In Italia i minori stranieri non accompagnati (msna) accolti presso famiglie affidatarie sono appena il 4% del totale dei ragazzi e delle ragazze (per lo più maschi) che arrivano nel nostro paese. L’opzione dell’accoglienza famigliare per la legge è prioritaria, perché prima di ogni altra cosa c’è l’interesse della persona minore. Un interesse superiore che, comprensibilmente, mette la famiglia prima di qualsiasi altro contesto di collocamento comunitario.
La scelta della legge 47 del 2017, meglio nota come legge Zampa, si comprende: vi è una condizione di maggiore vulnerabilità quando si è minorenni, soprattutto se si arriva in un altro stato completamente privi di assistenza genitoriale. Per questo si esclude il respingimento e si opta come prima scelta al contesto famigliare che però continua a essere una soluzione più che marginale.
A dirlo sono i numeri: nel 2025 sono arrivati in Italia 12.142 msna, in accoglienza complessivamente raggiungevano i 17.500, ma solo il 4% risultava essere appunto in affido familiare. Eppure l’affido funziona, eppure per legge dovrebbe essere prioritario.
Questo libro, che mette insieme 25 storie, fa da cartina di tornasole rispetto alla scelta fatta dalla legge Zampa, perché dimostra come l’accoglienza familiare o semplicemente il sostegno di realtà come Famiglie accoglienti, che agevolano i percorsi di inserimento, siano capaci di fare la differenza.
Siano capaci di essere, come scrive il cardinale Matteo Zuppi nella prefazione, l’espressione di una speranza e la voce di un’Italia che non fa notizia ma che mostra che esiste un’altra realtà rispetto a quello che di solito si legge sui giornali, una realtà di solidarietà capace di cambiare le vite alle persone che s’incontrano. Oltre che di zittire chi non ha altro da dire se non “prendeteveli a casa vostra”.
C’è chi effettivamente questa scelta la fa, l’ha fatta. E, grazie a questa scelta, ragazze e ragazzi hanno potuto frequentare la scuola, trovare lavoro, costruirsi una famiglia, esserlo con quella d’accoglienza, ritagliarsi un ruolo attivo nella società, facendo tesoro di quel che hanno avuto da famiglie e associazioni come possibilità di un percorso meno in salita.
Perché avere una famiglia accanto ti agevola rispetto alla barriera linguistica, nella fruizione di possibilità e nella gestione delle situazioni che ti capitano nella vita quotidiana e che spesso richiedono un supporto non solo fattivo, ma emotivo.
Città diverse, storie differenti, un unico comune denominatore: l’incontro che cambia, che apre, che sostiene, che riconosce. Donne e uomini con nazionalità altre, che oggi sono operai, mediatrici culturali, scrittrici, studenti, imprenditori.
Arrivati dopo viaggi che oramai abbiamo imparato a conoscere, attraverso i deserti e le rotte balcaniche, attraverso la Libia e le traversate mortali nel mar Mediterraneo, guidati spesso da un sogno o da un semplice e umano desiderio di vita dignitosa. Persone che ne hanno incontrate delle altre e questa è diventata una vicendevole fortuna.