Un traguardo politico e sociale cruciale, storico e dal forte valore costituzionale. La campagna “Un’altra difesa è possibile” ha superato la soglia delle 50.000 firme necessarie per portare alla Camera e al Senato la proposta di legge di iniziativa popolare finalizzata all’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta.
Il risultato è arrivato grazie a una mobilitazione capillare condotta da reti civiche, associazioni e comitati locali, culminata in un’accelerazione determinante negli ultimi giorni di raccolta. Per la prima volta nella storia repubblicana, il Parlamento sarà chiamato a esaminare una proposta organica e concreta per strutturare una difesa alternativa a quella militare.
Il cuore della proposta
Come spiegato dai promotori della campagna e illustrato sul portale difesacivilenonviolenta.org, il progetto mira a dare piena attuazione agli articoli 11 (l’Italia ripudia la guerra) e 52 (la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino) della Costituzione. La legge intende collocare la difesa civile su un piano di pari dignità e strutturazione istituzionale rispetto a quella militare, coordinando quattro pilastri fondamentali:
- Servizio Civile Universale: potenziato e riconosciuto a tutti gli effetti come strumento di difesa civile e costruzione della pace.
- Corpi Civili di Pace: personale specializzato e formato per intervenire in scenari di crisi internazionale prima che le tensioni degenerino in violenza armata.
- Protezione Civile e prevenzione: presidio e tutela del territorio dalle calamità naturali e dai rischi ambientali e climatici.
- Istituto di ricerca per la pace e il disarmo: un centro scientifico e culturale interno al Dipartimento, orientato allo studio di soluzioni pacifiche e ai percorsi di disarmo.
Il Dipartimento, da istituire presso la presidenza del Consiglio dei ministri, verrebbe finanziato anche attraverso un Fondo Nazionale dedicato e la possibilità per i cittadini di destinare una quota dell’IRPEF.
La mobilitazione non si ferma
Nonostante il quorum sia stato ufficialmente superato, la raccolta delle firme proseguirà fino alle 23:59 del 18 settembre tramite la piattaforma digitale con SPID o CIE. Per i promotori, estendere il margine delle sottoscrizioni è decisivo: più alto sarà il totale delle firme depositate, più forte risulterà il peso politico della proposta durante l’iter parlamentare. Un segnale chiaro che renderebbe difficile accantonare il tema nella discussione politica dei prossimi anni.
Il successo della campagna – promossa da realtà come la Rete Italiana Pace e Disarmo, la Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile (CNESC) e il Movimento Nonviolento – rappresenta la risposta a un percorso lungo e spesso in salita, segnato da una scarsa copertura da parte dei media tradizionali.
A fare la differenza è stato il lavoro silenzioso e ostinato di centinaia di attivisti, ong, del terzo settore, dei corpi di servizio civile, fino al sostegno formale di decine di Comuni e sindaci che hanno approvato delibere a favore della difesa popolare nonviolenta.
Un banco di prova in vista delle prossime scadenze politiche
Con il traguardo raggiunto, il movimento per la pace consegna alle istituzioni un’opzione concreta e misurabile. In vista dei futuri appuntamenti elettorali e dei bilanci dello Stato, la proposta si presenta come un vero e proprio banco di prova per le forze politiche: decidere se continuare a incrementare unicamente la spesa militare o se destinare finalmente risorse strutturali alla prevenzione dei conflitti, alla cooperazione e alla mediazione internazionale.
“Siamo pronti ad affrontare il confronto con il Parlamento e con l’opinione pubblica sul modello di difesa necessario per il nostro paese”, commenta Alfio Nicotra, coordinatore dell’esecutivo di Rete Italiana Pace Disarmo.
“La nostra proposta di legge d’iniziativa popolare per una difesa civile, non armata, popolare e nonviolenta arriva alle Camere prima della tanto annunciata ‘riforma Crosetto’ dello strumento militare nazionale”, aggiunge Nicotra. “Mentre il militarismo mostra su tutti i fronti il proprio fallimento, incapace di risolvere i conflitti e di dare sicurezza ai popoli, il movimento per la pace propone una difesa reale della nostra società e della nostra democrazia, fedele ai principi sanciti dalla Costituzione”.
“Ci aspettiamo ora che il Parlamento, invece di altre misure per il riarmo, discuta la proposta di legge e risponda alla domanda che sale dai cittadini e dalle cittadine: una difesa non armata per contribuire alla costruzione della pace”, è il commento di Giulio Marcon, co-portavoce di Sbilanciamoci!