Al-Kantara – maggio 2015
Mostafa El Ayoubi

Decisamente il mondo arabo non trova pace. Anche lo Yemen è ufficialmente una zona di guerra ad alta intensità. Ad avviare questa “nuova” guerra non sono i cacciabombardieri degli Usa, in Iraq dal 2003 in poi, o quelli della Nato, in Libia nel 2011, bensì l’aeronautica militare saudita. A partire dal 25 marzo scorso, l’Arabia Saudita – sostenuta da diversi paesi arabi, tra cui l’Egitto, e dagli Usa e alcuni paesi europei – ha avviato un’offensiva militare contro diverse città yemenite seminando morte e terrore tra la popolazione civile.

Perché l’Arabia Saudita ha dichiarato guerra al suo vicino di casa, lo Yemen, il paese più povero del mondo arabo, la cui popolazione per il 50% vive sotto la soglia di povertà?

Apparentemente, il fattore confessionale sembra il motivo determinante: sunniti contro sciiti. Entrambi i paesi sono a maggioranza sunnita, rispettivamente il 90% e 60% all’incirca. La rivolta popolare nel 2011 ha portato alla caduta del dittatore yemenita Ali Saleh. E il caos che ha regnato da allora ha consentito l’ascesa al potere (militarmente) del movimento sciita di Ansar Allah dei Houthi, che oggi hanno sotto controllo la capitale Sanaa e diverse altre città. Le sue milizie sono giunte fino ad Aden, nel sud del paese, dove si era rifugiato il presidente dimissionario Mansur Hadi prima di scappare in Arabia Saudita.

I sauditi dicono che l’instaurazione di un regime sciita nel cortile di casa loro, ovvero nello Yemen sostenuto dall’Iran, costituisce una minaccia per l’islam sunnita e per i luoghi sacri (la Mecca e la Medina). Lo spauracchio sciita è utile a Riyad per avere l’appoggio della popolazione sunnita e per motivare la manovalanza militare contro il nemico “eretico” sciita. Questo stesso nemico è stato sorretto per evitare che i Fratelli Musulmani (sunniti, considerati una minaccia per il wahabismo saudita) giungessero al potere in seguito alla famigerata “primavera” araba.

In realtà il fattore religioso non è altro che un catalizzatore per innescare una reazione geomilitare per interessi geostrategici e geoeconomici che riguardano la regione del Medio Oriente e che contrappongono da un lato colossi regionali, Arabia Saudita e Iran, e dall’altro lato potenze mondiali quali Usa e Russia.

L’Iran, nonostante tutti i tentativi da parte dei governi occidentali di arginare il suo affermarsi come potenza regionale – attraverso embarghi, sanzioni economiche, offensiva diplomatica corredata da una vasta propaganda mediatica – è riuscito a diventare una nazione determinante nel Medio Oriente. Oggi l’Iran è molto influente in almeno quattro capitali arabe: Damasco, Bagdad, Beirut e Sanaa. E nella lunga partita sul nucleare, Teheran sembra aver segnato qualche punto a suo favore nel recente accordo di Losanna.

Tutto ciò preoccupa Riyad, che teme di perdere la sua influenza politica sul mondo arabo (musulmano) a favore di Teheran e il suo ruolo nella gestione (per procura) del mercato degli idrocarburi, di cui l’Iran ha immense riserve.

Il sostegno diplomatico e logistico degli Usa all’aggressione militare saudita contro lo Yemen è perfettamente in linea con i loro interessi nella regione. L’instaurazione di un regime filo-iraniano a Sanaa sarebbe una grossa sconfitta per gli americani, che da anni stanno cercando di mettere mano sull’isola di Socotra, di proprietà yemenita, per piantarvi una base militare al fine di controllare il traffico navale del petrolio. All’inizio del 2010 il governo americano aveva avviato delle trattative con il dittatore Ali Saleh per realizzare questo progetto, ora più che mai compromesso con l’arrivo dei Houti. È da ricordare che durante la guerra fredda i sovietici, alleati allora dello Yemen del sud (con la capitale Aden), disponevano di una presenza militare su quest’isola. Allora gli americani e gli inglesi sostenevano (via sauditi) gli sciiti contro il governo (socialista laico) di Aden, che era filo sovietico.

Lo stretto di Aden – insieme a quello di Hormoz sotto controllo dell’Iran – è una tra le principali vie marittime di transito delle navi petroliere. La guerra in atto oggi nello Yemen serve a impedire che questo nodo strategico passi sotto il controllo degli iraniani e quindi dei russi.

Ma il piromane saudita prima o poi si brucerà. Il governo Usa ne è consapevole. E forse per questo motivo ha avviato una seppur timida apertura verso Teheran!

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Nella foto in alto Miliziani yemeniti leali al presidente Hadi seduti su carrarmati di fronte alla base di comando delle forze speciali yemenite (Fonte: Afp

 

I caccia dell’Arabia Saudita sono rivolti contro l’Iran, potenza regionale. A sostegno di Riyad, gli interessi geostrategici americani; a sostegno di Teheran, quelli russi. Il fattore religioso è l’innesco.