Forum Mondiale dell’Acqua
Nella Dichiarazione ministeriale approvata al sesto Forum mondiale dell’acqua che si è concluso sabato a Marsiglia, in Francia, l’accesso all’acqua e all’igiene sono stati riconosciuti quali diritti umani fondamentali. Secondo la società civile, si tratta di un passo in avanti che richiede, però, di essere reso effettivo.

Un passo avanti. È stato un passo in avanti, non proprio come la società civile si aspettava, ma sicuramente “un’evoluzione”: è così che Italo Rizzi, direttore dell’Ong Lvia, ha valutato le novità contenute nella Dichiarazione ministeriale approvata lo scorso 16 marzo al Forum mondiale dell’acqua.

 

Nel documento, l’accesso all’acqua e all’igiene sono stati riconosciuti come diritti umani fondamentali. Tuttavia, secondo alcuni osservatori, si tratta, questa, di una mossa non del tutto nuova. Infatti, nel giugno dell’anno scorso, con una risoluzione votata da 122 paesi (41 astenuti), l’Assemblea delle Nazioni Unite aveva già riconosciuto l’accessibilità all’acqua pulita come diritto fondamentale. D’altra parte, però, lo stesso Rizzi rileva come il riconoscimento approvato dai vari ministeri comporti un valore in più: diversamente dai meccanismi decisionali dell’Onu (votazioni), a Marsiglia i nuovi diritti fondamentali sono stati riconosciuti grazie ad un processo di negoziazione che ha portato all’approvazione consensuale della Dichiarazione.

 

Gli impegni mancati. Tra gli altri aspetti positivi del documento ministeriale, figura anche l’impegno preso dai rappresentanti di governo di rendere effettivi questi nuovi diritti. Per Jean Bosco Bazie, esperto originario del Burkina Faso e vice direttore dell’Ong “Eau Vive“, si tratta di una risoluzione importante, nonostante la riconosciuta debolezza delle conferenze interministeriali e del sistema delle Nazioni Unite nell’applicazione degli impegni assunti. Nel 2008, ricorda l’esperto africano, in un incontro a Sharm el-Sheikh, in Egitto, i capi di Stato africani avevano deciso di fare dell’acqua il motore dello sviluppo economico e sociale del continente. In un’altra riunione svolta lo stesso anno in Sudafrica, avevano anche deciso di allocare maggiori risorse per l’accesso all’igiene. Tuttavia, ricorda Bazie, la realtà è che nella maggior parte dei paesi dell’Africa sub sahariana, circa il 50% della popolazione non ha accesso all’acqua potabile e ad adeguati sistemi d’igiene.

 

L’acqua come diritto costituzionale. Rendere effettivo l’accesso all’acqua quale diritto umano fondamentale diventa quindi uno dei prossimi passi del Forum mondiale dell’acqua. Richiederà l’attivazione di diversi strumenti politici, giuridici o finanziari. Alcuni paesi ci stanno già lavorando, rileva il responsabile di “eau vive”, che cita l’esempio di stati che hanno inserito nella loro Costituzione l’accesso all’acqua come un diritto.

Per Paola Magni, responsabile programmi Amref Italia, raggiunta a Marsiglia, garantire l’accesso all’acqua potabile vuole dire tanto, soprattutto in Africa. Evita alle donne, ma soprattutto ai bambini, di perdere decine di ore – che potevano dedicare alla propria educazione – in cerca di approvvigionamento. La cooperante italiana ha inoltre rilevato la necessità di lottare anche per il miglioramento delle condizioni sanitarie della popolazione.