Laboratorio di fotografia, video elaborazione digitale delle immagini
Progetto della Onlus Basilicata/Mozambico per i giovani delle baraccopoli di Maputo

Giugno 2008 , Maputo, Bairro di Hulene, il quartiere della discarica: inizia la prima fase del laboratorio di fotografia, video ed elaborazione digitale delle immagini  promosso dalla Onlus Basilicata/Mozambico di Matera, uno dei tanti interventi sotto il nome “progetto Mamma discarica”. Il progetto durerà 12 mesi, suddivisi in 4 step intensivi, un periodo minimo perché i ragazzi acquisiscano le conoscenze base e la relativa pratica per potersi inserire nel mondo del lavoro. 20  gli allievi che hanno seguito il corso, 14 di loro si procurano la sopravvivenza raccattando cibo e materiali vari nella discarica. La mattina presto all’alba andavano a scavare nella discarica per poi venire al laboratorio e tornare nella discarica al termine delle lezioni. Altri sei venivano dalla città.

Il nostro più che una scuola è stato pensato come un laboratorio.  Un laboratorio di idee e di confronto umano in cui convergono diverse esperienze e percorsi di vita ad ognuna delle quali viene riconosciuta pari dignità. Come nei laboratori artigiani, siamo partiti dalla pratica sul campo, dal lavoro gomito a gomito dei maestri volontari con i ragazzi, per poi desumere una eventuale teoria dall’analisi dei lavori. Lasciando  comunque che fossero gli allievi stessi gli artefici di questo processo.

 

Abbiamo privilegiato una forma di apprendimento non lineare ma circolare  che vorrebbe innescare dei processi mentali attivi. Un processo inverso di quello attuato nelle  scuole tradizionali, per lo più passivizzante e a nostro avviso  l’unico possibile per operare in modi positivo in queste realta’.

In una prima fase abbiamo cercato di sviluppare le potenzialità e quel senso di gusto innato, seppur in nuce, in ciascuno degli allievi con l’intento che ognuno di essi individuasse e sedimentasse un proprio  modo di operare e leggere la realtà.

In contemporanea abbiamo lavorato su diverse forme espressive: composizione, foto, piccole piece teatrali, narrazione, riprese video desumendo da ognuna di esse quelle “regole universali” che sottendono ed accomunano le varie forme di espressione artistica ed umana e che sono alla base di ogni composizione.

Oltre ad apprendere le tecniche fotografiche e di ripresa, i ragazzi, partendo dalla propria esperienza di vita e dalla propria potenzialità espressiva hanno cominciato a comprendere cosa significa narrare, costruire una storia: le immagini raccontano, comunicano storie e fatti, hanno una propria struttura narrativa, un proprio andamento ed un proprio ritmo proprio come le parole o la musica.

Il tema del laboratorio è stata la vita, i rapporti umani, i desideri ed i sogni che attraversano il Bairro e l’universo della discarica. Sono usciti lavori che tralasciando il pietismo con cui siamo abituati a guardare queste realtà, hanno restituito un mondo pieno di pulsioni attive, a suo modo solidale, colorato ma sopratutto pregnante di un afflato umano benchè lontano dai nostri parametri ed all’interno di condizioni di sopravvivenza limite.

L’inizio non è stato dei più semplici. I ragazzi arrivavano dalla discarica con i vestiti e gli odori della discarica, guardavano il tutto con sospetto e cercavano innanzitutto, è pultroppo una cultura sedimentata, comunque comprensibile, di cercare di ottenere vantaggi economici immediati ed aiuti a più livelli.

Dopo una decina di giorni il gruppo è diventato veramente un gruppo. Siamo una famiglia è stata la parola d’ordine, si sono stabiliti rapporti di fiducia e di rispetto reciproco ed i più dotati aiutavano quelli più indietro. Fino ad arrivare, contro il parere di tutti, ad affidare loro le macchine fotografiche, le video camere ed i computer portatili per uno o più giorni. Il materiale tecnico è sempre ritornato indietro e non si sono verificati furti seppur in un ambiente in cui il furto è pane quotidiano. A poco a poco, senza che venisse richiesto esplicitamente, sono venuti in laboratorio con i vestiti “della domenica”.

Cinque ragazzi del gruppo della discarica ci hanno espressamente chiesto di imparare a lavorare sul computer. Una richiesta venuta dal basso, un’esigenza di conoscere, di migliorarsi e mettersi in discussione. Avevano voglia di imparare le basi del computer, entrare nel mondo del digitale come tanti loro coetanei che popolano aree più fortunate di questo nostro mondo. Pensiamo che la base del progresso sociale, economico ed individuale, nasca dalla curiosità, dalla voglia di conoscere, di progredire lungo i percorsi della vita e di confrontarsi. Per loro abbiamo organizzato un corso di alfabetizzazione digitale.

I problemi e gli imprevisti che abbiamo dovuto affrontare quotidianamente tanti, tante le emergenze. Sanitarie, nutrizionali, comportamentali, organizzative. Non ultimo il problema dell’alcool che prodotto “artigianalmente” sta diffondendosi nel quartiere anche tra gli adolescenti con esiti disastrosi. Abbiamo garantito l’assistenza sanitaria, i pasti quotidiani ed una diaria, così come, con i nostri limiti umani e le nostre risicate risorse finanziarie, abbiamo cercato di affrontare e risolvere tutte le problematiche e le emergenze, inerenti gli allievi e le loro famiglie, che di volta in volta si presentavano.

Nelle giornate di sabato abbiamo organizzato nel nostro laboratorio “proiezioni cinematografiche” per bambini. L’iniziativa ha avuto un buon successo, condito da  entusiasmo e gioia. I bambini hanno invaso ogni anfratto del nostro laboratorio, fino a saturazione completa.

 

Il nome scelto dagli allievi per il nostro laboratorio è  stato “A Mundzuku Ka  Yina”, che in lingua shangan significa il nostro domani.

Al termine del secondo step, un giornale locale, Verdade, dopo aver visionato il lavoro dei nostri ragazzi ha invitato 5 allievi per uno stage stipendiato di 4 mesi con la prospettiva dell’assunzione per alcuni di loro.