Come cambia l’Africa / Il business delle assicurazioni

Un fenomeno, ancora di nicchia, che sta prendendo piede tra agricoltori e allevatori. Accendere, attraverso il cellulare, una micro-assicurazione e incassare l’eventuale risarcimento in caso di siccità, inondazioni e altri eventi dannosi (monitorati dai satelliti). La polizza Kilimo Salama in Kenya.

Che relazione c’è tra un assicuratore della City di Londra e un piccolo allevatore di cammelli nella zona del lago Turkana, in Kenya? La domanda potrebbe sembrare l’incipit di una barzelletta. E invece tra i due uomini c’è, dal 2010, una relazione molto diretta. Perché il primo, in caso di siccità, rimborserà al cammelliere i suoi cammelli morti di sete.

Per anni il mondo ha visto l’Africa – e l’Africa ha visto se stessa – come un continente dove l’unica assicurazione possibile era il numero di figli. Da un paio d’anni invece il grigio assicuratore della City ha scoperto che anche in Africa può fare affari. E i piccoli contadini e allevatori africani hanno scoperto che esiste un modo per attutire i danni provocati dalla forza della natura. Era solo necessario un cambio di prospettiva degli uomini in grigio – favorito dalla pressione della crisi economica mondiale che spinge a trovare nuovi mercati – e avere a disposizione tecnologie adeguate.

I primi a guardare in modo diverso la situazione sono stati gli economisti della International Finance Corporation, il braccio armato della Banca mondiale. Qualche anno fa, con il finanziamento di 24 milioni di euro della Commissione europea, hanno avviato un progetto chiamato Global Index Insurance Facility. Lo scopo era creare un indice statistico per calcolare la ricorrenza di eventi estremi – terremoti, inondazioni, uragani, siccità, grandine – nei paesi meno sviluppati. Un sistema che funziona già nel mondo occidentale e serve soprattutto come base per le assicurazioni in agricoltura.

È una specie di mappatura dei cicli climatici che consente di fare previsioni abbastanza attendibili sul ripetersi di eventi estremi (gli assicuratori, si sa, amano poter prevedere con che ricorrenza statistica dovranno sborsare soldi).

Il passo successivo è toccato agli assicuratori.

Uno dei motivi per cui la stragrande maggioranza di contadini e allevatori africani non ha mai pensato di usare le assicurazioni è che i costi fissi richiesti per una polizza erano sempre troppo alti. Un calcolo approssimativo dice che ci sono gli stessi costi fissi per assicurare un podere di mezzo ettaro e un latifondo di 200 ettari. Si tratta dei costi burocratici per gli agenti, per i periti che verificano i danni e via dicendo. A questo si aggiungevano barriere culturali: quanti piccoli agricoltori africani sono in grado di compilare un modulo per richiedere i danni?

Tutto questo è stato spazzato via dalla tecnologia. Le nuove polizze agricole (che inaugurano ufficialmente l’era delle micro-assicurazioni) non prevedono che il danno sia accertato da un ispettore. Ci sono i satelliti che verificano il livello, ad esempio, delle piogge. Quando si scende sotto una determinata quantità di precipitazioni, gli assicuratori pagano automaticamente il premio siccità. Senza mandare ispettori all’inseguimento di mandrie nomadi per contare i cammelli morti o la percentuale di raccolto distrutto.

Per tutti gli ostacoli culturali – e per superare le distanze – è venuto in aiuto il magico mondo dei cellulari. Prendendo a prestito il metodo di trasferimento di denaro via cellulare, le assicurazioni hanno elaborato un sistema che consente di stipulare la polizza con un sms. Sempre con il telefono il contadino paga il premio e per la stessa strada riceve l’eventuale rimborso del danno.

 

Una rivoluzione, forse

Il Kenya è all’avanguardia nel campo del denaro elettronico e proprio lì – dopo una fase sperimentale nel 2009 – è partito nel 2010 il lancio di un nuovo tipo di polizza che è stata chiamata “Kilimo Salama” (in swahili “agricoltura sicura”). Ha coinvolto i fornitori di sementi e fertilizzanti diffusi sul territorio, che fanno anche da agenti assicurativi. Oltre che da cofinanziatori, perché i fornitori di materia prima pagano metà del premio. L’altra metà tocca al contadino.

Kilimo Salama è, dopo due anni di attività, il più grande sistema di assicurazione per la piccola agricoltura in Africa. Ed è in fortissima espansione. Varie compagnie assicurative, sia locali che internazionali, si stanno buttando a pesce su questo tipo di polizze perché – nonostante si tratti di piccolissime cifre per ogni assicurato – c’è un mercato vastissimo. In Kenya, come in quasi tutto il resto dell’Africa, le assicurazioni attualmente coprono, mediamente, l’1% della popolazione.

In questo progetto, portato avanti inizialmente dall’Uap (una grande compagnia kenyana) in collaborazione con la “Fondazione Syngenta per l’agricoltura sostenibile”, ci sono anche alcune ombre. La casa madre Syngenta – società svizzera – è una delle grandi multinazionali dell’agrobusiness. Vende sementi, fertilizzanti e via dicendo.

La fondazione ha attrezzato una serie di proprie microstazioni climatiche alimentate da pannelli solari nei territori dove vengono offerte le polizze. Quelle stazioni determinano i livelli di pioggia e siccità che fanno scattare il pagamento del premio. Però la fondazione Syngenta manda via cellulare agli assicurati anche consigli su quando e come usare i fertilizzanti o i disinfestanti. C’è un bel pezzo di Grande Fratello agrario in tutto questo.

Per il momento però i contadini sembrano entusiasti. L’assicurazione permette, in anni di disastri, di avere i soldi per le sementi da ripiantare. Oppure per ricomprare le bestie morte. È la differenza tra un anno magro e la fame.

Senza contare che le polizze assicurative vengono accettate dalle banche come garanzia se si chiede un prestito. Cosa non da poco, visto che in molti paesi africani la proprietà della terra è così incerta, legalmente, da non poter essere ipotecata.

La rivoluzione delle micro-assicurazioni è partita in Africa orientale, ma sta viaggiando velocemente. A giugno scorso, in Africa occidentale, è stata posata la prima pietra di un sistema gemello: l’agenzia francese di sviluppo e il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, di casa Onu, hanno firmato un accordo per finanziare la creazione di un indice assicurativo agricolo.

A piè di pagina ci permettiamo una nota sulla struttura del mercato assicurativo. Mettendo in fila i nomi delle società assicurative che vanno per la maggiore in Africa, si trova un mondo ancora semi-coloniale: in Africa francofona le società sono filiali o cosiddetti partner di grandi compagnie francesi, nelle regioni anglofone sono molto presenti le grandi società britanniche.