Intervista a Mamadou Cissokho
I soldi promessi dai G8 nell’ultimo vertice non favoriranno lo sviluppo dell’agricoltura in Africa, il cui futuro deve essere invece nelle mani delle istituzioni del continente. A dirlo è il presidente onorario della Rete delle organizzazioni contadine e dei produttori agricoli dell’Africa Occidentale (Roppa), il senegalese Mamadou Cissokho.

Di recente la Commissione delle Nazioni Unite per l’Africa (Eca) ha definito la promozione del settore agroalimentare “essenziale” per lo sviluppo del continente. Il tema è stato anche al centro degli incontri del vertice dei G8 del L’Aquila, da quale è uscita la ‘Dichiarazione congiunta de L’Aquila sulla sicurezza alimentare‘, in cui i paesi del G8 s’impegnano a mobilitare almeno 20 miliardi di dollari per i prossimi tre anni, per favorire lo sviluppo dell’agricoltura e dell’agro-industria in Africa.

Un documento che auspica anche un più deciso intervento del settore privato e pubblico-privato in questo vitale settore, e nei confronti del quale la rete delle organizzazioni contadine e dei produttori agricoli dell’Africa Occidentale (Roppa), non riponeva grandi aspettative. I G8 si riuniscono per mantenere il controllo dei loro interessi economici, sostiene il presidente onorario di Roppa, il senegalese Mamadou Cissokho, ed è quindi prevedibile la loro politica nei confronti dell’agricoltura in Africa.

“A noi – dice – interessano molto più gli incontri della Comunità Economica degli stati dell’Africa dell’Ovest (CEDEAO) o dell’Unione africana, perché sono in queste sedi che i capi di stati africani prendono decisioni e s’impegnano per le loro comunità”. “Il G8 è importante – aggiunge – è un club dei potenti. Ma penso che i problemi dello sviluppo dell’Africa riguardino prima di tutto i nostri responsabili che devono prendere in mano la situazione e difendere gli interessi dei loro paesi e delle loro regioni”.

Si dice preoccupato, Cissokho. Vorrebbe vedere le istituzioni africane svilupparsi seriamente: vorrebbe “leaders coraggiosi che difendano i loro popoli davanti ai quali si sono impegnati, che non aspettino le dichiarazioni del G8 o del presidente della Cina prima di agire”. Perché, aggiunge: “Il nostro sviluppo dipende molto da come noi affrontiamo e gestiamo i problemi, lì in Africa”.

Nell’intervista rilasciata a Nigrizia.it, Cissokho traccia un quadro piuttosto ampio delle tematiche agricole, dei problemi da affrontare e delle reali aspettative dei movimenti contadini africani che “da più 35 anni si battono per vedere un giorno l’Africa occupare il posto che gli spetta nel mondo”.

(Intervista a cura di Fortuna Ekutsu Mambulu e Michela Trevisan)

 

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