Pace e disarmo
Un nuovo appuntamento per chi non si rassegna allo strapotere dell’apparato militare-industriale. E un nuovo inizio per il popolo dell’impegno civile e della nonviolenza, che vuole scelte politiche per il disarmo. Nel solco della Arene dei Beati i costruttori di Pace. Come spiegano quattro direttori di riviste dell’arcipelago del cambiamento.

“In piedi costruttori di pace” gridava don Tonino Bello, voce profetica della nonviolenza, in Arena a Verona nel 1989 invitando migliaia di donne e uomini di buona volontà riunite nell’anfiteatro ad unirsi contro l’assurdità di ogni guerra, per denunciare che la produzione e il commercio delle armi sono una grossa violenza alla giustizia e un attentato gravissimo alla pace.

Nei 25 anni trascorsi da quell’Arena di pace, molto lavoro è stato fatto individualmente e collettivamente per resistere alla logica della guerra e promuovere tante iniziative pacifiche: il movimento per la pace e la nonviolenza è cresciuto, ma molto ancora resta da fare. Occorre ritrovarci insieme (nella foto, l’Arena settembre 1993) nuovamente per confrontarci e affrontare più uniti le tante sfide alla pace nel mondo di oggi, per non cedere all’individualismo, per reagire con le proposte della nonviolenza all’emergenza politica-sociale-democratica che stiamo attraversando.

E il 25 aprile vuole esser una giornata, come recita l’appello, di resistenza nonviolenta e di disarmo.

Nonostante la crisi l’Italia continua ad essere tra le prime 10 potenze militari del pianeta nella corsa agli armamenti più dispendiosa della storia. Il settore italiano dell’esportazione di armi non conosce austerità. In nome della salvaguardia dei posti di lavoro si continua a tacere sulla produzione di strumenti di morte destinati ad essere venduti a paesi terzi. La portaerei Cavour è un Carosello galleggiante che promuove arsenali bellici made in Italy nei porti del Golfo arabico e dell’Africa, aree di particolare tensione e che soffrono di un grave deficit di libertà democratiche.

È criminale e assurdo che montagne di denaro siano investite per strumenti di morte quando vengono sottratte preziose e necessarie risorse per le spese sociali: la scuola, la sanità, i beni culturali, la sicurezza, l’ambiente. Questo denaro potrebbe servire per alleviare le condizioni di oltre 9 milioni di italiani che vivono al di sotto della soglia di povertà, di cui quasi 5 milioni sopravvivono in condizioni di povertà assoluta.

Di fronte alle gravi minacce alla vita delle persone nel mondo, all’ambiente e alla concordia tra i popoli poste dall’espansione dell’apparato militare-industriale, non possiamo rassegnarci. Dobbiamo alzarci in piedi per dire ad alta voce che ci opponiamo all’idea che occorre armarsi per garantire la pace, che ripudiamo la guerra e gli strumenti che la rendono possibile, e per dire che la nonviolenza attiva è l’unico modo per sradicare oppressioni e risolvere conflitti.

Vogliamo una politica per il disarmo, che riduca le spese militari a vantaggio di investimenti per la pace. Infatti ciò che ci minaccia oggi non sono eserciti stranieri, ma povertà, disoccupazione, inquinamento, consumo di territorio, variazioni climatiche … e per difenderci da questi nemici ciò che serve non sono armi micidiali e costosissime, ma politiche di solidarietà, servizi sociali, risanamento ambientale. Dobbiamo ripensare completamente il concetto di “difesa”, che per la Costituzione è un «sacro dovere di ogni cittadino».

Quello di cui abbiamo bisogno non sono missioni militari ma interventi civili di pace; ciò che serve è una difesa civile, non armata, nonviolenta da costruire con risorse sottratte al settore militare: svuotare gli arsenali per riempire i granai.

Per questo abbiamo convocato una iniziativa nonviolenta nazionale: un grande raduno in Arena a Verona il 25 aprile 2014 di tutte le persone, le associazioni, i movimenti della pace, della solidarietà, del volontariato, dell’impegno civile. Tramite questa iniziativa facciamo appello ai politici di sostenere cammini di nonviolenza attiva e a noi stessi innanzitutto, chiedendo a chi vi parteciperà di assumersi la responsabilità di essere parte del cambiamento che vogliamo vedere.

“In piedi costruttori di pace”! Non manchiamo all’appuntamento del 25 aprile in Arena a Verona. Da lì inizieremo insieme a percorrere la strada del disarmo.

 

Alex Zanotelli, direttore di Mosaico di pace

Efrem Tresoldi, direttore di Nigrizia

Elisa Kidanè, direttrice di Combonifem

Mao Valpiana, direttore di Azione nonviolenta

Le Arene

“Le Arene” sono i grandi momenti assembleari celebrati nell’Arena di Verona a partire dal 1986. Promosse inizialmente dal movimento “Beati i costruttori di pace”, vedono una forte partecipazione della società civile. Nelle assemblee, organizzate poi dal più vasto movimento per la pace, intervengono testimoni da tutto il mondo e sono messi a fuoco i grandi temi delle sfide della nonviolenza.

 Arena 1 (4 ottobre 1986): Educazione alla mondialità e alla pace, disarmo, obiezione di coscienza, stili di vita.

Arena 2 (30 maggio 1987): L’apartheid e le obiezioni di coscienza.

Arena 3 (30 aprile 1989): Giustizia, pace, salvaguardia del creato.

Arena-Golfo (edizione straordinaria 27 gennaio 1991): Cessate il fuoco

Arena 4 (22 settembre 1991): Dalla conquista alla scoperta: a 500 anni dalla conquista dell’America Latina.

Arena 5 (19 settembre 1993): Quando l’economia uccide bisogna cambiare.

Arena di pace (1 giugno 2003): Per la pace mi espongo anch’io.

Arena di pace e disarmo (25 aprile 2014): La resistenza oggi si chiama nonviolenza, la liberazione oggi si chiama disarmo.