente dello Zimbabwe dal 2004 al 2014 e leader del nuovo Partito nazionale del popolo (Npp), creano un’alleanza in vista delle elezioni generali del 2018; agosto: la first lady Grace Mugabe è denunciata per aggressione da una modella ventenne, ferita dalla veemenza della first lady che l’ha colpita in testa con una prolunga, dopo averla trovata a letto con i suoi due figli in un hotel di Johannesburg; il fatto scatena una crisi diplomatica; 18 novembre: l’esercito prende il potere e migliaia di persone scendono in strada nella capitale Harare, a fianco dei miliari e contro il presidente Mugabe; alcuni gridano: «è una seconda liberazione dopo quella del dominio britannico»; tanti gli slogan a sostegno di Constantino Chiwenga, il capo delle forze armate che guida il golpe; 21 novembre: Mugabe si dimette; 24 novembre: Emmerson Mnangagwa, il vicepresidente in precedenza silurato dallo stesso Mugabe e soprannominato “il coccodrillo”, è nominato presidente ad interim.

 

2018, gennaio: Roy Bennett, leader bianco dell’opposizione dello Zimbabwe, eterno oppositore di Mugabe, muore in un incidente di elicottero negli Stati Uniti; il presidente ad interim Emmerson Mnangagwa annunciato che le nuove elezoni presidenziali si terranno entro luglio 2018; 14 febbraio: Morgan Tsvangirai, Il maggiore leader dell'opposizione dello Zimbabwe, morto di cancro in un ospedale del Sudafrica.

 

(Aggiornato al 4 marzo 2018)

Nome ufficiale: Repubblica di Zimbabwe
Superficie: 390.757 km2
Capitale: Harare (1.500.000 abitanti)
Lingue: inglese (ufficiale), shona, sindebele e altre minori (chewa, chibarwe, kalanga, koisan, nambya, ndau, shangani, sotho, tonga, tswana, venda, and xhosa)
Sistema politico: repubblica presidenziale
Indipendenza: 18 aprile 1980 (dal Regno Unito)
Capo dello stato e del governo: Emmerson Dambudzo Mnangagwa (dal 24 novembre 2017)
Religioni: cattolici (10%), cristiani non cattolici (15%), seguaci delle religioni tradizionali (24%), sincretisti (cristianesimo-religioni tradizionali) (50%), musulmani (1%)

 


Popolazione

Abitanti: 13.805.000 (stime luglio 2017)

Gruppi etnici: shona (82%), ndebele (14%), altri africani (2%), misti e asiatici (1%), bianchi (1%)
Crescita demografica annua: 1,56% (stime 2017)
Tasso di fertilità: 3,98 figli per donna (2017)
Popolazione urbana: 32,2% (2017)
Mortalità infantile (sotto i 5 anni): 70,7/1.000
Speranza di vita: 60,4 anni
Analfabetismo (sotto i 15 anni): 13,5%
Prevalenza Hiv: tra 13,5% (2016)
Accesso ai servizi sanitari: 36,8%
Accesso all’acqua potabile: 76,9%

 


Economia

72,3% della popolazione sotto la soglia nazionale di povertà

Indice di sviluppo umano: 0,516 (154° su 188 paesi)

Prodotto interno lordo: 17,11 miliardi di dollari (33,87 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite: 1,239 dollari (2.300 dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Crescita economica annua: 2,8% (stime 2017)
Disoccupazione: 95%
Inflazione: 2,5% (2017)
Risorse naturali: carbone, minerali di cromo, amianto, oro, nickel, rame, minerali di ferro, vanadio, litio, stagno, minerali di platino
Prodotti agricoli: mais, cotone, tabacco, grano, caffè, canna da zucchero, arachidi; ovini e suini
Esportazioni: platino, cotone, tabacco, oro, ferrolega; tessili e vestiti (3,75 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni: macchinari e mezzi di trasporto, altri prodotti manifatturieri, prodotti chimici e petroliferi, carburanti, cibo (5,35 miliardi di dollari nel 2017)
Debito estero: 10,97 miliardi di dollari (fine 2017)

 

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