La primavera Burkinabé
Quattro su 26 ministeri sono in mano a esponenti dei militari nel nuovo governo di transizione del Burkina Faso nominato ieri sera. All'esercito, oltre alla guida dell’esecutivo stesso affidata a Zida, sono andati in particolare i dicasteri della Difesa e degli Interni. Quale potere potrà mai avere Kafando?

Formalmente hanno ceduto il potere ad un presidente di transizione civile, come richiedeva la comunità internazionale, ma in Burkina Faso i militari hanno conservato il controllo dei dicasteri chiave come quello della Difesa, affidato allo stesso tenente colonnello Issac Zida, l’uomo che ha guidato il Paese dopo la deposizione dell’ex presidente Blaise Camaporé e che sarà inoltre premier di questo governo di transizione.

Lo stesso vale per gli Interni, come ha spiegato il segretario generale del governo Alain Thierry Ouattara. In totale ai militari restano 4 ministeri su 26, mentre all’ex diplomatico e attuale presidente ad interim, Michel Kafando, sono stati affidati gli Esteri.
Quindi è legittimo chiedersi quale capacità di manovra avrà il presidente ad interim Kafando, visto che ai militari, ma o per meglio dire ai “pretoriani” del deposto presidente Blaise Campaoré (Zida è stato al vertice della guardia presidenziale di Campaoré fino alla sua caduta il 31 ottobre scorso) rimangono tra le mani le redini del potere. Non a caso una nostra fonte diplomatica, che ha voluto mantenere l’anonimato, poco tempo fa aveva predetto: «Nessuno si illuda, è Zida che andrà a dirigere il paese». E così è stato.

Dopo diversi giorni di trattative, è nato, dunque, il governo di transizione del Burkina Faso, un esecutivo a “guida militare” che dovrebbe portare il paese alle elezioni previste per il novembre 2015.
Basti pensare che il braccio destro di Zida, il colonnello Auguste Denise Barry, è stato designato come ministro dell’Amministrazione territoriale e della sicurezza, equivalente del ministero dell’Interno. Tutto ciò accade a distanza di ventiquattr’ore dall’assunzione ufficiale dell’incarico di presidente ad interim di Michel Kafando.

Con quest’ultimo, 72 anni, alto diplomatico che ha rappresentato il Burkina Faso all’Onu per circa 15 anni, si sono congratulati sei capi di stato e tre ministri africani presenti alla cerimonia. Nel suo discorso di insediamento, Kafando è stato più motivato da spinte populiste che da realismo politico, sottolineando che combatterà l’ingiustizia e la corruzione. «Con chi proverà – ha detto – a dilapidare impunemente il denaro pubblico, regoleremo subito i conti».
Di natura piuttosto riservata e con un profilo da tecnocrate il presidente a interim ha inviato un altro messaggio rivolto più alla gente che alla comunità internazionale, annunciando indagini per identificare il corpo del presidente Thomas Sankara, ucciso durante il colpo di stato che ha portato al potere, nel 1987, Campaoré. Una misura, questa, molto popolare. La famiglia Sankara rivendica dal 1997 la riesumazione della salma dell’ex presidente, sempre negata, icona dal panafricanismo e, ancora, ispiratore di molti intellettuali africani. 
Non si può dimenticare che il Burkina Faso vive grazie agli aiuti internazionali e probabilmente sono state le minacce di sanzione e di sospensione degli aiuti a convincere Zida a passare, formalmente, la mano ai civili.

Le reazioni africane all’investitura non sono mancate. In particolare il presidente mauritano e dell’Unione Africana, Mohamed Abdelaziz a messo in guardia contro la «tentazione di rimettere in discussione e di costituire un qualunque ostacolo al compimento del periodo di transizione». Il capo di Stato del Ghana, e presidente della Unione economica dell’Africa dell’ovest, John Mahama Dramani, ha definito il giorno dell’investitura come un «buon giorno che ha segnato la fine dell’incertezza politica», ma ha subito aggiunto che seguirà con attenzione il periodo di transizione, vigilando che «le intese e gli interessi espressi durante il dialogo tra civili e militari saranno presi in considerazione».

Insomma Kafando ha nelle mani lo scettro di presidente, Zida invece, che ha sfoggiato il suo berretto rosso durante la cerimonia di investitura, quello del potere. E se le diplomazie africane guardano con interesse a ciò che sta accadendo in Burkina Faso, anche alle popolazioni africane la cosa non è passata inosservata. C’è già chi trae ispirazione dai burkinabé. I togolesi per esempio hanno tentato di marciare verso l’Assemblea nazionale a Lomè, ma sono stati dispersi a colpi di gas lacrimogeni. Il presidente del Togo, Faure Gnassingbè, presente a Ouagadougou, è stato costretto ad inviare il suo primo ministro. Forse anche questi sono bagliori di primavera africana.

Nella foto in alto a sinistra il Presidente burkinabé, Michel Kafando, e a destra il Primo Ministro, Tenente Colonnello Isaac Zida, durante l’inaugurazione del nuovo mandato di presidente a Kafando il 21 novembre scorso a Ouagadougou. (Fonte: AFP Photo/Sia)