Mobilitazione per una cultura di pace
Sabato prossimo, in piazza Navona a Roma e in altre piazze italiane, singoli e associazioni chiederanno di fermare la guerra in Libia e di avviare una soluzione politica del conflitto. Alex Zanotelli esorta i cristiani a mobilitarsi perché «secondo il Vangelo, non c’è nessuna guerra giusta».

«La mobilitazione del 2 aprile si fonda su di una ragione fondamentale: dobbiamo bandire la guerra dalla storia. Dobbiamo fare tutti un salto di qualità e comprendere che non c’è nessuna guerra giusta». Questa la parola d’ordine che, secondo padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, deve guidare tutti coloro che sabato prossimo saranno a Roma (Piazza Navona, ore 15.00) e in altre piazze d’Italia, rispondendo all’appello lanciato da singoli (tra questi Gino Strada, Carlo Rubbia, Luigi Ciotti, Renzo Piano, Vittorio Agnoletto, e lo stesso Zanotelli) e da associazioni (tra queste Arci, Attac Italia, Libera, Emergency, Lega diritti dei popoli, Lunaria, Senza Confine, Associazione Obiettori Nonviolenti, Legambiente, Rete Nazionale Radiè Resh).

L’appello del “coordinamento 2 aprile” chiede di schierarsi contro la guerra e la cultura della guerra; per sostenere le rivoluzioni e le lotte per la libertà e la democrazia dei popoli mediterranei e dei paesi arabi; per l’accoglienza e la protezione dei profughi e dei migranti; contro le dittature, i regimi, le occupazioni militari, le repressioni in corso; per il disarmo, per un’economia ed una società giuste e sostenibili. E chiede la fine ai bombardamenti e il cessate il fuoco in Libia per fermare la guerra, la repressione ed aprire la strada a una soluzione politica coerentemente democratica.

Alex Zanotelli, nel ribadire che «l’intervento in Libia non è stato fatto per aiutare gli insorti ma per le risorse petrolifere del paese nordafricano», focalizza una richiesta precisa: «Si vuole che nasca finalmente una forza non armata di interposizione che consenta alle parti in conflitto di tenere aperta una via di dialogo. Questa forza ancora non c’è e bisogna insistere perché sia costituita. Sarebbe importante nel conflitto libico come in quello in atto in Costa d’Avorio e altrove».

Secondo il missionario ci si mobilita anche per far riflettere l’opinione pubblica sulle contraddizioni della politica italiana: «Come fa un paese come l’Italia, che ha armato Gheddafi fino ai denti, e che nel 2008 ha firmato con il regime libico un trattato di amicizia, a bombardare oggi il rais? Siamo alla follia».

Padre Alex è netto se gli si chiede perché un cristiano dovrebbe rispondere all’appello: «Per un cristiano, secondo il Vangelo, non c’è nessuna guerra giusta. E come chiesa dobbiamo dire che per Gesù l’unica soluzione è la via nonviolenta. È possibile che debbano essere i non cristiani – penso a Gandhi – ad insegnare ai cristiani che il principio della nonviolenza attiva può essere molto più efficace per mantenere la pace? Quanto è successo in questi mesi in Tunisia e in Egitto è un esempio di rivoluzione nonviolenta. E i giovani nordafricani hanno tratto da Internet la metodologia nonviolenta dell’americano Gene Sharp, autore di studi importanti sulla nonviolenza e la disobbedienza civile».(rz)