PAROLE DEL SUD – NOVEMBRE 2017
Comboniani Brasile

Il fiume Tapajós corre lento, impressionante nella sua ampiezza. La distanza tra le due rive in alcuni punti è come quella che separa, a Gibilterra, l’Africa dall’Europa. Più a valle si incontrerà con l’Amazonas, raddoppiando la portata d’acqua e il silenzio stupefatto con cui contempliamo questa immensità.

Lo stiamo risalendo per incontrare i popoli indigeni che vivono in tutto il suo bacino idrografico. Per la terza volta la Rete ecclesiale panamazzonica (Repam), si pone in ascolto degli indios. Gli indigeni sono spaventati e molto preoccupati per la devastazione che avviene nei loro territori: il disboscamento, la monocultura della soia da esportare per gli allevamenti in Europa, la minaccia di nuove dighe idroelettriche lungo il fiume, che possono allagare le loro terre.

È impressionante, però, la lucidità con cui discutono e si organizzano. Fa ben sperare, in particolare, il protagonismo competente dei giovani. Alcuni di loro si sono da poco laureati (antropologia o sociologia), sanno di cosa parlano, hanno studiato a fondo il mondo dei “bianchi”, capiscono che bisogna affrontarlo “da dentro”.

Come Chiesa vogliamo essere vicini a queste persone. Cominciamo sempre col chiedere perdono, per la storia di sterminio e oppressione che abbiamo contribuito a costruire. Non si cancellano le ferite, ma si pongono almeno le condizioni per ricominciare, insieme.

Si tratta di alleanze importantissime per il mondo indigeno, che ha bisogno di appoggio politico e dell’attenzione dell’opinione pubblica che troppo spesso considera gli indios semplicemente dei residui irrilevanti del passato.

Il Consiglio indigenista missionario (Cimi) sta difendendo la loro causa in molte situazioni di conflitto e anche nella aule dei tribunali. È una delle pastorali della Chiesa più criticate dalla lobby dei fazendeiros, sempre più potente e influente dal punto di vista politico.

La Repam, a sua volta, promuove alleanze nuove. Per esempio, già in vari casi leader indigeni hanno denunciato, con l’appoggio della Chiesa, le violazioni sistematiche che subiscono alla Commissione interamericana dei diritti umani.

Papa Francesco segue con molta attenzione questo nuovo ruolo della Chiesa a fianco dei popoli indigeni e in difesa della Panamazzonia. Già lo scriveva nella sua enciclica Laudato Si’, pubblicata nel 2015. In settembre ha voluto visitare l’Amazzonia colombiana e nel gennaio 2018 si recherà in Perù.

Intanto il 15 di ottobre scorso Francesco ha annunciato il Sinodo panamazzonico, che si terrà a Roma nell’ottobre 2019. Un processo ecclesiale di ascolto dei popoli indigeni, un segno della Chiesa che vuole ricominciare con loro. Forse anche lasciarsi un po’ evangelizzare da loro, dalla rivelazione di Dio che si manifesta nel loro amore per la Madre Terra.

Il Sinodo potrà essere occasione di ripensare i ministeri ecclesiali in chiave amazzonica, offrendo nuove opportunità ai laici in contesti in cui le comunità vivono estremamente isolate. Torneremo ad approfondire questo tema.

Intanto, contempliamo l’imponenza delle acque che scorrono da millenni in queste regioni. Il fiume grida silenziosamente e porta con sé l’angoscia, la speranza e la resistenza della gente che vive lungo le sue rive. 

Nella foto: manifestazione di protesta degli indios Munduruku che da centinaia di anni vivono lungo le sponde del fiume Tapajòs, contro la costruzione di una diga. (Greenpeace)

 

 Cimi
Ogni anno il Cimi pubblica il Rapporto sulla violenza contro i popoli indigeni. L’ultimo denuncia che in 2016 la violenza contro questi popoli è aumentata. Crescono gli omicidi, ma anche i suicidi e la mortalità infantile. L’analisi imputa questo aumento alla politica del nuovo governo e alla restrizione dei diritti costituzionali già garantiti.

 

Amazzonia colombiana
In Colombia, Francesco ha detto: «L’Amazzonia è per tutti noi una prova decisiva per verificare se la nostra società, quasi sempre ridotta al materialismo e pragmatismo, è in grado di custodire ciò che ha ricevuto gratuitamente, non per saccheggiarlo, ma per renderlo fecondo».