Le elezioni presidenziali e politiche in Ghana

A meno di 48 ore dalla chiusura dei seggi, la Commissione Elettorale ha annunciato la vittoria del presidente uscente John Dramani Mahama, candidato del National Democratic Congress (NDP), con il 50,3% dei voti a contro il 48,5% del rivale Addo Dankwa Akufo-Addo del New Patriotic Party (NPP).

La Commissione Elettorale presieduta da Kwado Afari-Gyan ha annunciato la vittoria del presidente John Dramani Mahama, candidato del National Democratic Congress (NDP), con il 50,3% dei voti a fronte del 48,5% del rivale Addo Dankwa Akufo-Addo del New Patriotic Party (NPP). Mahama, succeduto alla presidenza dopo la morte di John Atta Mills a luglio 2012, è stato rieletto alla guida del paese.

I risultati delle elezioni del 7 dicembre in Ghana, sono stati comunicati domenica, in un clima di relativa calma. Già da molti mesi gli esponenti dei principali schieramenti politici si sono adoperati per invitare i propri sostenitori a non intraprendere azioni tali da compromettere il tradizionale carattere pacifico delle campagne elettorali nel paese, che vanta ormai un primato in questo senso nel continente africano.  Questa volta, però, la posta in gioco sembra molto più alta e la conflittualità tra i due partiti in lizza ha fatto temere effetti destabilizzanti e serie conseguenze sulla stabilità interna.

Già prima che la Commissione Elettorale comunicasse i risultati, infatti, il partito di Akufo-Addo aveva denunciato delle irregolarità grazie alle quali alcune decine di migliaia di preferenze sarebbero state assegnate al NDC o sottratte al NPP. Il portavoce di quest’ultimo, Jake Obetsebi Lamptey, ha fatto esplicito riferimento ad una presunta cospirazione tra i vertici del NDC e alcuni funzionari della Commissione Elettorale per manipolare  i risultati elettorali in almeno due circoscrizioni.

Lamptey ha citato il seggio di Savelugu, nel nord del paese, in cui dei 31.165 voti del NDC, solo 21.165 sono da considerarsi regolarmente assegnati al partito di maggioranza. In un altro caso, nella circoscrizione di Greater Accra’s Dome Kwabenya, altri 15.000 voti sarebbero stati aggiunti illegalmente a Mahama.

Le presunte frodi elettorali denunciate dall’opposizione hanno innalzato la tensione nel paese. I vertici del NPP hanno annunciato l’intenzione di intraprendere azioni legali per contrastare i risultati e annullare la vittoria di Mahama. Tutto questo nonostante la missione di osservatori inviati dalla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Ecowas), presieduta dall’ex presidente nigeriano Olusegun Abasanjo, e la Coalition of Domestic Election Observers (Codeo) avessero espresso un giudizio positivo circa lo svolgimento delle consultazioni. Secondo gli osservatori regionali, infatti, i problemi logistici e i disagi registrati in alcune circoscrizioni non sono stati tali da minare la credibilità degli organi di controllo e la rispondenza dei risultati con la volontà degli elettori.

Intanto, le voci dei sostenitori dell’opposizione si fanno sentire. Le forze di sicurezza, da tempo dispiegate per contenere le piazze con oltre 40.000 uomini, hanno dovuto impiegare gas lacrimogeni per disperdere centinaia di persone radunatesi ad Accra domenica pomeriggio in prossimità degli uffici della Commissione Elettorale. Mezzi blindati e barricate erano già stati predisposti nei punti più sensibili della capitale.          

Il Ghana ha affrontato le sue seste elezioni presidenziali e politiche, da quando, nel 1992, il regime militare di Jerry Rawlings ha avviato il processo di democratizzazione, ponendo fine a undici anni di dittatura. Da allora il paese ha saputo conquistarsi la reputazione di una delle più stabili democrazie del continente.

I candidati dei primi due partiti hanno monopolizzato il consenso in questa tornata elettorale. Da soli, infatti, totalizzano oltre il 97% dei voti. Delle oltre venti sigle esistenti, solo otto hanno presentato un proprio candidato alle elezioni presidenziali.

Tredici milioni gli elettori si sono espressi per scegliere i 275 membri del parlamento. Per la prima volta, quest’anno, il processo elettorale è stato coadiuvato dall’introduzione di un innovativo strumento di riconoscimento biometrico degli elettori che, in alcuni casi, ha provocato disagi e ritardi a causa di malfunzionamenti.  

Le elezioni nel paese si sono svolte finora senza incidenti. Anche nel 2008, quando la vittoria del defunto Presidente John Atta Mills, leader del NDC, fu decisa con uno scarto di poco più di 30.000 voti tra quest’ultimo  ed il candidato del NPP, Nana Addo Akufo-Addo.

Questa volta, però, la campagna elettorale è stata molto più agguerrita. Il paese è profondamente cambiato dal 2008 grazie all’eccezionale crescita economica, come pure le aspettative della popolazione di condividerne i benefici sotto forma di maggior benessere e servizi.

Il PIL del Ghana ha visto nel 2011 un incremento formidabile, nell’ordine del 14% e si prevede per il biennio 2012-13 un ulteriore progresso dell’ 8% annuo. Tale risultato è dovuto in massima parte  all’aumento dell’export del cacao (di cui il paese è il secondo produttore al mondo), dell’oro e, più recentemente, del petrolio.  Ricchi giacimenti di oro nero sono stati scoperti nel 2007, in particolare nell’area denominata Jubilee, ma la produzione è iniziata solo a fine 2010.

Recenti stime parlano di 700 milioni di barili di petrolio al largo delle coste del Ghana, un potenziale tale da indurre negli ultimi anni i principali investitori esteri a finanziare il potenziamento delle infrastrutture del paese. La Cina ha notevolmente rafforzato la sua presenza in Ghana. Pechino, attraverso la China Development Bank e China Exim Bank, ha investito dal 2007 ad oggi decine di miliardi di dollari in importanti progetti nei settori dei trasporti e energetico.

In questo contesto elettorale, il petrolio e le potenzialità di introiti per le casse pubbliche giocano un ruolo chiave  nei programmi degli schieramenti politici. Le modalità con cui i candidati intendono impiegare l’accresciuta ricchezza nazionale dei prossimi anni sono suscettibili di spostare parte dell’elettorato verso un partito o un altro. Con uno scarto percentuale di consensi che solitamente non supera il 2%, convincere anche un piccolo numero di aventi diritto al voto può essere determinante ai fini della vittoria.    

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati