Al-Kantara – aprile 2015
Mostafa El Ayoubi

Boko haram, ovvero “Movimento di gente della sunna per la predicazione e il jihad”, ha di recente dichiarato lealtà all’Isis. Boko haram fu fondato da Mohamed Yusuf nella città di Maiduguri, nel nordest della Nigeria, un anno dopo la tragedia dell’11 settembre 2001. Come per l’Isis, la sua missione dichiarata è quella di imporre alla popolazione sotto il suo controllo una visione rigorista dell’islam, seguendo la tradizione salafita in vigore nei paesi arabi del Golfo.

La rapida espansione del fenomeno Boko haram è stata in parte favorita dalla lotta interna per il potere tra i potenti politici del sud e quelli del nord. Nel 2006, quando Boko haram era ancora in una fase organizzativa di reclutamento e indottrinamento dei giovani diseredati del nord (a maggioranza islamica musulmana), Olusegun Obasanjo, allora capo di stato, originario del sud (a maggioranza cristiana), fece di tutto per impedire al suo vice, Atiku Abubakar (del nord) di diventare presidente. L’élite politica del nord ha ritenuto che i sudisti, di cui fa parte l’uscente presidente Jonathan Goodluck, abbiano violato un tacito accordo storico che prevede un’alternanza tra sudisti e nordisti alla presidenza della repubblica e ha quindi strumentalizzato il fattore confessionale, favorendo così gli estremisti di Boko haram.

Ma la recente alleanza tra Boko haram e Isis porta a interrogarsi sul ruolo geopolitico che stanno giocando alcuni paesi del Golfo nella crisi in Nigeria. I regimi monarchici come il Qatar e l’Arabia Saudita sono noti per il loro sostegno ideologico e finanziario ai jihadisti attivi oggi nella destabilizzazione di paesi arabi come Iraq, Siria, Libia, Libano, ecc.

Le petromonarchie arabe guardano con estrema attenzione alla Nigeria, perché la sua stabilità politica e sociale e la sua emancipazione economica costituiscono per loro un grosso problema. La Nigeria è il più importante produttore di petrolio in Africa, il 6° a livello mondiale; fa parte dell’Opec che i sauditi controllano in modo sistematico. L’Arabia Saudita, primo produttore mondiale, gioca da sempre un ruolo determinante nel mercato del petrolio. Quindi una Nigeria politicamente e socialmente instabile ed economicamente debole fa comodo agli sceicchi di Ryad. E Boko haram è funzionale alla loro strategia geopolitica.

Tuttavia, il ruolo di paesi come il Qatar e l’Arabia Saudita resta subordinato ai calcoli geopolitici – ben più importanti – delle grandi potenze occidentali: Usa e i suoi alleati europei. La manovra di Ryad di qualche mese fa, di aumentare la sua produzione di greggio per farne crollare il prezzo, è farina del sacco di Washington che spera con questo tipo di operazione di colpire l’economia russa (e anche quella di altri paesi nemici, come l’Iran e il Venezuela), che in parte si basa sugli introiti degli idrocarburi.

Il terrorismo jihadista oggi è un’efficace arma di destabilizzazione sociale, politica ed economica per mettere in ginocchio un paese. Ha funzionato bene in Iraq, in Libia e in Siria; perché non usarlo allora in Nigeria, che oggi rischia di sfuggire al controllo geopolitico delle grandi potenze occidentali, avvicinandosi di più alla Cina?

Dopo decenni di sfruttamento dei pozzi di petrolio da parte delle grandi multinazionali americane, inglesi e francesi, nel 2006 il governo nigeriano ha deciso di aprirsi a Pechino, stipulando una collaborazione con la China National Offshore Oil Corporation (Cnool). Ha inoltre ottenuto un prestito di un miliardo di dollari per rinnovare le ferrovie.

Nel 2008, Cnool inizia le sue attività produttive in Nigeria, e contemporaneamente gli Usa mettono in piedi Africom. Lo scopo “dichiarato” è quello di combattere il terrorismo. Ma il motivo vero è quello di mantenere un ferreo controllo geostrategico sull’Africa ed evitare che essa sviluppi rapporti con colossi emergenti come la Cina.

Con la scusa di combattere Boko haram – che qualche “malalingua”, basandosi su file wikileaks, considera una creazione della Cia, come al-Qaida – gli Usa lavorano per l’insediamento permanente di Africom e l’incremento delle proprie basi militari in Africa. E la Nigeria, la più grande potenza demografica ed economica dell’Africa, non è compatibile con i progetti di Washington. Quindi deve essere destabilizzata e divisa!

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Alle lotte di potere interne alla Nigeria. Alle monarchie del Golfo che competono per il petrolio. Agli Stati Uniti per arginare l’espansione cinese.

Nella foto in alto, il leader dei Boko haram, Abubakar Shekau in uno dei video del gruppo.